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Diffamazione a mezzo stampa: ultime sentenze

16 Aprile 2021
Diffamazione a mezzo stampa: ultime sentenze

Articoli con contenuto diffamatorio; uso di espressioni lesive dell’altrui reputazione; accertamento del fatto; diritto di cronaca; diritto di critica; reato di diffamazione aggravata dall’uso del mezzo di pubblicità.

Diffamazione a mezzo stampa: in cosa consiste? Il cronista può prendere in considerazione una lettera anonima senza accertarne la veridicità del contenuto? Il giornalista è tenuto alla ricostruzione storica dei fatti e la scriminante dell’esercizio del diritto di cronaca è configurabile solo dopo aver posto in essere le dovute ricerche e aver verificato la veridicità dei fatti e l’attendibilità delle fonti.

L’affermazione della natura diffamatoria di un articolo di stampa

In tema di risarcimento del danno da diffamazione a mezzo stampa, non è necessario che il soggetto passivo sia precisamente e specificamente nominato, purché la sua individuazione avvenga, in assenza di una esplicita indicazione nominativa, attraverso tutti gli elementi della fattispecie concreta (quali le circostanze narrate, oggettive e soggettive, i riferimenti personali e temporali e simili), desumibili anche da fonti informative di pubblico dominio al momento della diffusione della notizia offensiva diverse da quella della cui illiceità si tratta, se la situazione di fatto sia tale da consentire al pubblico di riconoscere con ragionevole certezza la persona alla quale la notizia è riferita.

Tribunale Ancona sez. II, 26/01/2021, n.118

Diffamazione a mezzo stampa: elemento oggettivo

La pubblicazione di articoli di un giornale online, diffusi anche sulla piattaforma social Facebook, mediante i quali si accusa la P.O. di una condotta penalmente rilevante, quale contatti con ambienti malavitosi organizzati, al fine di trarne vantaggio per la propria campagna elettore, mediante affermazioni del tutto prive di prove o cenni di prova, costituisce lesione della reputazione personale e professionale della P.O. sia nella sua qualità di cittadino che di Sindaco proprie del reato di diffamazione a mezzo stampa.

Tribunale Taranto sez. I, 04/01/2021, n.1077

La responsabilità del direttore del giornale

La responsabilità del direttore del giornale per i danni conseguenti alla diffamazione a mezzo stampa trova fondamento nella sua posizione di preminenza, che si estrinseca nell’obbligo di controllo e nella facoltà di sostituzione. Tali attività non si esauriscono nell’esercizio di un adeguato controllo preventivo, consistente nella scelta oculata di un giornalista idoneo alla redazione di una determinata inchiesta, ma richiede altresì la vigilanza “ex post” sui contenuti e sulle modalità di esposizione, mediante la verifica della verità dei fatti o dell’attendibilità delle fonti, al fine di evitare di esporre un terzo ad un ingiustificato discredito, anche con l’assunzione di iniziative volte ad elidere eventuali profili penalmente rilevanti.

Tribunale Rimini sez. I, 30/12/2020, n.940

Pubblicazione della fotografia correlata alla notizia non veritiera

In tema di diffamazione a mezzo stampa, sussiste la responsabilità a titolo di colpa ex art. 57 cod. pen. del direttore responsabile di un periodico per non aver svolto i dovuti controlli al fine di evitare che venisse dolosamente lesa la reputazione di un terzo, attraverso la pubblicazione della fotografia di questi correlata alla notizia non veritiera della condanna per associazione di tipo mafioso. (Nella specie la Corte ha ritenuto legittima la decisione del giudice distrettuale di non rinnovare l’escussione dei caporedattori in quanto la prova dichiarativa non avrebbe comportato in ogni caso l’esenzione da responsabilità penale del direttore, stante la sua posizione di garanzia in ordine alla portata diffamatoria dell’articolo).

Cassazione penale sez. V, 20/11/2020, n.71

Accertamenti di fatto nel risarcimento del danno

In tema di risarcimento del danno a causa di diffamazione a mezzo stampa, la ricostruzione storica dei fatti, la valutazione del contenuto degli scritti, la considerazione di circostanze oggetto di altri provvedimenti giudiziali (anche non costituenti cosa giudicata), l’apprezzamento, in concreto, delle espressioni usate come lesive dell’altrui reputazione, l’esclusione dell’esimente dell’esercizio del diritto di cronaca e di critica costituiscono accertamenti di fatto, riservati al giudice di merito ed insindacabili in sede di legittimità, se sorretti da adeguata motivazione, esente da vizi logici e da errori di diritto.

Tribunale Pavia sez. III, 04/11/2020, n.1036

La valutazione del carattere diffamatorio di un articolo

In tema di diffamazione a mezzo stampa, il carattere diffamatorio di un articolo non va valutato sulla base di una lettura atomistica delle singole espressioni, ma con riferimento all’intero contesto della comunicazione, comprensiva di titoli e sottotitoli e di tutti gli altri elementi che rendono esplicito, nell’immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un articolo.

Tribunale Crotone sez. I, 22/09/2020, n.791

Diffamazione a mezzo stampa e somma a titolo di riparazione

Nel caso di diffamazione a mezzo stampa, su richiesta del danneggiato può essere riconosciuta una somma a titolo di riparazione che non rientra nel risarcimento del danno né costituisce una duplicazione delle voci di danno risarcibile, ma integra una ipotesi eccezionale di pena pecuniaria privata prevista per legge, che come tale può aggiungersi al risarcimento del danno.

Tribunale Milano sez. I, 25/02/2019, n.1867

Reati commessi a mezzo stampa

In tema di risarcimento del danno a causa di diffamazione a mezzo stampa, la ricostruzione storica dei fatti, la valutazione del contenuto degli scritti, la considerazione di circostanze oggetto di altri provvedimenti giudiziali (anche non costituenti cosa giudicata), l’apprezzamento, in concreto, delle espressioni usate come lesive dell’altrui reputazione, l’esclusione dell’esimente dell’esercizio del diritto di cronaca e di critica costituiscono accertamenti di fatto, riservati al giudice di merito ed insindacabili in sede di legittimità, se sorretti da adeguata motivazione, esente da vizi logici e da errori di diritto.

Cassazione civile sez. III, 15/02/2019, n.4543

La scriminante dell’esercizio del diritto di critica 

La scriminante putativa dell’esercizio del diritto di critica o di cronaca è configurabile solo quando, pur non essendo obiettivamente vero il fatto riferito, il giornalista abbia assolto all’onere di esaminare, controllare e verificare l’oggetto della sua narrativa, al fine di vincere ogni dubbio.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito aveva affermato la responsabilità per il delitto di diffamazione aggravata di un giornalista che aveva omesso l’esame degli atti giudiziari criticati e si era affidato per la comprensione degli stessi, affermandosi sprovvisto della necessaria competenza tecnica, al legale del soggetto destinatario degli atti stessi e interessato a rappresentare in modo a sé favorevole i fatti processuali).

Cassazione penale sez. V, 04/11/2019, n.50189

Diritto di cronaca e lettera anonima

In tema di diffamazione a mezzo stampa, la scriminante putativa dell’esercizio del diritto di cronaca è configurabile solo quando, pur non essendo obiettivamente vero il fatto riferito, il cronista abbia assolto all’onere di esaminare, controllare e verificare l’oggetto della sua narrativa, al fine di vincere ogni dubbio (nella specie, il giornalista aveva fatto riferimento ad una lettera anonima senza verificare la veridicità di quanto in essa affermato).

Cassazione penale sez. V, 16/11/2018, n.5680

Diritto di cronaca e giudizio critico

In tema di diffamazione a mezzo stampa, non costituisce reato la formulazione, nell’ambito di un’inchiesta giornalistica, di affermazioni e ricostruzioni che rechino valutazioni offensive della reputazione dei soggetti coinvolti, quando i dati di cronaca assumano una funzione meramente strumentale per supportare un giudizio critico di contenuto diverso e più ampio, di attuale e pubblico interesse; l’attualità della notizia deve, infatti, essere riguardata non con riferimento al fatto ma all’interesse pubblico alla conoscenza del fatto e, quindi, alla attitudine della notizia a contribuire alla formazione della pubblica opinione, di guisa che ognuno possa liberamente orientarsi, con la conseguenza che solo una notizia dotata di utilità sociale può perdere rilevanza penale, ancorché capace di ledere l’altrui reputazione, e tale utilità è necessariamente connotata dall’attualità dell’interesse alla pubblicazione.

Cassazione penale sez. V, 30/11/2018, n.2092

Insinuare il dubbio sulla condotta altrui: è diffamazione?

In tema di diffamazione a mezzo stampa, presupposto imprescindibile per l’applicazione dell’esimente dell’esercizio del diritto di critica è la verità del fatto storico posto a fondamento della elaborazione valutativa; insinuare un dubbio circa l’operato di taluno esprime proprio quella valutazione critica, razionalmente correlata ai fatti, nella quale si esplica la funzione di controllo del giornalismo.

Cassazione penale sez. V, 07/11/2018, n.60

Testata giornalistica telematica: rientra nella nozione di stampa?

In tema di diffamazione, la testata giornalistica telematica rientra nella nozione di “stampa” di cui all’art. 1 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, in quanto funzionalmente assimilabile a quella tradizionale in formato cartaceo. (In applicazione del principio la Corte ha ritenuto applicabile alle condotte diffamatorie riconducibili alla testata telematica le fattispecie di reato di cui agli artt. 595, comma terzo, cod. pen. e 13, legge n.48 del 1947, nonché quella di cui all’art. 57, cod. pen., per il direttore della stessa).

Cassazione penale sez. V, 23/10/2018, n.1275

Carica di direttore responsabile

In tema di diffamazione a mezzo stampa, la mancata qualità di autore degli articoli non è rilevante in quanto, ai fini dell’integrazione della fattispecie, è sufficiente rivestire la carica di direttore responsabile secondo quanto previsto dalla L. 47/1948.

Corte appello Milano sez. II, 22/10/2018, n.4571

Diffamazione a mezzo stampa, associazioni e querela

In tema di querela, la disposizione di cui all’art. 122 cod. pen. – per la quale il reato commesso in danno di più persone è punibile anche se la querela è proposta da una soltanto di esse – non è applicabile nell’ipotesi in cui una sola azione comporti più violazioni della stessa disposizione penale, ledendo distinti soggetti, in quanto tale situazione integra un concorso formale di reati in danno di più persone, in cui la “reductio ad unum” è preordinata solo ad un più benevolo regime sanzionatorio che non incide sulla autonomia dei singoli reati, di guisa che, in tal caso, la procedibilità di ciascun reato è condizionata alla querela della rispettiva persona offesa. (Principio affermato in tema di diffamazione a mezzo stampa commessa in danno di più associazioni di volontariato, delle quali solo alcune avevano proposto querela).

Cassazione penale sez. V, 22/10/2018, n.57027

Quando un articolo è diffamatorio?

In tema di diffamazione a mezzo stampa, per ritenersi assolto l’obbligo di contestazione è sufficiente che venga richiamato il testo dell’articolo ritenuto diffamatorio con la precisa indicazione degli estremi per la sua identificazione – adempimento sufficiente per conoscere i termini dell’accusa e per apprestare le proprie difese – non essendo invece necessario che venga riportato integralmente il contenuto dell’articolo stesso.

(In motivazione la Corte ha altresì precisato che il richiamo contenuto – anche implicitamente – all’intero testo dello scritto attribuito all’imputato, comporta che l’addebito non debba essere circoscritto alle sole espressioni riportate nella contestazione, non essendo necessaria l’integrale trascrizione dell’articolo, dovendosi viceversa fare riferimento al complessivo contesto comunicativo elaborato dal giornalista).

Cassazione penale sez. V, 27/09/2018, n.55796



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