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Centro estetico: servizi igienici per posti di lavoro

27 Aprile 2019
Centro estetico: servizi igienici per posti di lavoro

Sono proprietaria di un centro estetico, aperto nell’agosto 2018, che pochi giorni fa ha superato ottimamente i controlli dell’Asl. Nel regolamento per parrucchieri e centri estetici del mio Comune si richiede tuttavia la presenza di un secondo bagno per dividere avventori da addetti in caso di unità lavoro o posti lavoro superiori a 3. È stato pertanto spedito il verbale al Comune in cui mi si chiede di comunicare in pochi giorni se intendo costruire il secondo bagno o ridurre i posti di lavoro da 5 a 3. Il regolamento è a mio avviso poco chiaro perché quando parla di “posti lavoro” o “unità lavorativa” non si capisce se intendono postazioni di lavoro o personale addetto. Ovviamente loro insistono che tutto significa postazioni di lavoro, in questo caso cabine, perché l’assurdità è che io sono l’unica addetta presente in negozio e non ho dipendenti. Inoltre 2 delle 5 postazioni di lavoro sono solarium, perciò unità indipendenti e che non prevedono prestazioni lavorative. Per poter ricavare un secondo bagno dovrei far ribaltare mezzo negozio. Cosa posso fare?

Le espressioni «posti di lavoro» e «unità lavorative» si riferiscono a due cose diverse: mentre i luoghi di lavoro sono i «luoghi destinati a ospitare posti di lavoro, ubicati all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell’azienda o dell’unità produttiva accessibile al lavoratore nell’ambito del proprio lavoro» (art 62, d. lgs. 81/08), le unità lavorative corrispondono ai singoli lavoratori, cioè ai dipendenti.

In pratica, il regolamento menzionato e prodotto in allegato dalla lettrice fa riferimento sia alle postazioni di lavoro che al personale impiegato; pertanto, per quanto assurdo, tale normativa le impone la realizzazione di servizi igienici separati per addetti e clienti: «Per i nuovi insediamenti con posti lavoro superiori a 3 si dovranno prevedere servizi igienici separati per addetti e clienti». Tra l’altro, in questo specifico caso si parla espressamente ed esclusivamente di posti lavoro, da intendersi quali postazioni.

La normativa sembra dare torto, purtroppo, alla lettrice; d’altronde, questa disposizione nemmeno può stupire visto che, facendo qualche ricerca in rete, si trovano disposizioni analoghe, se non addirittura più gravose: si guardi al regolamento comunale per l’esercizio delle attività di barbiere, parrucchiere uomo e donna, estetisti ed affini, del Comune di Casale Monferrato, ove si impone la presenza di servizi igienici separati per addetti e clienti a prescindere dal numero di postazioni («Per i nuovi insediamenti ed in ragione delle capacità produttive si dovranno prevedere servizi igienici separati per addetti e clienti» – Art. 10, comma due).

Tuttavia, la lettrice può cercare di difendersi depositando in Comune una memoria ove espone le sue ragioni, rimarcando la poca chiarezza del testo normativo e, soprattutto, la circostanza per cui un solarium non può essere equiparato ad un posto di lavoro, in quanto, come la stessa ben dice, nessun personale vi è né potrebbe esservi addetto. In altre parole, il solarium non è una postazione lavorativa in quanto, per definizione, quest’ultima dovrebbe essere predisposta per l’impiego di personale.

La ratio della normativa è quella di imporre i doppi servizi igienici anche nel caso in cui, pur non essendovi dipendenti, questi potrebbero esservi in futuro in ragione della presenza di posti di lavoro: ad esempio, se in un’azienda ci sono cinque postazioni, tutte “vacanti”, i doppi servizi andrebbero comunque realizzati perché le postazioni, ora vuote, potrebbero un domani essere occupate mediante l’assunzione di lavoratori. Nel caso specifico, invece, ai solarium non potrebbe mai essere addetto un dipendente e, pertanto, viene meno in radice la possibilità che possa essere un posto di lavoro.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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