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Conciliazione licenziamento illegittimo: ultime sentenze

26 Aprile 2019
Conciliazione licenziamento illegittimo: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 26 Aprile 2019



Verbale di conciliazione; potere disciplinare; illegittimità della sanzione; risarcimento del danno; interdizione dai pubblici uffici; annullamento del licenziamento illegittimo; tentativo di conciliazione.

E’ illegittimo il licenziamento per giusta causa qualora sia stato già sanzionato con la sospensione e con il verbale di conciliazione. Scopri le ultime sentenze sul tentativo di conciliazione stragiudiziale in caso di licenziamento illegittimo.

Condanna penale e interdizione dai pubblici uffici

È illegittimo, per carenza del potere disciplinare derivante dalla violazione del principio del ne bis in idem e da una conciliazione in sede sindacale, il licenziamento per giusta causa irrogato ad un lavoratore in conseguenza della condanna penale con interdizione dai pubblici uffici per un fatto per il quale il datore di lavoro lo aveva già sanzionato con una sospensione di 10 giorni e dopo che le parti avevano sottoscritto un verbale di conciliazione connesso alla sanzione conservativa.

(Nel caso di specie il lavoratore aveva effettuato un trasloco personale con l’ausilio di dipendenti del datore di lavoro e, dopo la comminazione della sospensione e la sottoscrizione della conciliazione, era stato condannato in sede penale con interdizione dai pubblici uffici, in presenza del ccnl Poste che ammette il recesso per giusta causa in tale ipotesi).

Tribunale Bari, 06/12/2016, n.9380

Annullamento del licenziamento illegittimo e tentativo di conciliazione 

In tema di licenziamento privo di giusta causa o di giustificato motivo, una volta osservato, con l’impugnazione stragiudiziale, il termine di cui all’art. 6 della l. n. 604 del 1966, la successiva azione giudiziale di annullamento del licenziamento illegittimo può essere proposta nel termine quinquennale di prescrizione di cui all’art. 1442 c.c., decorrente dalla comunicazione del recesso, senza che tale termine possa restare interrotto dal compimento di una diversa attività, quale l’istanza per il tentativo di conciliazione stragiudiziale.

Cassazione civile sez. lav., 02/12/2016, n.24675

Impugnazione del licenziamento e conciliazione stragiudiziale

In una fattispecie di licenziamento irrogato prima dell’entrata in vigore della l. n. 183 del 2010, una volta osservato il termine dell’art. 6 l. n. 604 del 1966 con l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento privo di giusta causa o di giustificato motivo, la successiva azione giudiziale di annullamento del licenziamento illegittimo può essere proposta nel termine quinquennale di prescrizione di cui all’articolo 1442 del Cc, decorrente dalla comunicazione del recesso, senza che tale termine possa restare interrotto dal compimento di una diversa attività, quale l’istanza per il tentativo di conciliazione stragiudiziale.

Cassazione civile sez. lav., 18/07/2016, n.14641

Procedure di conciliazione e arbitrato

La tutela risarcitoria prevista dall’art. 30 del c.c.n.l. per il personale della dirigenza del comparto Regioni-Autonomie locali del 10 aprile 1996, nel testo confermato dall’art. 18 del c.c.n.l. del 23 dicembre 1999, che dispone (così come l’analoga norma di cui all’art. 13 del c.c.n.l. del 12 febbraio 2002) un’indennità supplementare a carico dell’amministrazione, all’esito delle procedure di conciliazione e arbitrato che accertino l’illegittimità del licenziamento del dirigente, non osta ad accordare a quest’ultimo la tutela reintegratoria in sede giudiziale, anche alla luce del disposto di cui all’art. 11 del c.c.n.l. del 22 febbraio 2010, che tale tutela espressamente contempla, e considerato che le disposizioni risarcitorie sono dettate per dare contenuto alle statuizioni degli organismi di conciliazione chiamati a pronunciarsi sul licenziamento del dirigente.

Cassazione civile sez. lav., 07/04/2014, n.8077

Istanza per il tentativo di conciliazione stragiudiziale 

Una volta osservato il termine previsto dall’art. 6 della legge n. 604 del 1966 con l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento privo di giusta causa o di giustificato motivo, la successiva azione giudiziale di annullamento del licenziamento illegittimo può essere proposta nel termine quinquennale di prescrizione di cui all’art. 1442 c.c., decorrente dalla comunicazione del recesso, senza che tale termine possa restare interrotto dal compimento di una diversa attività, quale l’istanza per il tentativo di conciliazione stragiudiziale.

Cassazione civile sez. lav., 01/12/2008, n.28514

Licenziamento per giustificato motivo: illegittimità

È illegittimo il licenziamento per giustificato motivo obiettivo, motivato con una generica esigenza di ridurre i costi per sostituire il lavoratore licenziato, di costi alti per qualifica, con altro lavoratore meno costoso.

(Nella specie, si è ritenuto che il licenziamento non fosse collegabile ad una dichiarata ristrutturazione, per la distanza di tempo rispetto a quando la ristrutturazione sarebbe avvenuta, mentre a prova dell’insussistenza di una causa oggettiva starebbero anche i tentativi effettuati prima del licenziamento per una conciliazione che comportasse la cessazione del rapporto).

Tribunale Ravenna, 12/06/2006

Reintegrazione nel posto di lavoro e risarcimento del danno

Una volta accertato il comportamento concludente del datore di lavoro assimilabile ad un licenziamento illegittimo, al fine della revoca dello stesso non appare sufficiente il mero invito al lavoratore a riprendere servizio, in assenza di una specifica dichiarazione di considerare il rapporto di lavoro come mai risolto, con una proposta di riassunzione che, anche se avvenuta in sede di tentativo di conciliazione, deve essere chiara, esplicita e concreta, e deve contenere l’offerta di una “restitutio in integrum”; “restitutio in integrum” che deve concretarsi non in una mera ricostituzione del rapporto di lavoro, ma in una vera e propria reintegrazione, con la conseguente offerta del risarcimento del danno tale da eliminare tutte le conseguenze pregiudizievoli derivanti al dipendente dall’interruzione illegittima del rapporto di lavoro.

Tribunale Savona sez. lav., 08/06/2006

Promovimento del tentativo di conciliazione

In tema di risarcimento del danno cui è tenuto il datore di lavoro in conseguenza del licenziamento illegittimo e con riferimento alla limitazione dello stesso, ex art. 1227, comma 2, c.c., in relazione alle conseguenze dannose discendenti dal tempo impiegato per la tutela giurisdizionale da parte del lavoratore, le stesse non sono imputabili al lavoratore tutte le volte che – sia che si tratti di inerzia endoprocessuale che di inerzia preprocessuale – le norme attribuiscano poteri paritetici al datore di lavoro per la tutela dei propri diritti e per la riduzione del danno.

(In applicazione di tale principio la Corte cass., confermando la sentenza di merito, ha riconosciuto l’esistenza di analoghi poteri del datore di lavoro in ordine al promovimento del tentativo di conciliazione).

Cassazione civile sez. lav., 11/05/2005, n.9898

Tentativo obbligatorio di conciliazione

Nel caso in cui intercorra un notevole lasso di tempo tra il licenziamento e la sua impugnazione in sede giudiziale, si deve ritenere la sussistenza di un concorso del comportamento dell’attore alla produzione del danno derivante dall’illegittimo licenziamento, con la conseguenza che il giudice può, d’ufficio, limitare l’entità del risarcimento spettante alle sole retribuzioni perdute tra la data richiesta del tentativo obbligatorio di conciliazione e quella della effettiva reintegrazione.

Tribunale Milano, 29/02/2000

Obbligo contributivo del datore di lavoro

In caso di soluzione transattiva stragiudiziale o di conciliazione giudiziale nel corso del giudizio d’appello avverso la sentenza di primo grado che abbia ordinato la reintegrazione del lavoratore licenziato, il licenziamento dichiarato illegittimo con la sentenza impugnata non interrompe il rapporto di lavoro nè quello assicurativo previdenziale ad esso collegato con la correlativa equiparazione all’effettiva utilizzazione delle energie lavorative del dipendente della loro mera utilizzabilità, sicché permane l’obbligo contributivo del datore di lavoro per il periodo intercorrente dalla data del licenziamento a quella della sopravvenuta conciliazione.

Cassazione civile sez. lav., 27/10/1997, n.10573

Transazione novativa

Ove l’assunto del contribuente per il quale una somma a lui versata dal datore di lavoro a titolo transattivo costituisce mero risarcimento del danno cagionatogli da illegittimo licenziamento, non trovi conforto nel testo del verbale di conciliazione giudiziale, che si presenta sostanzialmente riferentesi a diritti spettanti in forza del rapporto di lavoro, va respinta la richiesta di rimborso dell’Irpef trattenuta dal datore di lavoro al momento della erogazione.

Il fatto che la conciliazione giudiziale abbia natura, riconosciuta dalle parti, di “transazione novativa”, non è opponibile al fisco; posto che, se è indubbia la volontà novativa delle parti, tale fatto non è vincolante per l’amministrazione finanziaria, cui resta in fatto il potere-dovere di accertare la reale natura del debito pecuniario consacrato nel verbale di conciliazione, ai fini di una corretta applicazione della norma fiscale.

Qualora la reale natura di quanto corrisposto dal datore di lavoro in forza della transazione novativa risulti quella di un corrispettivo di lavoro – e, quindi, di un reddito di lavoro – l’assoggettamento ad Irpef e l’effettuazione della relativa ritenuta sono del tutto conformi a legge.

Comm. trib. prov-distr. Genova, 16/11/1994, n.351

note

Autore immagine: conciliazione di Mr.Whiskey


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