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La pergotenda fa cubatura?

5 Aprile 2019
La pergotenda fa cubatura?

La pergotenda rientra nell’edilizia libera: prevale la tenda sulla struttura, a patto che quest’ultima sia leggera.

Non c’è niente di meglio di un porticato che ti consenta di mangiare o leggere un libro mentre ti godi il tepore primaverile. Di mattina o di pomeriggio una leggera struttura in legno o in plastica farà al caso tuo per proteggerti dai raggi del sole o dal rischio di qualche pioggerella estiva. Alla fine, ovunque tu viva, il contatto con l’aria aperta e la natura ti consente di recuperare quella dimensione umana che le nostre città ci hanno tolto. Tutto questo si traduce, nel linguaggio dell’edilizia, con un solo termine: pergotenda. La pergotenda non è altro che un arredo da esterni. La si usa spesso nei giardini ma anche sui balconi ampi. Di solito è costituita da una copertura retrattile (la tenda) fatta di plastica o di tessuto, che viene issata su pali orizzontali, a loro volta fissati al suolo con una struttura in legno o in metallo. Ne avrai viste tantissime nei lidi, nei terrazzi o nei giardini privati.

Il problema principale, in uno Stato come il nostro dove le regole sono spesso equivoche e poco chiare anche alla stessa burocrazia, è se la pergotenda fa cubatura. Si tratta di un modo di dire comune per chiedersi se la pergotenda ha bisogno di autorizzazioni. Nel lessico di strada, infatti, la “cubatura” è accomunata alla volumetria o (per usare un linguaggio più tecnico) alla “nuova costruzione”, il che imporrebbe il preventivo rilascio del cosiddetto permesso di costruire (ciò che un tempo veniva chiamata licenza edilizia).

Una recente sentenza del Consiglio di Stato [1] affronta – in realtà, per l’ennesima volta – il tema dei permessi per la pergotenda chiarendo se tale manufatto possa rientrare o meno nella cosiddetta «edilizia libera», quella cioè che non necessita di autorizzazioni comunali. Il che significa anche scansare una condanna per abuso edilizio laddove il Comune dovesse accorgersi che l’opera non è conforme agli strumenti urbanistici. Ed allora, per evitare di dover demolire ciò che, a caro prezzo, si è costruito, è bene avere le idee ben chiare sin dall’inizio. Leggendo le parole stesse del giudice amministrativo di secondo grado saprai, ben presto, anche tu se la pergotenda fa cubatura, ossia volumetria, e quindi rientra nella edilizia libera o richiede invece il permesso di costruire. 

Il glossario sull’edilizia libera

Non si inizia mai un discorso dalla fine, ma in questo caso faremo un’eccezione. Già, perché con un decreto ministeriale del 2 marzo 2018, si è voluto far chiarezza su tutte le opere che rientrano nell’edilizia libera e che quindi non richiedono l’avvio di noiose – e costose – pratiche in Comune. Questo basterebbe da solo a chiudere il discorso, poiché in esso troviamo la parola pergotenda. Non ne specifica però le dimensioni e le finalità. Si tratta, comunque, di un elenco esemplificativo che quindi può riguardare anche costruzioni ivi non specificate. Se lo vuoi leggere per intero vai a Lavori in casa senza permesso di costruire. 

Dicevamo che il glossario (al n. 50) cita, tra le opere “libere”, anche «l’installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di tende, tende a pergola, pergotenda, coperture leggere di arredo». Questo dovrebbe bastare a escludere la necessità della richiesta di un permesso a costruire per la pergotenda.

Pergotenda: ci vuole il permesso di costruire?

La legge dovrebbe essere certa. Ma non è così. C’è sempre spazio a interpretazioni, corrette o sbagliate che siano. Tant’è vero che al proprietario di un appartamento che aveva issato una pergotenda sul terrazzo era stato notificato, dall’amministrazione competente, un ordine di demolizione benché il luogo “incriminato” non fosse soggetto ad alcun vincolo paesaggistico. Si trattava di una struttura costituita da teli amovibili in materiale plastico, utilizzati sia per la copertura che per le chiusure laterali, sostenuta da elementi leggeri in alluminio anodizzato ancorati al muro e destinata a rendere meglio vivibile lo spazio esterno in cui è collocata.

Il proprietario, ritenendo il provvedimento illegittimo, ha impugnato l’ordine di demolizione dinanzi al Tar Liguria [2] e il giudice amministrativo gli ha dato torto, ritenendo che si trattasse di una struttura fissa, destinata per essere sempre in opera; le pareti laterali, infatti, anche se smontabili, risultavano bullonate. Secondo il giudice di primo grado il manufatto sarebbe idoneo a modificare «in modo sensibile la struttura del fabbricato, da che l’impossibilità di considerare il tutto alla stregua di un manufatto precario non abbisognevole di titolo edilizio».  

La condanna in primo grado è stata impugnata in appello e, dinanzi al Consiglio di Stato, l’uomo ha ottenuto giustizia. Secondo i giudici di secondo grado, il manufatto va considerato come una pergotenda per cui non richiede alcun titolo edilizio. Si tratterebbe, infatti, di una struttura chiusa ai lati con teli plastici trasparenti retrattili rientranti nel quadro dell’edilizia libera. Il manufatto dunque, anche se non destinato a soddisfare esigenze precarie, non necessita di permesso a costruire, ma solo in considerazione della sua consistenza, delle caratteristiche costruttive e della sua funzione. Il che fa ritenere che, per stabilire se “la pergotenda fa cubatura” bisogna fare un’analisi concreta, caso per caso, alla luce delle caratteristiche della singola costruzione. Come dire: non esiste una regola generale.

Secondo la legge [3] sono soggetti al rilascio del permesso di costruire gli “interventi di nuova costruzione”, che determinano una “trasformazione edilizia e urbanistica del territorio”; nel caso in esame si tratterebbe, invece, di una struttura leggera (in alluminio anodizzato) destinata ad ospitare tende retrattili in materiale plastico.

La tenda prevale sulla struttura 

Secondo il Consiglio di Stato, l’opera principale non è l’intelaiatura, bensì la tenda! Essa serve a proteggere dal sole e dagli agenti atmosferici ed è finalizzata ad una migliore fruizione dello spazio esterno dell’unità abitativa. L’intelaiatura sarebbe un semplice elemento accessorio, necessario al sostegno e all’estensione della tenda. Anche se la tenda fosse destinata a rimanere sempre distesa, non potrebbe comunque essere considerata come una “nuova costruzione”, trattandosi di materiale plastico e retrattile, onde non presenta caratteristiche tali da costituire un organismo edilizio rilevante, comportante trasformazione del territorio. Secondo il giudice, trattandosi di un manufatto retrattile, non sarebbe possibile pensare che l’opera sia capace di costituire volume in quanto non presenta i requisiti di fissità, stabilità e permanenza.


note

[1] Consiglio Stato sent. n. 2206 del 3.04.2019.

[2] Consiglio Stato, Sez. VI, sentenza 9 luglio 2018, n. 4777; sentenza 25 gennaio 2017, n. 306 e sentenza 27 aprile 2016, n. 1619.

[3] Artt. 3 e 10 del Dpr 380 del 6 giugno 2001.


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