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La collazione

21 Aprile 2019 | Autore: Lorena Parma


La collazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Aprile 2019



Collazione di beni mobili e immobili, fondi e donazioni. I soggetti e gli oggetti interessati. Le eccezioni, le incompatibilità e l’eventuale dispensa. 

Non è sempre facile capire come devono essere suddivise le proprietà di una parente defunto, specialmente se il nostro caro ha fatto a noi o ad altri eredi delle donazioni quando era ancora in vita. Motivo per cui, purtroppo, molto spesso nascono litigi e contenziosi assai sgradevoli e dolorosi, che è meglio evitare il più possibile. Con questo articolo, capiremo cos’è la collazione, chi e cosa coinvolge, i casi in cui non può essere applicata e la possibilità della dispensa. Faremo anche degli esempi pratici.

Cos’è la collazione?

Prima di tutto, è utile sapere esattamente in cosa consiste la collazione. Essa è, in parole povere, la riconsegna da parte degli eredi delle eventuali donazioni ricevute dal defunto (quando era ancora vivo) all’interno del patrimonio ereditario. Ad esempio, se Caio aveva ricevuto dal padre €10.000 come donazione, alla morte del padre Caio deve restituire al patrimonio ereditario quei €10.000, in modo da rendere più equa la suddivisione dell’eredità (facendo in modo che Caio e suo fratello Sempronio ricevano parti uguali di eredità).

Questo istituto ha lo scopo di rimuovere le disparità di trattamento tra eredi, perché quanto ricevuto come donazione viene considerato un’anticipazione dell’eredità (quindi, da restituire al momento della suddivisione del patrimonio, o da scalare da quanto si dovrà ricevere ora). A meno che il defunto non dispensi gli eredi dalla riconsegna.

I soggetti interessati sono il coniuge del defunto, i figli e i loro discendenti, a patto che abbiano accettato l’eredità e che il caro estinto non li abbia dispensati dalla collazione. Come vedremo, riguardo ai beni coinvolti dalla collazione esistono norme specifiche, a seconda del tipo e del valore.

La collazione in natura e per imputazione

Altre due definizioni utili sono quelle dei due tipi di collazione esistenti. La collazione in natura consiste nella riconsegna al patrimonio ereditario dello stesso bene ricevuto in donazione. Ad esempio, la riconsegna di un appartamento nella sua interezza e fisicità.

Al contrario, la collazione per imputazione indica la restituzione dell’equivalente in denaro del bene ricevuto in donazione, considerando il valore che il bene ha al momento dell’apertura della successione [1]. Ad esempio, la riconsegna di €300.000 in denaro al posto dell’appartamento sopra citato.

La collazione dei beni immobili

Riguardo ai beni immobili, essi possono esser riconsegnati sia in natura sia per imputazione. La scelta sta all’erede donatario e, essendo un’obbligazione alternativa, una volta comunicata agli altri eredi la decisione diventa irrevocabile. Se si sceglie di restituire il bene in natura, questo smette di essere di di proprietà dell’erede ed entra in comunione con il coniuge del defunto e gli altri discendenti.

Se si sceglie la collazione per imputazione, il valore dell’immobile è stabilito al momento dell’apertura della successione. Eventuali cambiamenti causati dal calo del potere d’acquisto della moneta o da altri eventi successivi saranno irrilevanti. Se l’immobile è stato ipotecato o alienato in altri modi, la collazione si deve fare solo per imputazione.

Esiste una disparità di trattamento tra i due tipi di collazione, poiché nel caso di quella in natura la valutazione del bene viene fatta al momento della restituzione (perciò successivamente, rispetto a quella per imputazione). Quindi è possibile che, a seconda del tipo collazione scelta, il patrimonio ereditario venga arricchito o impoverito dall’immobile restituito.

Ad esempio, se un bene riconsegnato per imputazione ha valore €100.000 (in base alla valutazione data al momento dell’aperta successione), lo stesso bene riconsegnato in natura può valere €150.000 oppure €70.000 (a seconda delle oscillazioni di mercato che intervengono al momento della stima, posticipato rispetto all’aperta successione).

La collazione dei beni mobili

Diversamente dagli immobili, i beni mobili possono essere restituiti solo per imputazione. In caso di beni che si consumano (e che l’erede ha già consumato), viene scalato dall’eredità dovuta il valore che i beni avrebbero al momento dell’apertura della successione. In questa categoria rientrano tutti i beni che si possono utilizzare solo una volta, poiché con l’uso esauriscono la propria funzione. Invece, in caso di beni soggetti a deperibilità, si calcola il valore degli stessi in base al loro stato attuale [2].

Ad esempio, se un’automobile al tempo della donazione valeva €20.000 e ora vale €2000, si considera quest’ultima cifra ai fini della collazione.

Per quel che riguarda i titoli di Stato, i titoli quotati in Borsa e altre derrate e merci valutate da mercuriali (anch’essi definiti come beni mobili), il loro valore viene calcolato in case ai listini di Borsa e delle mercuriali al momento dell’apertura della successione [3].

È utile sottolineare che la collazione ha per oggetto tutto ciò che è stato donato dal defunto ai suoi discendenti e al coniuge, per via diretta e indiretta, a patto però che la donazione sia valida (altrimenti è come se non fosse mai avvenuta). In particolare, sono considerate donazioni le intestazioni di beni a nome altrui e i negozi misti con donazione, per la parte donata (cioè i casi in cui il defunto ha venduto a un erede un bene a prezzo molto più basso rispetto al valore di mercato, con lo scopo manifesto di fare arricchire quest’ultimo, che diventa donatario).

Anche quanto donato per soddisfare premi di assicurazioni sulla vita degli eredi è soggetto a collazione, così come le cifre pagate per sanare debiti contratti dagli eredi.

La collazione si applica anche alle donazioni di modico valore, tranne quelle fatte al coniuge: in questo caso, il coniuge superstite non è tenuto a riconsegnare nulla [4].

La collazione: eccezioni e donazioni esenti

Esistono alcuni casi particolari, a cui la collazione non può essere applicata [5]. Innanzitutto, sono esclusi da collazione gli atti a titolo gratuito (poiché per la legge non sono considerati donazioni vere e proprie). Inoltre, tra le donazioni esenti da collazione troviamo: le spese per il mantenimento e l’educazione, quelle per l’eventuale malattia, l’abbigliamento, le nozze, le liberalità e i servizi per occasioni, feste e usanze (ad esempio, i regali di Natale e per il compleanno…).

Anche il ricavato ottenuto da una società contratta senza frode con uno o più eredi è esente da collazione, a patto che le condizioni di questa società siano state messe per iscritto in un atto recante data certa. Le spese per il corredo nuziale e per l’istruzione artistica o professionale possono essere soggette a collazione solo se superano di molto la misura normale (anche tenendo conto della situazione economica del defunto).

Sono esenti da collazione anche le donazioni fatte da un erede ai propri discendenti o al coniuge. Inoltre, se il defunto ha fatto una donazione a due coniugi (di cui uno è suo discendente), allora è soggetta a collazione solo la parte donata al coniuge discendente.

Collazione: incompatibilità

La collazione presuppone che esista una somma ereditaria da suddividere, a cui restituire le donazioni ricevute. Se questa somma non c’è (perché è stata tutta esaurita tramite donazioni o legati) è impossibile applicare la collazione. A meno che tutti gli eredi riconsegnino ciò che hanno ricevuto e ridividano tutto l’insieme in parti uguali. In questo modo, si eliminerebbero eventuali disparità tra eredi.

Ad esempio, se la moglie del defunto aveva ricevuto €30.000, il primo figlio aveva ricevuto €20.000 e il secondo figlio €10.000, si potrebbe procedere così: tutti e tre gli eredi potrebbero riconsegnare le proprie donazioni (formando un totale di €60.000), e poi potrebbero suddividere di nuovo il totale in parti uguali (€60.000/3 = €20.000 a testa). In questo modo, si eviterebbero ingiustizie e dissapori tra i membri della famiglia.

Inoltre, la collazione è incompatibile anche con il caso in cui il testatore abbia provveduto in anticipo a suddividere il patrimonio, ad esempio attraverso dei legati. Il legato è una disposizione inserita nel testamento, attraverso cui il testatore distribuisce a uno o più beneficiari i beni e/o i diritti dell’eredità. Questa disposizione avviene “a titolo particolare”, e il beneficiario è chiamato legatario.

Il legato si distingue dalla normale eredità perché il primo caso coinvolge beni o diritti prestabiliti (mentre l’eredità riguarda la ricezione di una parte del patrimonio non stabilita in precedenza). Ad esempio, con il legato si può disporre che un erede riceva il denaro investito in un determinato fondo; nel caso dell’eredità, invece, ogni erede riceverà una quota del patrimonio, senza sapere a quale fondo di investimento è appartenuto.

Caso particolare: eredi esterni alla famiglia

Eventuali eredi non appartenenti alla famiglia del defunto sono esclusi dalla collazione. Perciò, in quel caso si dovranno creare due masse ereditarie: una dedicata agli eredi esterni (semplicemente da suddividere) e una dedicata ai discendenti (soggetta ai procedimenti della collazione).

Ad esempio, se il defunto vuole devolvere €20.000 a  due associazioni benefiche (non soggette a collazione) e il totale del suo patrimonio è €100.000 si procede così: si isolano i €20.000 e si dividono semplicemente tra le due associazioni; i restanti €80.000 destinati alla famiglia verranno trattati come abbiamo descritto sopra.

Nel caso, invece, di morte di una coppia o di un parente senza figli, consigliamo di guardare il video che si trova sotto questo articolo.

La dispensa dalla collazione

La dispensa evita ai discendenti del defunto di dover restituire le donazioni ricevute [6]. Essa è valida nel caso in cui le donazioni non superino in quantità la somma ereditaria, altrimenti si può applicare la collazione alla parte eccedente.

Ad esempio, se il totale del patrimonio da suddividere è €10.000 e uno dei figli ha ricevuto €15.000 in donazioni, per quei €5000 che eccedono il patrimonio può essere applicata la collazione (anche se il figlio è stato dispensato). Inoltre, è opinione diffusa nella dottrina che la dispensa sia sempre revocabile, sia che essa sia contenuta nel testamento, sia che si trovi nell’atto di donazione.

Donazione: quando è valida?

Più sopra si è detto che sono soggette a collazione solo le donazioni considerate valide: vediamo quali sono i criteri che regolano le donazioni. La donazione è un contratto con cui una persona arricchisce un’altra, per spirito di liberalità. Una volta conclusa, è irrevocabile da una delle parti. Affinché sia ritenuta valida, è necessario che venga conclusa sotto il controllo di un notaio, con un atto pubblico e alla presenza di due testimoni.

In mancanza di una o più di queste condizioni, la donazione è nulla (come se non fosse mai avvenuta). Un contratto di donazione può essere revocato solo in due casi: se il donatario compie degli atti gravi nei confronti del soggetto donante o del suo patrimonio; se il donante ha figli o discendenti, o scopre di averne dopo aver concluso la donazione.



Di Lorena Parma

note

[1] Art. 747 cod. civ.

[2] Art. 744 cod. civ.

[3] Art. 750 cod. civ.

[4] Art. 738 cod. civ.

[5] Art. 742 cod. civ.

[6] Art. 737 cod. civ.

Autore immagine: collazione di Cozine


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