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Imu e Tasi: gli aumenti

1 Aprile 2019
Imu e Tasi: gli aumenti

Imposte locali in aumento; Imu e Tasi sfiorano il 10% in più. Crescono anche le addizionali sull’Irpef.

È finita la tregua che, per tre lunghi anni, aveva portato il blocco delle tasse sulla casa. Le imposte locali tornano a cresce. È questo l’effetto del provvedimento varato dall’attuale governo con l’ultima legge di bilancio, provvedimento che – come avevamo anticipato a dicembre – ha riaperto la possibilità per i Comuni di aumentare le aliquote dell’Imu, della Tasi e delle addizionali Irpef. 

Il timore è diventato realtà. Gli aumenti Imu e Tasi sono ormai cosa pressoché certa, come denuncia Il Sole 24 Ore questa mattina in edicola. E c’era da attenderselo vista l’atavica fame di entrate degli enti locali. Secondo quanto scrive il quotidiano economico, l’Imu cresce in quasi una città su dieci (il 9,4%) tra gli 85 capoluoghi che hanno risposto al Sole 24 Ore del Lunedì. L’addizionale Irpef, invece, aumenta nel 7,3% dei casi. 

«Sembrano percentuali contenute, ma in molti Comuni le aliquote avevano già raggiunto il massimo nel 2016, quando era scattato lo stop ai rincari. Senza contare che il blocco non si era applicato alle città in dissesto, come Catania, Terni (che ha il prelievo al top dal 2018) e Caserta (che venerdì ha rinunciato a deliberare sulla definizione delle liti, si veda l’articolo in basso). Comunque, sono i tributi minori a registrare più ritocchi: dall’imposta di soggiorno (10,7%) alla Tosap (6,2%) fino all’imposta di pubblicità (con il record del 37,8%, motivato però da ragioni tecniche, si veda l’altro articolo in basso)».

Gli aumenti toccano circa cinque Comuni su sei. Difatti 1.471 Comuni non dovrebbero registrare alcun aumento delle imposte locali, avendo già, negli anni passati, raggiunto l’aliquota massima (leggi Tasse 2019: quanto aumenteranno).

L’allarme era stato già lanciato dalla Commissione Bilancio che ha ammonito: nel 2019 la pressione fiscale salirà al 42,4% del Pil dal 42% del 2018.

Il cosiddetto «sblocco della leva fiscale» non risparmia neanche l’Irpef, o meglio le addizionali Irpef gestite dai Comuni. 

«A Barletta, ad esempio, per i contribuenti con redditi fino a 15mila euro l’aliquota passa dallo 0,2% allo 0,5 per cento. Mentre va dallo 0,4% allo 0,6% per lo scaglione fino a 28mila euro e dallo 0,6% allo 0,7% fino a 55mila euro». Mantova e Rimini hanno deciso di abbandonare la formula flat (rispettivamente dello 0,4% e 0,3%) per abbracciare il sistema degli scaglioni progressivi (dallo 0,38% allo 0,8% a Mantova e dallo 0,55% allo 0,8% a Rimini).  



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