Diritto e Fisco | Articoli

Tirocinio formativo: normativa, diritti e doveri

25 Aprile 2019 | Autore:
Tirocinio formativo: normativa, diritti e doveri

Le regole per promuovere, accogliere o fare uno stage in azienda. Retribuzione e assicurazione: sono previste? I compiti di ciascuno e la durata del percorso.

Se stai facendo o hai appena finito l’università oppure frequenti un istituto professionale o, ancora, sei disoccupato o disabile e vuoi avere il primo contatto con il mondo del lavoro, potrebbe esserti utile fare un tirocinio formativo. Ma, non avendo ancora avuto alcuna esperienza con un’azienda, impegnato com’eri sui libri, le lezioni, gli esami e la tesi, preso a cercare un’occupazione, sei all’oscuro di ciò che dice la normativa in materia, di quali sono i diritti e i doveri di chi deve fare uno stage e di chi deve accogliere un tirocinante.

Se pensi che essere accettato per un tirocinio equivalga ad iniziare un rapporto di lavoro vero e proprio, sbagli: stai solo (si fa per dire) cominciando un percorso di apprendimento che ti porterà ad imparare un mestiere. Ma né devi pretendere di essere trattato come un dipendente né l’azienda che ti dà questa possibilità deve considerarti tale: stai facendo un tirocinio formativo che comporta avere accanto a te una persona in grado di insegnarti a lavorare e, da parte tua, la volontà di sfruttare questa occasione. Insomma, diritti e doveri da entrambe le parti per raggiungere l’obiettivo.

Le regole per avviare un tirocinio formativo contemplano delle norme ben precise anche per chi lo promuove. Perché gli attori in questo percorso non sono soltanto chi deve fare lo stage e chi accoglie il tirocinante ma anche chi promuove ed organizza l’esperienza lavorativa in un’azienda. C’è, poi, tutta una serie di regole che riguardano gli orari, la durata, la retribuzione e l’assicurazione. Insomma, diritti e doveri nell’ambito di un tirocinio formativo che è bene conoscere.

Tirocinio formativo: che cos’è?

Il tirocinio formativo, chiamato anche stage, è un’esperienza che consente di svolgere un periodo di apprendimento all’interno di un’azienda. Lo scopo è quello di acquisire delle competenze specifiche in un settore o in un’attività finalizzate all’inserimento o al re-inserimento nel mondo del lavoro.

Va chiarito subito che il tirocinio non deve essere considerato un rapporto di lavoro vero e proprio, perché non lo è. Esiste una normativa che stabilisce diritti e doveri per tutte le parti coinvolte, un regolamento di competenza delle regioni o delle province autonome.

Si distinguono tre tipologie di tirocinio formativo:

  • il tirocinio di orientamento per chi ha concluso un ciclo di studi da non più di 12 mesi;
  • il tirocinio destinato a chi è in età lavorativa e vuole inserirsi o re-inserirsi nel mondo del lavoro;
  • il tirocinio estivo di orientamento per studenti.

Tuttavia, è possibile classificare il tirocinio in queste altre due categorie:

  • curriculare, quando viene inserito in un piano di studio dell’università o dell’istituto scolastico che può prevedere anche un percorso di alternanza scuola-lavoro;
  • extra-curriculare, finalizzato a favorire l’approccio tra chi è alla ricerca di un lavoro e la realtà aziendale.

In tutti questi casi è previsto un piano formativo individuale (Pfi) che definisce il percorso da seguire per tutta la durata del tirocinio.

Il tirocinio formativo coinvolge:

  • il tirocinante, cioè la persona a cui è destinata questa esperienza;
  • l’ospitante, vale a dire l’azienda o la società presso la quale viene svolto il tirocinio;
  • il promotore, che è il soggetto che avvia il processo con i compiti di progettazione, attuazione e monitoraggio.

Tirocinio formativo: chi ne ha diritto?

La normativa sul tirocinio formativo prevede il diritto a fare questa esperienza per:

  • disoccupati o lavoratori a rischio di disoccupazione o in cerca di occupazione;
  • lavoratori che beneficiano di strumenti di sostegno al reddito incostanza di rapporto di lavoro;
  • disabili;
  • persone svantaggiate o richiedenti protezione internazionale o con status di rifugiato o, ancora, vittime di violenza o di tratta;
  • cittadini comunitari o extracomunitari regolarmente residenti in Italia;
  • cittadini extracomunitari residenti all’estero con regolare visto d’ingresso per motivi di studio o di formazione.

È ammesso al tirocinio anche chi ha lavorato in modo occasionale per non più di 30 giorni anche non consecutivi nei 6 mesi precedenti la data di inizio. Non ha diritto, invece, chi ha avuto negli ultimi 2 anni un rapporto di lavoro, una collaborazione o un incarico professionale con l’azienda ospitante.

Tirocinio formativo: quali sono i requisiti dell’azienda?

Per poter ospitare un tirocinio, un’azienda deve avere certi requisiti. In particolare, deve:

  • rispettare le norme sulla salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro e quelle sul collocamento obbligatorio dei disabili;
  • non avere effettuato dei licenziamenti nell’unità operativa che deve accogliere lo stagista nei 12 mesi precedenti l’inizio del tirocinio, a meno che si tratti di licenziamenti per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo;
  • non avere dei dipendenti in cassa integrazione o in cassa in deroga per attività che equivalgono a quella del tirocinio nell’unità operativa che deve accogliere lo stagista né procedure concorsuali;
  • non essere un professionista abilitato o qualificato all’esercizio di attività regolamentate che usa lo stagista per dei lavori tipici della professione.

Tirocinio formativo: quali sono i requisiti del promotore?

Dicevamo che oltre al tirocinante e all’ospitante, cioè all’azienda, c’è un terzo soggetto convolto in questo percorso ed è il promotore.

Le linee guida in materia stabilite dalla Conferenza Stato-Regioni, cioè la normativa in vigore sul tirocinio formativo, accettano come soggetti promotori:

  • servizi per l’impiego o agenzie per il lavoro;
  • università statali o private abilitate;
  • istituti scolastici in grado di rilasciare un titolo di studio con valore legale;
  • fondazioni di istruzione tecnica superiore;
  • centri pubblici o convenzionati o accreditati di formazione o di orientamento professionale;
  • comunità terapeutiche, enti ausiliari o cooperative sociali iscritti ai rispettivi albi;
  • servizi di inserimento lavorativo per disabili gestiti da enti pubblici;
  • istituzioni private di formazione senza scopo di lucro, purché autorizzate dalla Regione;
  • soggetti autorizzati dall’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal).

Le amministrazioni regionali hanno la facoltà di ampliare o di modificare questo elenco.

Tirocinio formativo: quali sono i doveri del tutor?

L’azienda deve mettere a disposizione del tirocinante un tutor, cioè una persona incaricata di seguire lo stagista durante il percorso formativo.

Il tutor può essere scelto dal promotore del tirocinio come responsabile organizzativo. Può seguire un massimo di 20 persone ed ha questi compiti:

  • collaborare alla stesura del piano formativo;
  • coordinare l’organizzazione e programmare il percorso controllando il suo andamento;
  • redigere il dossier individuale dello stagista e la relazione finale con la relativa attestazione;
  • acquisire dallo stagista le valutazioni sull’esperienza vissuta e maturata.

Ma questa figura può essere selezionata anche dall’azienda tra i dipendenti che hanno le caratteristiche necessarie. In questo caso, può seguire fino a 3 tirocinanti e deve:

  • favorire l’inserimento del tirocinante ed affiancarlo sul luogo di lavoro per tutto il periodo previsto dal piano formativo;
  • promuovere e supportare lo svolgimento delle attività ed il percorso formativo previsto, coordinandosi se necessario con altri colleghi;
  • aggiornare la documentazione relativa allo stage;
  • collaborare al dossier, alla relazione e all’attestazione finali.

Tirocinio formativo: che cosa non può fare l’azienda?

Abbiamo già spiegato che il tirocinio formativo serve ad imparare un mestiere o ad ampliare le conoscenze su una determinata attività, ma non può essere considerato a tutti gli effetti un rapporto di lavoro.

Questo significa che l’azienda non può:

  • sostituire un dipendente nei periodi di maggiore carico di lavoro;
  • sostituire un dipendente in malattia;
  • affidare al tirocinante un ruolo destinato ad un lavoratore dipendente.

Tirocinio formativo: quanto dura?

Proprio per evitare che il tirocinio si trasformi in una sorta di rapporto di lavoro mascherato, la normativa stabilisce una durata minima ed una durata massima per il percorso formativo. Entrambe devono essere specificate nel percorso formativo individuale.

In linea generale, la durata minima è di 2 mesi, ad eccezione dei:

  • tirocini svolti in un’azienda che lavora a stagione: qui la durata minima è di 1 mese;
  • tirocini rivolti a studenti o promossi da servizi per l’impiego e svolti d’estate; in questo caso, il minimo è di 14 giorni.

Per quanto riguarda la durata massima, il tirocinio non può superare i 12 mesi per:

  • i disoccupati, incluso chi ha completato il percorso di istruzione secondaria superiore e terziaria;
  • chi ha un sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro;
  • chi ha un lavoro ma cerca un’altra occupazione.

Può, invece, fare un tirocinio fino a 24 mesi chi:

  • è disabile o svantaggiato;
  • ha richiesto protezione internazionale o ha lo status di rifugiato e di protezione sussidiaria;
  • è stato vittima di violenza e di grave sfruttamento da parte di un’organizzazione criminale;
  • ha un permesso di soggiorno per motivi umanitari;
  • è vittima di tratta.

Tirocinio formativo: si può superare la durata massima?

Se la durata massima del tirocinio formativo viene superata, il periodo eccedente deve essere considerato una prestazione lavorativa soggetta, pertanto, ad un altro tipo di normativa. Inoltre, se la prestazione si ritiene pari a quella di lavoro subordinato, l’azienda rischia una maxisanzione.

Il tirocinante potrà, quindi, chiedere per il tempo che supera la durata massima un’indennità equivalente a quello che avrebbe dovuto prendere di retribuzione come lavoratore subordinato.

Tirocinio formativo: quando si può interrompere?

Le parti hanno la possibilità di interrompere il tirocinio formativo prima della scadenza. Il tirocinante deve comunicarlo per iscritto al tutor motivando questa scelta.

Il tirocinante può interrompere il percorso comunicandolo per iscritto al tutor con la dovuta motivazione. Può, inoltre, sospenderlo (sempre allegando una giustificazione) per:

  • maternità;
  • infortunio;
  • malattia per un periodo di almeno 30 giorni di calendario.

L’azienda, invece, lo può fare per gravi inadempienze o perché ci sono degli ostacoli che non consentono di raggiungere gli obiettivi predefiniti. In più, può sospendere il tirocinio per una chiusura stagionale di almeno 15 giorni di calendario.

Queste sospensioni non vengono considerate ai fini della durata complessiva del tirocinio.

Tirocinio formativo: se ne può fare più di uno?

Secondo la normativa, è possibile fare più di un tirocinio per formare la stessa figura professionale ma non con lo stesso tirocinante, a meno che ci sia una proroga di una certa durata massima (vedi sotto) e motivata dall’azienda. Ciò per evitare che lo stagista venga utilizzato nel tempo per sostituire un lavoratore dipendente.

Le singole Regioni o Province autonome definiscono il numero di tirocini che possono essere attivati in contemporanea, in base alle dimensioni dell’unità operativa interessata.

Ci sono, comunque, delle quote previste (da cui sono esclusi i tirocinanti disabili e svantaggiati) e cioè:

  • fino a 5 dipendenti assunti a tempo determinato o indeterminato: 1 stagista;
  • tra 6 e 20 dipendenti: 2 stagisti in contemporanea;
  • oltre 20 dipendenti: fino al 10% dei dipendenti in contemporanea arrotondando all’unità superiore.

Nelle aziende con più di 20 dipendenti a tempo indeterminato si può superare la quota del 10% quando è stato assunto un precedente tirocinante per almeno 6 mesi. Lo potranno fare con queste modalità:

  • se hanno assunto almeno il 20% dei tirocinanti arrivati negli ultimi 2 anni: 1 stage in più;
  • se hanno assunto almeno il 50% dei tirocinanti arrivati negli ultimi 2 anni: 2 stages in più;
  • se hanno assunto almeno il 75% dei tirocinanti arrivati negli ultimi 2 anni: 3 stages in più;
  • se hanno assunto tutti i tirocinanti arrivati negli ultimi 2 anni: 4 stages in più.

Tirocinio formativo: si ha diritto alla retribuzione?

Stage: quanto deve essere pagato?

La retribuzione per chi fa un tirocinio formativo è obbligatoria per legge. La normativa, infatti, prevede un’indennità di partecipazione variabile a seconda da quanto è stato stabilito dalla Regione o dalla Provincia autonoma di appartenenza. Ad ogni modo, il compenso non può essere inferiore ai 300 euro lordi al mese e deve essere pagata al tirocinante che ha partecipato almeno al 70% del percorso programmato su base mensile.

La retribuzione non fa venire meno lo stato di disoccupazione, mentre non se ne ha diritto quando si è destinatari di una prestazione di soggetto al reddito.

Tirocinio formativo: si ha diritto all’assicurazione?

Il promotore del tirocinio formativo deve garantire la copertura assicurativa dello stagista presso l’Inail per quanto riguarda gli infortuni e presso una compagnia di assicurazioni provata per quanto riguarda la responsabilità civile.

L’inquadramento Inail deve essere pari a quello degli allievi che frequentano dei corsi di istruzione professionale in esperienze tecnico-scientifiche, pratiche o di lavoro. Il premio è calcolato sulla retribuzione annuale pari al minimale di rendita rapportata alle giornate di presenza e sulla base del tasso che corrisponde alle gestioni tariffarie di riferimento, ossia:

  • 9 per mille per l’industria;
  • 5 per mille per l’artigianato;
  • 6 per mille per il terziario;
  • 11 per mille per altre attività.

Tirocinio formativo: quali sanzioni per chi non rispetta i doveri?

Se l’azienda non rispetta i propri doveri ed i diritti di chi sta facendo un tirocinio formativo o il percorso viene organizzato da un promotore che non ne ha i requisiti per farlo, sono previste delle sanzioni. Nel dettaglio, le infrazioni possono essere riscontrate quando:

  • il promotore non possiede i requisiti;
  • il promotore coincide con l’azienda ospitante;
  • non esiste un piano formativo o di convenzione tra azienda e promotore;
  • si compensa una carenza di organico con i tirocinanti;
  • il tirocinante ha già fatto la stessa esperienza con l’azienda;
  • si attiva un tirocinio in eccedenza rispetto al numero massimo previsto dalla legge;
  • il tirocinante viene impiegato per un numero di ore eccessivo rispetto a quello indicato dal piano formativo.

Se non vengono rispettati i limiti e le condizioni sui promotori e sugli ospitanti, sul numero dei tirocinanti rispetto all’organico o sulla durata, possono scattare queste sanzioni:

  • intimazione alla cessazione del tirocinio;
  • interdizione per 12 mesi dall’attivazione di nuovi stage.

Se invece l’azienda, il promotore o il tutor non rispettano i propri compiti oppure c’è una violazione della convenzione o del piano formativo (compresa la sua durata), c’è:

  • l’invito alla regolarizzazione;
  • l’intimazione (se l’invito non è stato raccolto) della cessazione del tirocinio e interdizione per 12 mesi di nuovi stage;
  • l’interdizione di 18 mesi se c’è una seconda violazione nell’arco di 24 mesi dalla prima interdizione;
  • l’interdizione di 24 mesi se c’è una terza violazione nell’arco di 24 mesi dalla prima interdizione.

note

[1] Art. 1 co. 34 lettera d) legge 92/2012.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA