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Tumore al polmone: cause e intervento

3 Maggio 2019 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 3 Maggio 2019



Quali sono i fattori di rischio del tumore polmonare? Quali sono le cure? In quali casi il tumore polmonare è causa di servizio? Scoprilo in questo articolo.

Il principale fattore di rischio del tumore polmonare è il fumo di sigaretta, responsabile nel 90% dei casi: a confermarlo è il ministero della Salute. Il fumo di sigaretta contiene oltre 60 sostanze tossiche che derivano dalla combustione del tabacco e della carta che lo avvolge. Tra gli altri fattori di rischio, troviamo l’esposizione professionale a sostanze impiegate in diversi settori industriali come: l’arsenico, l’amianto, il cadmio, i fumi di carbone, il berillio, il nichel, la silice. Non dimentichiamo l’esposizione costante e prolungata ad elevate concentrazioni di radon (gas radioattivo). Magari ti stai chiedendo quali sono gli stadi di questa patologia, quali sono i trattamenti consigliati dai medici, quali sono le possibilità di sopravvivenza. Con molta probabilità vuoi saperne di più sul tumore al polmone: cause e intervento. Continua a leggere il mio articolo. Ti spiegherò in quali casi l’insorgenza di una malattia, come il tumore polmonare, può avere origine professionale e ti illustrerò le sentenze più recenti sul tumore al polmone e sull’esposizione alle polveri di amianto; dopodiché troverai l’intervista al dr. Carlo Pastore, chirurgo specialista in oncologia medica.

Tumore polmonare: quando è malattia professionale?

La causa della malattia professionale deve essere diretta ed efficiente; deve agire progressivamente provocando l’infermità del lavoratore in modo esclusivo o prevalente. La patologia può derivare dallo svolgimento di un’attività lavorativa rischiosa oppure dall’ambiente in cui la lavorazione viene svolta, il cosiddetto rischio ambientale.

Affinché si tratti di una malattia professionale, è necessaria la sussistenza di un rapporto causale, o concausale, tra il rischio professionale e la malattia. E’ consentito il concorso di cause extraprofessionali, a patto che non interrompano il nesso di causalità e siano capaci di produrre da sole l’infermità.

Se un dipendente lavora in un’industria in cui è presente l’amianto e si ammala di tumore polmonare, l’insorgenza di questa patologia deve essere collegata principalmente all’esposizione alle polveri di amianto e non ad altre concause o ad abitudini extralavorative del dipendente (come ad esempio il tabagismo). Si potrebbe giungere alla conclusione che a provocare il tumore polmonare sia stato il fumo, poiché rientra tra le cause principali della malattia.

Tumore polmonare e lavoro: ultime sentenze

Lavoratore tabagista esposto alle polveri di amianto

Nel caso di patologia riconducibile ad origine multifattoriale nella quale possono aver avuto efficienza causale anche fattori non lavorativi (nella specie, si trattava di una persona, medio fumatore, che era stata esposta alle polveri di amianto per ventuno anni e aveva contratto il tumore al polmone) va annullata con rinvio la sentenza di merito, confermativa della condanna dell’imputato per omicidio colposo, senza che venisse in concreto dimostrata l’efficienza concausale dell’esposizione al fattore patogeno di origine lavorativa.

Cassazione penale sez. IV, 14/11/2017, n.16715

Tumore polmonare: come dimostrare l’origine professionale della malattia?

Nel caso di malattia ad eziologia multifattoriale, il nesso di causalità relativo all’origine professionale della malattia non può essere oggetto di semplici presunzioni tratte da ipotesi tecniche teoricamente possibili, ma necessita di una concreta e specifica dimostrazione, e, se questa può essere data anche in termini di probabilità sulla base delle particolarità della fattispecie (essendo impossibile, nella maggior parte dei casi, ottenere la certezza dell’eziologia), è necessario pur sempre che si tratti di “probabilità qualificata”, da verificarsi attraverso ulteriori elementi (come ad esempio i dati epidemiologici), idonei a tradurre la conclusione probabilistica in certezza giudiziale.

(Nella specie, la S.C. ha riformato la sentenza di merito per non aver fatto corretta applicazione di tale principio di diritto, avendo ritenuto non sufficientemente dimostrato il nesso causale tra un tumore polmonare e l’attività lavorativa di un lavoratore tabagista ed esposto al rischio amianto, senza considerare l’intrinseca contraddittorietà esistente fra il riconoscimento dell’effetto sinergico fra esposizione ad asbesto e tabagismo, e la mancata valutazione di tale effetto fin dai tempi di incubazione della malattia, per non aver tenuto nel giusto conto la localizzazione del tumore nella zona ove vi è maggiore deposizione delle fibre di asbesto e per non aver adeguatamente considerato le più recenti acquisizioni scientifiche, affermanti che il rischio di tumore al polmone aumenta per i lavoratori esposti all’amianto, sia in presenza di una asbestosi, sia che in assenza di tale malattia).

Cassazione civile sez. lav., 12/05/2004, n.9057

Per maggiori informazioni sul tumore al polmone, abbiamo intervistato il dr. Carlo Pastore, medico chirurgo, specialista in oncologia medica e perfezionato in ipertermia oncologica. Il dr. Pastore dirige l’unità di oncologia medica ed ipertermia oncologica della clinica Villa Salaria a Roma.

Tumore al polmone: cos’è?

Si tratta di una crescita anomala di cellule alterate in senso tumorale nel polmone che tendono alla diffusione nell’organismo. Queste cellule perdono la capacità di fermare la loro crescita ed invadono i tessuti circostanti potendo poi acquisire la capacità di colonizzare organi distanti dal polmone. Esistono due tipologie principali: tumori polmonari a piccole cellule e tumori polmonari non a piccole cellule

Quali sono i progressi nella ricerca?

Le neoplasie polmonari per lungo tempo hanno avuto opzioni terapeutiche limitate oltre la chirurgia (che, comunque, quando possibile, rappresenta il presidio di prima scelta). Ad oggi, disponiamo invece di armi farmacologiche assai promettenti come gli immunomodulanti.

L’immunoterapia si basa sul concetto che all’interno dell’organismo (ed in particolare della malattia tumorale) esistono linfociti (cellule del sistema immunitario) che non sono in grado di riconoscere ed uccidere le cellule cancerose e che possono essere stimolate nel farlo con opportuni farmaci.

Nivolumab e pembrolizumab sono esempi concreti di impiego nella pratica clinica quotidiana di farmaci impiegabili nel tumore polmonare non a piccole cellule. Per il tumore polmonare a piccole cellule l’impiego degli immunoterapici è ancora confinata agli studi clinici sperimentali.

Cosa rivelano le statistiche riguardo età e sesso dei soggetti colpiti dal tumore al polmone?

Il picco di incidenza è tra i 60 ed i 70 anni per quanto riguarda la neoplasia polmonare. La maggiore incidenza in Europa nel sesso maschile è legata alla maggiore e più precoce abitudine al fumo. Negli Stati Uniti invece, ad esempio, il rapporto sesso maschile/sesso femminile è 1 a 1. Questo a testimoniare che l’abitudine al fumo in quei paesi è pressocché similare nei due sessi

Quali sono i principali fattori di rischio?

Il fumo di sigaretta: la combustione del tabacco sviluppa numerose sostanze ad attitudine carcinogenetica. Anche l’inquinamento ambientale gioca un ruolo importante e la presenza di radon negli ambienti abitati (gas che deriva dalla degradazione della roccia vulcanica).

Quali sono i sintomi?

I sintomi dipendono dallo stadio di malattia e quindi dal coinvolgimento solo locale del polmone od anche di organi a distanza. Si può avere dolore toracico, emoftoe (espulsione di sangue dalla cavità orale proveniente dai bronchi), raucedine, dispnea (difficoltà respiratoria), tosse secca. I sintomi legati alla diffusione in altri organi della malattia dipendono dall’organo interessato.

Mal di schiena: può essere un sintomo del tumore polmonare?

Il dolore di colonna vertebrale o della regione dorsale in generale è un sintomo comune associato anche a numerose problematiche osteoartromuscolari benigne. In generale, può anche essere associato alla presenza di una neoplasia polmonare (in particolare se diffusa a livello scheletrico).

Tumore polmonare a piccole cellule: cos’è?

Si tratta di una forma tumorale caratterizzata visivamente all’analisi del patologo dalla presenza di cellule di piccola taglia con indice di proliferazione elevato. Altro nome con cui viene solitamente identificato è microcitoma polmonare

Tumore polmonare non a piccole cellule: caratteristiche e tipologie

Si tratta di una forma tumorale caratterizzata visivamente all’analisi del patologo da gruppi di grandi cellule circondate da parete fibrosa. Le varianti sono adenocarcinoma, carcinoma squamoso, carcinoma a grandi cellule

Tumore al polmone: è possibile prevenirlo?

La miglior forma di prevenzione è evitare od interrompere l’abitudine al fumo. Esiste l’evidenza che alcune sostanze antiossidanti (in particolare vitamina C ed E) possano avere un ruolo nella prevenzione. Anche un corretto ed equilibrato apporto nutrizionale appare giocare un ruolo preventivo. In particolare, la riduzione dell’introduzione di grassi con l’alimentazione.

Come avviene la diagnosi?

La diagnosi avviene generalmente con l’impiego di metodiche radiologiche. La comune Rx (lastra) del torace può essere il primo esame a generare la necessità di approfondimento. Questo per il limite di risoluzione della metodica (basso). La Tc (tomografia computerizzata) con o senza mezzo di contrasto generalmente il passaggio successivo di approfondimento (anche solo in caso di sospetto legato alla somma di una serie di sintomi). L’esame istologico consiste poi nell’analisi da parte del patologo di un campione di tessuto che viene generalmente prelevato con un ago sottile tramite agobiopsia.

Esposizione all’amianto: può incidere sull’insorgenza del tumore polmonare? 

L’esposizione all’asbesto (fibre di amianto) è direttamente responsabile principalmente dei tumori pleurici (mesoteliomi). Anche le neoplasie del parenchima polmonare possono essere causate dalle fibre di asbesto. Il rischio calcolato si aggira intorno al 5%.

E’ possibile ammalarsi di tumore polmonare per fumo passivo?

Direi di si. Il fumo passivo aumenta il rischio relativo di ammalarsi sebbene non raggiunga il livello di cancerogenesi dell’attivo.

Quali sono gli stadi del tumore polmonare?

Lo stadio della neoplasia polmonare è legato al grado di avanzamento locale o a distanza della malattia. Si parte da uno stadio IA senza coinvolgimento linfonodale con una massa tumorale di grandezza non superiore ai 3 cm; a seguire IB con malattia di dimensione superiore ai 3 cm, ma ancora senza coinvolgimento dei linfonodi; ancora IIA con dimensione della massa ammalata inferiore ai 3 cm, ma con interessamento dei linfonodi; poi IIB con dimensione della neoplasia superiore ai 3 cm ed invasione linfonodale oppure tumore di qualunque dimensione ma con invasione di una struttura anatomica circostante (ad esempio pleura, parete toracica o diaframma); stadio IIIA con neoplasia di qualunque dimensione ma con più livelli linfonodali interessati dalla malattia; stadio IIIB con neoplasia di qualunque dimensione, ma invasione di linfonodi a distanza oppure che invade diverse strutture anatomiche sane circostanti; da ultimo il quarto stadio con metastasi in organi a distanza.

Quali sono i trattamenti più utilizzati per la cura del tumore al polmone?

I trattamenti che si impiegano in modo variabile a seconda dello stadio sono chirurgia, radioterapia, chemioterapia (e/o farmaci a bersaglio molecolare e/o immunoterapia). Esistono anche metodiche complementari come l’ipertermia che stanno sempre più affermandosi in sinergia con le metodiche principali in funzione di coadiuvante sinergico. La radiologia interventistica, inoltre, con termoablazione e/o crioablazione può giocare un ruolo in diverse condizioni patologiche.

Chemioterapia e radioterapia: quando occorre combinare questi trattamenti?

Questi due trattamenti si combinano in modo variabile a seconda della condizione clinica, della tipologia istologica della neoplasia e dello stadio di malattia. Particolare ruolo sinergico hanno nei microcitomi polmonari. Generalmente l’impiego è sequenziale e non contemporaneo per evitare la sommazione di tossicità.

Quando è necessario ricorrere all’intervento?

L’intervento chirurgico, quando possibile, è sempre raccomandabile. Vi sono condizioni in cui la patologia non presenta evidente metastatizzazione in organi a distanza ma ha un’estensione locale tale per cui per poter operare è necessario ottenere una riduzione della massa. In questo caso, si parla della necessità di una terapia neoadiuvante volta sperabilmente a ridurre la massa per poi operare più agevolmente e con maggiore possibilità di asportazione completa del tessuto malato

Qual è la percentuale di sopravvivenza?

La percentuale di sopravvivenza è variabile a seconda dello stadio. Ovviamente assai maggiore negli stadi precoci nei quali può raggiungere l’80%.


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