Diritto e Fisco | Articoli

Sequestro dello stipendio: come funziona

5 Aprile 2019
Sequestro dello stipendio: come funziona

I limiti sul pignoramento delle retribuzioni contenute in busta paga si estendono anche in caso di sequestro preventivo per la commissione di reati, anche di natura tributaria come l’evasione fiscale.

Lo scudo sullo stipendio previsto dalla legge non tutela solo dai debiti ma anche dai reati. Le regole difatti approvate nel 2015 sui limiti di pignoramento si estendono anche in caso di sequestro penale preventivo. Sono queste le interessanti conclusioni di una recente sentenza della Cassazione [1]. Insomma, la Corte ha imposto il divieto di sequestro dello stipendio. Non un divieto assoluto però, ma pur sempre entro determinati limiti, diversi a seconda che lo stipendio sia stato già versato in banca o sia ancora in pagamento. Cerchiamo dunque di comprendere quali sono le istruzioni fornite dai giudici supremi e, in definitiva, come funziona il sequestro dello stipendio.

Evasione fiscale e sequestro preventivo

Per comprendere meglio come stanno le cose facciamo un esempio pratico. Immaginiamo che un contribuente non abbia versato l’Irpef a suo carico e che abbia commesso altri illeciti tributari tra cui l’occultamento di redditi (non ha emesso fattura per dei bonifici ricevuti sul conto) e l’emissione di fatture false. Di tanto si accorgono ben presto Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate che, oltre ad avviare un accertamento tributario con recupero delle imposte evase, lo denunciano per evasione fiscale. L’uomo viene inquisito e processato; prima però che giunga la sentenza definitiva, il tribunale emette un sequestro preventivo dei suoi beni al fine di tutelare il recupero coattivo delle somme che potrà intervenire solo a processo chiuso. Il contribuente, che nel frattempo ha cessato l’attività autonoma e si è fatto assumere da un’azienda, ha solo uno stipendio che gli viene erogato mensilmente sul conto corrente. Cosa rischia in questi casi? Di sicuro il sequestro preventivo può essere attuato sul conto corrente liberamente e senza limiti, ma solo a patto che in esso non confluiscano redditi da lavoro dipendente; in quest’ultima ipotesi infatti prevalgono i limiti a difesa della “sopravvivenza” del lavoratore. Vediamo dunque quali sono questi limiti.

Limiti di sequestro dello stipendio

Il sequestro penale di stipendi e pensioni è subordinato agli stessi limiti previsti per il pignoramento civile che scatta in caso di debiti. E ciò a prescindere dal tipo di reato per il quale è disposto il sequestro (nell’esempio di poc’anzi abbiamo parlato dell’evasione fiscale ma il discorso può essere esteso a qualsiasi altra ipotesi). È questo il chiarimento fornito dalla Cassazione. 

Secondo il Codice di procedura civile [2], le somme dovute a titolo di stipendio, salario, Tfr ed altre indennità relative al rapporto di lavoro, comprese quelle dovute per licenziamento e pensione, nel caso di accredito sul conto intestato al debitore, possono essere pignorate solo per l’importo che eccede il triplo dell’assegno sociale, quando l’accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento. Se invece l’accredito è stato eseguito alla data del pignoramento o successivamente, le somme possono essere pignorate nei limiti previsti da altre norme (variabili da un quinto alla metà). La Cassazione ha infatti rilevato che nonostante la norma del Codice di procedura [2] faccia riferimento solo al pignoramento, essa deve ritenersi espressione di un principio generale sicché deve farsene applicazione anche con riguardo al sequestro penale e quindi anche a quello preventivo.

La sentenza enuncia così il principio di diritto secondo cui il sequestro preventivo non può essere eseguito su somme corrispondenti al triplo della pensione sociale giacenti sul conto del destinatario della misura, se tali somme sono riconducibili a emolumenti corrisposti nell’ambito del rapporto di lavoro o d’impiego. Se invece sul conto confluiscono redditi di diversa natura – si pensi a donazioni, proventi derivanti da attività imprenditoriale, lavoro autonomo o professionale – tanto il pignoramento, quanto il sequestro preventivo possono estendersi all’intero ammontare della giacenza conservata in banca o alle poste.

Limiti pignoramento e sequestro conto corrente: esempi

Passiamo dalle parole ai numeri concreti per comprendere come funziona il sequestro dello stipendio e quindi anche il relativo divieto in favore dei dipendenti. Abbiamo appena detto che, secondo quanto chiarito dalla Cassazione, se il denaro presente sul conto bancario non è altro che il frutto degli stipendi di lavoro, non si può disporre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca delle somme corrispondenti al triplo della pensione sociale. 

Questo significa che, su un conto corrente con un deposito di 3mila euro, nel momento in cui arriva il sequestro penale (ma lo stesso vale nel caso di pignoramento) si può “bloccare” solo quella parte di giacenza che supera 1.373,99 euro (al 2019 infatti la pensione sociale è di 457,99 che, moltiplicato per 3, fa appunto 1.373,99 euro). In pratica il sequestro avverrà solo su 1.626,01 euro.

Per quanto riguarda invece i successivi accrediti per le mensilità in avvenire – quelle cioè erogate dopo la notifica del sequestro – il pignoramento può avvenire solo fino a massimo un quinto dello stipendio. Se tuttavia concorrono altre ragioni di credito come, ad esempio, il pignoramento di un’ex moglie per il mantenimento o quello di un fornitore per una fattura non pagata, la mensilità dello stipendio può essere bloccata fino a massimo la metà.

Insomma si applicano le stesse regole sui limiti del pignoramento dello stipendio di cui abbiamo già parlato, numerose volte, su queste stesse pagine.  

 

note

[1] Cass. sent. n. 14606/2019.

[2] Art. 545 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA