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Artrosi: cause, prevenzione e cura

28 Aprile 2019 | Autore:
Artrosi: cause, prevenzione e cura

Scopri tutto ciò che c’è da sapere sull’artrosi, sulla presentazione della domanda di invalidità civile e sulla documentazione necessaria per la valutazione di questa malattia.

L’artrosi è una delle patologie dell’apparato muscolo scheletrico più comuni con un impatto sociale in forte crescita. Nei prossimi anni, in vista dell’inevitabile invecchiamento della popolazione e dell’aumento dello stato di obesità e sovrappeso, si prevede un alto incremento dei soggetti a rischio. Il processo degenerativo non coinvolge solo la cartilagine, ma l’intera articolazione. Quali sono le parti del corpo più colpite dall’artrosi? In genere, le ginocchia, le anche, i piedi, la colonna cervicale e lombare, le piccole articolazioni delle mani. Magari ti starai chiedendo in che modo è possibile alleviare il dolore e migliorare la funzionalità articolare; quali sono i trattamenti farmacologici e chirurgici a cui deve sottoporsi chi soffre di questa patologia. Con molta probabilità vuoi saperne di più sull’artrosi: cause, prevenzione e cura. Quali sono i fattori di rischio? Tra i fattori non modificabili troviamo: l’età avanzata; la predisposizione genetica; l’appartenenza al genere femminile, in quanto dopo i 55 anni l’insorgenza dell’artrosi risulta più frequente tra le donne. Tra i fattori modificabili, vi sono: l’obesità; i traumi articolari, provocati ad esempio da incidenti o dalla pratica di attività sportive; dallo svolgimento di alcune attività lavorative pesanti o ripetitive. Se ti stai domandando se è possibile ottenere l’invalidità per l’artrosi, continua a leggere il mio articolo. Ti spiegherò in quali casi è riconosciuta l’invalidità civile e qual è la documentazione clinica necessaria per accertare l’artrosi; ti illustrerò le sentenze più recenti; dopodiché troverai l’intervista al dr. Antonello Della Rocca.

Artrosi: quando è possibile ottenere l’invalidità?

Per ottenere l’invalidità per artrosi, dovrai dimostrare che questa patologia compromette la qualità della tua vita, incidendo negativamente sull’esecuzione delle più semplici azioni della vita quotidiana come lavarsi, vestirsi o cucinare.

Se sei un lavoratore ed hai un’età che oscilla tra i diciotto anni ed i sessantacinque anni e sette mesi, ti toccherà provare che questa malattia ha determinato la riduzione permanente di almeno un terzo della tua capacità di lavoro.

Come chiedere l’invalidità?

Devi rivolgerti al tuo medico di base e farti rilasciare il certificato medico in cui viene attestata l’esistenza dell’artrosi e l’eventuale presenza di altre patologie invalidanti.

Il certificato medico dovrà essere inviato alla struttura Inps competente per territorio, insieme alla domanda di richiesta d’invalidità civile che occorrerà trasmettere in via telematica attraverso l’accesso, con codice pin, alla tua area personale oppure tramite patronato.

Una volta che l’Inps avrà ricevuto la tua domanda, fisserà una visita medica di accertamento presso la propria sede. La commissione medica dovrà valutare la gravità dell’artrosi ed il peso che questa patologia ha sulla conduzione della tua vita quotidiana e sullo svolgimento della tua attività lavorativa.

Qual è la documentazione necessaria per l’accertamento dell’artrosi?

Ecco la documentazione clinica idonea per la valutazione della malattia:

  • esami strumentali (Rx, RMN, TC, Ecografia) per evidenziare: riduzione dello spazio articolare con perdita di cartilagine; sclerosi ossea; osteofiti; geodi;
  • cartelle cliniche e visite specialistiche;
  • terapia: farmacologica, fisica, riabilitativa.

L’interessamento articolare complessivo può essere valutato partendo dalle ripercussioni su tre funzioni fondamentali: prensile, deambulatoria e rachidea.

Artrosi: ultime sentenze

Artrosi e correlazioni con l’attività lavorativa

È di comune conoscenza che artrosi e discopatie sono patologie largamente diffuse nella popolazione, sia pure con diversi gradi di sintomatologia, e che si manifestano generalmente con l’avanzare dell’età, senza correlazioni statisticamente significative con l’attività lavorativa esercitata.

TAR Lecce, (Puglia) sez. III, 13/04/2017, n.581

Pratica commerciale scorretta e integratori alimentari

È scorretta la pratica commerciale consistente nella presentazione di una linea di integratori alimentari a base di sostanze vegetali (Aloe Arborescens) presentati come “coadiuvanti chemioterapici” rivolti ai pazienti oncologici utilizzando una terminologia idonea a trascinare i prodotti nell’area terapeutica e claims salutistici non autorizzati dalla Commissione europea in base al regolamento n. 1924/2006/Ce, quali “migliore recettività dei farmaci chemioterapici”, “riduce l’immunostimolazione”, “riduce il colesterolo, gastrite, diabete, infiammazioni come artrite e artrosi“, per di più in assenza di evidenze scientifiche certe che consentano di correlare l’azione del prodotto con gli effetti vantati (nello specifico l’autorità garante ha sottolineato come la stessa letteratura scientifica prodotta dall’inserzionista suggerisca estrema cautela nell’alimentare false aspettative in relazione alle proprietà antitumorali delle piante e come, in relazione all’aloe arborescens, l’inserzionista avrebbe potuto citare esclusivamente i claims ammessi dal ministero della Salute nelle linee guida allegate al d.m. 9 luglio 2012).

Garante concorr. e mercato, 23/11/2016, n.26250

Obesità e artrosi: grado di invalidità

Il codice 7105 della tabella contenuta nel d.m. 5 febbraio 1992 include l’obesità con complicanze artrosi che nella fascia di invalidità dal 31 al 40%, quando vi sia un indice di massa corporea compreso tra 35 e 40, sicché quando l’indice di massa corporea risulti superiore, occorre un’indagine diretta ad acclarare l’effettivo grado di invalidità, svincolata dai limiti specificati dalla richiamata tabella (nella specie, la Corte di merito si è attenuta a tale principio, laddove ha richiamato e condiviso le conclusioni del consulente tecnico, che aveva riconosciuto una percentuale invalidante del 71%, superiore rispetto a quella massima del 40% prevista dalla voce 7105, così svincolandosi dalle previsioni della tabella proprio in considerazione della maggiore gravità della patologia riscontrata rispetto a quella ivi considerata).

Cassazione civile sez. lav., 06/09/2016, n.17644

Artrosi: malattia professionale

Va rigettato l’appello diretto all’accertamento di malattia professionale, in difetto del rapporto causale fra l’attività lavorativa e la malattia denunciata e in difetto di dimostrazione dell’esposizione per causa di lavoro a rischio patogeno.

(Nella specie, la Corte ha confermato la sentenza impugnata, affermando che l’artrosi vertebrale cervicale e lombare con discopatie degenerative ed ernarie non era verosimilmente conseguente ad esposizione lavorativa, in quanto in caso di esposizione a rischio lavorativo la malattia si doveva manifestare 10 o 15 anni dopo l’inizio dell’esposizione, e non dopo 31 anni di asserita esposizione – ossia all’età di 53 anni, momento in cui può manifestarsi l’artrosi non lavorativa – ed in quanto l’artrosi di origine lavorativa colpisce il tratto lombare, mentre nel caso concreto era estesa a tutto il rachide).

Corte appello Perugia sez. lav., 28/01/2013, n.280

Per avere maggiori informazioni sull’artrosi abbiamo intervistato il dr. Antonello Della Rocca, assistente nell’unità operativa dell’ortopedia dell’anca e chirurgia protesica Humanitas Research Hospital. Il dr. Antonello Della Rocca si occupa in particolare delle patologie che riguardano l’anca ed il ginocchio; esegue trattamenti non chirurgici e trattamenti chirurgici come la chirurgia protesica articolare e come la chirurgia conservativa, finalizzata a ridurre il sovraccarico sulla superficie articolare, a stabilizzare un’articolazione e ad eliminare i conflitti articolari.

Cos’è l’artrosi?

L’artrosi è la più frequente delle patologie reumatiche. È definita tra le principali cause di disabilità tra gli adulti. È una malattia articolare cronica caratterizzata da lesioni degenerative e produttive a carico della cartilagine articolare e con la progressione della patologia coinvolge anche il tessuto osseo subcondrale, le strutture capsulo-legamentose, la sinovia ed i muscoli periarticolari. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che globalmente il 25% degli adulti al di sopra dei 25 anni soffre di dolore e disabilità associati a questa malattia. La prevalenza aumenta drasticamente con l’avanzare dell’età.

Quali sono le cause dell’artrosi?

Le cause precise che conducono all’artrosi sono in gran parte ignote.

Si ritiene però che intervengono contemporaneamente molti fattori responsabili e questi sono:

  • familiarità, quindi sono coinvolti i fattori genetici;
  • chi ha delle deformità (ad esempio ginocchia vara o valghe);
  • sovrappeso e obesità, in quanto il peso in eccesso danneggia soprattutto le articolazioni coinvolte nel carico (anca, ginocchia e caviglie);
  • esiti di fratture soprattutto articolari;
  • alcuni lavori come gli agricoltori e gli autisti;
  • alcuni sport come il football e la danza;
  • la sedentarietà;
  • malattie infiammatorie articolari come l’artrite reumatoide e l’artrite psoriasica.

Quali sono i sintomi?

Il sintomo principale dell’artrosi è il dolore, soprattutto di tipo meccanico, cioè si risveglia con il movimento e diminuisce con il riposo. Caratteristico è il dolore al mattino dopo il risveglio che si associa a difficoltà e rigidità nei movimenti articolari che durano solo pochi minuti, differenziandosi dal dolore infiammatorio tipico delle artriti (artrite reumatoide) che ha una maggiore durata.

Nelle fasi avanzate, si possono avere limitazioni funzionali, cioè difficoltà nel compiere determinati movimenti. Alcuni segni dell’artrosi sono i crepitii (scrosci) articolari, la tumefazione articolare, l’ipotrofia muscolare, la deformità.

Controllo del peso: può favorire la conservazione dell’integrità cartilaginea articolare?

Il peso è uno dei fattori di rischio maggiormente coinvolti nell’insorgenza dell’artrosi. Quindi, il calo ponderale può ritardare e arrestare l’avanzamento dell’artrosi.

E’ possible prevenire l’artrosi?

Dato che si parla di una malattia degenerativa articolare, la prevenzione è volta ad eliminare o a ridurre tutti i fattori di rischio, per ritardare o arrestare l’evoluzione dell’artrosi. Quindi, evitare la sedentarietà, perché un’articolazione necessita di movimento per mantenersi sana ed efficiente per un fisiologico metabolismo della cartilagine articolare.

Nello stesso tempo, anche un iper-utilizzo articolare conduce ad un’usura dell’articolazione, come accade in alcune attività lavorative o sportive. Ovviamente, ribadisco che il sovrappeso, o peggio l’obesità, danneggiano molto l’articolazione. Bisogna poi fare attenzione a tutti i disordini metabolici (diabete, gotta, problemi endocrini) che possono predisporre l’artrosi.

Come avviene la diagnosi?

La diagnosi avviene tramite una visita medica specialistica ortopedica volta a valutare le articolazioni coinvolte. Spesso, può essere necessaria la richiesta di esami aggiuntivi come esami diagnostici (radiografie, risonanza magnetica, ecografia)  ed esami del sangue (per le patologie infiammatorie).

Artrosi: in cosa consiste l’approccio terapeutico?

L’artrosi, una volta instauratasi, non è possibile curarla. La principale terapia è quella lenitiva con somministrazione di analgesici (antidolorifici) e/o antinfiammatori per via orale. Se la patologia è localizzata ad un’articolazione specifica (come spalla e ginocchio) si possono eseguire terapie infiltrative intrarticolari (cortisonici, acido ialuronico, cellule mesenchimali).

Nei casi più gravi, quando non si risponde più a questi trattamenti diventa necessario il trattamento chirurgico ortopedico, come ad esempio il posizionamento di protesi articolari.

In che modo è possibile far recuperare al paziente uno stile di vita attivo?

Dipende soprattutto dallo stadio di avanzamento dell’artrosi. Ad esempio, nei casi in cui siamo in presenza di quadri molto avanzati di artrosi delle anche o delle ginocchia che hanno limitato la qualità della vita di un paziente, sottoporsi ad un intervento di artroprotesi di anca o ginocchio consente al paziente stesso il rientro ad uno stile di vita attivo.

E’ possible bloccare la progressione dell’artrosi?

La storia naturale dell’artrosi è la progressione. Purtroppo, non è possible bloccarla una volta instauratasi, ma si può rallentare e prevenire, modificando lo stile di vita e con terapie adeguate.

Farmaci condroprotettori: in cosa consiste la terapia?

Sono integratori che contengono soprattutto glucosamina e chondroitin solfato. Sono entrambi costituenti della matrice cartilaginea. La somministrazione per via orale di questi condroportettori ha lo scopo di integrare la perdita della cartilagine. I risultati degli studi clinici sull’efficacia di questi conodroprotettori non sono molto promettenti. È stato comunque notate una riduzione del dolore e questo potrebbe essere un vantaggio riducendo il consumo degli analgesici.

Attività fisioterapica preventiva-conservativa: di che si tratta?

Si tratta di un’attività consistente nel ricorso a mezzi fisici (ultrasuoni, laser, tecarterapia), a trattamenti manuali fisioterapici e all’esecuzione di esercizi fisici. L’attività fisioterapica preventiva-conservativa è molto utile e raccomandata per ridurre il dolore e l’infiammazione, migliorare la rigidità articolare, recuperare il tono muscolare e favorire il recupero dell’escursione articolare.

Quando è necessario ricorrere al trapianto di cartilagine?

Il trapianto cartilagineo è indicato soprattutto per i pazienti giovani con una singola lesione della cartilagine articolare ben localizzata. Quindi, nei pazienti con artrosi non è consigliata questa procedura.

Può darci maggiori informazioni sulle iniezioni di acido ialuronico?

È una buona terapia conservativa per le patologie artrosiche localizzate a singole articolazioni (anca, ginocchio, spalla). Esistono diversi acidi ialuronici con diverso peso molecolare e strutturalmente diversi che svolgono ognuno una diversa funzione.

L’acido ialuronico è una componente importante del liquido sinoviale, con la funzione di lubrificare, attutire gli stress meccanici, nutrizione e protezione della cartilagine. Non tutti gli studi ritengono efficace questo trattamento conservativo. Alcuni studi ritengono una riduzione del dolore simile o inferiore alle infiltrazioni intrarticolari di cortisonici. Bisogna fare attenzione nell’indicare correttamente quail sono i casi in cui è possibile e si rende necessario ricorrere a questa procedura.

Casi particolari di artrosi: quali sono e come si curano?

I casi particolari sono diversi. Credo molto nella chirurgia conservativa dell’anca e del ginocchio con la chirurgia open, attraverso osteotomie correttive, o con la chirurgia artroscopica delle stesse articolazioni. Sono trattamenti volti a prevenire l’evoluzione dell’artrosi migliorando ad esempio la congruenza articolare o l’allineamento degli arti inferiori.

Si può ricorrere anche alla chirurgia protesica che migliora la qualità di vita dei pazienti con limitazioni nella vita di tutti giorni. Anche nell’ambito della chirurgia protesica, si possono eseguire interventi conservativi come ad esempio nel ginocchio con le protesi monocompartimentali che permettono di conservare i legamenti crociati e, quindi, la sua biomeccanica consentendo un recupero funzionale più rapido e la piena soddisfazione del paziente.

Spesso l’artrosi può colpire anche più articolazioni contemporaneamente, interessando entrambe le anche o le ginocchia o la combinazione di anca e ginocchio. In questi casi, quando è necessario l’intervento, per entrambe le articolazioni si può intervenire simultaneamente con grandi vantaggi per il paziente e accorciando i tempi di ospedalizzazione e di riabilitazione.

Qual è l’età media dei suoi pazienti?

I pazienti che si rivolgono a me hanno una media di età di 55-60 anni con un range che va dai 16 ai 98 anni.

Quali sono i casi più frequenti di artrosi che ha curato?

I casi più frequenti sono le forme idiopatiche, cioè quelle in cui difficilmente si conosce la causa. Ad esempio, per quanto riguarda l’anca c’è il riconoscimento del ruolo causale del conflitto femoro acetabolare (una deformità che colpisce circa il 25% della popolazione coinvolgendo o la testa del femore o l’acetabolo o entrambe) responsabile della coxartrosi spesso etichettata come idiopatica. Molto frequenti sono anche le forme post traumatiche, le osteonecrosi del ginocchio o anca e le forme reumatiche.

note

Autore immagine: artrosi di Animaflora PicsStock


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