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Risarcimento danno da calunnia

5 Aprile 2019
Risarcimento danno da calunnia

Denuncia infondata: quando una persona accusa ingiustamente un’altra e questa viene dichiarata innocente il risarcimento del danno scatta solo se c’è stata malafede.

Una persona ti ha denunciato per dei fatti che sono risultati in parte non veri e in parte non dimostrati. La querela era del tutto infondata, tant’è che il procedimento è stato archiviato e non è mai stato avviato alcun processo penale a tuo carico. Ciò nonostante sei stato costretto a difenderti con un avvocato e hai passato qualche notte insonne, cosa per la quale ora pretendi un indennizzo. Così ti avvii a passare all’attacco e a chiedere un risarcimento danno da calunnia. A quanto ammonta e quando spetta? La risposta è contenuta in numerose sentenze della Cassazione. Ma per comprenderne il senso bisogna fare un passo indietro e spiegare in cosa consiste la calunnia poiché si cade spesso in equivoco.

Calunnia: cos’è?

La calunnia si verifica quando una persona – anche in forma anonima – accusa ingiustamente un’altra di un fatto che non ha commesso o che non è vero o quando simula a carico suo le tracce di un reato. L’accusa deve essere fatta dinanzi all’autorità giudiziaria oppure ad altra autorità che ha l’obbligo di riferire al giudice (ad esempio i carabinieri o la polizia). Quindi non c’è calunnia quando si accusa una persona di un crimine che non ha commesso dinanzi a un amico o davanti a più persone (in quest’ultimo caso magari si potrà parlare di diffamazione).

Quando scatta la calunnia?

La calunnia non scatta semplicemente per aver accusato una persona innocente, ma per averlo fatto in malafede, ossia con la consapevolezza che l’accusato era innocente. Quindi non commette calunnia chi querela una persona ma poi non riesce a procurarsi le prove di ciò che ha affermato. Altrettanto non commette calunnia chi, interpretando male le norme del diritto, accusa una persona di un fatto che, in realtà, non è reato: egli infatti ha comunque agito con la convinzione di essere nel giusto e di rappresentare un fatto vero (si pensi, ad esempio, all’acquirente che non ha ricevuto la merce ordinata o che l’ha ricevuta guasta, configurando tale comportamento un semplice illecito contrattuale, di natura quindi civile).

Responsabilità per denuncia infondata

La semplice presentazione di una denuncia penale, successivamente archiviata, non comporta quindi alcun diritto al risarcimento del danno. Affinché tale comportamento possa integrare una calunnia è difatti necessario il dolo dell’agente (ossia la malafede) e non la semplice colpa determinata da leggerezza o avventatezza della denuncia. Questo importante chiarimento è stato fornito dalla stessa Cassazione di cui abbiamo riportato le stesse parole [2].

Spetta comunque alla vittima, che chiede il risarcimento dei danni per la denuncia calunniosa, dimostrare che la controparte aveva consapevolezza dell’innocenza del denunciato [3].

La denuncia di un reato perseguibile d’ufficio non è fonte di responsabilità per danni a carico del denunciante anche in caso di proscioglimento o di assoluzione, se non quando essa possa considerarsi calunniosa [4].

A quanto ammonta il risarcimento danni da calunnia?

La vittima della calunnia infondata e presentata in malafede ha diritto a farsi risarcire i danni patrimoniali e morali. La misura del risarcimento varia, per quanto riguarda i primi, dalle prove che il denunciato riesce a portare in giudizio. Si tratterà dei danni conseguenti alle spese processuali sostenute per proclamare la propria innocenza e alla perdita di immagine nell’ambito lavorativo che abbia decretato una riduzione dei guadagni.

Il danno non patrimoniale dipende principalmente dalla gravità dell’accusa e dalle conseguenze sociali che essa abbia comportato. Ad esempio, una cosa è querelare una persona per una diffamazione che non ha mai commesso, un’altra è denunciarla per un reato di violenze sessuali a danno di minori che, nell’opinione pubblica, è visto con il massimo discredito. Tanto maggiore è quindi l’entità del disvalore collegato al crimine, tanto superiore sarà il risarcimento. In ogni caso il giudice quantifica il risarcimento in via equitativa, ossia secondo quanto gli appare giusto nel caso concreto.

Risarcimento per calunnia: dopo quanto tempo si prescrive?

Il termine di prescrizione per il reato di calunnia è di dieci anni e si applica anche all’azione civile di risarcimento del danno [5]. Il termine decorre, sia per il reato sia per l’azione civile, dalla stessa data, e cioè dalla data in cui il giudice viene a conoscenza, direttamente o indirettamente, della falsa denuncia, e non già dalla data di inizio dell’azione penale. Difatti il reato di calunnia si consuma appena all’autorità giudiziaria – oppure ad altra autorità obbligata a riferire ad essa – venga presentata (o comunque giunga) la falsa denuncia: da quello stesso momento la persona denunciata può far valere il diritto al risarcimento per il pregiudizio sofferto.


note

[1] Art. 368 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 9322/2015.

[3] Trib. Salerno sent. n. 4740/2015.

[4] Cass. sent. n. 17200/2015.

[5] Art. 2947 co. 3. cod. civ. Così Cass. sent. n. 21534/2017.


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