Diritto e Fisco | Articoli

Posso cedere o ereditare l’usufrutto?

25 Aprile 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Aprile 2019



Il diritto di usufrutto può essere ceduto oppure può essere acquistato dall’erede dell’usufruttuario? 

L’italiano medio, in un gran numero di casi, viene a conoscenza dell’usufrutto nel momento in cui occorre affrontare il problema di dove far vivere gli anziani genitori. Assai spesso è lo stesso anziano genitore che risolve la questione (soprattutto se c’è scarsità di liquidità) decidendo di donare al proprio figlio ed alla di lui famiglia la proprietà di un appartamento, riservandosi la possibilità di viverci fino alla fine della propria esistenza. Si parla in queste circostanze di nuda proprietà da un lato ed usufrutto dall’altro. Sostanzialmente il genitore vende, o più spesso dona, un’abitazione ad un figlio (cioè la nuda proprietà di essa), ma resta ad abitarvi essendosi riservato, vita natural durante, l’usufrutto su di essa. nell’esempio fatto, il figlio al quale viene donata o venduta la nuda proprietà viene appunto chiamato nudo proprietario perché non potrà usare la cosa per tutto il tempo in cui vi sarà l’usufrutto a favore del genitore. Una volta, poi, che l’usufrutto cesserà (ad esempio quando il genitore non ci sarà più), il nudo proprietario acquisterà tutte le facoltà di un normale proprietario potendo usare la cosa senza alcun limite. In una situazione simile a quella che abbiamo descritto è lecito chiedersi se è possibile cedere o ereditare l’usufrutto; se, cioè, sia possibile da un lato che l’usufruttuario ceda ad altri il godimento della cosa di cui ha l’usufrutto e dall’altro che gli eredi dell’usufruttuario (alla sua morte) possano subentrare all’usufruttuario stesso nel godimento della cosa.

Cos’è l’usufrutto?

E’ necessario iniziare chiarendo innanzitutto cosa sia in effetti l’usufrutto.

Per la legge [1] l’usufrutto è il diritto, spettante all’usufruttuario, di godere ed usare di una cosa di proprietà di altri con il solo limite di non poterne modificare la destinazione economica (ad esempio l’usufruttuario di un terreno agricolo non può trasformarlo in un campo sportivo).

Il proprietario della cosa sulla quale è stato costituito l’usufrutto è definito quindi nudo proprietario proprio perché è privato, per tutta la durata dell’usufrutto, delle tipiche facoltà spettanti al proprietario e, cioè, del potere di godere e di usare la cosa.

Caratteristica fondamentale dell’usufrutto è che ha una durata limitata nel tempo perché, in caso contrario, si verificherebbe una limitazione troppo forte del diritto di proprietà che finirebbe quasi con il non esistere più.

Per legge [2] infatti se l’usufrutto è stato costituito a favore di una persona fisica esso non potrà durare oltre la vita stessa dell’usufruttuario, mentre non potrà avere una durata superiore ai trenta anni se sarà costituito a favore di una persona giuridica, cioè di un’associazione oppure di una società.

L’usufrutto si acquista:

  • in base a contratto, che deve obbligatoriamente avere una forma scritta e deve poi essere trascritto nei registri immobiliari (presso l’odierna Agenzia delle Entrate);
  • per testamento; una persona può, quindi, far nascere su di un bene che fa parte della propria eredità un usufrutto a favore di altra persona (e l’erede resterà nudo proprietario per tutta la vita dell’usufruttuario o per la più limitata durata dell’usufrutto indicata nel testamento);
  • per usucapione (se un soggetto per la durata minima di venti anni si comporta da usufruttuario esercitando il possesso su di un bene senza interruzioni ed in modo pacifico).

L’usufrutto, infine, si estingue (viene cioè ad esaurimento) nei seguenti casi:

  • alla morte dell’usufruttuario, se si tratta di una persona fisica, oppure se sono passati al massimo trenta anni dalla costituzione dell’usufrutto nel caso in cui usufruttuario sia una persona giuridica;
  • se il nudo proprietario e l’usufruttuario vengono a coincidere (può accadere infatti che l’usufruttuario ceda l’usufrutto al nudo proprietario ed allora l’usufrutto si estinguerà);
  • per prescrizione (se per almeno venti anni l’usufruttuario non abbia mai usato e goduto del bene su cui esisteva l’usufrutto);
  • per la distruzione totale del bene;
  • a seguito di sentenza che abbia accertato il verificarsi di un abuso dell’usufruttuario, cioè una grave mancanza dell’usufruttuario rispetto ai propri doveri (essersi ad esempio disinteressato della ordinaria manutenzione);
  • per la rinuncia dell’usufruttuario;
  • per la scadenza del termine: questo vuol dire quindi che all’usufrutto può essere stabilito un termine (indicato nel contratto o nel testamento con cui l’usufrutto è nato). Se, però, non è stato stabilito un termine, abbiamo precisato che l’usufrutto durerà per tutta la vita dell’usufruttuario, se è una persona fisica, mentre durerà trenta anni se usufruttuario è una persona giuridica.

L’usufrutto può nascere per contratto

L’usufrutto può essere ceduto o ereditato?

Nel paragrafo precedente abbiamo detto che l’usufrutto non può avere una durata illimitata e ne abbiamo spiegato le ragioni (il diritto di proprietà finirebbe per l’essere completamente svuotato di contenuto).

E proprio perché non può avere una durata illimitata, l’usufrutto:

  • non può essere trasmesso all’erede: ’usufruttuario, cioè, non può trasmettere con il testamento ai propri eredi l’usufrutto costituito a proprio favore e l’usufrutto non si trasferisce all’erede o agli eredi dell’usufruttuario nemmeno in base alle regole della successione senza testamento, cioè alla successione legittima;
  • può invece essere ceduto ad un terzo: ma il terzo a cui viene ceduto l’usufrutto (per un certo periodo o per la stessa durata massima stabilita per l’usufrutto) vedrà cessare il proprio diritto comunque alla morte del primo usufruttuario (è quindi possibile che l’usufruttuario ceda il suo diritto di godere e di usare della cosa ad un altro soggetto, ma per questo terzo soggetto la durata massima del suo diritto di usufrutto non potrà superare la durata della vita del primo usufruttuario).

E cosa accade, invece, se colui al quale l’usufruttuario ha ceduto l’usufrutto dovesse decedere prima dell’usufruttuario originario?

Per essere più chiari: che accade se il primo usufruttuario cede il proprio diritto di usufrutto ad un soggetto (chiamiamolo secondo usufruttuario) ed il secondo usufruttuario dovesse decedere prima del primo usufruttuario?

Accade che gli eredi legittimi (moglie e figli) del secondo usufruttuario erediteranno l’usufrutto con durata massima pari alla vita del primo usufruttuario (o, se fu prevista una durata più limitata, fino alla scadenza della durata prevista per la cessione dell’usufrutto); se, invece, il secondo usufruttuario avesse indicato in testamento il soggetto al quale attribuire l’usufrutto cedutogli dal primo usufruttuario, in caso di sua morte anteriore alla scadenza della durata della cessione dell’usufrutto, sarà questo soggetto a subentrare nell’usufrutto fino alla scadenza della durata prevista per la cessione dell’usufrutto (o, al massimo, alla morte del primo usufruttuario).

Lo stesso vale anche nel caso in cui il diritto di usufrutto venga ceduto, dal primo usufruttuario, a più soggetti per quote: se qualcuno dei cessionari dovesse decedere prima della morte del primo usufruttuario, nella quota di usufrutto ceduto subentrerebbero gli eredi legittimi del secondo usufruttuario, ma solo fino alla morte del primo usufruttuario.

L’usufrutto può essere ceduto

note

[1] Art. 981 cod. civ.

[2] Art. 979 cod. civ.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA