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Esposizione all’amianto e diritto ai benefici previdenziali

30 Aprile 2019
Esposizione all’amianto e diritto ai benefici previdenziali

Alcuni anni fa ho presentato domanda ad un sindacato della zona, per il riconoscimento dei contributi lavorativi per l’amianto nella azienda in cui lavoro. La domanda è stata fatta all’Inps, per il periodo 1986 (settembre 1986 anno assunzione) fino al 2002. Lavoro ancora con questa azienda dal 1986. Secondo voi è possibile ottenere qualche possibilità di vittoria della causa contro l’Inps? 

Innanzitutto, si sottolinea che, per i periodi di provata esposizione all’amianto, il beneficio consiste in un incremento del 50% dell’anzianità contributiva, utile sia ai fini del diritto che della misura della pensione, entro il limite massimo previsto presso la gestione previdenziale in cui viene effettuato il riconoscimento. Per le pensioni con decorrenza dal 1° novembre 2003, l’incremento dell’anzianità contributiva maturata in relazione a periodi di provata esposizione all’amianto è ridotto al 25% e si applica ai soli fini della determinazione dell’importo della pensione (non anche ai fini della maturazione del diritto alla pensione). 

Il lavoratore ha diritto al beneficio se: 

– ha contratto malattie professionali per esposizione all’amianto; l’insorgenza della malattia professionale deve essere documentata dall’INAIL; 

– può attestare un periodo di esposizione all’amianto superiore a 10 anni. 

Per provare il periodo di esposizione all’amianto, è necessaria l’attestazione aziendale dell’avvenuto pagamento del premio supplementare contro l’asbestosi e la dichiarazione dell’INAIL, indicante il periodo di attività assicurato oppure quello di esposizione all’amianto, quando l’azienda non abbia provveduto all’assicurazione. 

Il beneficio è concesso esclusivamente ai lavoratori iscritti all’INAIL che, per un periodo non inferiore a 10 anni, sono stati esposti all’amianto in concentrazione media annua non inferiore a 100 fibre/litro come valore medio su otto ore al giorno. Questi limiti non si applicano ai lavoratori per i quali sia stata accertata una malattia professionale a causa dell’esposizione all’amianto. 

L’esposizione ultradecennale all’amianto continua a dar luogo al riconoscimento del preesistente beneficio (incremento del 50%), sia ai fini del conseguimento del diritto a pensione sia ai fini della determinazione del relativo importo, nei confronti dei lavoratori che alla data del 2 ottobre 2003 (art. 47, c. 6 bis, DL 269/2003 conv. in L. 326/2003): 

– avevano perfezionato i requisiti contributivi ed anagrafici previsti per il diritto al trattamento pensionistico anche in base allo stesso beneficio; 

– fruivano dei trattamenti di mobilità; 

– avevano definito la risoluzione del rapporto di lavoro in relazione alla domanda di pensionamento. 

Ai fini del conseguimento dei benefici previdenziali sono valide le certificazioni rilasciate dall’INAIL ai lavoratori che abbiano presentato domanda all’Istituto: 

– entro il 15 giugno 2005, per periodi di attività lavorativa svolta con esposizione all’amianto fino all’avvio dell’azione di bonifica; 

– non oltre il 2 ottobre 2003, nelle aziende interessate dagli atti di indirizzo già emanati in materia dal ministero del Lavoro. 

Il diritto ai benefici previdenziali per i periodi di esposizione riconosciuti per effetto delle disposizioni in esame (domanda presentata all’INAIL entro il 15 giugno 2005) spetta ai lavoratori non titolari di trattamento pensionistico con decorrenza anteriore al 1° gennaio 2008. 

Il beneficio dal 1° gennaio 2018 è esteso ai lavoratori che hanno prestato la loro attività nei reparti di produzione degli stabilimenti di fabbricazione di fibre ceramiche refrattarie (art. 1, c. 247, L. 205/2017). 

Inoltre, l’Inps ha comunicato (messaggio n. 4253 del 15 novembre 2018) che i benefici previdenziali concessi a chi è stato esposto all’amianto, mentre lavorava in aziende di bonifica o coibentazione, saranno prorogati anche per il 2019 e 2020. 

Per quanto riguarda il caso specifico, il lettore non specifica qual è il settore di attività dell’azienda, né come mai la sua domanda non sia stata accolta, e perché sia in atto un contenzioso contro l’Inps. 

La casistica del lettore è molto particolare e complessa e richiede uno studio approfondito, non può essere trattata con una consulenza generica, nella quale è possibile soltanto esporre i requisiti generali, necessari al riconoscimento del beneficio. 

Se il lettore, attualmente, è in contenzioso con l’Inps, con tutta probabilità è già seguito da un legale, che avrà sicuramente valutato la sussistenza dei presupposti per il diritto al beneficio. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci 



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