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Sicurezza sul lavoro: ultime sentenze

4 Ottobre 2022
Sicurezza sul lavoro: ultime sentenze

Tutela dei lavoratori; lavoro notturno; infortunio, danno alla salute e risarcimento del danno; cautela e prudenza del lavoratore; responsabilità del datore di lavoro.

Come si può favorire il miglioramento della sicurezza e della salute sul posto di lavoro? Che succede in caso di omessa indicazione dei costi della manodopera e degli oneri aziendali di sicurezza? In quali casi è prevista l’esclusione dalla gara pubblica? Con il nuovo Codice dei contratti pubblici, l’omessa indicazione degli oneri di sicurezza aziendali determina l’esclusione dalla gara.

Il dipendente può rifiutarsi di svolgere la prestazione se il datore di lavoro non applica le misure di sicurezza ma deve provare gravità e rilevanza dell’inadempimento.

Indice

Infortunio derivato da un malfunzionamento non prevedibile

Non può ritenersi sussistente la responsabilità per il reato di lesioni personali colposo dovute al mancato rispetto delle disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro, quando dalle risultanze processuale emerga con certezza che l’infortunio sia ricollegabile esclusivamente ad un malfunzionamento non prevedibile dell’impianto utilizzato che ha determinato l’episodio dannoso.

Tribunale Pescara, 04/07/2022, n.1649

La specifica valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici

Il d.lg. n. 151 del 2001 art. 11, comma 1 – decreto espressamente richiamato dal d.lg. n. 81 del 2008 art. 28, comma 1, – prevede una valutazione a carico del datore di lavoro, con riferimento ai rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici, in particolare i rischi di esposizione ad agenti fisici, chimici o biologici, processi o condizioni di lavoro di cui all’allegato C al medesimo testo normativo. La circostanza che i rischi non siano attuali, in quanto non vi sia tra il personale una donna in gravidanza, non esime il datore di lavoro dalla valutazione imposta dal d.lg. n. 151 del 2001 art. 11, dovendo egli comunque compilare il DVR considerando tutti i rischi ipotetici e le misure di prevenzione da adottarsi nel caso di gravidanza.

Né è consentito derogare alla previsione di legge adducendo una presunta infertilità del personale dipendente dovuta all’età, atteso che per il d.lg. n. 151 del 2001 art. 6, comma 2, le misure per la tutela della sicurezza e della salute delle lavoratrici durante il periodo di gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio previste dal capo secondo del decreto, nel quale è ricompreso l’art. 11, si applicano “altresì alle lavoratrici che hanno ricevuto bambini in adozione o in affidamento, fino al compimento dei sette mesi di età”, ciò che ulteriormente conferma come la valutazione di quei profili di rischio vada comunque effettuata dal datore di lavoro.

Cassazione penale sez. III, 15/06/2022, n.36538

Utilizzo di un veicolo regolarmente omologato

L’omologazione del veicolo alle caratteristiche tecniche di sicurezza previste per la specifica attività, non impone di provvedere a ulteriori verifiche stante l’affidamento sulla valutazione svolta dall’autorità competente in relazione alla sicurezza del veicolo e al suo uso.

Cassazione penale sez. IV, 26/05/2022, n.31478

Concorso dei reati di evasione

In tema di sicurezza sul lavoro sussiste la responsabilità del datore di lavoro (nel caso di specie l’amministratore unico della società)per il reato di cui all’art. 122 d.lgs. 81/2008 in quanto a seguito di un’ispezione fatta dal personale dello SPESAL siano state rilevate delle difformità per le quali è stato emesso un verbale e l’imputato abbia provveduto alla rimozione delle condizioni di antigiuridicità senza però provvedere al pagamento della contravvenzione sollevata per i fatti, da corrispondere entro 30 giorni dall’avvertimento.

Tribunale Lecce sez. I, 11/05/2022, n.1295

Pagamento delle sanzioni per contravvenzioni

Non integra il delitto di peculato il pagamento, da parte di un ente pubblico, delle sanzioni in forma ridotta a titolo di oblazione delle contravvenzioni in tema di igiene e sicurezza sul lavoro, contestate a soggetti ricoprenti incarichi apicali in seno all’ente in connessione all’attività istituzionale dagli stessi svolta, essendo l’ente titolare di un interesse legittimo all’estinzione dei reati, dai quali potrebbero discendere anche eventuali responsabilità a suo carico ai sensi degli artt. 2049 c.c. e 197 c.p.

(Fattispecie relativa alla emissione, da parte del responsabile dell’area economica di un comune, di autorizzazione al pagamento in favore dell’ASL della somma dovuta a titolo di oblazione per violazioni antinfortunistiche rilevate a carico del Sindaco e del responsabile dell’ufficio tecnico comunale).

Cassazione penale sez. VI, 10/05/2022, n.22399

Incidente provocato dall’inidoneità delle misure di sicurezza

Un comportamento, anche avventato, del lavoratore se realizzato mentre egli è dedito al lavoro affidatogli, può essere invocato come imprevedibile o abnorme solo se il datore di lavoro ha adempiuto tutti gli obblighi che gli sono imposti in materia di sicurezza sul lavoro. Infatti, in caso di incidente originato dall’assenza o dalla inidoneità delle misure di sicurezza, nessuna efficacia causale può essere attribuita al comportamento del lavoratore infortunato che eventualmente abbia dato occasione all’evento, quando questo sia da ricondursi alla mancanza o insufficienza di quelle cautele che, se adottate, avrebbero neutralizzato il rischio del comportamento del lavoratore

Cassazione penale sez. IV, 14/04/2022, n.18059

Infortuni sul lavoro: esclusione della responsabilità del datore

In tema di infortuni sul lavoro, il conferimento da parte del datore di lavoro di una effettiva e specifica attività di consulenza nel settore della sicurezza, a soggetto con esperienza e specializzazione in esse, volta a integrare il bagaglio di conoscenze al fine precipuo di raggiungerne il livello adeguato alla gestione dello specifico rischio, implica la verifica dell’ampiezza e della specificità dell’oggetto della consulenza e quindi, dell’eventuale particolare complessità della scelta degli specifici dispositivi di protezione onde poter dedurre la conoscenza o la conoscibilità di questi ultimi da parte del datore di lavoro (esclusa, la responsabilità del datore di lavoro per l’infortunio occorso al dipendente, in quanto la scelta dei dispositivi di protezione personale -guanti nel caso di specie – era stata affidata ad una società specializzata in materia di sicurezza).

Cassazione penale sez. IV, 13/04/2022, n.22628

La sicurezza sui luoghi di lavoro

In tema di infortuni sui luoghi di lavoro, la responsabilità di garantire la sicurezza ex art. 2087 c.c. e d.lgs n. 81 del 2008 ricade sul datore di lavoro che, in tale ambito, va inteso in senso ‘prevenzionale’, ossia come datore di lavoro formale ed al contempo datore di lavoro sostanziale: la responsabilità, dunque, incombe sia su colui che sia formalmente individuato come datore di lavoro, sia sul titolare dei poteri di decisione e di spesa che, quindi, di fatto ha assunto tale ruolo.

Tribunale Crotone sez. lav., 24/02/2022, n.168

Sicurezza sul luogo di lavoro: la figura del datore di lavoro

In materia di sicurezza sul luogo di lavoro, l’unicità del concetto di datore di lavoro impone di escludere che la figura possa essere sotto-articolata a seconda delle funzioni svolte o dei settori produttivi e che la stessa organizzazione, nel caso sia unitaria, o una sua unità produttiva possano conoscere la compresenza di più datori di lavoro.

Cassazione penale sez. III, 15/02/2022, n.9028

Attribuzione della funzione di preposto alla sicurezza sul lavoro

L’attribuzione della funzione di preposto alla sicurezza da parte del datore di lavoro, come anche l’eventuale svolgimento di fatto di tale funzione, da parte di altro soggetto, non è equiparabile alla delega di funzioni ex art. 16 t.u. sicurezza, soggetta a vincoli di forma e di sostanza, e non determina pertanto alcun trasferimento di responsabilità proprie del datore di lavoro al preposto.

Cassazione penale sez. IV, 20/01/2022, n.5415

Negligenza ed imprudenza del lavoratore

In tema di tutela delle condizioni di lavoro, il datore di lavoro è sempre responsabile dell’infortunio occorso al dipendente, sia quando ometta di adottare le misure protettive, sia quando, pur avendole adottate, non vigili affinché queste siano rispettate; ne consegue che in tutte le ipotesi in cui vi sia un inadempimento datoriale rispetto all’adozione di cautele – tipiche o atipiche – concretamente individuabili nonché esigibili “ex ante” ed idonee ad impedire il verificarsi dell’evento dannoso, la condotta colposa del prestatore non può avere alcun effetto esimente e neppure può rilevare ai fini del concorso di colpa.

Corte appello Venezia sez. lav., 27/12/2021, n.687

Sicurezza sui luoghi di lavoro: riparto dell’onere probatorio

La responsabilità del datore di lavoro configurata dall’art. 2087 c.c. non ha natura oggettiva, posto che essa va correlata alla violazione di obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze tecniche del momento. Di conseguenza il lavoratore che lamenti di avere subito un danno alla salute a causa dell’attività lavorativa svolta deve provare il danno medesimo, la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’una e l’altra; solo se il lavoratore abbia fornito tale prova incomberà sul datore di lavoro l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno.

Tribunale La Spezia sez. lav., 18/10/2021, n.246

Sicurezza sul lavoro e rischio elettivo del lavoratore

In tema di infortuni sul lavoro, il c.d. rischio elettivo è quello riconducibile ad una scelta arbitraria del lavoratore, che crea ed affronta volutamente, in base ad impulsi personali, una situazione estranea all’attività lavorativa, ponendo così in essere una causa interruttiva di ogni nesso tra lavoro, rischio ed evento. Come tale, il c.d. rischio elettivo comporta la responsabilità esclusiva del lavoratore con la conseguenza che a questi spetterà soltanto la rendita INAIL e non anche il risarcimento del danno differenziale, posto che in tali ipotesi il datore andrà esente da colpe, dovendo considerarsi il prestatore quale unico responsabile del danno subito.

Corte appello Palermo sez. lav., 14/07/2021, n.452

Vaccinazioni e trattamenti sanitari obbligatori

Posto che anche gli stessi lavoratori hanno precisi obblighi in tema di sicurezza sul lavoro, derivanti dal d.lg. n. 81/2008, tra i quali l’obbligo di prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti nel luogo di lavoro, su cui possono ricadere gli effetti delle proprie azioni o omissioni, oltre a dover rispettare le disposizioni e le istruzioni fornite dal proprio datore di lavoro e utilizzare i dispositivi di protezione messi a disposizione, è legittima la scelta datoriale, disposta ancor prima che entrasse in vigore il d.l. n. 44/2021 e in applicazione degli obblighi generali (art. 2087 c.c.) e specifici (d.lgs. 81/2008) gravanti sul datore di lavoro, di sospendere dal lavoro e dalla retribuzione i lavoratori che rifiutano il vaccino contro il SARS-COV-2.

Tribunale Modena sez. lav., 19/05/2021

L’ignoranza dell’obbligatorietà di elaborare il Dvr

In tema di sicurezza sul lavoro, l’ignoranza dell’obbligatorietà di elaborare il Documento di Valutazione dei Rischi di cui all’art. 29 del D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 è un errore sulla legge penale ex art. 5 c.p., che, salvo il caso in cui sia inevitabile, non scusa il datore di lavoro.

Tribunale Vicenza, 08/04/2021, n.387

Responsabilità del datore di lavoro e del preposto alla sicurezza

In materia di sicurezza sul lavoro, le norme antinfortunistiche e conseguentemente le disposizioni in ordine alla responsabilità del datore di lavoro e del preposto alla sicurezza per le lesioni personali riportate in caso di mancato rispetto delle norme in materia, sussiste non solo nei confronti dei lavoratori bensì anche soggetti terzi che, prescindendo dall’esistenza di un rapporto di lavoro dipendente.

Corte appello Cagliari sez. II, 09/03/2021, n.178

Violazione delle norme antinfortunistiche

In tema di infortuni e sicurezza sul lavoro, opera una nozione di datore di lavoro in senso prevenzionale che, per espressa previsione normativa, comprende non solo il datore di lavoro formale ma anche il titolare dei poteri di decisione e di spesa in materia di prevenzione e sorveglianza degli obblighi antiinfortunistici; in tale nozione va, pertanto, inclusa la figura dell’amministratore unico di società che, in quanto titolare di una specifica posizione di garanzia, è responsabile ex artt. 2087 e 2050 c.c. nonché in relazione al regresso esperibile dall’INAIL ai sensi degli artt. 10 ed 11 del d.P.R. n. 1124 del 1965.

Cassazione civile sez. lav., 22/01/2021, n.1399

Infortunio sul luogo di lavoro: esonero della responsabilità del datore di lavoro

In tema di sicurezza sul lavoro, a fronte di un infortunio sul luogo di lavoro, il datore di lavoro è esonerato da responsabilità allorché il comportamento del lavoratore presenti i caratteri dell’eccezionalità, della abnormità, dell’imprevedibilità, dell’atipicità, dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive organizzative ricevute. In tali ipotesi, infatti, la condotta del datore di lavoro risulta privata di qualsivoglia rilevanza causativa efficiente rispetto alla verificazione dell’evento, addebitabile unicamente al lavoratore.

Nel caso di specie, il Tribunale ha escluso la responsabilità penale del datore di lavoro per l’infortunio occorso a un lavoratore il quale, mentre era alla guida di un autocarro a mezzo pala caricatrice gommata, nonostante lo stop intimato proseguiva in retromarcia ribaltandosi e riportando così diverse fratture.

Tribunale Lecce sez. I, 21/01/2021, n.127

Lesioni personali colpose e sicurezza sul lavoro

Sono responsabili per le lesioni riportate da un’operatrice scolastica a seguito della caduta di un cancello a causa dell’inidoneità dei cardini, a titolo di mancato rispetto delle disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro, il dirigente scolastico, il dirigente responsabile ed il fabbro che ha realizzato l’opera, in caso di mancata disposizione dei dovuti controlli e manutenzioni come previsti dalla normativa.

Tribunale Campobasso, 09/01/2021, n.407

La violazione degli obblighi di protezione da parte del datore di lavoro

In tema di sicurezza sul lavoro, la tutela dell’integrità fisica e della personalità morale del prestatore di lavoro comporta, a carico del datore di lavoro, l’assunzione di obblighi di protezione, autonomi ed accessori rispetto alla prestazione, la cui violazione deve essere ascritta alla responsabilità contrattuale del datore di lavoro e, inoltre, prescinde dall’esatta esecuzione della prestazione principale.

Consiglio di Stato sez. III, 12/11/2020, n.6963

Malattia contratta da un dipendente sul lavoro: onere probatorio

Sussiste la responsabilità dell’ente datore di lavoro per la malattia contratta da un dipendente sul lavoro (nella specie HIV) infatti anche se l’art. 2087 c.c. non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, tuttavia, quando il lavoratore abbia provato di aver contratto una malattia e che questa sia derivata eziologicamente dall’ambiente di lavoro, viene a gravare sul datore di lavoro l’onere di dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi dell’evento dannoso (nella specie il giudice di primo grado ha omesso di valutare il peso specifico rivestito dall’atto di riconoscimento al dipendente della causa di servizio, ai fini dell’accertamento della derivazione causale della malattia dall’ambiente di lavoro in cui lo stesso ha operato per un ventennio ponendo l’accento soltanto su di un episodio e accollando al lavoratrice l’onere di provare l’omessa adozione da parte del datore di lavoro delle misure di sicurezza atte ad eliminare ogni pericolo di danno come le mancanze del datore di lavoro nell’apprestare condizioni ambientali di sicurezza e nel dotare i lavoratori di dispositivi individuali di protezione, posto che si trattava di un’infermiera che nel reparto di neonatologia aveva svolto i compiti consistenti nel prendere in consegna i neonati ancora sporchi di sangue materno e liquido amniotico e praticare loro il bagno; eseguire esami ematici ai neonati mediante aspirazione con una pipetta; prelevare dai neonati urine; praticare loro terapie endovenose, intramuscolari e fleboclisi; praticare metodi di prelievo ematico che esponevano gli operatori al rischio di essere raggiunti da schizzi di sangue infetto; praticare emotrasfusioni ad adulti e assistere le puerpere nelle varie fasi del parto).

Corte appello Potenza, 12/05/2020, n.281

Sicurezza sui luoghi di lavoro: il ruolo del medico competente

E’ pacifica la sussistenza di una posizione di garanzia a tutela della incolumità e della salute dei lavoratori in capo ai direttori generali dell’opificio, che sono destinatari iure proprio, al pari del datore di lavoro, dei precetti antinfortunistici indipendentemente dal conferimento di un’apposita delega di funzioni, in ragione del ruolo apicale rivestito. Identica responsabilità è ravvisabile in capo ai responsabili dei reparti, sui quali grava l’obbligo di garantire la sicurezza sul lavoro e di segnalare le eventuali situazioni di pericolo per l’incolumità dei lavoratori e di impedire prassi lavorative in condizioni di insicurezza. Non altrettanto può dirsi per la figura del medico competente. A questi, infatti, è attribuita soltanto una funzione consultiva, ancorché attiva e propulsiva, nell’ambito del rapporto di collaborazione con il datore di lavoro nella individuazione e segnalazione di fattori di rischio delle lavorazioni e nella elaborazione delle procedure di sicurezza.

Tale figura professionale è invece del tutto priva di poteri decisionali tali da consentirgli un diretto intervento per la rimozione delle situazioni di rischio. Da ciò discende che non può il medico competente essere chiamato a rispondere della mancata adozione di cautele antinfortunistiche nell’effettiva esecuzione del ciclo produttivo, posto che allo stesso spetta un’attività propositiva ed informativa limitata al proprio ambito professionale.

Tribunale Taranto, 09/03/2020, n.163

L’incidente sul lavoro

In materia di sicurezza sul lavoro, è da considerarsi responsabile il committente per l’incidente sul lavoro in un appalto, anche prima della vigenza delle norme sul Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze (Duvri) – documento obbligatorio introdotto dall’articolo 26 del Dlgs 81/2008 (testo Unico sulla sicurezza) – se costui si era impegnato con l’appaltatore a improntare garanzie tecniche. Ad affermarlo è la Cassazione secondo cui l’obbligo contrattuale assunto dall’azienda appaltante di fornire all’appaltatore e al subappaltatore energia elettrica, gas e ossigeno, in mancanza di apparecchi sufficienti per l’areazione dei locali e il rifornimento di ossigeno la espone al rischio interferenziale, la cui gestione grava sul committente.

Cassazione penale sez. IV, 21/01/2020, n.5113

Morte di un dipendente 

Premesso che la morte di un dipendente durante lo svolgimento dell’attività lavorativa costituisce, senza meno, una “grave infrazione” alle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro se addebitabile alla responsabilità del datore di lavoro, è consentita l’esclusione dell’operatore dalla procedura di gara qualora la presenza di una “grave infrazione” sia stata “debitamente accertata”; per espressa previsione normativa, “con qualunque mezzo adeguato”.

Ai sensi dell’art. 80, comma 5, lett. a) del codice dei contratti pubblici può essere considerato “mezzo adeguato” all’accertamento della “grave infrazione” delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro ogni documento, anche se proveniente dall’autorità amministrativa (e non solo dall’autorità giudiziaria), che consenta un giudizio sulla responsabilità dell’impresa nella causazione dell’evento alla luce della qualificata ricostruzione dei fatti ivi contenuta.

Consiglio di Stato sez. V, 28/10/2019, n.7387

Prevenzione e sicurezza sul lavoro

In tema di prevenzione e sicurezza dei luoghi di lavoro, la realizzazione dell’effetto estintivo delle contravvenzioni previsto dall’art. 24  d.lg. 19 dicembre 1994, n. 758, è condizionata all’eliminazione della violazione secondo le modalità prescritte dall’organo di vigilanza nel termine prescritto e al pagamento della sanzione amministrativa nel termine perentorio di giorni trenta, dovendosi avere riguardo, per la verifica della tempestività di tale adempimento, alla disciplina di cui all’art. 172, comma 2, c.p.p. secondo cui è prorogato per legge unicamente il termine stabilito a giorni che scada il giorno festivo, da individuarsi tra quelli indicati nominativamente come tali dalla legge e tra cui non è menzionato il sabato.

Cassazione penale sez. III, 17/09/2019, n.46462

Gravi infrazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro

Se ai sensi dell’art. 80, comma 5, lett. a), d. lgs. n. 50 del 2016, la stazione appaltante esclude dalla partecipazione alla procedura d’appalto un operatore economico qualora <<possa dimostrare con qualunque mezzo adeguato la presenza di gravi infrazioni debitamente accertate alle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro nonché agli obblighi di cui all’articolo 30, comma 3>> d.lgs. n. 50 del 2016, non possono assumere rilievo a tali fini due precedenti penali oggetto di sopravvenuta estinzione.

T.A.R. Genova, (Liguria) sez. I, 21/10/2019, n.781

Può sussistere continuazione fra contravvenzioni?

La continuazione può essere ravvisata tra contravvenzioni solo se l’elemento soggettivo ad esse comune sia il dolo e non la colpa, essendo richiesto, per la sua configurabilità, l’unicità del disegno criminoso che consiste nella ideazione contemporanea di più azioni antigiuridiche programmate nelle loro linee essenziali. (Fattispecie di contravvenzioni in materia di sicurezza sul lavoro).

Cassazione penale sez. III, 01/10/2019, n.45941

Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro

Il condominio è un luogo di lavoro in cui si applica il decreto legislativo 81/2008. A sancirlo è la Cassazione affrontando il caso di un installatore che aveva realizzato un impianto all’interno di un condominio ed era stato condannato per i reati di cui agli articoli 46, comma 2, e 55, punto 5, lettera c), del decreto sulla sicurezza sul lavoro.

Secondo l’imprenditore il condominio non è un luogo di lavoro e non rientrava, in quanto luogo privato, nella sua disponibilità. Per i giudici, invece, ogni tipologia di spazio può assumere la qualità di luogo di lavoro, se vi sia ospitato almeno un posto di lavoro o sia accessibile al lavoratore. Pertanto, il datore di lavoro avrebbe dovuto adempiere agli obblighi di sicurezza a tutela della salute dei lavoratori, oltre che dei condomini.

Cassazione penale sez. fer., 27/08/2019, n.45316

Obblighi del datore di lavoro in materia antinfortunistica

In tema di sicurezza sul lavoro, ai sensi dell’art. 73, commi 1 e 2, lett. b), d.lg. 9 aprile 2008, n. 81, il datore di lavoro è tenuto ad informare il lavoratore dei rischi propri dell’attività cui è preposto e di quelli che possono derivare dall’esecuzione di operazioni da parte di altri, ove interferenti, ed è obbligato a mettere a disposizione dei lavoratori, per ciascuna attrezzatura, ogni informazione e istruzione d’uso necessaria alla salvaguardia dell’incolumità, anche se relative a strumenti non usati normalmente.

Il datore di lavoro, destinatario delle norme antinfortunistiche, è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente sia abnorme, dovendo definirsi tale il comportamento imprudente del lavoratore che sia stato posto in essere del tutto autonomamente e in un ambito estraneo alle mansioni affidategli – e, pertanto, al di fuori di ogni prevedibilità per il datore di lavoro – o rientri nelle mansioni che gli sono proprie ma sia consistito in qualcosa radicalmente, ontologicamente, lontano dalle ipotizzabili e, quindi, prevedibili, imprudenti scelte del lavoratore nella esecuzione del lavoro.

Cassazione penale sez. IV, 17/05/2019, n.30991

Normativa in materia di igiene e sicurezza sul lavoro

La procedura di estinzione delle contravvenzioni in materia ambientale, prevista dagli artt. 318-bis e ss. d.lg. n. 152 del 2006 si applica tanto alle condotte esaurite – come tali dovendosi intendere quelle prive di conseguenze dannose o pericolose per cui risulti inutile o impossibile impartire prescrizioni al contravventore – quanto alle ipotesi in cui il contravventore abbia spontaneamente e volontariamente regolarizzato l’illecito commesso prima dell’emanazione di prescrizioni.

(In motivazione, la Corte ha precisato che tale interpretazione trova un fondamento nell’art. 15, comma 3, d.lg. n. 124 del 2004, che, nell’ambito della normativa in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, prevede che la procedura di estinzione di cui agli artt. 20 e ss d.lg. n. 758 del 1994 si applichi alle condotte esaurite ovvero alle ipotesi in cui il trasgressore abbia autonomamente provveduto all’adempimento degli obblighi di legge sanzionati precedentemente alla prescrizione).

Cassazione penale sez. III, 18/04/2019, n.36405

La violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro

La terminologia ‘violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro’ richiamata dagli artt. 589 e 590 c.p. è riferibile non solamente alle norme contenute nelle leggi specificatamente antinfortunistiche, ma anche a quelle che, direttamente o indirettamente, perseguono il fine di evitare incidenti sul lavoro o malattie professionali e che, in genere, tendono a garantire la sicurezza sul lavoro in relazione all’ambiente in cui esso deve svolgersi.

Cassazione penale sez. IV, 17/04/2019, n.33244

Quando il dipendente può rifiutarsi di svolgere la prestazione lavorativa?

Il dipendente può rifiutarsi di svolgere la prestazione se il datore di lavoro omette di applicare le misure di sicurezza. Deve però provare la gravità e la rilevanza di tale inadempimento, qualora la violazione non riguardi precauzioni espressamente previste dalla legge e attenga agli obblighi generali fissati dall’articolo 2087 del codice civile.

Ad affermarlo è la Cassazione riaprendo la controversia promossa da un macchinista licenziato per essersi ripetutamente rifiutato di condurre il treno senza la presenza in cabina di un secondo agente abilitato. I giudici di legittimità ribadiscono la natura contrattuale della responsabilità che grava sull’azienda in tema di sicurezza sul lavoro, la quale però non è suscettibile di essere ampliata fino al punto da configurarsi in senso oggettivo, essendo sempre necessario accertare un difetto di diligenza del datore stesso. In sostanza, il lavoratore può invocare l’inadempimento dell’obbligazione dì sicurezza, ma ha l’onere di provare la responsabilità datoriale.

Tale onere si atteggia diversamente a seconda che le misure siano nominate, cioè espressamente previste dalla legge, o innominate, cioè ricavabili in via Interpretativa. Nel primo caso, il lavoratore ha solo l’onere di provare l’esistenza della violazione e il nesso di causalità con il danno alla salute; nel secondo caso, il datore di lavoro deve dimostrare di aver adottato misure di prevenzione coerenti con gli standard di sicurezza suggeriti dalle conoscenze tecniche e sperimentali esistenti.

Cassazione civile sez. lav., 29/03/2019, n.8911

Accertamento di gravi infrazioni delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro

In tema di esclusione da una procedura di gara pubblica può essere considerato mezzo adeguato all’accertamento di una grave infrazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ai sensi dell’art. 80, comma 5, lett. a) del codice dei contratti pubblici, ogni documento, anche se proveniente dall’autorità amministrativa e non solo dall’autorità giudiziaria, che consenta un giudizio sulla responsabilità dell’impresa nella causazione dell’evento alla luce della qualificata ricostruzione dei fatti ivi contenuta.

Consiglio di Stato sez. V, 04/11/2019, n.7492

Infortunio e risarcimento del danno

In tema di risarcimento danni da violazione delle norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, la responsabilità datoriale va prospettata come di natura contrattuale perché la lesione della salute si configura come conseguenza di un comportamento già ritenuto illecito sul piano contrattuale e deriva dalla violazione dell’obbligo di cui all’art. 2087 c.c.

Giacché l’illecito deriva dalla violazione di un obbligo contrattuale, il datore di lavoro versa in una situazione di inadempimento contrattuale regolato dall’art 1218 c.c. con conseguente esonero da parte del lavoratore, dell’onere della prova sulla sua imputabilità che va regolata in connessione con l’art. 1223 c.c.

Ciò che il lavoratore deve provare è il fatto materiale, il danno patito e il nesso di causalità tra il danno e fatto verificatosi nel corso del rapporto di lavoro, spettando invece al datore di lavoro di provare di aver adottato tutti gli accorgimenti possibili per evitare il danno.

Tribunale Bari sez. lav., 03/12/2018, n.4363

Divieto di assunzione di lavoratori a termine e valutazione dei rischi

Il divieto di assumere lavoratori a termine da parte delle imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi può intendersi come una sanzione indiretta per l’azienda non in regola con la normativa sulla sicurezza sul lavoro.

Corte appello Roma sez. lav., 11/10/2018, n.3643

Costo della manodopera e oneri aziendali 

Non è possibile escludere dalla gara un concorrente qualora quest’ultimo, avendo correttamente presentato un’offerta economica tenendo in considerazione sia i costi della manodopera sia gli oneri aziendali di adempimento delle disposizioni in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro ed avendo indicato separatamente entrambe le voci di costo all’interno della propria offerta economica, abbia commesso un mero errore formale nella indicazione numerica del costo della manodopera nell’offerta economica, qualora successivamente, in sede di contraddittorio con la stazione appaltante all’interno del subprocedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta, tale errore formale venga rilevato come tale dalla medesima stazione appaltante, a seguito della positiva verifica che i costi della manodopera (così come gli oneri di sicurezza aziendale) siano stati debitamente tenuti in considerazione e conteggiati dal concorrente nella predisposizione della propria offerta economica, in tal modo giustificandosi la richiesta di chiarimenti ed il soccorso istruttorio, senza che tali chiarimenti, qualora unicamente rivolti ad evidenziare un mero errore formale di trascrizione numerica del costo della manodopera (o degli oneri di sicurezza aziendale) nell’offerta economica, possano essere intesi come indebita modifica della medesima offerta economica.

TAR Venezia, (Veneto) sez. III, 01/10/2018, n.916

Danno alla salute sul posto di lavoro 

La giurisprudenza di legittimità ha precisato che l’obbligo di sicurezza di cui all’art. 2087, c.c., che impone al datore di lavoro di adottare non solo le particolari misure tassativamente imposte dalla legge in relazione allo specifico tipo di attività esercitata e quelle generiche dettate dalla comune prudenza, ma anche tutte le altre che in concreto si rendano necessarie per la tutela del lavoratore in base all’esperienza e alla tecnica, non configura una ipotesi di responsabilità oggettiva; infatti, da detta norma non può desumersi la prescrizione di un obbligo assoluto di rispettare ogni cautela possibile ed innominata diretta ad evitare qualsiasi danno, con la conseguenza di ritenere automatica la responsabilità del datore di lavoro ogni volta che il danno si sia verificato, occorrendo invece che l’evento sia riferibile a sua colpa, dal momento che la colpa costituisce, comunque, elemento della responsabilità contrattuale del datore di lavoro.

Al lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, incombe l’onere di provare l’esistenza di tale danno, la nocività dell’ambiente di lavoro ed il nesso causale fra questi due elementi, gravando invece sul datore di lavoro, una volta che il lavoratore abbia provato le suddette circostanze, l’onere di dimostrare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno.

Tribunale Bari sez. lav., 20/09/2018

Periodo di allattamento e orario notturno 

L’articolo 7 della Direttiva 92/85/CEE del Consiglio, del 19 ottobre 1992, concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, deve essere interpretato nel senso che si applica a una situazione, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, in cui la lavoratrice interessata svolge un lavoro a turni nell’ambito del quale compie una parte soltanto delle proprie mansioni in ore notturne.

Corte giustizia UE sez. V, 19/09/2018, n.41

Violazione della normativa della sicurezza sul lavoro

L’art. 27, comma 2, lett. p), d.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 (applicabile “ratione temporis” nel caso di specie) disponeva l’inserimento nel casellario informatico delle imprese qualificate tenuto presso l’osservatorio per i lavori pubblici di “eventuali episodi di grave negligenza nell’esecuzione di lavori ovvero gravi inadempienze contrattuali anche in riferimento all’osservanza delle norme in materia di sicurezza e degli obblighi derivanti da rapporto di lavoro, comunicate dalle stazioni appaltanti”.

Per identificare gli episodi di grave inadempienza contrattuale in riferimento all’osservanza delle norme in materia di sicurezza e degli obblighi derivanti da rapporto di lavoro, la disposizione non rinviava espressamente ad altra disposizione in materia di sicurezza sul lavoro, ma contemplava una clausola generale, con l’effetto di rimettere all’Autorità annotante la valutazione della “gravità” degli episodi di inadempienza contrattuale per inosservanza delle norme in materia di sicurezza e di obblighi derivanti dal rapporto di lavoro segnalati dalle stazioni appaltanti.

Consiglio di Stato sez. V, 03/09/2018, n.5147

Disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro

L’art. 95, comma 10, del d. lg. n. 50 del 2016, innovando rispetto al regime di cui al d. lg. n. 163 del 2006, ha imposto l’obbligo per tutti gli operatori economici di indicare in sede di offerta economica i propri costi della manodopera e gli oneri aziendali concernenti l’adempimento delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (ad esclusione delle forniture senza posa in opera, dei servizi di natura intellettuale e degli affidamenti ai sensi dell’art. 36, comma 2, lettera a), del d. lg. n. 50 del 2016); tale obbligo sussiste anche in ipotesi di silenzio del bando, da ritenersi sul punto eterointegrato, con conseguente esclusione del concorrente silente, non potendosi ricorrere nemmeno al soccorso istruttorio diversamente dal sistema previgente, trattandosi di indicazione costituente elemento essenziale dell’offerta.

TAR Perugia, (Umbria) sez. I, 31/08/2018, n.489

Oneri di sicurezza aziendale

Qualora, nell’ambito di una gara pubblica, non siano specificati gli oneri di sicurezza aziendale da parte del concorrente, lo stesso non è automaticamente escluso dalla gara, comportando tale mancata indicazione la mera necessità di avviare un subprocedimento di valutazione dell’anomalia dell’offerta, onde verificare se nel prezzo offerto siano previsti effettivamente gli oneri finalizzati all’adempimento delle prestazioni in materia di sicurezza sul lavoro.

TAR Napoli, (Campania) sez. VIII, 06/08/2018, n.5211


note

Autore immagine: sicurezza sul lavoro di kuzmaphoto


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1 Commento

  1. Devo essere sincero e dire che il mio capo ci ha sempre fornito tutta l’attrezzatura necessaria per svolgere in piena tranquillità il nostro lavoro. Quando ascolto in radio o in tv le brutte notizie di cronaca in cui si parla di morti o incidenti sul posto di lavoro rabbrividisco e prego ogni giorno affinché non si verifichi nulla nella nostra impresa. D’altronde, gli incidenti possono capitare anche nelle strutture più attrezzate quindi quando lavoriamo ci mettiamo una mano sul cuore e ci auguriamo che vada tutto per il meglio. Un pensiero di solidarietà va a quelle famiglie che hanno perso i loro cari per infortuni sul lavoro. Queste cose non dovrebbero mai succedere

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