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Casa di abitazione: residenza anagrafica e pignoramento

27 Aprile 2019
Casa di abitazione: residenza anagrafica e pignoramento

Circa otto anni fa ho ospitato in un immobile di mia proprietà sotto la mia residenza una persona (diciamo X) che è riuscita a prendere in questa sede la sua residenza (come abbia fatto non saprei); in seguito è subentrato il figlio affittuario con un contratto regolare registrato. Ora, purtroppo, in seguito a cartelle dell’Agenzia delle Entrate che riguardano carichi pendenti relativi alla persona X(oltre 47000 euro) che risulta comunque nello stato di famiglia del figlio, mi si paventa la possibilità che l’ufficiale giudiziario pignori anche i pochi mobili in dotazione della casa. Cosa posso fare?Ho provveduto ad informare l’anagrafe del Comune sul fatto che è più di un anno che X non vive più in questa casa. 

La legge, cioè l’articolo 513 del codice di procedura civile, consente all’ufficiale giudiziario e all’ufficiale della riscossione (quest’ultimo sostituisce l’ufficiale giudiziario nel caso di debiti di natura tributaria per i quali agisce l’Agenzia delle Entrate – Riscossione cioè l’ex Equitalia) di cercare le cose da pignorare nella casa di abitazione del debitore o in altri luoghi a lui appartenenti.

Per “casa di abitazione” del debitore si intende il luogo dove il debitore abita di fatto e stabilmente anche se la casa è di proprietà di altre persone (così stabilì la Corte di Cassazione con sentenze n. 579 del 1979 e n. 3.626 del 1982).

Quindi siccome la residenza anagrafica del debitore è, fino a prova contraria, il luogo dove la persona ha fissato la propria dimora abituale (articolo 43 del Codice civile), l’ufficiale giudiziario e l’ufficiale della riscossione possono sicuramente cercare i beni mobili da pignorare nel luogo che risulta essere la residenza anagrafica del debitore anche se questo luogo non sia di proprietà del debitore ed anche se vi convivano anche altre persone del tutto estranee al debito.

Ma cosa accade se nel luogo dove risiede il debitore sono presenti beni mobili che non sono di proprietà del debitore?

In questo caso, se i beni mobili appartengono ad una persona che non sia parente del debitore ed i debiti hanno natura tributaria, l’ufficiale della riscossione può ugualmente pignorarle a meno che non gli venga esibito un atto pubblico o una scrittura privata autenticata che abbiano una data certa precedente all’anno a cui si riferisce la tassa o il tributo che costituiscono il debito (così stabilisce l’articolo 63 del decreto del presidente della Repubblica n. 602 del 1973).

Pertanto, siccome nel caso specifico si tratta appunto di debiti tributari, l’ufficiale della riscossione (finché il debitore risulterà avere la propria residenza in questo appartamento) potrà pignorare i beni mobili presenti in questa abitazione a meno che il lettore non abbia un atto pubblico o una scrittura privata autenticata che abbiano una data precedente all’anno a cui i debiti tributari di questo signore X si riferiscono (se, ad esempio, il signor X ha debiti tributari relativi al 2010, il lettore potrà evitare il pignoramento di beni mobili che si trovano in questo appartamento e che sono suoi o che sono di persone non parenti di X, soltanto se sarà in grado di esibire all’ufficiale della riscossione un atto pubblico o una scrittura privata autenticata che dimostrino che lo stesso – o altre persone non parenti di X- sono proprietari dei beni mobili che l’ufficiale ha intenzione di pignorare e a condizione che l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata siano datati almeno 2009, cioè una data anteriore all’anno a cui si riferiscono i debiti tributari di X se, nell’esempio fatto, i debiti risalgono al 2010).

Se, invece, il lettore non ha un atto pubblico o una scrittura privata autenticata che abbiano una data precedente all’anno a cui i debiti tributari di questo signore X si riferiscono, l’ufficiale della riscossione potrà pignorare i beni mobili che si trovano in questo appartamento ed il lettore potrà solo tentare di evitare che vengano messi all’asta e poi venduti facendo ricorso al giudice con la cosiddetta opposizione di terzo ai sensi dell’articolo 619 del Codice di procedura civile (ma anche in questo caso per poter evitare la vendita all’asta dei beni pignorati dovrà dimostrare di esserne proprietaria ma soltanto con un atto pubblico o una scrittura privata autenticata che abbiano una data certa precedente all’anno a cui si riferisce la tassa o il tributo che costituiscono il debito; per dirla in altro modo, non potrà nemmeno in giudizio dimostrare di essere proprietaria dei beni pignorati attraverso testimoni oppure fatture di acquisto o scontrini o ricevute fiscali e nemmeno con contratti di comodato).

Stando così le cose, l’unico modo per evitare il pignoramento è quello di portar via dall’appartamento in questione, ovviamente prima del pignoramento, i beni mobili di proprietà del lettore (a condizione che essi non siano stati concessi in affitto, assieme all’appartamento, all’attuale conduttore che, in caso contrario, avrebbe diritto a goderne).

Naturalmente è anche altamente auspicabile che il lettore ottenga quanto prima, dall’ufficiale di anagrafe, la cancellazione anagrafica del signor X a seguito  dell’accertamento della sua irreperibilità all’indirizzo al quale risulta ancora oggi residente (in modo che non possa più risultare residente in questo appartamento ed evitando così che i creditori possano cercare in questo stesso immobile i beni da pignorare con il rischio che vengano pignorati, e poi venduti, cose di proprietà di altri oggetti).

Si tenga conto, infine, che per legge (articolo 514 del Codice di procedura civile) non sono in nessun caso mai pignorabili i seguenti beni:

– l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, in quanto indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui conviventi; sono tuttavia esclusi i mobili, meno i letti, di rilevante valore economico anche per accertato pregio artistico o di antiquariato;

– i commestibili e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e delle altre persone indicate in precedenza;

– le armi e gli oggetti che il debitore ha l’obbligo di conservare per l’adempimento di un pubblico servizio;

– le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in generale gli scritti di famiglia, nonché i manoscritti, salvo che formino parte di una collezione;

– gli animali di affezione o da compagnia tenuti presso la casa del debitore o negli altri luoghi a lui appartenenti, senza fini produttivi, alimentari o commerciali;

– gli animali impiegati ai fini terapeutici o di assistenza del debitore, del coniuge, del convivente o dei figli.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte 



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