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Stipendi: stop al pagamento in contanti

3 Gennaio 2018 | Autore:
Stipendi: stop al pagamento in contanti

Lo stipendio dei dipendenti non potrà più essere pagato con denaro contante, ma solamente con metodi tracciabili 

La Legge di Bilancio 2018 [1] ha stabilito che dal 1° luglio 2018 non sarà più possibile per i datori di lavoro il pagamento in contanti degli stipendi. La nuova norma servirà a combattere forme elusive dei rapporti di lavoro. Vediamo cosa prevede e a chi si applica la norma e le sanzioni previste per i trasgressori.

Si tratta di una legge molto importante per la tutela dei diritti dei lavoratori e per salvaguardare la loro dignità. La nuova normativa, in sostanza, a partire dal prossimo 1° luglio vieterà al datore di lavoro o all’azienda di pagare lo stipendio dei propri dipendenti in contanti. A breve, dunque, saranno messi al bando i “soldi cash” per pagare la retribuzione, anche se di piccoli importi. Il datore di lavoro potrà versare lo stipendio solo attraverso strumenti di pagamento tracciabili.

Vediamo, dunque di capire cosa si intende per tracciabilità delle buste paga, perché è importante che le modalità di pagamento dei lavoratori siano quanto più possibili trasparenti, qual è lo scopo della normativa, già definita da molti come una “legge di civiltà” e quali saranno gli obblighi a carico del datore di lavoro.

Stipendi: tracciabilità delle buste paga

Obiettivo della nuova normativa sulla tracciabilità delle buste paga è quello di porre fine alla spiacevole prassi di pagare i lavoratori meno di quanto risulta in busta paga. È infatti noto che alcuni datori di lavoro, sotto il ricatto del licenziamento o della non assunzione, corrispondono ai lavoratori una retribuzione inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva, pur facendo firmare al lavoratore, molto spesso, una busta paga dalla quale risulta una retribuzione regolare. Ed invero, più che di una prassi si tratta di un vero e proprio abuso, che non conosce latitudini. Si tratta, infatti, di una deprecabile pratica molto diffusa in ogni parte di Italia ed in tutti i settori produttivi. Non sono stati pochi, inoltre, i casi di vera e propria estorsione perpetrata ai danni di dipendenti costretti, dietro minaccia di perdere il lavoro, ad accettare un salario inferiore rispetto a quello risultante nelle buste paga, formate regolarmente solo sulla carta. Così facendo, i datori di lavoro ottengono un illecito vantaggio a discapito del lavoro altrui, mentre i dipendenti non solo vengono privati di parte della propria retribuzione, ma vengono soprattutto lesi nella loro dignità. Ma come porre fine a tutto ciò? Rendendo appunto lo stipendio tracciabile e “trasparente”.

Stipendi: mezzi di pagamento tracciabili

Gli obblighi del datore di lavoro saranno molto semplici: ciò che conta è garantire la trasparenza dei pagamenti. La retribuzione, dunque, non potrà essere più pagata in contanti, ma solo attraverso mezzi di pagamento tracciabili.

Pertanto, il pagamento della busta paga potrà avvenire solo tramite banca o ufficio postale in una delle modalità di seguito indicate [2]:

  • bonifico su conto corrente con codice Iban indicato dal lavoratore;
  • altri strumenti per i pagamenti elettronici;
  • pagamento in contanti direttamente in banca o alla posta, solo se il datore di lavoro ha aperto un c/c di tesoreria con mandato di pagamento;
  • tramite assegno bancario o circolare; questo potrà essere consegnato direttamente al lavoratore o a un suo delegato. Si potrà delegare solo in caso di effettivo e comprovato impedimento e solo al coniuge, al convivente o altro familiare o affine del lavoratore, comunque con età sopra i sedici anni.

Stipendio tracciabile: a chi si applica l’obbligo?

L’obbligo di corrispondere uno stipendio tracciabile e dunque il divieto di pagamento in contanti della busta paga si applica a tutti i rapporti di lavoro subordinato indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto. Ne consegue che esso sarà applicabile a:

  • contratti a tempo pieno e part time;
  • rapporti di lavoro a tempo indeterminato e determinato;
  • contratti di apprendistato;
  • tutte le altre forme di lavoro flessibile (contratto a chiamata, job sharing ecc.)
  • soci lavoratori di cooperative con contratti subordinati;
  • contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co).

Lo stesso obbligo, però, non vale:

  • nella Pubblica Amministrazione;
  • nei rapporti di lavoro domestici (colf e badanti).

Stipendio tracciabile: sanzioni

Per i datori di lavoro o committenti che non rispetteranno l’obbligo della tracciabilità dei pagamenti ai dipendenti, essendone tenuti, è applicabile la sanzione amministrativa e pecuniaria di una somma da mille euro a 5mila euro.


note

[1] commi 910 e ss. della Legge di bilancio 2018, n. 205 del 23.12.2017.

[2] comma 910, L. n. 205/2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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