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Attivazione numero già usato: la compagnia deve risarcire

4 Aprile 2019
Attivazione numero già usato: la compagnia deve risarcire

La società del telefono rimborsa l’utente per avergli attribuito il vecchio numero di un altro abbonato e per il disturbo conseguente alle continue telefonate “sbagliate”.

Immagina di ricevere numerose telefonate, magari di notte, da parte di estranei che chiedono di parlare con “il ginecologo” o vogliono ordinare una pizza a domicilio. «Mi spiace, ha sbagliato numero», rispondi con cortesia. L’episodio però si ripete pochi secondi dopo; in quel momento, sia tu che l’anonimo scocciatore scoprite che il numero digitato è, in realtà, corretto ma che è cambiata l’intestazione dell’utenza, un tempo appartenente a un altro abbonato. Ora immagina che questo episodio si ripeta più volte nell’arco della settimana, a volte anche più di una volta al giorno: puntualmente c’è qualcuno che vorrebbe parlare con il vecchio titolare dell’utenza. Inizi a perdere la pazienza e rispondi in modo sempre più seccato. La sera, prima di andare a letto, sei costretto a staccare il telefono. Sai di essere in un vicolo cieco: o ti rassegni all’idea di informare, di volta in volta, della nuova situazione tutti coloro che ti chiamano oppure devi cambiare numero, cosa che non fai volentieri visto che dovresti comunicarlo a parenti e amici. E allora cosa puoi fare?

Ti viene l’insana idea di chiedere un risarcimento alla compagnia del telefono per il disturbo subito. E loro, ovviamente, ti rispondono picche. Già, perché i numeri saranno pure infiniti secondo la matematica, ma la società telefonica si riserva il diritto di “riciclare” le numerazioni non più utilizzate dopo la disdetta di un vecchio contratto. Che fare allora: soccombere? No di certo. C’è sempre il tribunale – o meglio il giudice di pace, in questi casi – a cui rivolgersi. E difatti, una recente pronuncia del giudice di pace di Macerata [1] conferma: in caso di attivazione di numero già usato la compagnia deve risarcire.

Responsabilità contrattuale della società del telefono per la numerazione già usata

La società telefonica assume una responsabilità di tipo contrattuale per aver attribuito al proprio utente un “numero di seconda mano” e per aver fatto sì che la sua cornetta squillasse in continuazione. Risultato: per le molestie e i disturbi provocati è dovuto un risarcimento dei danni. Ma solo se – così sembra argomentarsi dalla pronuncia – la vecchia numerazione è appartenuta a un’attività commerciale o magari a un professionista gettonato dai propri clienti (si pensi a un medico).

Numero telefonico di seconda mano: la vicenda

Il caso deciso dal magistrato è tragicomico. Il calvario di un povero utente comincia quando, alla linea telefonica di casa, la compagnia assegna il numero di una concessionaria auto che ha chiuso lasciando parecchi debiti dietro di sé; arrivano così insulti e minacce per macchine mai consegnate e acconti non restituiti. L’utente chiede pertanto alla società un altro numero e questa gli attribuisce quello di una vecchia pizzeria. La situazione non muta, anzi peggiora: le chiamate per ordinare le pizze arrivano ad ogni ora, anche nel cuore della notte, costringendo l’abbonato a disattivare il telefono. Scontata la causa contro la compagnia telefonica la quale, al termine del giudizio, viene condannata a versare un congruo risarcimento.

A quanto ammonta il risarcimento del danno?

Sono sicuro che, a questo punto, ti farai due conti e cercherai di ricordare tutte le volte in cui qualcuno ti ha disturbato per aver sbagliato numero. E, visto che a tutti capita di ricevere telefonate da chi vuol parlare con “Gigi” (che non sei ovviamente tu) o che vuole prenotare un tavolo da otto, ti chiedi se fare causa convenga davvero. Per stabilire se il “gioco vale la candela” ti serve ora un ulteriore tassello: a quanto ammonta il risarcimento per l’attribuzione di una vecchia numerazione disdetta? Anche di questo parla il giudice di pace di Macerata. Il danno per la seccatura va liquidato in via “equitativa”. In altri termini, una volta dimostrato l’illecito e la molestia che da ciò è conseguita per l’utente, la quantificazione viene fatta tenendo conto di quanto appare giusto al magistrato. Una valutazione che deve quindi tenere in considerazione le circostanze del caso concreto (come ad esempio l’eventualità che il soggetto molestato sia un anziano che non riesce a dormire o che si spaventa ogni volta che riceve una telefonata anonima).

Nel caso di specie la sentenza ha riconosciuto un risarcimento di 700 euro per il disturbo e le molestie provocate. A questo ovviamente si è aggiunta anche la condanna alle spese processuali sostenute dal ricorrente pari alle tasse del giudizio e alla parcella dell’avvocato per l’assistenza legale.


note

[1] GdP Macerata, sent. n. 200/19.

Autore immagine: 123rf com


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