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Come dividere le spese in una convivenza?

1 Aprile 2019
Come dividere le spese in una convivenza?

Cosa prevede la legge per le coppie non sposate: quali sono i diritti e i doveri dei conviventi in merito ai costi dell’affitto, al mangiare, alla ristrutturazione, al condominio, utenze e tasse.

Se non è facile dividere le spese tra marito e moglie, lo è ancor di meno per le coppie di conviventi. Nel primo caso, infatti, esiste una – sia pur generica e vaga – norma che lascia comunque intendere quali sono i reciproci diritti e doversi: i coniugi devono contribuire alle esigenze della famiglia in proporzione alle proprie capacità economiche [1]. Il che, tradotto in soldoni, significa che chi guadagna di più deve spendere di più per le esigenze comuni e chi guadagna di meno deve partecipare in misura ridotta. Invece cosa prevede la legge per le coppie cosiddette “di fatto”? Come dividere le spese in una convivenza? Esistono delle disposizioni da rispettare o tutto è rimesso all’accordo tra le parti?

Come intuibile, il problema si pone non di rado. Diverse sentenze, difatti, hanno affrontato il problema dei rimborsi dei soldi spesi in favore del partner. La giurisprudenza si è così trovata a spiegare non tanto come si dividono le spese tra conviventi ma più che altro quali somme vanno restituite in caso di separazione. Ed è del resto questo il nocciolo del problema visto che, fin quando permane l’unione, alcuna contestazione viene sollevata. I problemi nascono invece quando la coppia “scoppia” ed allora si pretende di riavere il proprio investimento.

Vediamo dunque cosa stabilisce la legge e la giurisprudenza a riguardo.

Come dividere le spese tra conviventi

Nel tempo c’è stata una progressiva equiparazione tra le coppie sposate e quelle di fatto, tant’è che, al termine di questo percorso giurisprudenziale, è stata approvata la famosa legge Cirinnà a disciplinare i «contratti di convivenza» e le cosiddette «unioni civili» (quelle cioè tra persone dello stesso sesso). Si tratta di due fenomeni diversi: i primi vengono firmati dai conviventi cosiddetti more uxorio, ossia quelli che, di sesso diverso, seppur non sposati, formano una famiglia di fatto, basata sulla coabitazione, la fedeltà e il reciproco sostegno. Anche nel secondo caso – le unioni civili – si realizza una famiglia di fatto, ma i partecipanti sono gay.

Questa equiparazione ha fatto ritenere applicabile, anche ai partner conviventi, la presunzione secondo cui tutte le elargizioni e le spese fatte durante l’unione si considerano non già prestiti, ma contributi “a titolo gratuito”; sono cioè sostegni economici realizzati non per un secondo fine, ma in attuazione del dovere di solidarietà e reciproca assistenza che ogni famiglia impone. Ciò significa che il partner che spende dei soldi per la propria compagna non può pretendere la restituzione di tali importi. Si pensi, ad esempio, agli esborsi per la spesa settimanale al supermercato, per il pagamento delle utenze, dell’affitto, degli oneri di condominio, ecc. Insomma, la cosiddetta “ordinaria amministrazione” non può essere oggetto di restituzione in caso di separazione.

Dunque, quando termina la convivenza, il partner che ha speso di più non ha diritto a chiedere il rimborso delle somme versate all’altro durante il rapporto, a meno che non si tratti di cifre sproporzionate (di tanto avevamo già parlato in Convivenza more uxorio: restituzione somme).

Ciò che però la giurisprudenza non ha mai detto è come si dividono le spese tra conviventi, cosa che invece il Codice civile specifica per le coppie sposate (ove ciascuno deve contribuire in proporzione alle proprie capacità economiche e, se non lo fa, può essere ritenuto responsabile per la separazione e il divorzio). Dunque, in caso di conviventi more uxorio le ipotesi che si prospettano sono due:

  • o si procede sulla base di volontari e spontanei contributi, facendo quindi leva sul reciproco altruismo, non avendo però ciascuno dei due partner alcuno strumento per costringere l’altro a contribuire alle spese comuni né potendo, in caso di inadempienza dell’altro, addebitare a questi la responsabilità per la fine dell’unione;
  • oppure si firma un contratto di convivenza: con i contratti di convivenza si regolano tutti gli aspetti patrimoniali della vita in comune e quelli relativi all’eventuale separazione.

Come dividere le spese straordinarie tra conviventi?

Sinora ci siamo occupati delle spese della normale gestione quotidiana tra conviventi e abbiamo detto che, se da un lato non ci sono norme che costringano i partner a sostenersi a vicenda in base alle rispettive possibilità (così come invece per le coppie unite dal matrimonio), dall’altro lato chi si prende cura del ménage domestico e ne sostiene i costi non può chiedere all’altro il rimborso delle spese affrontate durante la convivenza dopo che questa finisce.

Discorso diverso vale invece per le spese straordinarie, quelle cioè che eccedono la gestione ordinaria della famiglia. Per queste infatti vige il principio in base al quale ciascun partner deve restituire all’altro i sostegni da questi ottenuti che non siano stati oggetto di specifica donazione. Si pensi, ad esempio, all’uomo che versi sul conto corrente della compagna una cospicua somma di denaro per consentirle l’avviamento di un’attività commerciale o per l’acquisto di una seconda casa, da destinare alle vacanze. Tali elargizioni infatti non sono più frutto del normale dovere di contribuzione che caratterizza ogni nucleo familiare. Leggi sul punto Prestiti tra coniugi e conviventi. In sintesi, il  convivente è tenuto a restituire le somme ricevute dall’altro per spese estranee alle necessità familiari.

La regola generale è quindi che, nell’ambito di una famiglia, anche se more uxorio, ci si aiuti l’un l’altro. Anche la consegna del denaro rientra negli obblighi di solidarietà familiare, componente essenziale della convivenza così come del matrimonio. Impossibile chiederne la restituzione. Ma solo se tali somme non sono elevate. Quando superano una certa soglia, è allora impensabile ipotizzare che si è trattato di una donazione, ma si rientra nell’idea del prestito.

Ristrutturazioni e costruzione casa

Spesso succede che, tra conviventi, uno dei due metta la propria casa a disposizione della coppia e l’altro invece i soldi per la ristrutturazione. Oppure può succedere che uno sia titolare di un terreno e l’altro invece sostenga la spesa per costruirvi sopra l’immobile da adibire a residenza familiare. In entrambi i casi, l’immobile resta di proprietà dell’originario titolare; così, in forza del principio di «accessione», chi è proprietario del terreno diventa anche proprietario di ciò che sopra vi viene realizzato. Tuttavia, secondo la giurisprudenza, chi ha sostenuto materialmente la spesa ha diritto a un congruo compenso e quindi alla restituzione degli importi (salvo diverso accordo tra le parti).


note

[1] Art. 143 cod. civ.

Autore immagine: coppia conviventi con debiti Di Marcos Mesa Sam Wordley


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