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Curatore condannato al risarcimento per il fallimento troppo lungo

7 Novembre 2013
Curatore condannato al risarcimento per il fallimento troppo lungo

Il curatore paga se la procedura fallimentare è troppo lunga: se i lunghi tempi della liquidazione legittimano una richiesta di riparazione da parte del fallito il curatore inerte deve risarcire la pubblica amministrazione.

Il curatore che per sua colpa, fa protrarre eccessivamente la procedura fallimentare, al punto da determinare una richiesta di equa riparazione da parte del fallito, è temuto a risarcire il danno casato alla pubblica amministrazione (Ministero della Giustizia).

È questo il frutto dell’interpretazione scaturita da una recente sentenza della Corte dei Conti [1].

Tutte le volte che il fallito faccia ricorso alla cosiddetta Legge Pinto, a causa dell’irragionevole durata della procedura fallimentare, e ottenga il risarcimento, se la durata della procedura stessa è stata dilatata da una condotta colpevole e inerte del curatore, lo Stato si può rivalere nei confronti di quest’ultimo a titolo di responsabilità amministrativo-contabile (che spetta alla giurisdizione della Corte dei conti).

Nel caso di specie è stato condannato al pagamento di 10 mila euro un curatore che era stato inattivo per diversi anni sino ad essere definitivamente sostituito con un altro professionista.

Tale inerzia, peraltro, aveva fatto totalmente deperire i beni mobili acquisiti all’attivo, cagionando un notevole danno patrimoniale al fallimento. Per tali ragioni, l’eccessiva durata della procedura, in contrasto con il dovere di diligenza e perizia richiesti per lo svolgimento dell’attività professionale relativa all’incarico di curatore, è stata imputata alla responsabilità di quest’ultimo, per via della sua colpa grave.


note

[1] C. Conti, sent. n. 3161/13.


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