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Coppia senza figli: a chi la casa dopo la separazione?

31 Marzo 2019
Coppia senza figli: a chi la casa dopo la separazione?

Le regole sull’assegnazione della casa coniugale se marito e moglie non hanno avuto figli o se questi sono ormai grandi e indipendenti.

Quando una coppia si separa, i motivi di litigio sono principalmente legati alle questioni di natura economica ossia al mantenimento e all’assegnazione della casa coniugale. Del primo abbiamo parlato spesso nelle pagine di questo giornale. Ad esempio in Mantenimento all’ex: quando spetta, abbiamo spiegato che l’assegno mensile scatta solo in presenza di una sostanziale disparità economica tra i coniugi e sempre che quello più povero sia, non per propria colpa, in condizione di non potersi mantenere (ad esempio per via dell’età, della salute, della formazione scolastica, per aver sempre badato alla famiglia e ai figli, tenendosi lontano dal mondo del lavoro, ecc.).

Il secondo aspetto – quello dell’assegnazione della casa coniugale – riguarda invece la decisione del giudice di assegnare l’utilizzo dell’immobile, che è stato l’ultima residenza della famiglia, al coniuge che non è il proprietario e presso il quale i figli andranno a vivere. Ma in caso di coppia senza figli, a chi va la casa dopo la separazione? La risposta è piuttosto semplice, ma per capirla bisogna anche comprendere quali sono le finalità di questo “istituto giuridico” e a cosa è diretto.

A chi va la casa coniugale?

Il giudice assegna la casa coniugale al coniuge – che non ne è proprietario – presso il quale sono stati collocati i figli ancora minorenni o maggiorenni e non ancora autosufficienti. Lo scopo di tale provvedimento è garantire alla prole della coppia separata o divorziata di continuare a vivere nello stesso luogo ove risiedevano quando ancora i genitori stavano insieme. E ciò per non arrecare loro ulteriori traumi oltre a quello della crisi familiare. Tanto è vero che, non appena i figli diventano indipendenti o decidono di andare a vivere da soli, la casa coniugale ritorna al legittimo proprietario.

Per fare un esempio, immaginiamo una coppia, marito e moglie, che si separi. Il figlio, ancora sedicenne, va a vivere – per disposizione del giudice – con la madre (così come spesso succede). La casa in cui la famiglia risiedeva era stata in precedenza acquista dal padre che, sebbene in comunione dei beni, l’aveva pagata con denaro proprio. Il giudice, nonostante la comunione sull’immobile in pari quota (il marito e la moglie ne sono proprietari al 50%), ne assegnerà l’utilizzo alla donna, in quando genitore collocatario del figlio.

Lo stesso discorso vale anche nel caso in cui l’appartamento sia interamente di proprietà del marito, per essere la coppia in regime di separazione dei beni. Nulla cambia, infatti, in tale ipotesi poiché ciò che conta è che l’assegnazione della casa sia in favore del genitore presso cui vanno a vivere i figli.

Ma cosa succede allora nell’ipotesi di coppia senza bambini o con figli già adulti?

Coppia senza figli o con figli adulti: a chi va la casa?

Abbiamo appena detto che scopo dell’assegnazione della casa coniugale al coniuge non proprietario è di consentire ai figli, collocati presso quest’ultimo, di continuare a crescere all’interno delle quattro mura domestiche, non doversi trasferire, non cambiare probabilmente scuola e amicizie.

Nell’ipotesi in cui non vi sia l’esigenza di tutelare l’interesse dei minori – perché la coppia non ha avuto figli o perché questi sono già indipendenti e vivono da soli – allora il giudice non ha potere di assegnare la casa all’altro coniuge (ad esempio la moglie), anche se questi non ha la disponibilità economica per pagare un affitto. Ciò perché l’assegnazione dell’appartamento non è una misura di sostegno del reddito di chi è, all’interno della coppia, più povero. Della condizione economica di quest’ultimo, tutt’al più, il giudice potrà tenere conto ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento, che verosimilmente sarà più alto (tenendo comunque conto delle possibilità dell’altro coniuge).

Dunque, per fare un altro esempio, in una coppia senza bambini, se la moglie è disoccupata e non ha dove andare a vivere dopo la separazione, il giudice non potrà garantire la casa del marito ma potrà onerare quest’ultimo di un assegno mensile più elevato al fine di garantire un sostegno economico anche ai fini di un affitto.

Casa in affitto: a chi va?

Si tenga infine conto che le stesse regole sull’assegnazione della casa coniugale di proprietà di uno dei due coniugi si applicano anche se l’appartamento dovesse essere in affitto. In tale ipotesi, infatti, nel contratto subentrerà il coniuge con cui restano a vivere i figli mentre l’altro dovrà fare le valige e andare altrove.

Cos’è la casa coniugale?

In presenza di una coppia con più immobili di proprietà, l’assegnazione della casa non può ricadere su uno qualsiasi, a scelta del coniuge proprietario o di quello affidatario, ma deve per forza riguardare la casa che è stata la dimora abituale della famiglia, quella cioè dove, per gran parte dell’anno, i coniugi hanno vissuto con i figli. Quindi, ad esempio, non sarà la casa al mare o in montagna, o quella acquistata per uso investimento, ma quella di residenza della coppia.



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