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Dire ti denuncio è una minaccia?

3 Aprile 2019
Dire ti denuncio è una minaccia?

Quando si rischia una controquerela per aver minacciato o denunciato una persona ingiustamente?

Nel corso di un litigio, una persona ti ha offeso ripetutamente dinanzi a più persone. Ha anche pubblicato un post su Facebook per screditarti davanti a tutti. Per tutta risposta gli hai detto «Vedrai che faccio… Ti denuncio». Lui, sentendosi a sua volta minacciato da tale anticipazione, ti ha detto che farà lo stesso nei tuoi riguardi. A suo modo di vedere, chi fa ricorso alle forze dell’ordine senza che ve ne siano i presupposti, ossia in assenza di una norma che gli dia ragione, e quindi agendo in malafede, sta commettendo reato. È davvero così? Prima di recarsi alla polizia o ai carabinieri bisogna essere certi dell’esistenza del diritto che si sta esercitando? C’è il rischio di subire una controquerela nel caso in cui la denuncia non dovesse andare a buon fine? In altri termini, dire ti denuncio è una minaccia quando non ci sono i presupposti per farlo? La risposta è contenuta in numerose sentenze pronunciate dalla giurisprudenza in tutti questi anni e insita, soprattutto, nel reato stesso di minaccia per come definito dal Codice penale. 

Per comprendere quindi se dire “ti denuncio” è una minaccia o meno, dobbiamo leggere la norma e verificare quando scatta il reato in commento. Procediamo dunque con ordine.

Quando scatta il reato di minaccia

Il reato di minaccia scatta tutte le volte in cui si prospetta a un’altra persona un «danno ingiusto». “Ingiusto” significa che non previsto dalla legge come normale conseguenza – da un punto di vista giuridico – della condotta realizzata.

Indubbiamente minacciare il ladro di denunciarlo non può essere illecito visto che, da un lato, si sta esercitando un proprio diritto (quello cioè di ricorrere all’ordinamento per essere tutelato) e, dall’altro, la sanzione penale è la «giusta» punizione prevista dall’ordinamento. Non siamo quindi in presenza di un “male ingiusto” e, quindi, del reato di minaccia. Chi dice “ti denuncio” a una persona che ha pubblicato un post diffamatorio online non sta commettendo alcun reato. 

Tuttavia rivolgersi  in modo “minaccioso” a chi commette un illecito non sempre è lecito. Si sconfina nel penale infatti quando si prospetta alla vittima un male non previsto dalla legge come conseguenza del suo crimine. Ad esempio, dire al ladro «Ti ammazzo» costituisce minaccia, poiché la legge non contempla l’omicidio come normale sanzione per il furto.

Nello stesso tempo, dire a una persona che ha commesso un furto «Ti denuncio e dirò alla polizia che hai tentato di uccidermi» quando ciò non è vero costituisce una calunnia, visto che, per puro spirito di ritorsione, si intende far patire al responsabile una pena superiore rispetto alla sua colpa.

Le stesse identiche considerazioni devono svolgersi quando, anziché dire “ti denuncio” si riferisce “ti faccio causa”. Al di là infatti delle sottigliezze giuridiche (la denuncia attiene al penale mentre “fare causa” si riferisce al giudizio civile), ciò che non può mai essere vietato è usare i normali mezzi legali per farsi giustizia, ossia il ricorrere alle forze dell’ordine o alla magistratura.

Dire ti denuncio a una persona innocente è reato?

Approfondiamo ora il discorso e immaginiamo che chi pronuncia la frase “ti denuncio” non sia al corrente del fatto che l’azione in contestazione sia lecita. Ad esempio, Mario accusa Giovanni di aver rivelato, nel corso di una riunione di condominio, che il suo cane sporca sempre il giardino. A suo modo di vedere Giovanni lo avrebbe diffamato. Mario così dice a Giovanni “Ti denuncio” senza sapere però che Giovanni non ha commesso alcun illecito nel dire a tutti una verità facilmente percepibile da chiunque. Nel prospettare il ricorso alle autorità (questa volta però privo di fondamento), Mario commette minaccia? Anche in questo caso la risposta è negativa. È vero che la denuncia, in questo caso, è immotivata, ma prevale lo spirito con cui agisce il proponente, in questo caso caratterizzato sì da ignoranza circa l’interpretazione delle norme giuridiche, ma anche da buona fede. In altre parole, Mario è davvero convinto che Giovanni ha commesso un reato e perciò, senza farsi giustizia da sé, lo ha denunciato. Chiaramente la sua querela non sortirà alcun effetto, il procedimento penale verrà archiviato e Giovanni sarà dichiarato innocente. Verosimilmente, Mario potrà essere chiamato a rimborsare le spese legali sostenute da Giovanni per la sua azione avventata, ma non già potrà essere controquerelato né per calunnia, né per minaccia. 

Facciamo un altro esempio. Dire “ti denuncio” a una persona che non ha commesso alcun reato ma solo un illecito civile non è minaccia; e non è calunnia neanche se poi la denuncia viene attuata. Si pensi a chi denuncia il rivenditore di un’auto, pagata in anticipo, per non avergliela consegnata nei termini stabiliti nel contratto: qui siamo in presenza di un illecito contrattuale e non di una truffa. Anche in questo caso, l’ignoranza sull’interpretazione delle leggi non può essere considerata una colpa e, quindi, non è a sua volta querelabile chi ha sporto la denuncia contro il presunto colpevole o lo ha minacciato di denuncia. 

Stesso discorso dicasi per chi denuncia una persona senza averne le prove. Anche in questo caso, se non riesce a dimostrare il suo diritto, ma ha comunque agito in assenza di malafede, non può subire alcuna conseguenza negativa.

Quando dire “ti denuncio” è minaccia

Nonostante tutto ciò che abbiamo appena detto, vi sono ancora margini per ritenere che la denuncia, in determinate situazioni, sia un reato e così anche la “minaccia di denuncia”. Ciò avviene quando si agisce con la piena consapevolezza dell’altrui innocenza e, quindi, in malafede. Dire “Ti denuncio” a chi non ha commesso alcun reato è una minaccia bell’e buona, perché si sta prospettando un male ingiusto a chi non merita alcuna punizione. Come detto però l’agente deve prospettare alle autorità un fatto non vero, inesistente e di cui è pienamente consapevole.

Dire lo dirò a tutti è minaccia?

Una recente sentenza della Cassazione [2] chiarisce che la frase «ti sputtanerò in tutte le televisioni» benché “inurbana e volgare” non costituisce una minaccia. Difatti il voler pubblicizzare un male subito non è reato; non si tratta infatti di un male ingiusto costituendo esercizio di un diritto costituzionale, quello relativo alla libertà di espressione.

note

[1] Art. 612 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 14373/19.

Autore immagine: 123rf com


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