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Che valore ha un verbale della polizia?

3 Aprile 2019
Che valore ha un verbale della polizia?

Multa senza accertamento elettronico (tutor, autovelox) o guida pericolosa: le valutazioni del vigile possono essere scalfite con il semplice ricorso.

Mentre eri a bordo della tua auto, impegnato a superare una macchina davanti a te, sei stato fermato da una volante della polizia appostata su una piazzola di sosta. Gli agenti, dopo averti chiesto i documenti di guida, ti hanno contestato due violazioni del Codice della strada: l’eccesso di velocità e il sorpasso azzardato, fatto in curva e in corrispondenza della striscia continua. A loro avviso, per tali infrazioni ti meriti due distinte multe. Diversa è, invece, la tua ricostruzione dei fatti: il sorpasso è avvenuto all’interno della linea di mezzeria, senza cioè invadere l’opposta corsia di marcia, e quando ancora c’era molto spazio prima della curva; in più l’eccesso di velocità è tutt’altro che dimostrato, non essendo stato utilizzato alcun apparecchio di controllo elettronico come l’autovelox o il telelaser. Ciò nonostante ti viene consegnato il verbale con le due contravvenzioni. Intendi far ricorso ma, prima di rivolgerti a un giudice, ti chiedi se ne valga la pena: che chance di vittoria hai? In giudizio sarà la tua parola contro quella dei poliziotti; per cui è bene sin d’ora chiedersi quale delle due versioni prevarrà? Sarai tu a dover dimostrare che quanto riferito dalle forze dell’ordine non è vero o piuttosto devono essere loro a provare il fondamento delle proprie affermazioni? In termini più spiccioli, tutta la diatriba ruota intorno a un unico quesito: che valore ha un verbale della polizia?

La questione, spesso affrontata dalla giurisprudenza, è stata decisa dalla Corte di Cassazione con una recente ordinanza [1]. La Corte ha risposto a una domanda che spesso viene posta ai magistrati: il verbale della polizia (stradale o municipale che sia) fa piena prova? È un atto pubblico? Può essere contestato o no? Di certo, non possiamo disconoscere che i poliziotti abbiano una autorevolezza maggiore rispetto al cittadino nel certificare i fatti verificatisi dinanzi ai propri occhi. È proprio la loro qualità di pubblici ufficiali che garantisce la cosiddetta “pubblica fede” agli atti da loro firmati. Dall’altro lato, però, questo principio va coordinato con l’esigenza di tutelare il cittadino dai possibili (e tutt’altro che rari) abusi della pubblica amministrazione o anche dai semplici errori in cui ogni essere umano – anche le forze dell’ordine quindi – può incorrere. Tant’è vero che le contravvenzioni stradali, al pari di qualsiasi altra sanzione, possono essere oggetto di contestazione. 

Ed allora, che valore ha il verbale della polizia contenente la multa? Per rispondere opportunamente a questo quesito, bisogna fare una distinzione.

Com’è composto un verbale della polizia?

All’interno di un verbale si possono racchiudere due ordini di contenuti. 

Da un lato c’è la semplice constatazione, riportata dagli agenti, dei fatti o delle dichiarazioni avvenute dinanzi a loro ed a cui questi hanno assistito con i propri occhi. Si tratta di una sorta di “fotografia” della realtà materiale, scattata “a penna” e riportata sul verbale stesso. Si pensi, ad esempio, all’attestazione con cui il pubblico ufficiale dichiara di aver visto un’auto passare con il rosso o una persona gridare, a gran voce, nel bel mezzo di una cerimonia, parolacce e oscenità. Si pensi anche alle risposte fornite dai testimoni presenti sulla scena di un incidente stradale.

Dall’altro lato ci sono le valutazioni personali, quelle cioè che discendono da un procedimento logico-deduttivo che si forma interiormente all’agente, a seguito della sua valutazione di alcune circostanze di fatto. Ad esempio, un poliziotto può sostenere che un’auto circolava a velocità elevata per aver sentito il rumore del motore o la sgommata lasciata sull’asfalto; può ritenere che le immissioni di rumore provocate da un’autoradio fossero di entità tale da disturbare la quiete pubblica, ecc.

Ebbene, a seconda del tipo di contenuto, il verbale acquista una forza e un’autorevolezza differente. Vediamo quale.

Quando il verbale della polizia fa piena prova

Secondo la pronuncia della Cassazione – che peraltro non dice nulla di nuovo sul punto, trattandosi di un orientamento solido e stabile – il rapporto della polizia fa “piena prova” solo delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesti come avvenuti in sua presenza. 

Nell’esempio da cui siamo partiti, riveste piena prova la verifica del superamento della linea di mezzeria e del tentativo di sorpasso in prossimità della curva. Si tratta infatti di eventi materiali che possono essere percepiti dai sensi (in questo caso la vista) del pubblico ufficiale.

Il fatto che tali attestazioni facciano “piena prova” non significa però che non siano contestabili, ma solo che il procedimento di opposizione non può avvenire con il normale ricorso al giudice di pace, in uno con l’impugnazione della multa. Bisogna invece effettuare quella che, in gergo tecnico, viene definita «querela di falso» e che, a dispetto del nome, non ha nulla a che vedere col penale. La querela di falso è solo un procedimento autonomo volto a togliere all’atto pubblico – in questo caso il verbale della polizia – ogni valenza probatoria, ossia la “piena prova”. Bisogna quindi instaurare un’altra causa in cui il ricorrente dovrà dimostrare che quanto affermato dai vigili è del tutto falso. Si tratta però di un compito tutt’altro che semplice poiché, come detto, in assenza di valide prove prevale la versione del pubblico ufficiale.

Quando il verbale della polizia non fa piena prova

Per tutte le altre circostanze segnalate e accertate nel corso dell’indagine oppure apprese da terzi, come ad esempio le valutazioni soggettive, il verbale non riveste più la valenza di piena prova e può essere facilmente contestato dal cittadino. Si tratta infatti di materiale probatorio liberamente valutabile ed apprezzabile dal giudice. Nell’esempio di poc’anzi si tratta della contravvenzione per superamento dei limiti e per guida pericolosa. 

L’eccesso di velocità che non risulti da strumenti elettronici può divenire oggetto di facile contestazione da parte del conducente, che qui non ha più bisogno di avviare la querela di falso, ma può contestare le valutazioni dell’agente con l’atto stesso di impugnazione della multa.

Come già nel 2014 aveva detto la stessa Cassazione [2], senza autovelox, tutor o telelaser la multa deve essere ben dettagliata: la percezione dell’agente di polizia che accerta una velocità non adeguata alla strada, senza l’utilizzo di mezzi di controllo elettronico della velocità, non è sufficiente se diventa oggetto di una contestazione da parte dell’automobilista e non è supportata da circostanze oggettive (circostanze che vanno indicate dettagliatamente nel verbale).

Il principio è assai importante e bisogna porvi la dovuta attenzione. La multa per eccesso di velocità, con tanto di guida pericolosa, fatta però senza strumenti elettronici, è riconducibile a una valutazione personale e soggettiva da parte dell’agente. Essa quindi non riveste la piena prova e, se non è stata dettagliatamente descritta nel verbale, può essere facilmente annullata dal giudice dietro contestazione del conducente. 

Invece, per le multe rilevate per passaggio con semaforo rosso o per superamento dei limiti di velocità attestato dall’autovelox non è necessaria una valutazione soggettiva da parte della polizia: sono eventi oggettivi, quindi rientranti nell’ambito della fede privilegiata.

note

[1] Cass. ord. n. 9037/19 del 1.04.2019.

[2] Cass. sent. n. 13264/14.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 12 dicembre 2018 – 1 aprile 2019, n. 9037

Presidente D’Ascola – Relatore Scalisi

Fatti di causa e ragioni della decisione

L.B.C. , con ricorso del 15 gennaio 2014 conveniva in giudizio la Prefettura di Savona proponeva impugnazione avverso la sentenza n. 196/13 del Giudice di Pace di Albenga, con cui detto giudice, rigettando il ricorso proposto dal medesimo ricorrente in primo grado, convalidava il verbale di contestazione (omissis) del 21 luglio 2011 della Polizia Stradale di Savona, con il quale era stata contestata la violazione degli artt. 146 e 148 C.d.S., per avere effettuato manovra di sorpasso veicoli fermi in colonna e in prossimità di curva incorrendo in incidente stradale con lesione a terzi. Con tale pronuncia il Giudice di Pace aveva fondato il rigetto del ricorso sostanzialmente affermando la maggiore solidità della ricostruzione operata dagli Agenti accertatori in quanto in parte sorretta da fede privilegiata quanto ai fatti accertati direttamente e in parte rafforzata da testimonianza raccolta nell’immediatezza dei fatti laddove la diversa ricostruzione offerta dal ricorrente sarebbe stata fondata unicamente su testimonianza resa al difensore in epoca successiva.

Lamentava l’appellante – nella sostanza riproponendo i motivi già posti a fondamento del ricorso in primo grado, salvo aggiungervi le censure circa il difetto di motivazione – che la sentenza di primo grado avesse violato i principi in tema di motivazione, non tenendo conto delle risultanze e degli elementi di prova offerti.

Con comparsa di risposta, si costituiva l’Amministrazione convenuta chiedendo il rigetto dell’impugnazione.

Il Tribunale di Savona con sentenza n. 784 del 2017 rigettava l’appello e condannava l’appellante al pagamento delle spese di lite. Secondo il tribunale di Savona la sentenza impugnata andava confermata posto che era esaustivamente motivata sia con riguardo alla distribuzione dell’onere della prova sia per quanto attiene alla ricostruzione del fatto.

La cassazione di questa sentenza è stata chiesta da L.B.C. con ricorso affidato ad un motivo. Il Ministero dell’interno in questa fase non ha svolto attività giudiziale.

1. Con l’unico motivo di ricorso L.B. lamenta la violazione falsa applicazione di legge in relazione all’art. 2700 c.c. e della L. n. 689 del 1981, artt. 21, 22, 22-bis e 23, nonché omessa insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio e nullità della sentenza e del procedimento in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 4 e 5.

In particolare il ricorrente lamenta che il Tribunale abbia assegnato fede privilegiata al verbale redatto dal Pubblico Ufficiale dopo il sinistro non tenendo conto che il verbale ha fede privilegiato solo le dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti. E di più il Tribunale non avrebbe tenuto conto che dalla relazione del sinistro si evince come i segni della caduta siano presenti nella corsia del L.B. il quale, quindi, non poteva essere in fase di sorpasso nella corsia opposta. Tanto più è evidente che nessun mezzo abbia impedito lo scarrocciamento del mezzo dell’odierno appellante il cui solco sull’asfalto, particolarmente evidente, si protrae per alcuni metri dal punto dell’impatto al margine destro della corsia (lato monte) prova che non vi fosse alcuna colonna di macchine da superare.

Su proposta del relatore, il quale riteneva il ricorso infondato, con la conseguente definibilità nelle forme dell’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 1), il Presidente ha fissato l’adunanza della Camera di Consiglio.

Rileva il collegio che il ricorso è infondato e in tal senso trovando conferma la proposta già formulata dal relatore, ai sensi del citato art. 380-bis c.p.c..

2. Infondato è l’unico motivo del ricorso. È principio consolidato (vedi Cass., n. 226629 del 2008, n. 9251 del 2010, n. 3787 del 2012) quello per cui l’atto pubblico (e, dunque, anche il rapporto della polizia municipale) fa piena prova, fino a querela di falso, solo delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesti come avvenuti in sua presenza, mentre, per quanto riguarda le altre circostanze di fatto che egli segnali di avere accertato nel corso dell’indagine, per averle apprese da terzi o in seguito ad altri accertamenti, si tratta di materiale probatorio liberamente valutabile e apprezzabile dal giudice, unitamente alle altre risultanze istruttorie raccolte o richieste dalle parti. Ora, il giudice di appello, proprio affermando che la ricostruzione del sinistro operato dai verbalizzanti intervenuti in loco successivamente era non solo convincente ma anche coerente con i dati oggettivi rilevati dagli stessi in loco non ha fatto mal governo della norma dettata dall’art. 2700 c.c.. Piuttosto, tenuto conto dei principi, appena indicati, il Tribunale ha avuto cura di specificare di far propria la ricostruzione del sinistro operata dagli operatori perché sorretta da elementi logici coerenti e per quanto l’appellante non forniva una ricostruzione di valore logico altrettanto coerente. Sicché è del tutto evidente che il Tribunale ha posto a fondamento della sua decisione una propria ricostruzione del sinistro, seppure coincidente con la ricostruzione effettuata dai verbalizzanti e dopo aver valutato, secondo il suo prudente apprezzamento, le dichiarazioni dei due soggetti direttamente coinvolti nel sinistro, la dichiarazione di una testimone imparziale, la posizione dei veicoli post urto, così come acquisiti dai pubblici ufficiali successivamente intervenuti in loco, oltre che gli ulteriori dati “tecnici” riportati nel verbale stesso. Come afferma la sentenza impugnata “(….) Nel caso di specie gli Agenti di Polizia nella propria Annotazione, danno atto: della posizione dei veicoli post urto; dei danni riportati dai veicoli stessi; delle dichiarazioni dei due soggetti direttamente coinvolti nel sinistro e della dichiarazione di una testimone imparziale;

tutti fatti oggettivi, da ritenersi corrispondenti a quanto effettivamente appreso dai verbalizzanti fino a querela di falso. Vi è poi la parte di “ricostruzione del sinistro” che costituisce valutazione cui non può estendersi l’efficacia probatoria di cui sopra e che va valutata secondo ordinari criteri di deduzione. Poiché la ricostruzione degli operanti è sorretta da elementi logici coerenti parte appellante avrebbe dovuto fornire una ricostruzione di valore logico decisamente prevalente, il che non è stato perché l’elemento di sostegno alla ricostruzione alternativa (testimonianza di un conoscente del ricorrente) è stato congruamente e insindacabilmente in questa sede ritenuto meno solido dell’elemento estraneo che sostiene la ricostruzione degli Operanti (testimonianza di persona certamente presente ai fatti, sentita nell’immediatezza, senza alcun legame con una delle parti) (…..)”.

1.2. Ciò posto, cadono anche le ulteriori considerazioni del ricorrente posto che esse impingono in una ricostruzione della fattispecie che viene operata secondo l’apprezzamento della stessa parte ricorrente, cosi da surrogarsi (inammissibilmente) al potere di accertamento del fatto riservato al giudice del merito. In definitiva, il ricorso va rigettato. Non occorre provvedere alla liquidazione delle spese del presente giudizio considerato che il Ministro dell’Interno è rimasto intimato. Il Collegio dà atto che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.


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