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Interdizione ed amministrazione di sostegno: procedura

29 Marzo 2019
Interdizione ed amministrazione di sostegno: procedura

Una signora 93enne è diventata incapace di firmare i suoi assegni e di fare altre cose: quali sono gli step da fare? E con l’accordo di chi (famiglia, giudice ecc.)? Non so se bisogna o meno interdirla. 

Nel caso in cui una persona mostri evidenti segni di fragilità di tipo fisico e/o psichico è possibile, nel suo stesso interesse (per proteggere il suo patrimonio ad esempio), ricorrere ai cosiddetti istituti di protezione come sono l’interdizione e l’amministrazione di sostegno.

L’interdizione stabilisce forti limiti al soggetto che, una volta interdetto, sarà privato anche totalmente della capacità di agire necessaria per compiere atti giuridici e per amministrare il proprio patrimonio: gli sarà, infatti, nominato un tutore che lo sostituirà nel compimento di tutti gli atti di volta in volta da eseguire (riscossioni di somme, pagamenti ecc.) senza nemmeno dover consultare la persona interdetta.

L’amministrazione di sostegno, invece, è un istituto meno invasivo, più elastico e flessibile: la persona alla quale viene nominato un amministratore di sostegno, infatti, non viene privata come nell’interdizione di tutte le sue capacità e la sua tutela viene assicurata anche prevedendo e auspicando un costante dialogo della persona inferma con il suo amministratore di sostegno (il tutore, invece, nei casi di interdizione agisce a prescindere dalla volontà dell’interdetto).

In sostanza, come pure ha chiarito la Corte Costituzionale, si deve ricorrere all’interdizione solo nei casi in cui una misura protettiva diversa non avrebbe in concreto alcuna efficacia tenendo conto essenzialmente di due fattori: la consistente entità del patrimonio mobiliare e immobiliare della persona inferma e la complessità clinica della situazione.

Tuttavia molti Tribunali italiani, anche nei casi di patologie gravi, preferiscono comunque l’amministrazione di sostegno perché è preferibile accompagnare (con l’amministrazione di sostegno) la persona inferma nelle scelte di ordinaria e straordinaria amministrazione, piuttosto che scavalcarlo (con l’interdizione).

In ogni caso la legge consente al giudice di attribuire all’amministratore di sostegno gli stessi poteri che il tutore ha nel caso di interdizione.

Tutta questa premessa era necessaria per dire che, nel caso specifico, se la signora 93enne è portatrice di una infermità per la quale le occorre protezione ed accompagnamento perché ha una menomazione che le rende impossibile provvedere ai propri interessi, è possibile tentare inizialmente di fornirle un valido supporto avviando la pratica per la nomina di un amministratore di sostegno (disciplina contenuta negli articoli 404 e seguenti del Codice civile).

La domanda per la nomina di un amministratore di sostegno può presentarla la stessa signora 93enne, oppure dai parenti fino al quarto grado (compresi quindi i nipoti nel senso di figli di figli) o affini entro il secondo grado.

È sufficiente che la domanda sia presentata anche da un solo parente.

La domanda, in forma di ricorso, va presentata (con l’assistenza auspicabile di un avvocato) al giudice tutelare del tribunale del luogo dove la persona inferma risiede o ha il domicilio e deve contenere i dati indicati dall’articolo 407 del codice civile (generalità della persona per la quale si chiede la nomina di un amministratore di sostegno, la sua dimora abituale, le ragioni per cui si chiede la nomina di un amministratore di sostegno, il nome ed il domicilio, se conosciuti, di chi propone il ricorso e del coniuge, dei discendenti, degli ascendenti, dei fratelli e delle sorelle, del convivente della persona in favore della quale si chiede la nomina dell’amministratore di sostegno: a tutti questi soggetti, oltre che agli altri parenti entro il quarto grado ed affini entro il secondo grado, si dovrà notificare la domanda per la nomina dell’amministratore di sostegno affinché, se vorranno, siano sentiti in udienza dal giudice tutelare).

Una volta presentata la domanda, il giudice tutelare ha sessanta giorni di tempo per accogliere o respingere la richiesta; a questo scopo dovrà, se possibile, sentire personalmente la persona inferma e tener conto dei bisogni e delle richieste che la persona inferma gli comunicherà, compatibilmente con gli interessi e le esigenze di protezione della persona.

Il giudice tutelare sentirà in udienza il soggetto che ha proposto la domanda per la nomina di un amministratore di sostegno e, se compariranno, i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo e disporrà tutti gli accertamenti di natura medica ritenuti utili e compirà tutti gli accertamenti necessari.

Alla fine del procedimento verrà emesso un decreto con la nomina dell’amministratore di sostegno o un decreto di rigetto della richiesta.

La scelta dell’amministratore di sostegno viene fatta dal giudice tutelare nell’interesse esclusivo della persona inferma: se l’infermo ha indicato egli stesso la persona che vorrebbe fosse il suo amministratore di sostegno, il giudice tutelare aderisce a questa indicazione se non vi è nulla in contrario.

Se la persona inferma non ha designato nessuno, allora il giudice tutelare dovrà scegliere l’amministratore di sostegno preferendo il coniuge dell’infermo o il suo stabile convivente o il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella o il parente entro il quarto grado (naturalmente, se disponibili): in mancanza il giudice può nominare altra persona idonea.

Poteri, compiti e doveri dell’amministratore di sostegno saranno indicati nel decreto di nomina.

Il giudice tutelare potrà però anche rigettare la domanda di nomina di un amministratore di sostegno se riterrà che la persona inferma non ne abbia alcun bisogno, oppure potrà anche decidere che sia più opportuno avviare la procedura di interdizione o di inabilitazione informando il pubblico ministero affinché proponga la relativa istanza (nel caso cioè che ravvisi, a seguito dell’esame personale dell’infermo e/o delle risultanze degli accertamenti sanitari, che sia insufficiente l’amministrazione di sostegno per tutelare la persona inferma e che sia invece necessario interdirla).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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