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Si può rinunciare a un’eredità accettata?

2 Aprile 2019
Si può rinunciare a un’eredità accettata?

Una volta accettata l’eredità si può revocare l’accettazione? Come tornare indietro se ci si accorge che il defunto aveva molti debiti?

Un tuo parente è deceduto qualche mese fa. Tra gli eredi ci sei anche tu. Così, ingenuamente e senza farti molte domande, sei stato davanti al notaio a firmare i documenti per l’accettazione dell’eredità. Da allora però hai avuto solo rogne. Oltre infatti alle tasse versate all’apertura della successione, sono subentrate una serie di spese che non avevi preventivato. Le prime e più costose sono state quelle relative a un appartamento di scarso valore, che peraltro non puoi usare (vantando una minima quota di proprietà) e che non hai peraltro modo di vendere. È seguita poi la notifica di alcune cartelle esattoriali che il defunto non aveva mai pagato e di cui gli eredi erano all’oscuro. In ultimo sono arrivate le diffide di una finanziaria le cui rate sono state versate solo per metà. A questo punto, comprendendo il grave sbaglio che hai fatto, ti chiedi se si può rinunciare a un’eredità accettata: c’è modo per fare marcia indietro e rinunciare alla propria qualità di erede? Come fare a liberarsi dei debiti di cui non si era a conoscenza al momento dell’accettazione dell’eredità? Come si tutela l’erede ingenuo che, in buona fede, ha ignorato gli oneri connessi alla successione?

Di tanto parleremo qui di seguito. Spiegheremo cioè quali sono gli effetti e le conseguenze dell’accettazione dell’eredità e se si tratta di un atto revocabile. Ma procediamo con ordine.

Accettazione dell’eredità: come e quando

Per acquistare la qualifica di erede, il familiare superstite, ossia il cosiddetto «chiamato all’eredità», deve dichiarare di volerla accettare (accettazione espressa dell’eredità), oppure deve porre un comportamento che implichi una tacita volontà di accettare l’eredità (accettazione tacita dell’eredità). Si pensi, a quest’ultimo proposito, al prelievo dal conto corrente del defunto o alla vendita di beni ereditati.

Ci sono dieci anni per poter accettare l’eredità; oltre questo termine il diritto si prescrive. I dieci anni decorrono dal giorno dell’apertura della successione ossia dalla morte del cosiddetto de cuius (ossia il familiare defunto).

Tuttavia, questo termine può essere ridotto. La legge stabilisce infatti che chiunque vi abbia interesse può chiedere che il tribunale del luogo ove si è aperta la successione fissi un termine entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinunzia all’eredità. Trascorso questo termine senza che abbia fatto la dichiarazione, il chiamato decade dal diritto di accettare.

Effetti dell’accettazione dell’eredità

L’accettazione dell’eredità ha effetto retroattivo: significa che l’erede si considera proprietario dei beni lasciati dal defunto a partire dal momento dell’apertura della successione. In questo modo, l’erede subentra al defunto senza soluzione di continuità, in modo che i rapporti che facevano capo al defunto passino in capo al successore senza alcuna interruzione (quasi come se tra i due ci fosse stato un atto di donazione). Ad esempio, se dopo la morte del proprietario di una casa e prima dell’accettazione dell’eredità da parte dell’erede l’immobile causa dei danni a terzi, di questi dovranno rispondere coloro che hanno accettato l’eredità; così come questi dovranno anche versare le spese condominiali e le bollette nel frattempo scadute.

L’accettazione dell’eredità è revocabile?

L’accettazione è un atto irrevocabile. Al pari di una donazione, non si può quindi rinunciare a una eredità accettata.

Ciò che però è consentito fare dalla legge è l’inverso, ossia revocare la rinuncia all’eredità già effettuata e, per l’effetto, accettarla. Questa possibilità è possibile:

  • fino a quando non sia prescritto il diritto di accettare l’eredità, ossia a condizione che non siano già trascorsi 10 anni dall’apertura della successione;
  • e sempre che non sia già stata acquistata da altri chiamati all’eredità o da questi venduta a terzi.

Come ha precisato la Cassazione [2], il chiamato all’eredità, che vi abbia inizialmente rinunciato, può, accettarla in un secondo momento (in tal modo revocando implicitamente la precedente rinuncia), sempre che questa non sia venuta meno in conseguenza dell’acquisto compiuto da altro chiamato.

La revoca della rinunzia all’eredità è impedita (oltre che dal decorso del termine di accettazione, sia esso quello ordinario decennale o quello, più breve, fissato dal giudice) dall’acquisto dell’eredità da parte di altri chiamati, in quanto, il rinunziante non può più revocarla dopo che sia intervenuta l’accettazione, comunque manifestata, dei chiamati in subordine o quando l’eredità sia stata acquistata automaticamente, per effetto di accrescimento, dagli altri soggetti simultaneamente chiamati.

Condizioni all’accettazione dell’eredità

Inoltre l’accettazione dell’eredità non può essere sottoposta a condizioni (ad esempio «Accetto l’eredità solo a condizione che non sorgano nuovi debiti» oppure «Accetto a condizione che accettino anche i miei fratelli») o a termini (ad esempio «Accetto l’eredità a partire dal 1° gennaio prossimo» oppure «Accetto l’eredità solo per un anno).

Si può rinunciare a una parte di eredità?

Inoltre, l’accettazione dell’eredità può essere solo totale, deve cioè riguardare l’intera eredità; per cui non è ammesso né accettare una parte di eredità, né un’accettazione parziale per alcuni beni soltanto, né una rinuncia a una parte dell’eredità.

Cosa si può fare se si è indecisi nell’accettare l’eredità?

Posto che, come abbiamo detto, non si può rinunciare a una eredità accettata, bisognerà valutare attentamente tale scelta prima di compierla. Sarà allora opportuno interrogare le amministrazioni (come l’Agenzia delle entrate, l’Agente della Riscossione e l’Inps) per verificare se il defunto aveva debiti. Lo stesso si può fare nei confronti della sua banca. Per maggiori informazioni leggi Come fare per verificare se ci sono debiti nell’eredità.

Qualora dovesse permanere l’incertezza si può accettare l’eredità con beneficio di inventario. Questa soluzione ha un indubbio vantaggio. Difatti, qualora dovessero comparire dei creditori del defunto, l’erede non rischierebbe alcun pignoramento sui propri beni personali (quelli cioè di cui era proprietario prima dell’accettazione dell’eredità). I creditori potrebbero aggredire solo i beni pervenuti a quest’ultimo con la successione e, quindi, il pignoramento incontrerebbe sempre, come limite, il valore di tali stessi beni.


note

[1] Art. 525 cod. civ.

[2] Cass. civile sez. II, 09/09/1998, n.8912.

Autore immagine: eredi cercano nel baule di Natvas


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