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Devo dire a mia moglie quanto guadagno?

31 Marzo 2019
Devo dire a mia moglie quanto guadagno?

Che succede se uno dei due coniugi apre un conto senza dire nulla all’altro? Bisogna rivelare al marito o alla moglie la propria busta paga?

Quando si parla di fedeltà tra coniugi si pensa quasi sempre alla sfera sentimentale e sessuale ma non a quella patrimoniale. Eppure esiste anche l’infedeltà finanziaria di cui si macchia chi nasconde i propri soldi o i conti correnti al partner. Sul punto, i luoghi comuni si sprecano. C’è chi pensa che i risparmi del coniuge siano, in realtà, anche dell’altro quando la coppia è in regime di comunione dei beni; e chi invece sostiene che i frutti del lavoro individuale restino di esclusiva proprietà di chi se li è procacciati. Qual è la verità? Esiste un obbligo di trasparenza in merito alle proprie disponibilità patrimoniali? Che risposta va data al marito che si chiede: devo dire a mia moglie quanto guadagno?

Questi temi, di cui spesso non si parla apertamente, sono in realtà uno dei principali motivi di scoglio tra coniugi, ormai orientati a creare una divisione netta dei rispettivi portafogli.

Cerchiamo allora di capire cosa dice la legge in proposito: esiste un obbligo di trasparenza che impone alla coppia di giocare a carte scoperte e di rivelare l’uno all’altro le proprie possibilità economiche? L’uomo deve far vedere la busta paga alla donna se questa pretende di vederla? E quest’ultima è libera di spendere come vuole i soldi che ha sul conto corrente, senza destinare nulla alla casa e alla famiglia? Se il marito o la moglie decide di aprire un conto corrente e non lo rivela all’altro cosa rischia? E cosa succede ai soldi risparmiati e non ancora spesi nel momento in cui la coppia si separa? Cerchiamo di fare il punto della situazione e di fornire una risposta a tutte queste interessanti domande.

Esiste la fedeltà finanziaria?

A ben leggere la norma del Codice civile che fissa i diritti e doveri dei coniugi [1] si scopre che questa parla genericamente di un obbligo di fedeltà, senza specificare a quale tipo di fedeltà si riferisca. È chiaro che la nostra società pensi unicamente a quella fisica e affettiva. Ma non è così. Il concetto di fedeltà coniugale è molto più ampio e comprende una dedizione fisica (quindi il dovere di non sottrarsi ai rapporti sessuali se non per validi motivi) e spirituale. Quest’ultima nozione si comprende meglio leggendo più in là l’articolo in questione, che parla anche di un dovere di assistenza morale e materiale. Marito e moglie si sposano promettendosi non solo reciproco conforto nei momenti di bisogno e di malattia, ma anche di aiutarsi a vicenda economicamente e di contribuire, in misura proporzionale alle rispettive capacità, ai bisogni della famiglia.

Dunque, la legge non dice di rivelare al coniuge i propri redditi, ma impone di destinare una parte di questi ai bisogni del nucleo familiare.

La privacy sui redditi del coniuge esiste?

Di recente, numerosi giudici hanno ammesso l’esistenza di un vero e proprio diritto, in capo a ciascun coniuge, di farsi rilasciare dall’Agenzia delle Entrate una copia della dichiarazione dei redditi dell’altro. Ma ciò solo se sussiste un valido motivo: nella specie quello alla difesa in giudizio in caso di separazione o divorzio. Questi dati risultano infatti fondamentali per sapere in che misura chiedere il mantenimento all’ex o se l’assegno debba essere sottoposto a revisione. Leggi sul punto Posso avere la dichiarazione dei redditi del coniuge dal fisco?

Fuori da questa ipotesi è dunque possibile parlare di una privacy sui redditi del coniuge e nessuno dei due può chiedere all’amministrazione di rivelare quanto guadagna l’altro.

I soldi sul conto sono in comune?

Per le coppie in separazione dei beni non vi è dubbio che i rispettivi redditi siano distinti e separati. Ciascuno è proprietario dei propri conti, dei propri risparmi e di tutti i beni acquistati con tali soldi.

Nelle coppie in comunione dei beni le cose sono parzialmente diverse. Finché non vengono spesi, i soldi sono di proprietà di chi li ha guadagnati e l’altro non può rivendicare, ad esempio, un prelievo dal conto altrui. Se il denaro viene utilizzato per acquistare un bene, questo però entra in comunione e ciascuno ne è proprietario al 50%, a meno che non si tratti di beni di uso personale (ad esempio abiti) o destinati al lavoro (ad esempio un computer). Infine, nella coppia in comunione dei beni che decide di separarsi, i soldi ancora presenti a tale data sui rispettivi conti correnti devono essere divisi al 50%.

Si deve rivelare al coniuge i soldi, la busta paga e i conti correnti di cui si è proprietari?

Tornando al tema da cui siamo partiti, vediamo quali obblighi di trasparenza esistano nella coppia sposata, a prescindere che questa abbia optato per il regime di comunione o separazione dei beni. Come detto, la legge impone a ciascun coniuge la contribuzione e partecipazione economica alle esigenze della famiglia in proporzione alle rispettive capacità economiche. Un obbligo di trasparenza vera e propria non esiste. Se anche, quindi, non viola la legge il coniuge che apre un conto senza dire nulla all’altro, l’illecito si può configurare poi, a conti fatti, se tali soldi non vengono in parte destinati alle necessità comuni. Quindi si può chiedere la separazione con addebito a carico del marito o della moglie che accumula una sostanziosa ricchezza tacendolo all’altro e obbligandolo a un tenore di vita notevolmente inferiore.


note

[1] Art. 143 cod. civ.

Autore immagine donna con binocolo guarda euro di Brazhyk


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