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Disturbo ossessivo compulsivo: sintomi, cause e cure

26 Aprile 2019 | Autore:


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Cos’è il disturbo ossessivo compulsivo? In che modo è possibile curarlo? Quali sono i casi affrontati nelle aule giudiziarie? In questo articolo scoprirai tutto ciò che c’è da sapere sul disturbo ossessivo compulsivo.

Nella tua quotidianità, sei costantemente accompagnato/a da pensieri, immagini, impulsi ripetitivi e senza alcuna logica che si trasformano in vere e proprie ossessioni. Si tratta di fenomeni mentali percepiti come sgradevoli, intrusivi e incontrollabili. Se ti senti quasi costretto/a a compiere alcuni gesti, rituali o atti mentali per placare o prevenire l’ansia che ne deriverebbe dalla mancata applicazione, con molta probabilità soffri del disturbo ossessivo compulsivo. Le compulsioni, rituali o cerimoniali, poste in essere per ridurre il disagio scatenato dai pensieri ossessivi, producono una sensazione momentanea di sollievo e di sicurezza. Quali sono i fattori di rischio del disturbo ossessivo compulsivo? Come nascono le ossessioni e le compulsioni? Quali sono le terapie consigliate dai medici? Con molta probabilità ti starai ponendo tante domande e vuoi saperne di più sul disturbo ossessivo compulsivo: sintomi, cause e cure. Chi ne soffre ritiene che il fatto di compiere o meno azioni ben precise, magari per un certo numero di volte, possa condizionare l’esito degli eventi. E’ possibile che un suono venga percepito come negativo e se viene avvertito mentre si sta svolgendo un compito o un’azione, si mettono in atto una serie di comportamenti per “neutralizzare” la negatività legata a quel suono specifico. C’è chi percepisce una sensazione sgradevole nel vedere gli oggetti disposti in modo disordinato o asimmetrico e avverte l’esigenza di riordinarli in maniera simmetrica. Il disturbo ossessivo compulsivo può rappresentare causa di inidoneità al servizio militare? Può essere causa di addebito nella separazione? Quali sono le più recenti pronunce giurisprudenziali in merito a questo disturbo? Te ne parlerò nel mio articolo. A seguire, potrai leggere l’intervista al dr. Matteo Pacini, medico chirurgo e specialista in psichiatria.

Disturbo ossessivo compulsivo e giurisprudenza

In questo paragrafo, ho analizzato le più recenti sentenze che vedono protagonista il disturbo ossessivo compulsivo con riferimento al servizio militare, allo scioglimento del vincolo coniugale e all’affido genitoriale.

Disturbo ossessivo compulsivo: è causa di inidoneità al servizio militare?

Il Tar Campania [1] ha evidenziato che secondo la direttiva del ministero della Difesa [2] del 2000 e del DM 5/12/2005, tra le cause di inidoneità al servizio militare occorre annoverare:

  • i disturbi della personalità, tra cui “le personalità immature, insicure, labili, emotivamente ipersensibili, con conflittualità nevrotica, etc.” [3];
  • i disturbi nevrotici e reattivi;
  • i disturbi dell’umore senza sintomi psicotici;
  • i disturbi d’ansia (attacchi di panico, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo post-traumatico da stress, etc);
  • i disturbi somatoformi e da conversione;
  • le sindromi marginali, etc. (lett. o).

Disturbo ossessivo compulsivo e separazione

Secondo la sentenza del tribunale di Caltanissetta [4], l’insorgenza di una forma grave di disturbo ossessivo compulsivo del coniuge che abbia reso impossibile la prosecuzione della convivenza e abbia costretto l’altro coniuge a ridurre, fino ad eliminare, i rapporti sociali, non può rappresentare causa di addebito, in quanto si tratta di un disturbo mentale. Il coniuge che ne è affetto non è né in grado di controllare gli impulsi ossessivi né di autodeterminarsi.

Disturbo ossessivo compulsivo e diffamazione

Nell’affido genitoriale, secondo il tribunale di Bologna [5] si deve escludere che il parere tecnico redatto dallo psichiatra e reso nell’interesse di una delle parti nel giudizio di separazione possa ritenersi responsabile dei pregiudizi subiti dall’altra parte. Dalla diagnosi del medico emerge che la figlia della coppia soffriva del disturbo ossessivo compulsivo, provocato dalla diffamazione posta in essere dalla madre ai danni del padre.

Per avere maggiori informazioni sul disturbo ossessivo compulsivo abbiamo intervistato il dr. Matteo Pacini, specialista in psichiatria e psicoterapeuta.

Disturbo ossessivo compulsivo: cos’è?

Si tratta di una situazione in cui il cervello produce in maniera ripetitiva delle informazioni a livello di coscienza: immagini, suoni, pensieri, che la persona identifica come “produzione propria”, ma allo stesso tempo percepisce come indesiderati. In alcuni casi, sono elementi che non hanno una logica, una ragione, un perché, ma in molti altri casi invece sono elementi di cui la persona già in partenza è preoccupata, o a cui pensa anche in maniera non ossessiva.

Per controllare questi pensieri, nel loro contenuto o per l’interferenza che hanno con la propria attività mentale, la persona reagisce cercando di “chiuderli”. Purtroppo la chiusura è difettosa, sia perché i  pensieri ritornano, a distanza di tempo, sia perché la chiusura stessa è messa in discussione e genera nuove ossessioni a scatola cinese. I tentativi di controllo delle ossessioni diventano quindi parte integrante del disturbo e sono chiamate compulsioni o rituali: possono essere altri pensieri o azioni.

Come riconoscere il disturbo ossessivo compulsivo?

In genere, la cosa che la persona riconosce bene è la cosiddetta egodistonia, che significa un sintomo percepito come estraneo alla propria volontà, imposto, anche se appartenente alla propria attività mentale. L’ossessione c’è, ma la persona vorrebbe non arrivasse e se potesse scegliere la spegnerebbe, piuttosto che ragionarci.

Nelle forme gravi, tuttavia, la persona si può convincere che invece la via d’uscita stia nel ragionarci, nel razionalizzare, nel definire con precisione le risposte e in questo modo la sua consapevolezza della natura del problema peggiora. Spesso, nelle forme di lunga durata, parte della cura consiste nel riportare la persona alla consapevolezza del problema, anche perché senza questa tenderà a non curarsi bene.

Altro problema è che quando le persone hanno ossessioni “logiche”, cioè con contenuto non assurdo, tipo le malattie, la gelosia, le catastrofi, etc. possono non comprendere subito che il fatto di ragionare su cose già di per sé razionali non è una soluzione, ma è un meccanismo di alimentazione del problema.

Perché compare il disturbo ossessivo compulsivo? 

E’ un disturbo di cui si conosce abbastanza bene l’anatomia, più che le cause intese come un “perché” generale. Questa localizzazione anatomicamente definita consente anche di utilizzare, per il momento in casi resistenti, terapie chirurgiche o di stimolazione “mirata” delle aree cerebrali. Come gli altri disturbi, riconosce una familiarità parziale. Spesso questa non è subito evidente perché magari si pensa al contenuto delle ossessioni, invece la malattia riguarda la forma del pensiero, i contenuti cambiano, anche nella stessa persona.

Perché le ossessioni sono incontrollabili?

Direi perché anche il controllo non è controllabile. Quando c’è un sintomo, se rimane evidentemente è perché i meccanismi che possono innescarsi per controbilanciarlo non sono sufficienti, o talvolta proprio non ci sono. Quando un contenuto emerge a livello di coscienza, è inevitabile che sia fonte di altre attività cerebrali coscienti e in questo modo dalle ossessioni si arriva alle compulsioni. Non è materialmente possibile che un cervello “resista” senza reagire ad ossessioni che persistono.

Il fatto che poi alcuni segnali passino dal sottofondo non cosciente alla coscienza, è un evento che può anche non avere un perché, anzi non ce l’ha in termini di spiegazione. Si tratta di contenuti che il cervello comunque “interpreta” come da proporre, lo fa e si abitua a farlo ripetitivamente. Se esiste un meccanismo che filtra quest’attività, quando compaiono le ossessioni è evidente che su quelle non ha filtrato. Non si tratta di scelta o di atteggiamento. Il controllo che molti cercano in realtà coincide con il controllo patologico, cioè le compulsioni: queste sono un modo instabile e peggiorativo di controllo delle ossessioni.

Disturbo ossessivo compulsivo e ansia: che relazione c’è?

Il disturbo è considerato un disturbo d’ansia. In verità non sempre l’ansia è presente all’origine, ma è generata come reazione conseguente la sensazione di perdita di controllo o la paura evocata dai contenuti delle ossessioni. Se l’ansia è apparentemente assente, questa facilmente viene fuori quando si cerca di bloccare le compulsioni o all’inizio del trattamento con farmaci anti-ossessivi, fase durante la quale tecnicamente le ossessioni possono aumentare. Alcune forme di disturbo ossessivo si collegano a determinate paure già presenti, cosiddette ossessioni fobiche.

Disturbo ossessivo compulsivo e autismo: c’è comorbilità?

Nell’autismo ci sono comportamenti ripetitivi, ritualizzati che la persona mette in atto in maniera rigida e con tendenza a reazioni di ansia o rabbia se è contrastato o non assecondato. Non è sempre facile capire se sia presente la “egodistonia” che definisce il disturbo ossessivo: esistono infatti comportamenti ripetitivi e rituali che le persone mettono in atto senza alcun disagio, anzi dedicandocisi con soddisfazione.

Qualcuno ritiene che l’autismo sia, fondamentalmente, una forma precoce di “concentrazione sul proprio mondo interiore” in termini ossessivi, con conseguente incapacità di distrarsi e dedicarsi all’interazione con gli atri, che è vissuta in secondo piano o come interferente con le priorità ossessive.

Disturbo ossessivo compulsivo: può manifestarsi in chi soffre di depressione?

E’ un’associazione possibile. Il pensiero ossessivo però non è esclusivo della depressione, anche se la presenza di ossessioni con contenuto dubitativo o critico verso le proprie azioni tende a concomitare con un umore più basso. Ci sono forme che simulano la depressione, perché consistono in un generale rallentamento delle azioni, del discorso e delle prestazioni. Si tratta di una forma definita “lentezza ossessiva primaria” e in questo caso il meccanismo ossessivo è applicato a qualsiasi elemento di pensiero o di azione, cosicché questo è sottoposto a verifiche preliminari, controlli durante lo svolgimento con conseguente ingolfamento complessivo.

La persona appare assorta, lenta nell’esporre, attenta ai singoli termini che sono però in genere sempre più generici e astratti, mentre le azioni sono lente e spezzettate, perdendo di naturalezza e fluidità.

Chi soffre di anoressia può presentare un disturbo ossessivo compulsivo?

Si tratta di due disturbi diversi. In alcuni casi ci sono false forme di anoressia, in cui la persona non è preoccupata di dimagrire come obiettivo, ma dimagrisce perché ha ossessioni di salute, sulla qualità dei cibi, sul tipo di cibo che riesce a mangiare, che possono riguardare anche aspetti non alimentari.

Gli aspetti estremamente rigidi, rituali dell’anoressia nervosa mancano della componente distonica, cioè nell’anoressia la persona è orientata verso il controllo del peso come scopo, non come problema da evitare. Pensare al peso può diventare un’ossessione e spesso questo è erratamente risolto in proposte varie di diete, mentre poca attenzione si pone al disagio per il pensiero di non essere adeguati fisicamente che può essere un tema ossessivo.

Disturbo ossessivo compulsivo: può diventare pericoloso? 

Non si tratta di un disturbo dalle tinte aggressive. L’estremo disagio per le ossessioni, o il tentativo di altri di bloccare le ossessioni può però provocare reazioni esplosive, di stizza, di rabbia o di disperazione.

Ci sono forme che possono divenire ragione di conflittualità, anche violenta, quando riguardano relazioni sentimentali. La gelosia ossessiva, ad esempio, può avere gravità tale da produrre anche comportamenti di controllo, provocazione o accuse che inducono litigi. Anche se la persona non è convinta in maniera decisa che il partner lo tradisca, può arrivare a accusare per verificare le risposte o a controllare così da scoprire dettagli che alimentano il dubbio o lo moltiplicano.

L’atteggiamento violento o impositivo si sviluppa quando chi è ossessionato pretende che l’altro gli risolva il dubbio e attribuisce alla poca chiarezza dell’altro la mancata risoluzione, con conseguente passaggio da un dubbio ad un sospetto. In queste forme, spesso la consapevolezza peggiora e la persona tenderà a dire che l’atteggiamento poco chiaro del partner gli induce gelosia o che comunque il partner dovrebbe comportarsi in maniera tale da non suscitare dubbi, cosa ovviamente impossibile.

Ipocondria: quali sono i rischi?

Non si tratta di una pericolosità violenta, ma indiretta nel caso dell’ipocondria. La persona che è ossessionata dalle malattie corre due tipi di rischi. Il primo è di non controllarsi per timore di cosa potrebbe scoprire, di fatto ritardando le diagnosi. L’altra è opposta, e cioè sottoporsi a controlli infiniti, ma che non saranno evitati: tipicamente la persona si ritrova con diagnosi vaghe, ipotetiche, indefinite e con sintomi che cambiano ma mantengono come costante la sproporzione tra preoccupazione e handicap oggettivo.

Inoltre, la persona controllandosi scoprirà di avere una serie di elementi di significato non chiaro, sconosciuto o irrilevante, definiti “incidentalomi”, cioè elementi che in realtà non corrispondevano a nessuna particolare ipotesi, e vengono fuori da controlli a tappeto, o “di cortesia”, o su commissione, ma non essendoci una logica clinica, rimangono dei reperti a cui non si sa che significato dare (cisti innocue, alterazioni minori di esami, reperti tac compatibili con l’età etc).

Come gestire il disturbo ossessivo compulsivo? 

Curandolo, come le altre malattie. Ci sono metodi di vario tipo, farmacologici e psicoterapici. Il disturbo ossessivo è quasi sempre “gestibile” a prezzo di limiti e handicap nella vita, proprio perché il prezzo per gestirlo sono le compulsioni o l’evitamento delle situazioni che scatenerebbero le ossessioni. Nel primo caso le compulsioni prendono spazio, nel secondo le scelte risultano limitate.

In cosa consistono le cure? 

Le cure farmacologiche e quelle psicoterapiche tendono a sollecitare inizialmente il meccanismo ossessivo per un meccanismo che anche in natura si verifica, ma che nel disturbo non rende a realizzarsi. Quando l’ossessione cresce, ad un certo punto, il cervello la oscura, la respinge. Invece, quando non è forte, prevale il meccanismo di mantenimento dell’ossessione e si realizza il disturbo.

Per innescare una reazione da parte del cervello, inizialmente quindi è previsto che ci sia una sollecitazione delle ossessioni. In genere, dopo un mese nella terapia farmacologica, ma anche un po’ di più, le ossessioni si “sciolgono”, ovvero si indeboliscono, finiscono da sole, si ha l’impressione di riuscire a cacciarle via con facilità e diminuisce anche il ricorso alle compulsioni.

La psicoterapia che funziona in questi casi è quella cognitivo-comportamentale o comportamentale, che può ottenere risultati iniziali rapidamente, ma che necessita anch’essa comunque di una fase di mantenimento. Altre volte, specie nelle forme croniche, è necessario prima un inquadramento per capire dove il paziente opporrà meno resistenza o quale tipo di “esercizio” comportamentale sia fattibile.

Nei casi che non rispondono bene, si usano terapie combinate, sia farmacologiche che psicoterapia associata a farmacoterapia, oppure in casi selezionati si ricorre ad un intervento di tipo chirurgico con cui le zone interessate sono sottoposte a stimolazione così da interrompere la ripetitività delle ossessioni e/o delle compulsioni.

Disturbo ossessivo compulsivo: è possibile uscirne da soli? 

Da soli ci si ammala. Nell’occuparsi di cacciare una malattia, ci si può documentare. Questo non significa poter gestire da soli la cosa. Neanche se uno fa di mestiere lo psichiatra significa che riesca poi a utilizzare le conoscenze che ha per curarsi da solo.

I pazienti che hanno un cervello già in partenza analitico e con tendenza all’approfondimento rischiano di imbarcarsi in tentativi di autogestione o di voler contribuire a guidare la cura con misurazioni superflue o eccessive che fanno su se stessi, ipotesi di dosaggi e di scelta dei farmaci, etc. Farsi curare quindi significa da una parte essere informati su ciò che si fa, fase per fase, ma anche evitare di assumere il ruolo di “suggeritore” del medico.

Quando è necessario ricorrere ad una cura farmacologica?

La necessità la definisce il disagio. Esistono dei limiti di durata, per cui un giorno di disturbo non è sufficiente a definire il disturbo e può essere gestito sintomaticamente. Se ad esempio una persona avesse rari episodi di ossessioni che durano pochi giorni, la cura non arriverebbe mai ad estinguerle, visto che ci impiega alcune settimane. Semmai a prevenirle, ma appunto va valutato se la cosa conviene in caso di episodi brevi e rari.

In ogni caso, è in genere la persona che in base al proprio disagio definisce la soglia di intervento e in generale non è opportuno ritardare le cure stando male solo per l’idea che bisognerebbe farcela da soli. E diffidare dall’idea che attraverso ragionamenti e rituali si riesca ad avere il controllo, perché questo è parte del problema. Così come l’idea stessa di dover avere il controllo.

C’è un caso di disturbo ossessivo compulsivo che vuole raccontarci?

Più che un caso specifico, ritorno sul meccanismo facendo un esempio. Se una persona è ossessionata dall’idea di evitare di morire, proverà a ragionare come se ci fosse un metodo per evitarlo in assoluto attraverso una serie di precauzioni, abitudini, controlli per evitare questa o quella malattia o per ridurre le probabilità di incidenti.

Se, alla fine, non bastando questi adattamenti, rimane ossessionato, porrà al medico la domanda: “ma che probabilità ho di morire presto?”. Se a questo si dà una risposta razionale, parlando in termini di statistiche, di ragioni per cui non è il caso di preoccuparsi etc, il cervello registrerà questo risultato finale: il pericolo c’è, ma c’è il modo di ridurlo. Le spiegazioni date serviranno da temi secondari,e quindi l’ossessione ne risulterà complicata e confermata nel suo fondamento, cioè la fondatezza razionale della paura.

Perfino, ossessioni che nascono come “assurde”, tipo “se non mi addormento presto mia madre morirà entro l’anno”, se ragionate possono alla fine assumere quasi un’apparenza razionale, perché chiaramente anche nell’assurdità, la cosa non è “impossibile”. Il fatto è che non si esce dall’ossessione dimostrando che non è possibile, o che poco possibile, ma facendo sì che il cervello scelga di non trattarla.

note

[1] TAR Campania Napoli sent. n. 2496 dell’8.05. 2009.

[2] Direttiva del ministero della Difesa n. 114 del 4.04.2000 e del DM del 5.12.2005.

[3] Art. 16 lett. n DM del 5.12.2005.

[4] Trib. Caltanissetta civ. sent. del 27.12.2010.

[5] Trib. Bologna civ. sent. 26.05.2011.


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