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Omesso versamento contributi gestione separata: saldo e stralcio e rottamazione-ter

30 Aprile 2019
Omesso versamento contributi gestione separata: saldo e stralcio e rottamazione-ter

Ad agosto 2017 ho ricevuto da parte dell’Inps la richiesta di pagamento di euro 7.717,12, per mancato versamento di contributi dovuti sulla Gestione Separata per i Liberi Professionisti, spese di mora ed accessori vari, risalenti al periodo 01/2011-12/2011. Tale avviso ha secondo me interrotto i termini di prescrizione del debito (5 anni). Ho perso il lavoro e non ho potuto provvedere al pagamento per la situazione economica in cui verso, comprovata da ISEE. Pertanto, di recente, è pervenuta una nuova raccomandata dell’Inps con avviso ed intimazione di pagamento. La suddetta fattispecie rientra in qualche provvedimento, di emanazione più o meno recente, di sgravio, pace fiscale, saldo e stralcio, dilazione e/o altro, in modo da poter assolvere il debito con eventuali decurtazioni e dilazioni concedibili, sulla base delle mie condizioni economiche attuali?

Per i contributi previdenziali dovuti anche alla gestione separata Inps, la legge di bilancio per il 2019 ha previsto la cosiddetta procedura di “saldo e stralcio” per chi abbia un Isee non superiore ai 20.000,00 euro.

È stato previsto che, con domanda da presentarsi entro il 30 aprile 2019 su modulo disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione, si possa ottenere la sanatoria dei debiti relativi anche ad omesso versamento di contributi previdenziali (affidati all’Agente della riscossione entro vil 31 dicembre 2017) pagando, con riferimento al capitale ed agli interessi affidati all’Agente della riscossione:

– il 16% del debito complessivo per Isee fino ad euro 8.500,00;

– il 20% del debito complessivo per Isee compreso tra euro 8.501,00 ed euro 12.500,00;

– il 35% del debito complessivo per Isee compreso tra euro 12.501,00 ed euro 20.000,00.

È consentito anche il pagamento rateale (massimo di cinque rate) dell’importo dovuto a titolo di saldo e stralcio e dalla presentazione dell’istanza per aderire al saldo e stralcio sono sospese le procedure esecutive eventualmente in corso ed impedisce di avviarne di nuove o di iscrivere fermi amministrativi o ipoteche.

Tuttavia occorre dire che la procedura di “saldo e stralcio” è ammessa solo per i contributi previdenziali non versati e derivanti da attività di autoliquidazione effettuata dal contribuente mentre è invece esclusa espressamente per i contributi previdenziali richiesti a seguito di accertamento effettuato da parte dell’ente previdenziale (pare essere questo il caso specifico considerato che è stato l’Inps a richiedere al lettore, con apposita attività accertativa, il pagamento dei contributi dallo stesso non versati).

È comunque, possibile, in alternativa alla procedura di saldo e stralcio appena descritta, accedere alla cosiddetta “rottamazione ter”, cioè alla definizione agevolata disciplinata dall’articolo 3 del decreto legge n. 119 del 2018, che è applicabile anche ai contributi previdenziali (i contributi previdenziali, infatti, non sono compresi nell’elenco dei debiti esclusi dalla definizione agevolata contenuto nell’articolo 3, comma 16, del decreto legge n. 119 del 2018) e per accedere alla quale occorre presentare apposita istanza (sempre scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate – riscossione) entro il 30 aprile 2019 via pec o personalmente presentandosi agli uffici dell’Agenzia.

Con la rottamazione ter è possibile richiedere il pagamento rateale dell’importo (fino ad un massimo di 18 rate), importo che sarà quantificato dalla stessa Agenzia con risposta da fornire al contribuente entro il 30 giugno 2019 (l’importo sarà depurato da sanzioni e interessi di mora); dalla data di presentazione dell’istanza per aderire alla rottamazione ter sono sospese le procedure esecutive eventualmente in corso ed impedisce di avviarne di nuove o di iscrivere fermi amministrativi o ipoteche.

Fatte queste premesse, il lettore ha due alternative:

a) presenta direttamente l’istanza per la definizione agevolata (cioè la cosiddetta “rottamazione ter”);

b) oppure presentare l’istanza per il cosiddetto “saldo e stralcio” tenendo conto che nel caso, probabile (per ciò che si è detto in precedenza), di mancato accoglimento di essa, la stessa Agenzia delle Entrate Riscossione precisa sul proprio sito (nella Faq n. 6 relativa al saldo e stralcio) che “In caso di mancato accoglimento [della domanda di adesione al “saldo e stralcio”] la legge prevede che Agenzia delle entrate – Riscossione invii al contribuente entro il 31 ottobre 2019 una “Comunicazione”con la quale, motivando il mancato accoglimento del “Saldo e stralcio” e limitatamente ai debiti definibili ai sensi dell’art. 3 del D.L. n. 119/2018, avverte il contribuente dell’automatica inclusione nei benefici della Definizione agevolata 2018 (cosiddetta Rottamazione ter), fornendo altresì l’importo da pagare e le relative scadenze di pagamento. [Nel caso, quindi, di istanza di saldo e stralcio rigettata e convertita automaticamente dall’Agenzia in istanza per la rottamazione ter] il pagamento delle somme dovute dovrà essere effettuato in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2019, oppure:

– in 17 rate (5 anni) di cui la prima rata entro il 30 novembre 2019 (30%) e le restanti 16, ciascuna di pari importo, il 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre per i quattro anni successivi;

– o in 9 rate (3 anni) se per gli stessi carichi fu precedentemente richiesta la rottamazione bis, ma non risultino pagate, entro il 7 dicembre 2018, le rate di luglio, settembre e ottobre 2018.

Nell’ipotesi b) sopra prospettata, il lettore potrà dunque tentare il “saldo e stralcio” e nel caso, probabile, di rigetto, i carichi per cui chiese il “saldo e stralcio” verranno automaticamente inclusi nei benefici della Rottamazione ter qualora, ovviamente, i carichi stessi rientrino tra quelli rottamabili (per data di affidamento all’Agente della riscossione e per tipologia).

Infine, per completezza, si precisa che:

– i contributi previdenziali relativi a periodi successivi al 1996 si prescrivono in cinque anni;

– che la prescrizione decorre dal momento in cui scadeva il termine per effettuare il versamento (sentenza della Corte di Cassazione n. 27.950 del 31 ottobre 2018);

– che alla dichiarazione dei redditi nella quale sono evidenziati i redditi sulla base dei quali i contributi sono dovuti si può riconoscere effetto interruttivo della prescrizione se in essa risulti la ricognizione dell’esistenza del debito contributivo (sentenza della Corte di Cassazione n. 27.950 del 31 ottobre 2018).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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