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Assegno di invalidità e anzianità contributiva

30 Aprile 2019
Assegno di invalidità e anzianità contributiva

Sono titolare di un assegno ordinario di invalidità dal 2012, ma continuo a lavorare raggiungendo più di 41 anni di contributi (compiuti nel 2018). In questi giorni mi è arrivato il Modello TE10-V dove nella voce incumulabilità con reddito per attività lavorativa da consegnare al datore di lavoro la somma è 0,00. Ho letto che superando i 40 anni di contributi la trattenuta in busta la ditta non la deve più effettuare perché dal 1° gennaio 2001 le pensioni di vecchiaia, le pensioni di anzianità e le pensioni/assegni di invalidità, liquidate con anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni a carico dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) e delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente. Quali aggiornamenti vi sono in merito a quanto appena detto?

In base all’articolo 1 comma 42 della legge 335/1995, qualora il reddito annuo conseguito, derivante da attività lavorativa autonoma, parasubordinata o dipendente, sia superiore a 4 volte il trattamento minimo Inps vigente nel Fpld (ad oggi, 513,01 euro mensili, quindi 2.052,04 euro al mese) il trattamento dell’assegno viene ridotto del 25%, riduzione che passa al 50% se il reddito supera si cinque volte il minimo Inps. Nessuna riduzione interessa gli assegni inferiori a 4 volte il minimo  Oltre questa prima limitazione, che colpisce solo chi percepisce redditi da lavoro medio- elevati, è prevista una seconda decurtazione, che scatta qualora l’assegno risulti (anche a seguito delle suddette riduzioni) superiore al trattamento minimo Inps per l’anno in corso (come osservato, 513,01 euro al mese per il 2019); per i lavoratori dipendenti, questa seconda decurtazione è applicata con una trattenuta effettuata dal datore di lavoro, che poi riversa l’importo all’Inps. 

Questa trattenuta è pari al 50%, e non può superare l’importo dei redditi da lavoro percepiti (come stabilito dall’articolo 10, Dlgs 503/1992). 

Se l’interessato svolge un’attività di lavoro autonomo, la riduzione è pari al 30% della quota eccedente il trattamento minimo e non può essere superiore al 30% del reddito prodotto ((come stabilito dall’articolo 72 della legge 388/2000). 

Nel caso, però, in cui l’assegno di invalidità sia determinato su un’anzianità superiore a 40 anni di contributi, come nel caso specifico, la decurtazione non scatta: lo ha precisato l’Inps, con la circolare n. 197/2003. 

In particolare l’Inps, che nella circolare richiama la circolare 20/2001, chiarisce che a decorrere dal 1° gennaio 2001 le pensioni di anzianità, le pensioni o assegni di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente. 

Per stabilire se l’anzianità contributiva sia o meno pari a 40 anni ai fini dell’applicazione di questa disciplina, deve essere valutata la contribuzione utile ai fini del diritto, ovvero, se più favorevole, la contribuzione utile per la misura del trattamento pensionistico, compresa la contribuzione utilizzata successivamente al pensionamento per la liquidazione di supplementi (come specificato anche nella circolare Inps n.22/1999 e nel messaggio n. 4233/1999). 

Anche per le pensioni con decorrenza anteriore al 1°gennaio 2001 con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni, le rate spettanti dal 1°gennaio 2001 sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo o dipendente. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci 



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