Ritrattazione falsa testimonianza: quando è punibile?

25 Aprile 2019 | Autore:
Ritrattazione falsa testimonianza: quando è punibile?

Come può il testimone evitare che la sua dichiarazione mendace venga perseguita penalmente?

Il testimone è l’elemento chiave in ogni processo: in mancanza di altre prove, è l’unico che – avendo assistito ai fatti – può aiutare il giudice a decide una determinata controversia, o a capire se è stato realmente consumato un reato da quell’imputato. Per questo motivo, il testimone è obbligato a presentarsi e a dire solo ed esclusivamente la verità; un’eventuale falsa dichiarazione comprometterebbe la macchina della giustizia, provocando delle ripercussioni sulle parti in causa. Per tale motivo, la falsa testimonianza è severamente punita dal nostro codice penale, al fine di reprimere le idee malsane di qualcuno. Tuttavia, il nostro legislatore ha previsto l’ipotesi in cui il testimone, dopo aver dichiarato il falso, si penta di tale atto e decida di ritrattare la propria deposizione. Dopo aver analizzato la figura chiave dei processi civili e penali, analizzeremo l’istituto della Ritrattazione falsa testimonianza: quando è punibile? Capiremo, quindi, gli elementi che la giurisprudenza pretende affinché il passo indietro compiuto dal falso testimone possa scongiurare le conseguenze penali previste dalla legge.

Il testimone

Questo termine, da sé solo, può essere ambiguo: potrebbe riguardare il testimone di nozze in un matrimonio, come anche l’oggetto utilizzato nella staffetta, tipico sport olimpico.

In questa sede, tuttavia, facciamo riferimento al soggetto che è a conoscenza di fatti che servono a dirimere una controversia in giudizio. Classico caso è il testimone oculare che, presente al momento dei fatti, dichiara ciò che ha visto o sentito in quel frangente.

Per tale ragione, la testimonianza è considerata una prova processuale fondamentale posto che aiuta il giudice, in mancanza di prove documentali, a prendere la decisione più corretta a favore di chi ha subito il torto e a sfavore di chi è il responsabile del misfatto.

Obbligo di presenza e di verità

Due sono gli obblighi principali del testimone: presentarsi in tribunale e dire la verità.

Se il testimone non si presenta in giudizio senza giustificato motivo, il giudice gli infliggerà una sanzione pecuniaria e se tale assenza si protrae anche al successivo rinvio, potrebbe essere disposto pure l’accompagnamento coattivo, tramite le forze dell’ordine, del testimone che sarà portato in tribunale con la forza per deporre sui fatti di causa.

Unica eccezione all’obbligo di deporre è prevista per la testimonianza di soggetti aventi un rapporto stretto con la persona coinvolta in giudizio (il coniuge o i figli, ad esempio) i quali, per il legame che li unisce, potrebbero essere portati a dichiarare il falso per salvaguardare gli interessi del proprio familiare. In questo caso, la legge gli concede la possibilità di astenersi dal deporre, ma se decidono di farlo, devono dichiarare la verità.

Una volta in aula, il testimone dovrà prestare il seguente giuramento di rito:

“consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza”

Il testimone, quindi, non potrà rifiutarsi di deporre posto che, come abbiamo visto, è fondamentale il suo contributo alla causa. Non avendo interesse in giudizio (si spera), l’eventuale falsa dichiarazione – per le conseguenze pesanti che potrebbe avere per le parti coinvolte – è punita severamente dal nostro codice penale.

Cosa succede se dichiari il falso?

Le conseguenze di quanto falsamente dichiarato con la testimonianza non sono di poco conto, posto che con le tue parole mendaci puoi far condannare un innocente, o far assolvere un delinquente. Il codice penale per scoraggiare tali iniziative prevede la pena della reclusione che può variare da un minimo di due ad un massimo di sei anni. Inoltre, tale reato non deve necessariamente essere coltivato dalla persona offesa, essendo perseguibile d’ufficio, ad iniziativa di qualunque persona; questo perché l’interesse primario tutelato è pubblico e finalizzato al corretto funzionamento della macchina della giustizia.

Non solo. Alle conseguenze dirette, seguiranno quelle indirette di un casellario giudiziale macchiato come altri condannati per reati più gravi; potresti, inoltre, rischiare, con ogni probabilità,  di non poter partecipare ai concorsi pubblici indetti per alcune professioni, quali magistrati, poliziotti, carabinieri e altre figure che per la loro importanza nella società non possono essere state coinvolte in tali vicende.

Cos’è la ritrattazione?

Se ti sei reso conto che le dichiarazioni rese non sono del tutto vere, puoi sempre rimediare ed evitare la condanna penale per falsa testimonianza. E questo lo puoi fare se, nel procedimento penale in cui hai prestato la testimonianza, ritratti il falso non oltre la chiusura del dibattimento e prime delle arringhe finali [1].

Stesso discorso vale per le cause civili, dove il testimone potrà manifestare la verità delle dichiarazioni prima che sia pronunciata sentenza definitiva, anche se non irrevocabile, per tale intendendosi qualsiasi pronuncia (sentenza o ordinanza che sia), con esclusione dei soli provvedimenti intervenuti in corso di giudizio e non riguardanti la questione controversa, ma elementi processuali.

Come deve essere eseguita la ritrattazione?

Ovviamente, la ritrattazione deve rispettare determinate condizioni per evitare che la falsa testimonianza sia considerata punibile. E infatti La ritrattazione deve consistere in una smentita non equivoca del fatto falso oggetto della deposizione e nella manifestazione del vero, tramite una fedele esposizione degli avvenimenti che hanno formato oggetto della testimonianza tale da ripristinare in pieno la verità [2].

Pertanto, non può integrare la ritrattazione una dichiarazione che, pur volta a minimizzare le conseguenze processuali della testimonianza, sostanzialmente confermi il precedente racconto, o la mera insinuazione del dubbio sulla veridicità della prima deposizione che, tuttavia, non escluda la circostanza dichiarata con la prima deposizione. Allo stesso modo, non costituisce ritrattazione una ammissione solo parziale dei fatti veri o la sostituzione della versione falsa con la generica affermazione di non ricordare bene a causa del tempo trascorso.


note

[1] Art. 376, cod. pen.

[2] Cass. pen. n. 38529/2018 del 04.05.2018


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube