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Licenziamento giustificato motivo oggettivo: ultime sentenze

21 Novembre 2022
Licenziamento giustificato motivo oggettivo: ultime sentenze

Motivi e nullità del licenziamento, superamento del periodo di comporto, scarso rendimento del lavoratore, tutela reintegratoria.

Cos’è il licenziamento per giustificato motivo oggettivo? Quando sussiste l’obbligo di repêchage? In quali casi il licenziamento del lavoratore è illegittimo? Quando è illecito il motivo del licenziamento? Leggi le ultime sentenze per scoprire le risposte a queste e a tante altre domande.

Indice

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Ai fini del licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, l’art. 3 l. n. 604 del 1966 richiede sia la soppressione del settore lavorativo o del reparto o del posto cui era addetto il dipendente, senza che sia necessaria la soppressione di tutte le mansioni in precedenza attribuite allo stesso, sia la riferibilità della soppressione a progetti o scelte datoriali insindacabili dal giudice quanto ai profili di congruità e opportunità, purché effettivi e non simulati – diretti ad incidere sulla struttura e sull’organizzazione dell’impresa, ovvero sui suoi processi produttivi, compresi quelli finalizzati ad una migliore efficienza ovvero ad incremento di redditività, ma anche l’impossibilità di reimpiego del lavoratore in mansioni diverse, elemento che, inespresso a livello normativo, trova giustificazione sia nella tutela costituzionale del lavoro che nel carattere necessariamente effettivo e non pretestuoso della scelta datoriale, che non può essere condizionata da finalità espulsive legate alla persona del lavoratore.

L’onere probatorio in ordine alla sussistenza di questi presupposti è a carico del datore di lavoro, che può assolverlo anche mediante ricorso a presunzioni, restando escluso che sul lavoratore incomba un onere di allegazione dei posti assegnabili.

Cassazione civile sez. lav., 20/10/2022, n.30950

Estinzione e risoluzione del rapporto

L’obbligo del giudice di rinvio di uniformarsi alla “regula iuris” enunciata dalla Corte di cassazione, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., viene meno quando la norma da applicare in aderenza a tale principio sia stata dichiarata costituzionalmente illegittima successivamente alla pronuncia rescindente, dovendo, in questo caso, farsi applicazione del diritto sopravvenuto (e, cioè, alla situazione normativa determinata dalla pronuncia di incostituzionalità), che travalica il principio di diritto enunciato dalla sentenza di rinvio; ne consegue che – a seguito degli interventi della Corte costituzionale sull’apparato sanzionatorio da applicare in caso di illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ai sensi dell’art. 18, comma 7, della l. n. 300 del 1970, come novellato dalla l. n. 92 del 2012 – il giudice del rinvio, accertata l’insussistenza del fatto posto a base di tale licenziamento, deve ordinare, in simmetria col regime dei licenziamenti soggettivi, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, senza alcuna facoltà di scelta tra tutela ripristinatoria e tutela economica.

Cassazione civile sez. lav., 13/10/2022, n.30167

Valutazione di utilizzo del lavoratore in altro reparto

Nel caso di inidoneità sopravvenuta del dipendente allo svolgimento delle mansioni per le quali è stato inizialmente assunto sussiste l’obbligo di repêchage, vale a dire che il datore di lavoro deve valutare la possibilità di collocare il dipendente presso un altro reparto o adibirlo ad altre e diverse mansioni – incluse quelle inferiori – prima di procedere al licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Tribunale Parma sez. lav., 15/09/2022, n.85

Ragioni aziendali che giustificano il licenziamento

Se è vero, da un lato, che il datore di lavoro non deve dimostrare, ai fini della legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, l’andamento economico negativo dell’azienda, è altrettanto vero che se il licenziamento per giustificato motivo oggettivo viene motivato dal datore di lavoro in base all’esigenza di far fronte a situazioni economiche sfavorevoli o a spese straordinarie e poi, nel conseguente giudizio di impugnazione, si accerti l’inesistenza di tali ragioni, il licenziamento andrà dichiarato ingiustificato per mancanza di veridicità e per pretestuosità della causale addotta.

Tribunale Reggio Emilia sez. lav., 09/09/2022, n.205

Incompatibilità ambientale

L’incompatibilità ambientale si configura ogni volta che il comportamento del lavoratore venga a creare, nell’ambiente di lavoro, una situazione stabilizzata di tensione e dissidio con gli altri colleghi o con i superiori, situazione che evidentemente genera disorganizzazione e disfunzione nell’ambiente di lavoro e come tale integra un’ipotesi di giustificato motivo oggettivo di licenziamento in quanto pur sempre dovuto a ragioni inerenti l’attività produttiva, l’organizzazione del lavoro e il regolare funzionamento dell’attività produttiva stessa.

Corte appello Messina sez. lav., 14/06/2022, n.506

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ove sia stata accertata la “manifesta insussistenza del fatto”, a seguito della sentenza n. 59 del 2021 della Corte costituzionale – che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 3 Cost., l’art. 18, comma 7, secondo periodo, della l. n. 300 del 1970, come modificato dall’art. 1, comma 42, lett. b), della l. n. 92 del 2012, nella parte in cui prevedeva un potere discrezionale del giudice in ordine all’applicazione della tutela reale – va sempre applicata la sanzione reintegratoria, senza che assuma rilevanza la valutazione sulla non eccessiva onerosità del rimedio.

Cassazione civile sez. lav., 25/05/2022, n.16975

La sopravvenuta inidoneità psicofisica alle mansioni

La nozione di giustificato motivo oggettivo ricomprende ipotesi in cui il licenziamento del lavoratore non sia giustificato da una condotta colpevole di quest’ultimo, ma riguarda cause attinenti l’attività aziendale e l’organizzazione del lavoro ed altresì vicende soggettive del lavoratore che comportino, comunque, un oggettivo impedimento al regolare funzionamento dell’attività aziendale. Tra queste ultime si configura l’ipotesi di sopravvenuta inidoneità del lavoratore allo svolgimento delle mansioni assegnate, per cui il licenziamento disposto dal datore di lavoro va ricondotto, ove il lavoratore possa essere astrattamente impiegato in mansioni diverse, al giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’art. 3 della l. n. 604 del 1966, con diritto al termine e all’indennità di preavviso.

Tribunale Parma sez. lav., 20/05/2022, n.196

Manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento

Nelle aziende di grandi dimensioni, il regime sanzionatorio a presidio del licenziamento per motivo oggettivo disciplinato dall’articolo 18, comma 7, legge 300/1970 (nel testo modificato dalla Riforma Fornero) è costituzionalmente illegittimo, laddove richiede che l’accertata «insussistenza» del fatto posto alla base del recesso (non sia di per sé sufficiente ai fini della reintegrazione, ma sia altresì necessario che la medesima insussistenza) sia «manifesta».

Va dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 18, comma 7, secondo periodo, l. 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall’art. 1, comma 42, lett. b), l. 28 giugno 2012, n. 92 limitatamente alla parola “manifesta”. Il requisito del carattere “manifesto” dell’insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, richiesto per disporre la reintegra, è indeterminato, prestandosi ad incertezze applicative e potendo condurre a soluzioni difformi, con conseguenti ingiustificate disparità di trattamento: di fatto, tale requisito demanda al giudice una valutazione sfornita di ogni criterio direttivo e, per di più, priva di un plausibile fondamento empirico.

Corte Costituzionale, 19/05/2022, n.125

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Va dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 18, comma 7, secondo periodo, l. 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall’art. 1, comma 42, lett. b), l. 28 giugno 2012, n. 92 limitatamente alla parola “manifesta”. Il requisito del carattere “manifesto” dell’insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, richiesto per disporre la reintegra, è indeterminato, prestandosi ad incertezze applicative e potendo condurre a soluzioni difformi, con conseguenti ingiustificate disparità di trattamento: di fatto, tale requisito demanda al giudice una valutazione sfornita di ogni criterio direttivo e, per di più, priva di un plausibile fondamento empirico.

Corte Costituzionale, 19/05/2022, n.125

Congruità ed opportunità della scelta imprenditoriale di licenziamento

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è motivato dall’esigenza di un riassetto organizzativo dell’azienda, al fine di una più economica gestione della stessa e/o per far fronte a sfavorevoli situazioni influenti sulla normale attività produttiva. Tale motivo è rimesso all’esclusiva valutazione del datore di lavoro: ciò significa che il giudice non può sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa (posto che tale scelta è espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41 Cost.), ma può solo controllare l’effettiva sussistenza del motivo addotto dall’imprenditore.

Tribunale Ascoli Piceno sez. lav., 29/04/2022, n.82

Motivazioni false o pretestuose

E’ noto che il licenziamento per giustificato motivo oggettivo può essere irrogato per ragioni inerenti l’attività produttiva, per cui la modifica organizzativa che legittima il provvedimento datoriale può consistere: 1. nell’esternalizzazione a terzi dell’attività a cui è addetto il lavoratore licenziato; 2. nella soppressione della funzione cui il lavoratore è adibito 3. nella ripartizione delle mansioni tra più dipendenti già in forze 4. nella innovazione tecnologica che rende superfluo l’impiego del lavoratore licenziato. Ad ogni modo rimane ferma, da una parte, la non sindacabilità delle scelte imprenditoriali, se congrue e ragionevoli, ma, dall’altra, il controllo sulla effettività e non pretestuosità dei motivi addotti dall’imprenditore a giustificazione del recesso, nonché sul nesso causale tra l’accertata ragione e l’intimato licenziamento.

Tribunale Modena sez. lav., 22/03/2022, n.133

Congruità ed opportunità della scelta imprenditoriale di licenziamento

Il motivo oggettivo di licenziamento determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva è rimesso alla libera valutazione del datore di lavoro, posto che tale scelta è espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41 Cost.. Pertanto il giudice non può sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa, ma può invece operare un controllo sulla reale sussistenza del motivo addotto dall’imprenditore che abbia comportato la soppressione del settore lavorativo cui era addetto il dipendente licenziato.

Tribunale Bari sez. lav., 14/03/2022, n.798

Impossibilità del repêchage

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo la causa del recesso datoriale può rinvenirsi sia in fattori (sfavorevoli) di mercato, sia in modifiche tecnico -produttive, sia ancora in iniziative di riorganizzazione inerenti alla gestione d’impresa orientate al contenimento dei costi o in quelle che attengono ad una migliore efficienza gestionale o produttiva, oppure sono dirette ad un aumento della redditività d’impresa. Quale che sia la ragione, è il datore di lavoro che deve provare non solo le cause del licenziamento individuale ricollegabili ad effettive ragioni di carattere produttivo e/o organizzativo dell’azienda, ma anche l’impossibilità di utilizzare il lavoratore licenziato in altre mansioni compatibili con la qualifica cui era stato precedentemente adibito.

Tribunale Bari sez. lav., 10/01/2022, n.21

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: quando?

Il giustificato motivo oggettivo di licenziamento va individuato in ogni modifica della struttura organizzativa dell’impresa che comporti la soppressione di una determinata posizione lavorativa, indipendentemente dall’obiettivo perseguito dall’imprenditore (cioè sia esso una migliore efficienza, un incremento della produttività oppure la necessità di far fronte a situazioni economiche sfavorevoli o a spese straordinarie). Di conseguenza il controllo giudiziale della sussistenza del giustificato motivo oggettivo si sostanzia nella verifica della non pretestuosità della ragione addotta e del nesso causale tra la motivazione dichiarata dal datore di lavoro e la soppressione della posizione lavorativa.

Corte appello Roma sez. lav., 24/12/2021, n.4797

Impossibilità del repêchage

Per la legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo è necessario che il datore di lavoro non abbia la possibilità di reimpiegare il lavoratore licenziato, consideratane la professionalità raggiunta, in altra posizione lavorativa e/o in altra dipendenza aziendale analoga a quella soppressa (repêchage). Il relativo onere probatorio grava sul datore di lavoro, cui incombe anche la prova di non avere effettuato, per un congruo periodo di tempo dopo il recesso, nuove assunzioni in qualifiche analoghe a quella del lavoratore licenziato.

Tribunale Tivoli sez. lav., 21/12/2021, n.1045

Soppressione del posto di lavoro e scelte di politica aziendale

Anche se l’andamento economico negativo dell’azienda non è presupposto essenziale del licenziamento per giustificato motivo oggettivo il cui onere probatorio incombe sul datore di lavoro, tuttavia devono pur sempre emergere le ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro, anche in relazione ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività, che determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di una determinata posizione lavorativa.

Tribunale Fermo sez. lav., 02/12/2021, n.243

Onere probatorio incombente sul datore di lavoro

Il giustificato motivo oggettivo di licenziamento comporta l’impossibilità del c.d. repêchage. L’onere dell’insussistenza di tale possibilità incombe sul datore di lavoro, il quale deve provare non solo che al momento del licenziamento non sussiste una posizione di lavoro analoga a quella soppressa, onde consentire al dipendente l’espletamento di mansioni equivalenti, ma anche di aver prospettato al dipendente, senza ottenerne il consenso, la possibilità di un reimpiego in mansioni inferiori rientranti nel suo bagaglio professionale, dovendosi escludere che il lavoratore abbia alcun onere di segnalare posizioni di lavoro per la sua utile ricollocazione.

Tribunale Firenze sez. lav., 20/07/2021, n.545

Limiti al sindacato del giudice

Ai fini della valutazione della legittimità del licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo il sindacato del giudice non può estendersi ad una valutazione sull’opportunità e sulla congruità delle scelte imprenditoriali che coinvolgono gli assetti produttivi ed organizzativi, eccedendo – in caso contrario – in valutazioni di merito che illegittimamente sconfinerebbero in scelte e valutazioni autonome che l’imprenditore si vede riconosciute dall’art. 41 della Costituzione.

Tribunale Macerata sez. lav., 09/07/2021, n.111

Legittimità del licenziamento: presupposti

Ai fini della legittimità del licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce un presupposto fattuale che il datore di lavoro debba necessariamente provare, essendo sufficiente che la scelta imprenditoriale abbia comportato la soppressione del posto di lavoro e che le ragioni addotte dal datore di lavoro a sostegno della modifica organizzativa da lui attuata abbiano inciso, in termini di causa efficiente, sulla posizione lavorativa ricoperta dal lavoratore licenziato; il licenziamento risulterà ingiustificato, per la mancanza di veridicità o la pretestuosità della causale addotta, in presenza dell’accertamento in concreto dell’inesistenza di dette ragioni, cui il giudice sia pervenuto senza però attribuire rilievo all’assenza di effettive motivazioni economiche, perché ciò integrerebbe una insindacabile valutazione di scelte imprenditoriali, che si pone in violazione dell’art. 41 Cost.

Tribunale Reggio Emilia sez. lav., 18/06/2021, n.150

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Il giustificato motivo oggettivo di licenziamento è integrato da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di esso.

La causa giustificativa del licenziamento, sempre che seria ed effettiva e non pretestuosa, può dunque rinvenirsi sia in fattori (sfavorevoli) di mercato, sia nelle modificazioni tecnico -produttive o nelle iniziative di riorganizzazione inerenti alla gestione d’impresa orientate al contenimento dei costi e quindi all’aumento dei profitti.

L’onere probatorio della sussistenza del giustificato motivo oggettivo grava, ai sensi dell’art. 5 l. cit., sul datore di lavoro, cui spetta dimostrare non solo la concreta riferibilità del licenziamento individuale ad iniziative collegate ad effettive ragioni di carattere produttivo e/o organizzativo, ma anche l’impossibilità di utilizzare il lavoratore estromesso in altre mansioni compatibili con la qualifica rivestita, in relazione al concreto contenuto professionale dell’attività cui era stato precedentemente adibito.

Tribunale Bari sez. lav., 17/06/2021, n.1971

Accertamento del giudice

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo la verifica del giudice circa la legittimità del recesso si deve concentrare su tre elementi: 1. l’effettività delle ragioni poste dal datore di lavoro a giustificazione della decisione di ridimensionamento e riassetto organizzativo del personale, con la precisazione, tuttavia, che tale indagine deve essere limitata al dato oggettivo e non può estendersi ad un sindacato sull’opportunità della scelta fatta dal datore di lavoro, rispetto a cui l’imprenditore gode dell’autonomia garantita dall’art. 41 Cost; 2. l’esistenza del nesso di causalità tra l’individuazione del posto da sopprimere rispetto al riassetto organizzativo; 3. l’inesistenza di soluzioni alternative al licenziamento.

Tribunale Teramo sez. lav., 16/06/2021, n.302

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: valutazione delle motivazioni

Per affermare la legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo il datore di lavoro non deve necessariamente provare l’andamento economico negativo dell’azienda, essendo sufficiente che la scelta imprenditoriale abbia comportato la soppressione del posto di lavoro e che le ragioni addotte dal datore di lavoro a sostegno della modifica organizzativa attuata siano state causa efficiente della soppressione della posizione lavorativa ricoperta dal lavoratore licenziato; il licenziamento risulterà invece ingiustificato, per pretestuosità della causale addotta, qualora si accerti l’inesistenza di dette ragioni, valutazione cui il giudice deve pervenire, però, senza attribuire rilievo all’assenza di effettive motivazioni economiche, perché ciò integrerebbe una insindacabile valutazione di scelte imprenditoriali, che si pone in violazione dell’art. 41 Cost..

Corte appello Milano sez. lav., 14/06/2021, n.896

Licenziamento: schema fraudolento

Posto che non è consentito al datore di lavoro tornare sulle scelte compiute quanto al numero, alla collocazione aziendale ed ai profili professionali dei lavoratori in esubero, ovvero ai criteri di scelta dei singoli lavoratori da estromettere, attraverso ulteriori e successivi licenziamenti individuali la cui legittimità è subordinata alla individuazione di situazioni di fatto diverse da quelle poste a base del licenziamento collettivo, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo disposto (nella specie, per soppressione della posizione lavorativa) per gli stessi motivi già addotti a fondamento di un precedente licenziamento collettivo, a meno che non sia risultato nullo né inefficace (potendo il datore di lavoro procedere ad esso, purché ne sussistano i requisiti, risolvendosi tale rinnovazione nel compimento di un negozio diverso dal precedente, che esula dallo schema dell’art. 1423 c.c.), realizza uno schema fraudolento ai sensi dell’art. 1344 c.c.

Cassazione civile sez. lav., 23/04/2021

Licenziamento per cessata attività

Nel caso in cui sia accertata la totale cessazione dell’attività imprenditoriale da parte del datore di lavoro, la legittimità del licenziamento intimato ai lavoratori per giustificato motivo oggettivo non è esclusa né dal fatto che lo stabilimento sede dell’impresa non sia stato immediatamente alienato o altrimenti dismesso, rimanendo però nella disponibilità dell’imprenditore come mera entità non funzionante, né dal fatto che uno o pochi altri dipendenti siano stati mantenuti in servizio per il compimento delle pratiche relative alla cessazione, non essendo sindacabili nel quadro della libertà d’iniziativa economica riconosciuta dall’art. 41 Cost., le ragioni dei licenziamenti dovuti a cessazione dell’attività (legittimo il licenziamento intimato per chiusura dell’impresa anche se l’attività era proseguita per alcuni giorni per le operazioni di inventario).

Cassazione civile sez. lav., 14/04/2021, n.9820

Licenziamenti collettivi: violazione della legge

E’ gravemente scorretto il comportamento della parte datoriale la quale ometta integralmente la procedura di cui alla legge n. 223/91, intimando un licenziamento per giustificato motivo oggettivo ed evitando, così, la sospensione della procedura di licenziamento collettivo che l’art. 46 d.l. n. 18/2020 disponeva per le procedure avviate dopo il 23 febbraio 2020 : tale condotta incide gravemente sulla condizione economica del lavoratore (privato del ristoro della cassa integrazione prevista in virtù della pandemia) e ha determinato, nel caso di specie, la condanna del datore di lavoro al pagamento, in favore del ricorrente, di un importo corrispondente a 18 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del tfr.

Tribunale Roma sez. lav., 12/04/2021, n.3406

Carcerazione preventiva lavoratore: è consentito il licenziamento per giustificato motivo?

La sottoposizione del lavoratore a carcerazione preventiva per fatti estranei al rapporto di lavoro non costituisce inadempimento degli obblighi contrattuali, ma consente il licenziamento per giustificato motivo oggettivo ove, in base ad un giudizio “ex ante”, tenuto conto di ogni circostanza rilevante ai fini della determinazione della tollerabilità dell’assenza (tra cui le dimensioni dell’impresa, il tipo di organizzazione tecnico-produttiva, le mansioni del dipendente, il già maturato periodo di sua assenza, la ragionevolmente prevedibile ulteriore durata dell’impedimento, la possibilità di affidare temporaneamente ad altri le mansioni senza necessità di nuove assunzioni), non persista l’interesse del datore di lavoro a ricevere le ulteriori prestazioni del dipendente, senza che sia configurabile, inoltre, a carico del datore di lavoro, l’obbligo del cd. “repêchage”, istituto che richiede una fungibilità e una idoneità attuale lavorativa (sia pure parziale) del dipendente, che non ricorrono nel caso di impossibilità sopravvenuta della prestazione per stato di detenzione del lavoratore, cui consegue, ex art. 1464 c.c., il venir meno dell’apprezzabile interesse datoriale al parziale adempimento della prestazione lavorativa.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito con cui era stata rigettata l’impugnativa del licenziamento proposta da un lavoratore al quale, dopo la sospensione dal servizio a seguito della sottoposizione ad una misura restrittiva della libertà personale, era stata intimata la risoluzione del rapporto in ragione della protrazione dello stato custodiale per oltre un anno).

Cassazione civile sez. lav., 10/03/2021, n.6714

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: quando è illegittimo?

In caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce un presupposto fattuale che il datore di lavoro deve necessariamente provare, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva ed all’organizzazione del lavoro, comprese quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività, determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di un’individuata posizione lavorativa.

Tuttavia ove il recesso sia motivato dall’esigenza di far fronte a situazioni economiche sfavorevoli o a spese di carattere straordinario, ed in giudizio se ne accerti, in concreto, l’inesistenza, il licenziamento risulterà ingiustificato per la mancanza di veridicità e la pretestuosità della causale addotta.

Tribunale Pesaro sez. lav., 11/03/2019, n.114

Impossibilità di ricollocazione del lavoratore

I presupposti di legittimità del recesso per giustificato motivo oggettivo di cui all’art. 3 legge n. 604/1966 sono sia le ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa, sia l’impossibilità di ricollocare altrove il lavoratore, sebbene non sussista un onere del lavoratore di indicare quali siano i posti disponibili in azienda ai fini del repêchage (gravando la prova della impossibilità di ricollocamento sul datore di lavoro).

Una volta accertata, anche attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, tale impossibilità, la mancanza di allegazioni del lavoratore circa l’esistenza di una posizione lavorativa disponibile vale a corroborare il descritto quadro probatorio.

Cassazione civile sez. lav., 28/02/2019, n.5996

Licenziamento e trasferimento d’azienda 

Il licenziamento causato dal trasferimento d’azienda non è nullo ma annullabile per difetto di giustificato motivo oggettivo, in quanto l’art. 2112 c.c. non pone un generale divieto di recesso datoriale ma si limita ad escludere che la vicenda traslativa possa di per sé giustificarlo; ne consegue che il licenziamento intimato in vista di una futura fusione societaria – non ancora attuale al momento del recesso – concretizza l’ipotesi della manifesta insussistenza del fatto ex art. 18, comma 7, st.lav., come novellato dalla l. n. 92 del 2012.

Cassazione civile sez. lav., 04/02/2019, n.3186

Insussistenza del nesso causale e risoluzione del contratto d’appalto

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, è illegittimo per difetto del nesso causale il recesso intimato per risoluzione del contratto di appalto cui il lavoratore è stato adibito con assegnazione di mansioni non coerenti con l’inquadramento spettante; nondimeno, ai fini dell’individuazione della tutela applicabile, fra quella reintegratoria e quella indennitaria, il giudice di merito deve espressamente verificare se sia evidente l’insussistenza della ragione inerente l’attività produttiva ovvero l’impossibilità di una diversa utilizzazione del lavoratore.

Cassazione civile sez. lav., 01/02/2019, n.3129

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e tutela reintegratoria

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ai fini dell’applicazione della tutela reintegratoria prevista dall’art. 18, comma 4, st. lav., come novellato dalla l. n. 92 del 2012, il giudice è tenuto ad accertare che vi sia una evidente e facilmente verificabile assenza dei presupposti giustificativi del licenziamento e, in caso di esito positivo di tale verifica, a procedere all’ulteriore valutazione discrezionale sulla non eccessiva onerosità del rimedio, essendo altrimenti applicabile la sola tutela risarcitoria di cui all’art. 18, comma 5.

(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito che, omettendo completamente le suddette verifiche, aveva riconosciuto la tutela reale in favore di una giornalista adibita a un ufficio di corrispondenza all’estero come collaboratrice fissa, sulla base della semplice constatazione che il datore di lavoro non aveva provato il venir meno dell’esigenza di tale figura professionale).

Cassazione civile sez. lav., 31/01/2019, n.2930

Licenziamento individuale 

In tema di licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, il requisito della “manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento”, di cui all’art. 18, comma 7, è da intendersi come chiara, evidente e facilmente verificabile assenza dei presupposti di legittimità del recesso, cui non può essere equiparata una prova meramente insufficiente.

Corte appello Roma sez. lav., 18/01/2019, n.213

Mutamento dell’assetto organizzativo 

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce un presupposto necessario del provvedimento. È invece sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro, le quali devono essere evidentemente esplicitate come motivazione che giustifica il licenziamento, causalmente determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di una individuata posizione lavorativa.

Cassazione civile sez. lav., 15/01/2019, n.828

Obbligo di repêchage

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, l’insufficienza probatoria in ordine all’adempimento dell’obbligo di repêchage non è sussumibile nell’alveo della manifesta insussistenza del fatto, contemplata dall’art. 18, comma 7, st.lav., nella formulazione, modificata dalla l. n. 92 del 2012, “ratione temporis” applicabile, che va riferita solo ad una evidente, e facilmente verificabile sul piano probatorio, assenza dei presupposti di legittimità del recesso.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva applicato la tutela risarcitoria in assenza di una prova sufficiente dell’impossibilità di reperire una missione compatibile con la professionalità dei lavoratori licenziati).

Cassazione civile sez. lav., 08/01/2019, n.181

Assenze per malattia e scarso rendimento 

Le regole dettate dall’art. 2110 c.c. per le ipotesi di assenze da malattia del lavoratore prevalgono, in quanto speciali, sulla disciplina dei licenziamenti individuali e si sostanziano nell’impedire al datore di lavoro di porre fine unilateralmente al rapporto sino al superamento del limite di tollerabilità dell’assenza (cd. comporto) predeterminato dalla legge, dalle parti o, in via equitativa, dal giudice, nonché nel considerare quel superamento unica condizione di legittimità del recesso, nell’ottica di un contemperamento tra gli interessi confliggenti del datore di lavoro (a mantenere alle proprie dipendenze solo chi lavora e produce) e del lavoratore (a disporre di un congruo periodo di tempo per curarsi, senza perdere i mezzi di sostentamento); ne deriva che lo scarso rendimento e l’eventuale disservizio aziendale determinato dalle assenze per malattia del lavoratore non possono legittimare, prima del superamento del periodo massimo di comporto, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Cassazione civile sez. lav., 07/12/2018, n.31763

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: quali sono i presupposti?

Il giustificato motivo oggettivo comporta la soppressione del settore lavorativo o del reparto o del posto cui era addetto il dipendente, senza che sia necessaria la soppressione di tutte le mansioni in precedenza attribuite allo stesso.

In tal caso compete al giudice il controllo in ordine all’effettiva sussistenza del motivo addotto dal datore di lavoro e non il sindacato della scelta dei criteri di gestione dell’impresa, che sono espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41 Cost.; la motivazione addotta dal datore di lavoro deve trovare fondamento in circostanze realmente esistenti e attuali – e non future e eventuali – al momento del licenziamento e l’onere probatorio non attiene solo all’esistenza delle ragioni della soppressione del posto o delle mansioni, ma altresì alla effettività di tale soppressione.

Tribunale Roma sez. lav., 05/12/2018, n.9525

Motivi del licenziamento 

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo ricondotto a ragioni tecniche, organizzative e produttive, al giudice compete il controllo in ordine all’effettiva sussistenza del motivo addotto dal datore di lavoro, il quale ha l’onere di provarlo anche mediante elementi presuntivi ed indiziari.

Cassazione civile sez. lav., 04/12/2018, n.31318

Motivo illecito e nullità del licenziamento

Il nuovo testo dell’art. 18 della l. n. 300 del 1970, come modificato dalla l. n. 92 del 2012, ha previsto, ai fini della nullità del licenziamento, la rilevanza del motivo illecito determinante ex art. 1345 c.c., anche non necessariamente unico, il cui carattere determinante può restare escluso dall’esistenza di un giustificato motivo oggettivo solo ove quest’ultimo risulti non solo allegato dal datore di lavoro, ma anche comprovato e, quindi, tale da poter da solo sorreggere il licenziamento, malgrado il concorrente motivo illecito.

Cassazione civile sez. lav., 23/11/2018, n.30429

Impossibilità del repêchage

In caso di licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, pur non essendo il lavoratore licenziato tenuto ad indicare altre posizioni lavorative disponibili esistenti in azienda al momento del recesso, laddove, in un contesto di accertata e grave crisi economica ed organizzativa dell’impresa, questi non di meno indichi le posizioni lavorative a suo avviso disponibili e queste risultino insussistenti, tale verifica ben può essere utilizzata, nel riferito contesto, dal giudice al fine di escludere la possibilità di repêchage.

Cassazione civile sez. lav., 22/11/2018, n.30259

Infondatezza del giustificato motivo oggettivo

La domanda di nullità o illegittimità del licenziamento per infondatezza del giustificato motivo oggettivo già formulata in primo grado e respinta dal Tribunale non può semplicemente essere riproposta in sede di gravame, occorrendo una specifica impugnazione del rigetto della stessa, se non mediante reclamo autonomo, almeno mediante reclamo incidentale. In caso contrario, la sentenza passa in giudicato in quella parte.

Corte appello L’Aquila sez. lav., 08/11/2018, n.701



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