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Patti prematrimoniali: arrivano anche in Italia

2 Aprile 2019
Patti prematrimoniali: arrivano anche in Italia

Si potrà stabilire in anticipo la misura dell’assegno di mantenimento e la divisione della casa coniugale.

Saranno legali anche in Italia gli accordi prematrimoniali: moglie e marito, prima di sposarsi, potranno così firmare un contratto ove accordarsi sulle conseguenze di un’eventuale divorzio. È questa la conseguenza della riforma al codice civile contenuta nel ddl delega presentata al Governo. La riforma – di cui, in realtà, si parla ormai da numerosi anni – mira a superare lo storico divieto che, in Italia, ha sino ad oggi comportato la nullità di tali patti. Questo ha di fatto impedito ai coniugi di calcolare in anticipo i rischi della separazione e della fine dell’amore come, ad esempio, l’entità dell’assegno di mantenimento o l’assegnazione della casa coniugale, la divisione dei beni e degli arredi acquistati, la convivenza con i figli. Cerchiamo di capire cosa si potrà fare nel momento in cui il nuovo testo di legge sarà approvato e come cambierà le nostre abitudini familiari.

Il matrimonio è un contratto?

Il matrimonio non è un contratto. Non in Italia. Esso si considera una dichiarazione, fatta dagli sposi davanti a un ufficiale di Stato civile o a un ministro del culto religioso, con la quale essi manifestano la volontà di costituire una nuova famiglia. Da questo atto nasce un rapporto giuridico destinato a durare nel tempo, che comporta per i coniugi diritti e doveri. Tale rapporto si differenzia da quello che nasce da un contratto perché, se anche può essere sciolto in qualsiasi momento, ha regole diverse: esso infatti non può essere regolato dalle parti ma solo dalle leggi dello Stato.

Ebbene, la previsione dei patti prematrimoniali mira proprio a superare questa rigida ripartizione e a consentire ai coniugi di prestabilire le conseguenze di una eventuale separazione. Essi non potranno derogare ai diritti e doveri che, per legge, competono loro durante il matrimonio (non potranno, ad esempio, prefissare la frequenza dei rapporti sessuali, esonerare uno dei due coniugi dall’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia o dei figli o autorizzarsi reciprocamente all’infedeltà), ma avranno solo la possibilità, nell’ipotesi in cui detta unione dovesse finire, di disciplinarne le conseguenze. I contenuti di tali patti non saranno circoscritti al solo versante economico (ossia alla quantificazione del mantenimento e dei sussidi in favore di uno dei due coniugi), ma potranno anche riguardare i criteri per l’indirizzo della vita familiare e l’educazione dei figli.

I patti prematrimoniali oggi in Italia

Gli accordi prematrimoniali sono molto frequenti in altri Stati, in particolare quelli di cultura anglosassone, dove svolgono una funzione di deflazione delle controversie familiari e divorzili.

Al contrario in Italia, la giurisprudenza ha da sempre sostenuto la nullità dei patti tra i coniugi conclusi in costanza di matrimonio o addirittura prima delle nozze, finalizzati a regolare la situazione in caso di divorzio in quanto rivolti a viziare, o quanto meno a circoscrivere, la libertà di difendersi nel giudizio, con «l’irreparabile compromissione di un obiettivo d’ordine pubblico come la tutela dell’istituto della famiglia».

Di recente però la Cassazione ha ritenuto validi alcuni accordi di contenuto patrimoniale intervenuti tra coniugi in vista della separazione o del divorzio. Si pensi all’accordo con cui il marito, che in corso di matrimonio ha sostenuto le spese per ristrutturare la casa di proprietà della moglie, si fa riconoscere la restituzione di tali somme nel caso di separazione.

Cosa cambia con la riforma dei patti prematrimoniali

Con l’ingresso della riforma che il governo mira a far approvare in tempi stretti si consentirà a marito e moglie di prefissare le conseguenze della separazione e del divorzio. Le parti potranno gestire in modo consensuale i loro rapporti personali e patrimoniali in un momento precedente l’eventuale crisi del rapporto in cui è più facile definire in modo consensuale l’assetto dei reciproci interessi.

Essi avranno così facoltà di stipulare gli accordi regolamentando anche i criteri per l’indirizzo della vita familiare e per l’educazione dei figli.

Viene previsto un unico vincolo: il patto raggiunto fra le parti dovrà comunque risultare conforme alle norme imperative, ai diritti fondamentali della persona umana, l’ordine pubblico e il buon costume. Questo sembra far ritenere che una rinuncia completa al mantenimento, per chi non è in grado di mantenersi ed ha raggiunto una certa età, non sarà comunque possibile.

E chi si è già sposato?

La delega prevede la possibilità di fissare degli accordi prematrimoniali anche per chi si è già sposato prima della imminente riforma e vuole comunque sfruttare la nuova possibilità concessa dalla legge.

Cosa è previsto per i gay?

Stesso diritto è previsto per le coppie di omosessuali che hanno siglato un’unione civile.

E per i conviventi?

Già oggi i conviventi possono accordarsi sulle conseguenze della separazione: il decreto Cirinnà ha infatti autorizzato i cosiddetti patti di convivenza che sono una sorta di patti prematrimoniali relativi però alle coppie di fatto.


note

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. E per eventuali accordi già in essere con scrittura privata pur non contrari alle norme imperative?

Rispondi a raffaele bottacchi Annulla risposta

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