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Il medico che riscontra l’inidoneità fisica nel lavoratore può licenziarlo?

4 Maggio 2019
Il medico che riscontra l’inidoneità fisica nel lavoratore può licenziarlo?

Sono un operatore ecologico. Negli ultimi mesi faccio fatica a lavorare con la spazzatrice perché mi provoca  dolori cervicali e infiammazioni alla schiena. Il neurochirurgo che ha visto la risonanza mi ha prescritto terapie e riposo per due settimane. Ho pertanto contattato il medico competente per essere esonerato dall’uso della spazzatrice e questi mi ha risposto di inviargli la documentazione prima di convocarmi per la visita straordinaria. Può detto medico licenziarmi facendomi risultare non idoneo?

La commissione medica competente potrebbe in astratto non dichiarare il lettore idoneo all’attività lavorativa, ma non è abilitato ad effettuare il licenziamento, essendo il datore di lavoro l’unico legittimato a prendere tale provvedimento.

Tuttavia, la sola inidoneità fisica non può far scaturire, di per sé, un licenziamento in tronco.

Infatti, la giurisprudenza ha stabilito che, in caso di sopravvenuta inidoneità fisica del lavoratore, sussiste l’obbligo della previa verifica, a carico del datore di lavoro, della possibilità di adattamenti organizzativi ragionevoli nei luoghi di lavoro (Cassazione civile, sez. lav., 19/03/2018, n. 6798).

Un eventuale licenziamento in tronco, senza la preventiva verifica di altre mansioni compatibili con l’inabilità del lettore, rende il provvedimento nullo.

Tra l’altro, in ambito di licenziamento intimato per sopravvenuta inidoneità fisica permanente, il parere espresso dalla Commissione medica o dal Servizio Sanitario, concernente il controllo dell’idoneità fisica e psicoattitudinale di un lavoratore, non è vincolante per il giudice di merito adito per l’accertamento della illegittimità del licenziamento disposto a seguito di detto accertamento, avendo egli, anche in riferimento ai principi costituzionali di tutela processuale, il potere di controllare l’attendibilità degli esami sanitari effettuati dalle predette Autorità Sanitarie.

Pertanto il datore di lavoro, nel momento in cui opera il licenziamento, agisce accollandosi il rischio di impresa avente ad oggetto la possibilità che l’Organo giudicante possa giudicare in modo contrario l’idoneità del dipendente (Cassazione civile, sez. lav., 02/08/2018, n. 20468).

Fatta questa doverosa premessa, nel caso specifico, dal certificato allegato alla richiesta di consulenza, non s’evince una grave inidoneità fisica, tale da far conseguire un provvedimento di licenziamento nei confronti del lettore.

Pertanto, questi non corre alcun rischio oggettivo di ricevere un licenziamento da parte del datore di lavoro.

Se, tuttavia, il dolore è talmente forte da non poter più svolgere tali attività con quelle modalità, il lettore potrebbe sempre provare a fare un’istanza scritta al suo datore di lavoro per ottenere delle condizioni migliori a tutela e protezione della sua schiena (ad esempio, una spazzatrice con sospensioni, o una seduta che possa meglio salvaguardare la zona lombare).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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