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Rinuncia usufrutto: si può fare senza notaio?

29 Marzo 2019 | Autore:
Rinuncia usufrutto: si può fare senza notaio?

Cos’è l’usufrutto e quanto tempo dura? Si può rinunciare all’usufrutto senza andare dal notaio? Come funziona la trascrizione nei registri immobiliari?

L’usufrutto consente a chi non è proprietario di godere di un bene in modo molto simile a chi ne è l’effettivo titolare; possiamo dire che l’usufrutto è quel diritto che più si avvicina alla proprietà. Detto in parole molto semplici, l’usufruttuario è un quasi-proprietario; ciò è confermato anche dal fatto che la persona che concede l’usufrutto viene definito “nudo proprietario”, proprio a testimoniare come egli si ritrovi, a seguito della concessione, “a mani vuote”. L’usufrutto, proprio perché in grado di svuotare il diritto di proprietà, non può avere una durata indeterminata: al suo termine, la proprietà si riespande, tornando al suo stato originario. È possibile ottenere questo effetto prematuramente, cioè prima della scadenza della durata dell’usufrutto? In altre parole, è possibile rinunciare all’usufrutto? E se sì, la rinuncia all’usufrutto si può fare senza notaio? Con questo articolo vorrei rispondere proprio a quest’ultima domanda: se l’argomento ti interessa e vuoi sapere se è possibile risparmiare i costi legati alle spese notarili, allora ti invito a proseguire nella lettura.

Usufrutto: cos’è?

Come anticipato, l’usufrutto è un diritto reale, cioè un diritto che riguarda una «res», che in latino significa “cosa”. In poche parole, i diritti reali sono quelli che hanno ad oggetto i beni.

Diritto reale per eccellenza è la proprietà; oltre a questo, ve ne sono altri definiti limitati poiché, rispetto alla proprietà, conferiscono al titolare minori facoltà. Tra i diritti reali limitati figura proprio l’usufrutto.

Usufrutto: quanto dura?

Secondo la legge, l’usufrutto non può eccedere la durata della vita del suo titolare mentre, se è costituito a favore di una persona giuridica (come un’associazione o una società), non può durare più di trent’anni [1]. Ciò significa che l’usufrutto, anche se ceduto dall’usufruttuario, si estingue alla morte di quest’ultimo, in quanto non può eccedere la vita di colui che per primo ne ha beneficiato [2].

Il divieto di usufrutto successivo deriva dal fatto che, se l’usufrutto si trasmettesse agli eredi come qualsiasi altro diritto patrimoniale, il nudo proprietario rimarrebbe nell’impossibilità di riacquistare le sue piene facoltà sul bene che gli appartiene.

Usufruttuario: cosa può fare?

L’usufruttuario, cioè colui che beneficia dell’usufrutto, può godere del bene come se ne fosse il proprietario, salvo l’obbligo di non alterarne la destinazione economica [3]; può altresì godere di ogni utilità derivante dallo stesso.

Cosa significa questa disposizione? Vuol dire che il divieto principale posto all’usufruttuario è quello di modificare radicalmente la natura del bene concesso in usufrutto: ad esempio, se l’oggetto del rapporto è un’abitazione, l’usufruttuario potrà senz’altro abitarvi, ma non potrà mutarne la destinazione, trasformandolo, ad esempio, in un locale commerciale.

Usufrutto: si può rinunciare?

È facoltà dell’usufruttuario rinunciare al proprio diritto: così facendo, l’usufrutto si estinguerà con conseguente riespandersi dei diritti del nudo proprietario, il quale tornerà ad essere proprietario a tutti gli effetti.

La rinuncia può essere giustificata da molte ragioni, per lo più di natura economica: è l’usufruttuario, infatti, a dover pagare le tasse dell’immobile concesso in usufrutto.

Ugualmente, non vi sarà interesse a tale diritto se l’oggetto del rapporto necessita di costose migliorie (pensa ad una casa fatiscente).

Come si rinuncia all’usufrutto?

La legge dice che, tra gli altri, devono farsi per atto pubblico o per scrittura privata, sotto pena di nullità, i contratti che costituiscono, modificano o trasferiscono il diritto di usufrutto su beni immobili, nonché i relativi atti di rinunzia [4]. Questo significa che l’usufrutto non può essere concesso né estinto con una stretta di mano o con un accordo verbale, ma solamente attraverso un atto scritto.

Come appena visto, la legge impone in alternativa all’atto pubblico, da farsi davanti al notaio, la semplice scrittura privata, la quale quindi potrebbe essere redatta anche tra le parti, senza notaio. Tuttavia, nella pratica l’usufrutto viene costituito sempre davanti al notaio, poiché è sempre la legge a dire che, ai fini della trascrizione all’interno dei registri immobiliari, occorre l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata da pubblico ufficiale [5].

In pratica, quindi, costituire o rinunciare ad un usufrutto è possibile anche con un semplice accordo scritto, ma questo non è sufficiente ai fini della trascrizione nei registri immobiliari, procedura fondamentale affinché l’operazione giuridica possa essere opposta anche ai terzi estranei all’atto. Per la trascrizione la legge impone l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata. Per questa ragione quasi sempre si ricorre al notaio per tutte le operazioni (anche la rinuncia) concernenti l’usufrutto.

Rinuncia usufrutto: il notaio serve sempre?

Come detto, la rinuncia all’usufrutto potrebbe avvenire anche con scrittura privata autenticata da un pubblico ufficiale: in tale categoria non rientrano solamente i notai, ma anche, ad esempio, i segretari comunali.

Ai fini della mera validità, la giurisprudenza di legittimità [6] ha confermato che la rinuncia all’usufrutto non necessità dell’atto pubblico nel caso in cui sia meramente abdicativa, cioè sia volta solamente a spogliarsi di un diritto non gradito. In questi casi, i giudici hanno stabilito che non si tratta di una donazione e, pertanto, non occorre rispettare il requisito della forma pubblica dell’atto.

Resta tuttavia il problema dell’opponibilità ai terzi, cioè della trascrizione della rinuncia: una rinuncia non trascritta è valida tra le parti, ma inefficace nei confronti dei terzi, con la conseguenza che questi ultimi potrebbe validamente continuare a ritenere usufruttuario il rinunciante.


La rinuncia all’usufrutto è valida anche se fatta solamente per scrittura privata semplice; tuttavia, ai fini della trascrizione all’interno dei registri immobiliari, occorre l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata da pubblico ufficiale.

note

[1] Art. 979 cod. civ.

[2] Art. 698 cod. civ.

[3] Art. 981 cod. civ.

[4] Art. 1350, nr. 2) e 5), cod. civ.

[5] Art. 2657 cod. civ.

[6] Cass., sent. n. 482 del 10/01/2013.

Autore immagine: Pixabay.com


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4 Commenti

  1. Mia moglie ha rinunciato all’usufrutto di una casa. Ha fatto la scrittura privata e si è recata in comune ed ha autenticato la sua firma. La nuda proprietà appartiene ai miei figli che si sono presentati all’ufficio del registro il quale ha negato la registrazione in quanto per loro deve essere presentata solo da un notaio. Cosa posso fare?

    1. Leggi i nostri articoli sull’argomento:
      -Come funziona l’usufrutto https://www.laleggepertutti.it/166220_come-funziona-lusufrutto
      -Si può rinunciare all’usufrutto? https://www.laleggepertutti.it/287268_si-puo-rinunciare-allusufrutto
      -Il nudo proprietario può chiedere la revoca dell’usufrutto? https://www.laleggepertutti.it/134645_il-nudo-proprietario-puo-chiedere-la-revoca-dellusufrutto
      -Rinuncia usufrutto: ultime sentenze https://www.laleggepertutti.it/290964_rinuncia-usufrutto-ultime-sentenze

  2. e la cessione di usufrutto nel giudizio di separazione emesso dal Tribunale, è validi per la trascrizione ma si è o meno soggetti all’imposta di registro?

    1. La cessione di usufrutto a ex coniuge, stabilita nel giudizio di separazione ed omologato dal Pm, è esente da ogni tassa e bollo. L’atto di obbligo va comunque rogato da notaio, trascritto e volturato, affinché abbia validità ed efficacia; sono dovute “solamente” le spese di rogito al notaio.

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