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Sindrome da debito ingiusto

1 Maggio 2019 | Autore:
Sindrome da debito ingiusto

Cos’è la sindrome da debito ingiusto? Qual è la relazione tra salute mentale e indebitamento? Come si risolvono i debiti con le banche?

Credi di aver avuto un’idea geniale e vorresti portare avanti il tuo progetto, ma non hai le risorse economiche sufficienti per poter fronteggiare le spese necessarie ed investire nella tua impresa. Finalmente, la banca ti concede un finanziamento e sei particolarmente euforico perché ritieni che il tuo progetto sia valido e possa andare in porto; d’altronde gli studi di settore ti hanno dato buone speranze di riuscita e si stimano ricavi con cifre da capogiro. Finalmente, potrai permetterti quell’auto che hai sempre sognato, potrai concederti una vacanza in giro per il mondo, trasferirti in una villa lussuosa con un grande giardino e vista sul mare, goderti tutti i confort possibili e immaginabili, condurre una vita agiata ed invidiabile. Dopo un po’ di tempo, ti rendi conto che gli affari hanno preso una strada diversa rispetto alle tue aspettative, inizi ad avvertire il peso dei debiti sulle spalle e a sentirti soffocato dalle scadenze di pagamento. E’ il caso di chi preme il piede sull’acceleratore ancor prima di mettere l’auto in moto. Dopo l’entusiasmo iniziale, inizia una fase depressiva: è questa la sindrome del debito ingiusto.

Probabilmente, hai avuto un’idea vincente e per anni sei stato sulla cresta dell’onda, i media hanno parlato delle tue prodezze ed hai acquisito una certa notorietà. Può succedere che la situazione non sia più così rosea come un tempo ed inizia il tracollo. Nel momento in cui si cade, la carta della popolarità rischia di ritorcersi contro il personaggio pubblico e l’impatto con il suolo può essere tragico e doloroso. Magari, hai chiesto dei prestiti ed hai ottenuto contanti in modo illecito, perché non vuoi assolutamente rinunciare alla vita agiata a cui ormai ti sei abituato; oppure soffri di alcune dipendenze come: il gioco d’azzardo, gli stupefacenti, lo shopping compulsivo. Dunque, attraverso il finanziamento hai dato vita a nuovi debiti, a causa di un disturbo mentale, e così le tue condizioni economiche sono decisamente peggiorate. Molte persone entrano in un circolo vizioso che è quello dell’indebitamento. Perché la gente si indebita? Com’è possibile uscire dai debiti? Come si possono risolvere i debiti con le banche? Continua a leggere il mio articolo. Ti parlerò del saldo e stralcio e di una recente sentenza del tribunale di Roma. Dopodiché, troverai l’intervista al dr. Matteo Pacini, specialista in psichiatria, che ci ha fornito tutte le informazioni sulla sindrome da debito ingiusto.

Cos’è il saldo e stralcio?

Il saldo e stralcio, riconosciuto dalla Legge Salva suicidi [1], è una delle possibili strade percorribili per risolvere i debiti con le banche. Quando si parla di saldo e stralcio, si fa riferimento all’estinzione definitiva di un debito attraverso un pagamento parziale.

Quanto più precarie sono le condizioni economiche dell’indebitato, tanto più semplice sarà il raggiungimento di un accordo con il creditore. La condizione del nullatenente può essere equiparata a quella di chi ha dei beni intestati, ma non risulta facilmente aggredibile.

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Contratti bancari e usura: su chi incombe l’onere probatorio?

Secondo una sentenza del tribunale di Roma [2], nelle controversie bancarie, l’onere della prova grava sull’attore e consiste nella produzione dei contratti bancari contestati necessari per verificare la sussistenza ed il rispetto di tutte le condizioni economiche applicate al rapporto.

L’attore deve precisare le operazioni e le clausole contrattuali che ritiene illegittime nonché gli addebiti che ritiene che non siano dovuti: “qualora la doglianza riguardi l’applicazione di interessi usurari, occorre indicare il tasso concordato, nonché quello che si ritiene sia stato effettivamente praticato — unitamente ai criteri di determinazione dello stesso -, l’esatto periodo di superamento del tasso soglia e i vari tassi soglia nei diversi periodi in cui se ne assume il superamento nonché l’esatta contestazione relativa alla dedotta usura: infine occorre indicare con conteggi chiari e verificabili, le somme che si assumono illegittimamente percepite dalla banca in applicazione degli interessi ritenuti usurari”.

Per avere maggiori informazioni sulla sindrome da debito ingiusto, abbiamo intervistato il dr. Matteo Pacini, medico chirurgo e psicoterapeuta.

Perché si ostenta una ricchezza che non si ha?

La ricchezza vissuta nei tempi recenti, rispetto a come poteva essere vissuta 20 anni fa, è sempre più ostentazione, vale a dire non è importante avere il possesso del capitale, come poteva essere l’orgoglio del ricco classico che ha soldi e beni e conduce una vita relativamente nell’ombra. Quando facciamo riferimento all’apparenza, parliamo della creazione di ricchezze in gran parte virtuali, basate su una precarietà massima del sistema che produce la ricchezza. La spesa per apparire è quasi pari all’introito.

Questi sistemi entrano in crisi nel momento in cui accade qualcosa. Di solito, basta che la popolarità del personaggio cali e si verifica una reazione a domino. Se la sua spendibilità si riduce, le entrate si riducono. Si è spesso sorpresi nel vedere che, a fronte della fama e della ricchezza pluriennale, certe persone entrino rapidamente in uno stato di indebitamento, quasi come se non avessero messo nulla da parte.

Perché c’è questa necessità di riconoscimento sociale basata sull’acquisizione?

A nessuno interessa ciò che si va ad acquisire nella sostanza, ma è importante comunicare che una persona ha acquisito lo status simbol.

Può farci qualche esempio?

Può essere una casa che può trovarsi in un certo posto e presenta certe caratteristiche. Addirittura, è fondamentale il costo stesso del bene che si esibisce: a partire dal classico Rolex fino ad altri beni di valore. L’importante è far capire che quell’oggetto sia stato acquistato ad un certo costo e che una persona se lo possa permettere.

A questo, si aggiunge anche l’aspetto sentimentale e sessuale perché l’oggetto deve essere esibito non nei termini della comunicazione di una propria soddisfazione, ma di una desiderabilità sociale. Per cui è importante far vedere che si ha accanto una donna famosa, bella e desiderata, al di là del fatto che si tratti di un rapporto duraturo e di una relazione significativa.

Che ruolo hanno i social in questo sistema?

E’ dimostrato che chi fa uso di social, molto spesso, tende a deprimersi. Guardare le vite degli altri sui social dà una falsa impressione di un mondo di persone dedite agli svaghi più costanti e vari. Questo dà una visione totalmente falsificata di una serie di problemi comuni e condivisi da tutti, al netto dei quali si osservano i momenti fotografati sui social.

Come se fotografare un piatto di pasta implicasse che una persona sia felice e viva bei momenti dalla mattina alla sera. L’impressione comunicata poi è questa. Ci sono persone che condividono solo la parte che è interessante comunicare con riferimento alle proprie relazioni e ai propri momenti quotidiani. Molti sono gratificati dai commenti e dai like, al di là della vera sostanza delle cose che di solito è intermedia se non addirittura opposta rispetto a quello che appare sui social. Mi riferisco a situazioni negative la cui superficie apparentemente è positiva.

Perché nonostante la ridotta disponibilità di denaro la gente si indebita?

E’ la frustrazione relativa della persona che non è più infelice perché è povera, ma è infelice perché non può raggiungere l’ideale di ricchezza e di felicità che in quella società è presentata. Vuol dire che l’insoddisfazione del cittadino comune deriva: da un lato dalla povertà oggettiva e dall’altro dalla presenza di individui che sono molto più fortunati di lui e rappresentano l’ideale.

Secondo la teoria delle rivoluzioni sociali, il fattore che spinge le persone a cercare mondi nuovi e sistemi nuovi e a volere il cambiamento dello status quo non è soltanto una condizione di necessità, ma a volte è la frustrazione legata al pensiero che c’è chi versa in uno stato migliore del proprio e questo diventa inaccettabile. Tale situazione si può risolvere o nella proposta di un sistema nuovo in grado di arricchire tutti oppure in uno scollamento tra valori sociali e valori individuali, praticamente quello che sta accadendo oggi. I valori sociali sono sempre gli stessi, mentre i valori individuali diventano: “voglio prendermi tutto quello che posso e finché sono in tempo”.

Quindi, il mestiere ideale è quello in cui i giovani sono già miliardari. La posizione ideale è quella in cui si mettono da parte dei soldi anche se acquisiti in maniera illecita, ad esempio con lo spaccio. C’è chi acquista le belle auto solo per sentirsi il re del quartiere. Si tratta di obiettivi molto relativi che diventano importantissimi perché sono rapidamente raggiungibili.

Lo scopo è riuscire a fare soldi nel minor tempo possibile e sbatterli in faccia a tutti gli altri. E’ il desiderio di una vita esplosiva, non semplicemente agiata, e soprattutto visibile da parte dei coetanei. Questo si vede in particolare nella prima adolescenza in cui si inizia a decidere come potrà essere il proprio futuro.

Indebitamento e salute mentale: che relazione c’è?

In psichiatria, tutte le sindromi da causa esterna non sono mai codificate, cioè ci sono situazioni trattate per la causa che le produce e per il tipo di quadro clinico. C’è un’attenzione sempre maggiore verso categorie fenomenologiche in cui c’è un problema che si trascina nel corso del tempo e la realtà comincia ad essere plasmata da questo problema dal punto di vista mentale. Una delle cause più frequenti è l’indebitamento che produce due tipi di scompenso: quello assoluto della gente rovinata, a cui si legano tanti casi di suicidio; poi c’è il discorso che l’indebitamento rende impossibile il raggiungimento di quegli obiettivi di cui abbiamo parlato in precedenza. Questo porta ad una particolare reazione: anziché il ridimensionamento dell’indebitato, c’è un rilancio con un ulteriore indebitamento. Questo purtroppo non è ostacolato dalla società, ma è addirittura agevolato. Tutto il sistema del credito, spinto fino all’eccesso, è quello che ha prodotto in parte la crisi economica. Chi non ha soldi, anziché ridurre le spese, chiede un prestito più grande alla banca, a costo di restare poi senza rientri economici.

Come incidono l’indebitamento cronico ed il rischio di definitivo dissesto finanziario sull’umore?

La cosa più pericolosa che ci possa essere sono le fasi di entusiasmo. La persona ha idee grandiose o decisamente fuori dalla sua portata che riesce a tradurre in fatti attraverso l’indebitamento. Quel momento, però, non è vissuto come un indebitamento, ma come una grandissima occasione per realizzare un sogno, un progetto, una ripresa o un rilancio.

Dopodiché, segue la fase della crisi quando il progetto fallisce, naufraga o era assolutamente incongruo. Lì c’è una fase depressiva pericolosa, perché c’è una caduta dalle stelle alle stalle. Non c’è la capacità di comprendere quello che si fa nel momento in cui ci si indebita e nel momento in cui occorre gestire l’indebitamento successivo. Non è una mentalità imprenditoriale fredda, ma una mentalità d’assalto in senso patologico. Non è neanche il pioniere che cerca l’oro che tutto sommato va scalzo e spera di trovar qualcosa, ma è quello che compra tutta l’attrezzatura per cercare l’oro con l’alta probabilità di non trovare nulla.

Sindrome da debito ingiusto: cos’è?

E’ la parte depressiva della situazione. E’ il momento in cui c’è una presenza vessatoria organizzata in maniera pienamente legale e a cui non può sfuggire l’individuo che si è indebitato. Una parte dell’ingiustizia è legata al fatto che prima il debito è stato concesso in maniera relativamente disinvolta e poi viene reclamato in maniera aggressiva o applicando un criterio non simmetrico. Se il rischio c’è nel concederlo, bisognerebbe abbonarlo nel momento in cui è richiesto indietro.

Poi, ci sono i debiti ingiusti da accumulo. Nel momento in cui si stabilisce un debito, anziché cercare delle soluzioni di rimedio che non consistano nell’accumulo del debito ci si limita semplicemente ad applicare dei tassi d’interesse. Sebbene non si tratti di tassi usurari, il concetto è lo stesso: si chiedono interessi sul debito. Lo Stato per primo gestisce i debiti rimandandoli e facendoli lievitare. Lo Stato dovrebbe preoccuparsi in primo luogo di cosa sta facendo l’individuo che non paga il debito.

Cosa succede nei casi più frequenti?

Spesso, l’individuo che non paga il debito sta ignorando il debito, perché magari non ha la minima consapevolezza di dover affrontare prima quello e poi il resto. Magari l’individuo si sta indebitando e chiede altri finanziamenti. Questo sistema non è controllato a 360°. L’individuo indebitato non può essere vessato ed essere messo al muro, perché questo gli causa chiaramente una sofferenza e dal punto di vista pratico non produce alcuna soluzione. L’individuo indebitato se non si è ripreso non potrà assolutamente dare nulla.

Come si potrebbe intervenire?

Ci vorrebbe un sistema di ritardo nei pagamenti oppure di ridimensionamento dei pagamenti in relazione alla dimostrazione di una non produttività. E’ difficile per un imprenditore dimostrare la non produttività effettivamente dovuta ad una crisi. Lo Stato dovrebbe seguire lo sviluppo del finanziamento. Ad esempio, il finanziamento per l’acquisto di beni di lusso è sospetto, ciò significa che la persona si sta indebitando per acquistare qualcosa di non necessario. Questo andrebbe chiaramente monitorato e sorvegliato. Nel caso della persona che ha un debito con il Fisco e chiede un finanziamento per l’acquisto di un’auto che costa 50mila euro, occorrerebbe intervenire con qualche forma di reindirizzamento, in quanto si sta reindebitando in maniera immotivata.

Il sistema economico ha assecondato la tendenza all’indebitamento?

Certo, perché il sistema economico non prevede facili meccanismi di rientro e ridimensionamento. E’ facile passare dall’attività al fallimento, senza poter usufruire di agevolazioni fiscali in caso di indebitamento. Magari, ci sarà un modo per dimostrare che la persona è stata inattiva per problemi psichici, si può far presente questo e ottenere dal Fisco un avvallo della ridotta produttività, però è sempre qualcosa che occorre giustificare.

Per quanto riguarda la necessità di risolvere gli indebitamenti, ci vorrebbe attenzione per un’attività tesa al rientro, piuttosto che un’agevolazione per un’attività tesa al rilancio attraverso l’ulteriore indebitamento. Questo comporterebbe una limitazione dell’accesso al credito. L’unica prospettiva di superamento della crisi per la maggior parte delle persone consiste nella speranza di un nuovo periodo di ricchezza. Questa unica via d’uscita però non è un segnale di salute della compagine sociale, ciò significa che la società regge finché non si impoverisce e quando si impoverisce implode e non sa gestire questa fase. Ci dovrebbe essere un sistema di ridimensionamento senza crollo.

Quali sono i sintomi della sindrome da debito ingiusto?

Un annientamento del soggetto: la persona è tagliata fuori da ogni prospettiva di realizzazione economica. Ci sono due casi. Nel primo rientra la persona che non può più riuscire a concretizzare l’idea di fare una fortuna e di aspirare ad una vita agiata, intesa in senso lussuoso, e di conseguenza si deprime. Nel secondo caso rientra chi è costretto a vivere per il debito e a non potersi più risollevare, perché nel momento in cui dovessero entrargli dei soldi sul conto sarebbero destinati al debito.

Cosa potrebbe fare lo Stato?

Lo Stato potrebbe organizzare un sistema in cui si investe nel cittadino in difficoltà come se fosse un bene che può generare ricchezza, utilizzando la sua capacità produttiva anche per finanziare il ripianamento del debito. Oggi, la cessione del quinto o del quarto è applicata a stipendi normali.

Perché la persona indebitata arriva al suicidio?

Il suicidio è un discorso estremo non linearmente associato alla gravità della situazione, ma associato al subentrare di una vera e propria fase depressiva. Ci sono persone che si suicidano reclamando il venir meno degli impegni che si erano presi nei confronti degli altri, tipo gli imprenditori. Questo gesto è posto in essere non per sottrarsi alle proprie responsabilità, ma è un modo per pagare e chiudere il conto.

L’irrecuperabilità è un vissuto a volte soggettivo. Non tutte le persone che si suicidano hanno situazioni irrecuperabili. Persone depresse, spesso, piangono situazioni disperate che invece sono oggettivamente recuperabili. Ancora più pericolosi sono i suicidi da contraccolpo, cioè quelli in cui c’è il fallimento di un sistema che fino a poco prima stava crescendo e aveva generato degli entusiasmi eccezionali. E’ il caso del suicidio dell’imprenditore d’assalto che ha accumulato soldi e debiti e poi vede crollare tutto nel momento in cui non c’è più rispondenza. In questo è molto importante il fattore di visibilità della persona che ha costruito un impero. L’indebitato di cui non sa niente nessuno ha uno stress diverso rispetto a quello che finisce sui giornali.

Quali sono i disturbi psichici del debitore impotente?

I più visibili sono di tipo umorale. Le reazioni sono diverse e dipende dall’aspetto caratteriale del debitore e da come si è formato il debito. Se il debito si è costituito a seguito di una disfatta che si poteva prevedere, ma non era scontata, allora prevale l’aspetto depressivo. Poi, c’è la situazione del “debitore d’assalto”, cioè quello che il debito un po’ l’ha rincorso; mi riferisco alle situazioni paradossali in cui ci si rivolge allo strozzino per recuperarlo. E’ sottovalutato il fatto che il ricorso al credito clandestino non sia parte integrante del meccanismo che ha generato il debito.

Pochi si occupano del perché le persone, in presenza di un debito importante o magari anche di un debito superabile, si rivolgono a qualcuno che poi si comporta come un estorsore e nei confronti dei quali non hanno un vincolo oggettivo perché si tratta di un accordo non legale. Spesso c’è un legame che consiste nella non accettazione del debito iniziale (cioè non chiudo, non rientro, non mi fermo, non posso scendere di livello), per cui per rimanere in pista si copre il debito con un prestito illegale, che è immediato e in contanti. Poi si crea un rapporto con il finanziatore illegale che è colui che aiuta il debitore ad andare avanti. Quindi, si crea una dipendenza psicologica ed il debitore si sente aiutato da chi lo sta strozzando.

Che relazione c’è tra l’indebitamento ed il gioco d’azzardo?

Ci sono molti giocatori patologici che si indebitano in questo modo, tant’è che nelle sale scommesse ci sono individui che forniscono denaro con un meccanismo di cambio di contanti con assegni sovra prezzati. Ad esempio, il giocatore deve giocare altri 100 euro e firma un assegno da 150 euro per avere la disponibilità immediata del contante. Se stiamo nell’illegalità, il debito è volutamente ingiusto, ma se siamo nella legalità, mi dispiace vedere che si tratta di una via di mezzo.

Alla fine, se il tasso è tale da non essere considerato usurario, concettualmente non è dissimile. Spesso ci sono casi in cui non ci sono accertamenti sul perché la persona chiede un prestito. Ci sono casi di tossicodipendenti che ho seguito che chiedono finanziamenti.

Quale dovrebbe essere il rapporto tra banca e debitore?

Ci vorrebbe una mentalità sociale in cui il credito va riservato ad attività in cui chi lo concede si prende lo stesso rischio di chi lo chiede. La banca che finanzia un’impresa, in qualche modo potrebbe diventare socio dell’imprenditore ed esigere la sua parte in termini di credito sul successo e non sull’insuccesso dell’operazione. Mi rendo conto che questo comporterebbe una riconcezione del denaro virtuale nella società e che sarebbe una perdita importantissima, ma si tratta proprio di quella componente che va fuori controllo.

note

[1] L. n. 3/2012.

[2] Trib. Roma sez. XVII n.3869 del 20.02.2019.


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