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Parcella avvocato esagerata: quali conseguenze

3 Gennaio 2018
Parcella avvocato esagerata: quali conseguenze

Vediamo cosa rischia l’avvocato che gonfia la parcella, affrontando questioni che esulano dal mandato conferito

«Avvocato, grazie di tutto: Lei è impagabile». Il più delle volte, l’avvocato che si sente dire queste parole sa già che il termine «impagabile» verrà applicato alla lettera e che, oltre ai ringraziamenti, non riceverà alcun compenso per il lavoro svolto . Se questo è vero ed è alla base del declino della professione forense, non mancano casi in cui i clienti si vedano recapitare parcelle esagerate, sproporzionate rispetto all’attività svolta ed a quanto concordato. Cosa succede in questi casi? Quali conseguenze per l’avvocato che gonfia la parcella? A tanto risponderemo nel presente articolo sulla base di due recentissime sentenze emesse dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite.

L’obbligo del preventivo scritto

Prima di rispondere all’interrogativo che ci siamo posti è bene sapere che gli avvocati hanno l’obbligo di fornire al cliente un preventivo scritto al momento del conferimento dell’incarico. L’obbligo è stato introdotto da una recentissima legge entrata in vigore il 29 agosto 2017 [1]. Sul punto è bene sapere che l’obbligo del preventivo scritto non vale solo per gli avvocati, ma per tutti i professionisti. Dunque, per intenderci, per tutti coloro che abbiano dei clienti e ricevano degli incarichi professionali (architetti, ingegneri, commercialisti, ecc.).

Preventivo scritto obbligatorio: cosa deve contenere

Il preventivo scritto, che può essere anche digitale, deve essere un preventivo di massima da consegnare al cliente al momento del conferimento dell’incarico. Il preventivo, dunque, non può considerarsi valido se rappresentato solo in via verbale. Ed infatti, la forma scritta o digitale del preventivo da consegnare al cliente al momento del conferimento dell’incarico esclude la validità dei preventivi verbali. Il riferimento alla forma digitale rimanda comunque alla discrezionalità del professionista circa la forma da utilizzare, comprendendo qualsiasi documento di natura elettronica incluse e-mail e relativi allegati.

Devono essere chiariti al momento del conferimento dell’incarico i seguenti punti, che andranno, poi, redatti in forma scritta:

  • il compenso per le prestazioni professionali;
  • il grado di complessità dell’incarico fornendo anche tutte le informazioni su oneri ipotizzabili fino alla fine dell’incarico;
  • nel preventivo vanno indicati i dati della polizza assicurativa per danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale;
  • il compenso, inoltre, deve essere adeguato alla complessità dell’incarico e va pattuito per singole prestazioni.

 Quali conseguenze per l’avvocato che gonfia la parcella

La mancata formulazione del preventivo non porta ad alcuna sanzione anche se l’inadempimento potrebbe assumere rilevanza da un punto di vista deontologico. L’introduzione del preventivo serve a rendere il rapporto con il cliente più trasparente poiché questi, saputi i prezzi che dovrà sostenere, potrà decidere se andare avanti o meno con il conferimento dell’incarico al professionista. Ma cosa succede se, a seguito dell’incarico ricevuto, l’avvocato emette una parcella esagerata? Ecco la risposta.

L’avvocato deve essere diligente e competente, ma prima di tutto leale ed onesto. Deve, dunque, svolgere fedelmente il mandato ricevuto, agendo esclusivamente a tutela del proprio assistito. È molto importante, inoltre, che il legale si mantenga nei limiti dell’incarico conferito dal cliente e non compia attività che esulino da esso al solo scopo di pretendere, poi, un conto più salato.

Attenzione, dunque, alle parcelle “gonfiate” che  potrebbero essere  motivo di  conseguenze molto gravi per gli avvocati.

È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite che, con una recente pronuncia [2],  ha stabilito la sanzione della sospensione trimestrale per un avvocato che aveva “truccato” la sua parcella.

Nel caso di specie, stando all’incarico che il cliente gli aveva conferito, il legale avrebbe dovuto svolgere solo un’attività di valutazione in ordine alle possibili azioni da intraprendere in futuro. Il legale, tuttavia, eccedendo arbitrariamente  il proprio mandato, aveva posto in essere tutta una serie di attività ulteriori (quali la predisposizione di documenti e l’impugnazione di atti), affrontando questioni che nulla avevano a che fare con quanto concordato con il cliente. Evidente che tali attività, del tutto inutili per il proprio assistito e per di più non richieste, erano state predisposte al solo fine di pretendere, poi, una parcella più esosa dal cliente, che, vistosi recapitare un conto così sproporzionato, ha pensato bene di “denunciare” l’accaduto con un apposito esposto. Ebbene, valutata la questione, il Consiglio Nazionale Forense (Cnf) ha pronunciato, nei confronti del legale, un provvedimento disciplinare condannandolo a tre mesi di sospensione dalla professione. Del tutto inutile il ricorso dell’avvocato in Cassazione, la quale – schierandosi dalla parte del cliente – ha confermato la sanzione disciplinare:  l’avvocato che gonfia la parcella, affrontando questioni che esulano dal mandato conferito, deve essere punito con la sospensione.

Analoga sanzione ha disposto la Corte di Cassazione a sezioni Unite pronunciandosi con una sentenza ancora più recente [3]:  anche in questo caso l’avvocato, “colpevole” di essersi occupato di questioni esorbitanti rispetto all’incarico ricevuto, è stato sospeso per tre mesi dall’attività lavorativa.


note

[1] L. n. 124 del 04.08.2017.

[2] Cass. Sez. Uni., ordinanza n. 17115 del 11.04.2017.

[3] Cass. Sez. Uni., sent n. 31227 del 29.12.2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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1 Commento

  1. Quanto si dovrebbe spendere per una causa su un abuso edilizio(ripostiglio)
    Finita poi con la conciliazione dei due contendenti,senza fare quindi nessuna udienza?

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