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Esiste il rito abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo?

3 Aprile 2019 | Autore:
Esiste il rito abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo?

Giudizio abbreviato: per quali reati non si può chiedere? Cosa succede se l’imputazione muta nel corso del processo? Si può revocare l’abbreviato già concesso?

Pur non essendo un professionista del diritto, sono sicuro che saprai cos’è il giudizio abbreviato: si tratta di quel particolare rito che consente ad una persona accusata di un reato di ottenere uno sconto della pena nel caso in cui egli venga condannato dal giudice. La riduzione della sanzione è un “premio” che viene concesso all’imputato in cambio della rinuncia alla celebrazione del processo: colui che accede al rito abbreviato, infatti, chiede di definire il procedimento già in udienza preliminare (o, al più tardi, in apertura del dibattimento) allo stato degli atti. Detto in parole povere, non sarà necessario sentire testimoni, raccogliere documenti o, più in generale, svolgere un processo che dura anni. Per quali crimini può essere chiesto questo procedimento speciale? Esiste il rito abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo?

Fino al 2 aprile 2019, il rito abbreviato era un vero e proprio diritto per tutti gli imputati, nel senso che chiunque poteva chiederlo senza che vi fosse la possibilità di negarlo. Nella data predetta, però, è stata approvata la riforma che ha stabilito una nuova regola: niente abbreviato per reati puniti con l’ergastolo. In pratica, l’abbreviato rimane un diritto per l’imputato, ma solamente se il reato contestatogli non è punibile con la pena massima prevista dall’ordinamento, cioè l’ergastolo. Di conseguenza, chi è accusato di omicidio rischia di non poter optare per il giudizio abbreviato. Se questo argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo se esiste il rito abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo.

Giudizio abbreviato: cosa dice la riforma?

La nuova legge del 2019 [1] esprime un principio molto semplice, che può essere così sintetizzato: niente abbreviato per reati puniti con l’ergastolo. In poche parole, la persona imputata per un reato grave per il quale è prevista, almeno in astratto, la pena dell’ergastolo, non potrà chiedere di essere ammesso al giudizio abbreviato.

Rito abbreviato: a quali reati non si può applicare?

Secondo la legge, l’abbreviato sarà precluso per i delitti di maggior gravità, quali quelli di devastazione, saccheggio e strage, omicidio o sequestro di persona aggravati. In pratica, ogni delitto per il quale il codice penale prevede l’ergastolo come sanzione non potrà essere giudicato con il rito abbreviato.

Cosa succede se la contestazione del reato è sbagliata?

La riforma del 2019 ha stabilito che non esiste più il rito abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo. A questo punto, è chiaro che fondamentale sarà la formulazione dell’imputazione fatta dalla Procura della Repubblica. Mi spiego meglio. Con il nuovo provvedimento del Parlamento il giudizio abbreviato non può essere chiesto dalla persona alla quale è addebitato un crimine che, secondo la legge, “può” essere punito con l’ergastolo.

Facciamo un esempio. Tizio spara a Caio, suo padre, uccidendolo; viene pertanto tratto in arresto e accusato di omicidio aggravato, punito con l’ergastolo. Durante l’udienza preliminare, Tizio (o il suo difensore) chiede di essere giudicato allo stato con il rito abbreviato, ma il g.u.p. dichiara inammissibile la richiesta perché il suo delitto è molto grave e la legge dice che può essere punito con l’ergastolo.

Ipotizziamo che, durante il processo, emerga che Tizio ha sparato e ucciso Caio per sbaglio: è evidente, allora, che il reato da contestare non sarebbe più quello di omicidio (volontario) aggravato, bensì il meno grave omicidio colposo, punito solamente con la reclusione. Cosa accade a questo punto? Tizio è stato portato in tribunale con l’accusa di omicidio aggravato, accusa che gli ha impedito l’accesso all’abbreviato, ma al termine del dibattimento è emerso che il reato che davvero la Procura avrebbe dovuto attribuirgli era uno molto meno grave, per il quale sarebbe stato possibile il giudizio abbreviato. Come fare in questa ipotesi?

Ebbene, per riparare all’ingiustizia, la legge dice che, in caso di inammissibilità della richiesta di rito abbreviato dichiarata in udienza preliminare, il giudice all’esito del dibattimento applica, se ritiene che il fatto accertato non è punibile con l’ergastolo, la riduzione di pena connessa al negato rito speciale.

In pratica, il giudice che, al termine del processo, ritiene che il reato per il quale sarà condannato l’imputato non è quello punibile con l’ergastolo, ma altro meno grave, provvede ad applicare lo sconto di pena (pari ad un terzo) che sarebbe spettato all’imputato se la sua richiesta fosse stata accolta già in sede di udienza preliminare.

Più o meno la stessa cosa avviene se l’errore è stato commesso all’udienza preliminare: se, all’esito di tale udienza, l’originaria imputazione per delitto punito con l’ergastolo viene derubricata dal g.u.p., con il decreto di rinvio a giudizio lo stesso giudice deve avvisare l’imputato della possibilità di richiedere, entro quindici giorni, il rito abbreviato.

Si può revocare il giudizio abbreviato?

La contestazione sbagliata del reato può penalizzare l’imputato, al quale verrebbe così ingiustamente preclusa la strada per l’abbreviato. Tuttavia, è possibile anche il contrario, e cioè che a seguito dell’udienza preliminare ci si accorga che il fatto è ben più grave di quello originariamente ascritto.

Riprendiamo il caso dell’omicidio fatto sopra. Tizio viene tratto in giudizio per avere sparato ed ucciso Caio, suo padre, con l’imputazione di omicidio colposo poiché, secondo le indagini svolte fino a quel momento, il colpo è partito accidentalmente. Poiché l’omicidio colposo non è punito con l’ergastolo, Tizio chiede e ottiene dal g.u.p. il rito abbreviato.

Ebbene, la legge dice che, se durante la celebrazione dell’abbreviato il p.m. solleva nuove contestazioni riguardanti un delitto punito con l’ergastolo, allora il giudice revoca l’ordinanza con cui è stato disposto il rito abbreviato e il procedimento penale prosegue nelle forme ordinarie.

In pratica, rifacendoci sempre al nostro esempio, se durante la discussione dell’abbreviato il p.m. ritiene di dover contestare un fatto nuovo, oppure di dover modificare l’imputazione in omicidio doloso aggravato (punito con l’ergastolo), il giudice revoca l’abbreviato e dispone procedersi nelle forme ordinarie.

note

[1] Disegno di legge n. 925, approvato in via definitiva dal Senato il 02.04.2019.

Autore immagine: Unsplash.com


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