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Mantenimento tra conviventi

21 Aprile 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Aprile 2019



La nuova disciplina prevista per il mantenimento nelle coppie di fatto; la differenza tra mantenimento e alimenti; i contratti di convivenza; misura e durata degli alimenti; i soggetti obbligati a versare gli alimenti. 

Tu e la tua compagna convivete. Ma se vi lasciate, sei tenuto a pagarle gli alimenti? Ti stai chiedendo se ci sono differenze tra convivenza e matrimonio in relazione al mantenimento? Per richiedere gli alimenti al tuo ex convivente, devi iniziare una causa? Dopo una lunga gestazione durata circa trent’anni, nel 2016 [1] si è avuta una regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e delle convivenze di fatto omo ed eterosessuali. La nuova disciplina legislativa ha ampliato notevolmente i diritti dei conviventi di fatto anche in caso di cessazione del rapporto. Tuttavia, le coppie non sposate che si separano, non godono degli stessi benefici che sono riconosciuti a due coniugi. Pertanto, sorge spontaneo chiedersi se esistono obblighi di mantenimento tra conviventi. Infatti, se in caso di separazione di una coppia sposata il giudice può obbligare il coniuge che si trova in una situazione economica più agiata a versare l’assegno di mantenimento periodico all’ex partner, qualora questi non avesse redditi adeguati tali da consentirgli il mantenimento del tenore di vita precedente, lo stesso non avviene nel caso di coppie di fatto. Ma esaminiamo la problematica in maniera più dettagliata.

Tipologie differenti di convivenza

Grazie alle modifiche apportate dalla nuova disciplina del 2016, oggi la convivenza può realizzarsi in tre modi differenti:

  • una semplice convivenza di fatto, per cui la coppia convive in maniera stabile e continuativa;
  • una convivenza regolata da un contratto di convivenza;
  • una convivenza registrata attraverso una dichiarazione ad hoc, presentata dalla coppia all’anagrafe del Comune di residenza.

Contratto di convivenza

Nel secondo dei casi sopra elencati, i conviventi stipulano tra loro un contratto di convivenza al fine di regolare i propri rapporti economici [2]. All’interno di detto contratto possono stabilire ciò che meglio preferiscono, ivi compreso il pagamento di un mantenimento in caso di separazione.

Il contratto deve essere redatto, a pena di nullità, in forma scritta, con atto pubblico o scrittura privata e sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato, i quali devono attestarne la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico.

Il suo contenuto è indicato espressamente dal legislatore e perciò tale contratto deve contenere:

  • l’indicazione della residenza;
  • le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo;
  • il regime patrimoniale della comunione dei beni, così come disciplinato dal Codice civile [3].

Da ciò consegue che le coppie conviventi posto che possono adottare come regime patrimoniale solo quello della comunione dei beni, possono però regolare liberamente le modalità di contribuzione alle necessità della vita comune, vale a dire come vanno divisi i costi della quotidianità, chi ed in che modo si fa carico delle varie voci di spesa, nonché l’accantonamento e l’utilizzazione di risparmi.

Esempio: Tizio e Caia, conviventi,  si rivolgono al proprio avvocato di fiducia affinché questi rediga un contratto, che regolamenti i rapporti economici tra loro sussistenti. In tale atto fissano la propria residenza in Milano e stabiliscono che dal momento della sottoscrizione del contratto, tutti gli acquisti effettuati saranno di proprietà comune. Inoltre, stabiliscono che entrambi provvederanno alle spese ordinarie (spesa alimentare, utenze della casa, condominio, ecc.) e a quelle straordinarie (manutenzione e riparazione dell’abitazione, viaggi, spese sanitarie per ricoveri ospedalieri e operazioni, ecc.) in ragione della metà ciascuno e che mensilmente dovranno versare la somma di € 200 ( € 100 ciascuno) sul conto bancario cointestato.

Convivenza registrata

La coppia può anche recarsi al Comune e registrare la convivenza. I due conviventi devono dichiarare all’ufficio anagrafe di costituire una coppia di fatto e di coabitare nella stessa casa.

La dichiarazione può essere sottoscritta di fronte all’ufficiale d’anagrafe o inviata tramite fax o per via telematica.

I dichiaranti possono in questo modo ottenere il certificato di stato di famiglia e acquistano una serie di diritti (ad esempio il diritto ad ottenere il risarcimento del danno nell’ipotesi in cui qualcuno provochi la morte del partner in un incidente stradale, ecc.), tra i quali rientra anche quello agli alimenti (non l’assegno di mantenimento che spetta solo se stabilito con un contratto di convivenza).

Quindi, se la coppia si separa saranno dovuti gli alimenti ma solo in presenza di determinate condizioni, che vedremo di qui a poco.

Mantenimento e convivenza

Prima dell’entrata in vigore delle disciplina del 2016 si riteneva che tra i conviventi non sussistesse alcun diritto reciproco al mantenimento né durante la convivenza né tanto meno dopo la sua cessazione.

La nuova legge pur avendo disciplinato vari aspetti ed effetti delle convivenze, non ha previsto un automatico diritto al mantenimento per i conviventi che si lasciano, salvo l’ipotesi in cui lo stesso sia stato previsto nel contratto di convivenza. In detto contratto infatti, i coniugi possono stabilire il pagamento di una somma di denaro (periodico o in un’unica soluzione) a tutela del soggetto economicamente più debole.

Si tratta, insomma, di un mantenimento vero e proprio, equiparabile a quello previsto per le coppie sposate che scatta, però, solo se previsto di comune accordo dai partner.

Pertanto, se per le coppie sposate, in caso di mancato accordo sull’ammontare del mantenimento, sarà il giudice a stabilirne l’importo che va versato all’ex con il reddito più basso, per le coppie conviventi il giudice potrà condannare al versamento del mantenimento solo se previsto nel contratto di convivenza.

Più precisamente nel contratto di convivenza la coppia potrà accordarsi sull’ammontare del mantenimento oltre che sulle modalità di pagamento ( ad esempio a rate o in un’unica soluzione), sulla durata (ad esempio per un periodo proporzionale o pari a quello della durata della convivenza) e sulle modalità di pagamento ( tramite assegno o bonifico bancario/postale).

Esempio: Tizio e Caia, conviventi, stipulano un contratto di convivenza nel quale stabiliscono che in caso di separazione, il primo versi alla seconda la somma mensile di € 300 a titolo di mantenimento, tramite bonifico bancario, per un periodo pari alla durata della convivenza. Quindi, se la convivenza  dura 6 anni, il mantenimento dovrà essere versato per 6 anni.

Alimenti e convivenza

Per le coppie che registrano la propria unione in Comune e per quelle di fatto, la Legge del 2016 ha stabilito l’obbligo di versare gli alimenti a carico della parte economicamente più debole solo in presenza di determinate condizioni, cioè qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento [4].

La norma non richiede, perché sorga l’obbligo alimentare, una sproporzione tra i redditi delle due parti, ma un vero e proprio stato di necessità, cui deve aggiungersi l’impossibilità di provvedere al proprio mantenimento. Deve trattarsi quindi di uno stato di bisogno cui la parte non possa autonomamente sopperire, facendo ricorso alle proprie risorse lavorative o di altra natura.

Esempio: Tizio e Caia convivono ormai da anni e hanno provveduto alla registrazione della convivenza all’anagrafe del Comune di residenza. Tuttavia, a causa di insanabili contrasti, decidono di separarsi. Caia è disoccupata e non può più lavorare per una grave malattia. Tizio pertanto, sarà tenuto a versare gli alimenti all’ex convivente poiché la stessa si trova in uno stato di bisogno e non può provvedere da sé al proprio sostentamento.

Durata e misura degli alimenti

Gli alimenti non spettano a tempo indeterminato ma sono assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza. L’obbligo di versare il mantenimento pertanto, durerà tanto di più, quanto più lungo è stato il periodo in cui i due soggetti hanno convissuto.

Per quanto attiene alla misura degli alimenti, la stessa va determinata secondo quanto dispone il codice civile [5], cioè in maniera proporzionale al bisogno di chi li domanda e alle condizioni economiche di chi deve somministrarli.

Quindi, da un lato bisogna tenere conto dell’effettivo stato di necessità del soggetto che deve percepire gli alimenti e dall’altro delle possibilità economiche di colui che deve versarli. In ogni caso gli alimenti non dovranno superare quanto sia necessario per la vita di chi li percepisce, avuto riguardo alle sue precedenti abitudini di vita e al contesto economico-sociale in cui lo stesso vive.

I soggetti obbligati a prestare gli alimenti

Se vi sono altri familiari il convivente sarà tenuto al pagamento degli alimenti in favore dell’ex partner solo nel caso in cui quest’ultimo abbia tentato di ottenerlo prima ma senza successo, dagli altri soggetti obbligati, che sono espressamente indicati dal codice civile [6]. Più precisamente la richiesta deve essere stata formulata prima al coniuge, ai figli, anche se adottivi, ai genitori, agli ascendenti adottanti, ai generi e nuore, al suocero e alla suocera, se presenti. I conviventi precedono solo i fratelli e le sorelle.

Esempio: Tizio e Caia, conviventi, si separano. Caia ha diritto a ricevere gli alimenti trovandosi in uno stato di bisogno economico. Pertanto, si rivolge al figlio avuto da un precedente matrimonio ma con esito negativo. Non avendo più i genitori e non essendo presenti gli altri familiari tra quelli obbligati per legge, si rivolge a Tizio. Quest’ultimo sarà tenuto al pagamento, venendo prima del fratello dell’ex convivente, secondo l’ordine stabilito dal legislatore italiano.

A quali convivenze si applica la nuova disciplina?

La domanda degli alimenti può essere proposta solo per quelle convivenze che sono cessate dopo l’entrata in vigore della normativa del 2016. Pertanto, se la convivenza ha avuto termine prima di quella data non troverà applicazione quanto previsto dalla nuova legge.

Domanda giudiziale per gli alimenti

La domanda per gli alimenti deve essere proposta innanzi al tribunale tramite atto di citazione: la competenza spetta al giudice ordinario in composizione monocratica, senza intervento del pubblico ministero. La controversia in materia di alimenti è regolata dal Codice civile [7] e da quello di procedura civile [8].

note

[1] L. n. 76/2016 (Legge Cirinnà).

[2] Art. 1 co. 50 e ss. L. 76/2016.

[3] Cod. civ. libro I titolo VI capo VI sez. III.

[4] Art. 1 co. 65. L. n. 76/2016.

[5] Art. 438 co. 2 cod. civ.

[6] Art. 433 cod. civ.

[7] Art. 433 e ss cod. civ.

[8] Art. 163 e ss cod. proc. civ.

Autore immagine: mantenimento tra conviventi di Mladen Mitrinovic


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