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Computer aziendale: ultime sentenze

28 Aprile 2019
Computer aziendale: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 28 Aprile 2019



Controllo del computer aziendale; licenziamento disciplinare; tutela della dignità dei lavoratori; tutela dell’immagine dell’azienda; comportamento del lavoratore e giusta causa di licenziamento; trasmissione dei dati aziendali; concorrenza sleale.

E’ possibile accedere alla rete internet dell’azienda per scopi personali? Qual è il corretto impiego del computer aziendale? Quali sono i casi in cui l’utilizzo del computer aziendale determina un licenziamento per giusta causa? E’ legittimo il licenziamento disciplinare del dipendente che, sul computer aziendale, ha effettuato il download di foto e filmati pornografici.

Computer aziendale del dipendente: può essere controllato?

In tema di licenziamento, va esclusa la violazione delle garanzie sui controlli a distanza qualora il datore di lavoro, con verifica informatica ex post, per giunta in base ad autorizzazione scritta del lavoratore, indirizzi il controllo all’esclusivo fine di accertare specifiche mancanze del lavoratore nell’uso del computer aziendale per finalità extralavorative (nella specie, era emerso che il dipendente abitualmente era intento al free-cell, il gioco del solitario al computer).

Cassazione civile sez. lav., 28/05/2018, n.13266

Tutela dell’immagine aziendale

In tema di controllo del lavoratore, la duplicazione periodica dei dati contenuti nei computer aziendali, preventivamente nota ai dipendenti, esula dal campo di applicazione delle garanzie procedurali imposte dall’art. 4, comma 2, st.lav. (nel testo anteriore alle modifiche di cui al art. 23, comma 1, d.lgs. n. 151 del 2015), se effettuata a tutela di beni estranei al rapporto di lavoro, quali l’immagine dell’azienda e la tutela della dignità di altri lavoratori, e non riguardi l’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto stesso.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto legittimo il controllo effettuato dalla datrice di lavoro sulla posta elettronica aziendale di un dipendente accusato di aver inviato una serie di e-mail contenenti reiterate espressioni scurrili nei confronti del legale rappresentante della società e di altri collaboratori, nonché apprezzamenti negativi nei confronti dell’azienda in quanto tale).

Cassazione civile sez. lav., 10/11/2017, n.26682

Mail inviate dal computer aziendale

Il datore di lavoro può effettuare un controllo sulle mail inviate da un dipendente dal computer aziendale per fini personali solo nel rispetto di precisi parametri, quali un’informazione preventiva, l’impossibilità di ricorrere a misure meno intrusive, l’esistenza di gravi motivi che spingono l’azienda al controllo medesimo.

Ad affermarlo è la Grande camera della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha nel caso di specie condannato la Romania perché i controlli disposti dal datore di lavoro privato nei confronti di un dipendente, poi licenziato, non erano stati effettuati rispettando alcuni criteri necessari a garantire il giusto equilibrio tra i diversi interessi in gioco: vita privata e lavoro.

Per i giudici di Strasburgo, la nozione di vita privata in base alla Convenzione non ha una portata limitata e non può essere circoscritta al solo ambito della sfera personale, ma deve includere ogni aspetto che permette all’individuo di sviluppare la propria identità sociale, tra cui la possibilità di avere comunicazioni con il mondo esterno. E in tale quadro, le comunicazioni per mail rientrano nella nozione di corrispondenza, protetta dall’articolo 8 Cedu.

Corte europea diritti dell’uomo sez. grande chambre, 05/09/2017, n.61496

Controllo del computer aziendale e presenza di materiale pornografico

Il datore di lavoro può effettuare controlli mirati per verificare il corretto uso, da parte dei dipendenti, di strumenti di lavoro come i “personal computer” aziendali, ma tale prerogativa va esercitata nel rispetto della libertà e dignità dei lavoratori, nonché dei principi di correttezza, pertinenza e non eccedenza, potendo determinare il trattamento di informazioni personali di carattere sensibile.

(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la pronuncia con cui la corte territoriale aveva dichiarato illegittimo il licenziamento disciplinare comminato all’esito di un controllo del computer aziendale in uso ad un dipendente, da cui era emersa la presenza di materiale pornografico, dando per pacifica una lesione della “privacy” senza accertare le concrete modalità con le quali l’ispezione era stata condotta).

Cassazione civile sez. lav., 03/11/2016, n.22313

Dati extracontabili sul computer aziendale

La statuizione adottata dal giudice d’appello in ordine all’attribuibilità della lista dei clienti al professionista e non alla società deve essere motivata. Il giudice del gravame deve chiarire le ragioni per le quali il rinvenimento di dati extracontabili sul computer aziendale e presso lo studio del professionista legale rappresentante assurge a presunzione di ricavi non contabilizzati nei confronti dell’azienda.

Cassazione civile sez. trib., 13/05/2016, n.9870

Concorrenza sleale

E’ insufficiente a conferire ai dati aziendali in esame il carattere della segretezza nell’accezione di cui alla lett. c) dell’art. 98 CPI, custodire i disegni tecnici in un personal computer privato, dotato di password ed in uso esclusivo al socio-amministratore e coprogettista, misura non adeguatamente protettiva, in quanto, in primo luogo, le informazioni erano state immesse in un computer privato ed in dotazione esclusiva al socio anziché in un sistema informatico aziendale direttamente gestibile e controllabile dalla società, oltre che sull’operato del medesimo e, segnatamente sull’utilizzo dei dati e delle informazioni in questione, non risulta che la società abbia esercitato alcun controllo, dato specifiche direttive o posto limiti atti a prevenirne un uso abusivo.

Deve ritenersi violato il regime di leale concorrenza, a norma dell’art. 2598 n. 3 c.c., anche da parte di chi risparmia, con la sottrazione di dati riservati, quei tempi e quei costi di una autonoma ricostruzione delle informazioni industrialmente utili, con il conseguente compimento di atti concorrenzialmente sleali in relazione ad ogni acquisizione avvenuta per sottrazione e non per autonoma capacità di elaborazione.

Non ricorre il cd. illecito ex art. 2598 n. 3 c.c., di concorrenza sleale tramite boicottaggio c.d. “secondario”, ove risulti che la decisione di liberarsi dal vincolo negoziale, sorto con l’attrice in modo peraltro del tutto autonomo ed in epoca oltretutto successiva rispetto a quelli precedentemente instaurati tra i medesimi terzi e l’odierna convenuta, sia stata, in realtà, il frutto di una loro, sia pur sofferta, ma comunque libera ed incondizionata determinazione imprenditoriale, scevra da pressioni da parte della società convenuta.

Tribunale Bologna sez. IV, 27/07/2015, n.2340

Licenziamento del lavoratore bancario

In tema di licenziamento per giusta causa, è onere del datore di lavoro dimostrare il fatto ascritto al dipendente, provandolo sia nella sua materialità, sia con riferimento all’elemento psicologico del lavoratore, mentre spetta a quest’ultimo la prova di una esimente.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto giustificato il licenziamento di un lavoratore bancario, valutando sufficiente la prova della riferibilità allo stesso del personal computer aziendale a mezzo dal quale erano stati effettuati accessi al sistema informatico della banca, in quanto il ricorrente non aveva indicato ragioni e circostanze per cui altri avrebbero conosciuto le sue chiavi informatiche di accesso ed utilizzato la sua postazione).

Cassazione civile sez. lav., 29/05/2015, n.11206

Giusta causa di licenziamento del lavoratore

La giusta causa di licenziamento è nozione legale e il giudice non è vincolato dalle previsioni del contratto collettivo; ne deriva che il giudice può ritenere la sussistenza della giusta causa per un grave inadempimento o per un grave comportamento del lavoratore contrario alle norme della comune etica o del comune vivere civile ove tale grave inadempimento o tale grave comportamento, secondo un apprezzamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, abbia fatto venire meno il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore; per altro verso, il giudice può escludere altresì che il comportamento del lavoratore costituisca di fatto una giusta causa, pur essendo qualificato tale dal contratto collettivo, in considerazione delle circostanze concrete che lo hanno caratterizzato (confermata, nella specie, la legittimità del licenziamento in ragione di lunga assenza ingiustificata e del sequestro da parte delle forze dell’ordine del computer aziendale perché utilizzato per commettere reati).

Cassazione civile sez. lav., 01/12/2014, n.25380

Download di foto e filmati pornografici dal computer aziendale

Qualora il codice disciplinare affisso nella bacheca aziendale vieti l’accesso alla rete internet e l’utilizzo della posta elettronica per scopi personali, è legittimo il licenziamento disciplinare del dipendente che, sul computer aziendale, abbia installato un programma di “file-sharing” ed uno per l’accesso alla email personale, effettuando il “download” di foto e filmati pornografici.

Cassazione civile sez. lav., 11/08/2014, n.17859

Computer aziendale e gioco

L’addebito mosso al lavoratore di utilizzare il computer in dotazione a fini di gioco non può essere ritenuto logicamente generico per la sola circostanza della mancata indicazione delle singole partite giocate abusivamente dal lavoratore.

Appare dunque illogica la motivazione della sentenza che lamenta indicazione specifica delle singole partite giocate, essendo il lavoratore posto in grado di approntare le proprie difese anche con la generica contestazione di utilizzare in continuazione, e non in episodi specifici isolati, il computer aziendale.

Cassazione civile sez. lav., 07/11/2013, n.25069

Corretto impiego del computer aziendale

Il controllo effettuato sul computer aziendale in uso al dipendente teso a verificare l’eventuale compimento di condotte illecite, svolto in maniera del tutto occasionale e dopo il sostanziale disinteresse del datore di lavoro in ordine all’adozione di misure tali dal assicurarne il corretto impiego, è da considerarsi illegittimo per violazione dell’art. 4 l. n. 300 del 1970 e art. 11 d.lg. n. 196 del 2003, poiché tale comportamento integra la fattispecie di trattamento dei dati personali del lavoratore effettuato all’infuori dei canoni di lealtà e correttezza e non per scopi determinati, espliciti e legittimi.

Tribunale Ferrara, 27/08/2012, n.172

Call center e strumenti aziendali

In tema di qualificazione del rapporto di lavoro, va riconosciuta la natura subordinata della prestazione, nonostante il “nomen iuris” adottato dalle parti, essendo stato rilevato che la stessa si svolgeva nei locali dell’azienda, con l’utilizzo di strumenti da quest’ultima messi a disposizione (computer, telefono, ecc.), in fasce orarie prestabilite con l’indicazione di obiettivi minimi da raggiungere e dei criteri di valutazione della prestazione, elementi sussidiari che, valutati nel loro complesso, rivelano la ricorrenza della subordinazione.

Cassazione civile sez. VI, 27/11/2017, n.28190


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