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Se mi dimetto, posso accedere al Fondo di garanzia Inps?

27 Aprile 2019 | Autore:
Se mi dimetto, posso accedere al Fondo di garanzia Inps?

L’Inps paga il TFR e le ultime tre retribuzioni anche al lavoratore che ha dato le dimissioni, purchè queste siano motivate da giusta causa. Diversamente, potrà pagarti solo il datore di lavoro.

L’azienda presso cui lavori non ti sta pagando gli stipendi, oppure il datore ti sta mobbizzando. La situazione è diventata insostenibile e hai deciso di dare le dimissioni. Sei però in credito di alcuni stipendi e l’azienda, per impossibilità economica o per “ripicca” non ti paga nemmeno il TFR. Sai che l’Inps garantisce ai dipendenti di aziende insolventi il pagamento del TFR e delle ultime tre retribuzioni, ma temi che, avendo rassegnato le dimissioni, queste tutele non ti spettino. Forse non sai che il Fondo di garanzia dell’Inps tutela non solo i lavoratori licenziati, ma anche coloro che abbiano dovuto rassegnare le dimissioni per giusta causa, essendo divenuta intollerabile, per colpa dell’azienda, la prosecuzione del rapporto di lavoro. Vediamo allora, in questa breve guida, in quali casi, anche se mi dimetto, posso accedere al Fondo di garanzia Inps.

Il Fondo di garanzia Inps

Il Fondo di garanzia è un fondo istituito presso l’Inps con lo scopo di intervenire nel pagamento del TFR e delle retribuzioni maturate negli ultimi tre mesi del rapporto di lavoro in sostituzione del datore in caso di sua insolvenza.

Possono presentare domanda al Fondo di garanzia Inps:

  • i lavoratori dipendenti (compresi apprendisti e dirigenti di aziende industriali) che abbiano cessato un rapporto di lavoro subordinato
  • i soci di cooperative di lavoro, purchè in regola con il versamento dei contributi
  • gli eredi (coniuge e figli e, se viventi e a carico, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo)
  • i cessionari a titolo oneroso del TFR

I requisiti per accedere al Fondo di garanzia

Per accedere al Fondo di garanzia Inps è innanzitutto necessario avere perso incolpevolmente il lavoro.

Ciò significa che devi essere stato licenziato per giustificato motivo oggettivo e cioè per ragioni economiche aziendali, oppure per giusta causa, quindi a seguito dell’applicazione da parte dell’azienda della massima sanzione disciplinare prevista dalla legge.

Perdere incolpevolmente il lavoro non significa solo essere licenziati dal datore, ma anche essere costretti a dare le dimissioni per giusta causa, essendo divenuta intollerabile la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Dimissioni per giusta causa 

Si parla di giusta causa di dimissioni quando l’azienda tiene un comportamento di gravità tale da rendere impossibile la prosecuzione, anche solo temporanea, del rapporto di lavoro. Ciò può accadere, ad esempio quando il datore non paga la retribuzione e questa omissione si protrae per almeno tre mesi, oppure quando si è vittima di molestie sul lavoro, da parte di superiori o colleghi, nonché quando si è in presenza di mobbing.

Le dimissioni per giusta causa danno diritto non solo all’accesso al Fondo di garanzia Inps per la liquidazione delle retribuzioni e del TFR non pagato dal datore, ma anche al pagamento da parte dell’azienda dell’indennità di mancato preavviso, ossia di un importo pari ai giorni di retribuzione cui si avrebbe avuto diritto se ci si fosse dimessi rispettando il termine di preavviso stabilito dalla legge.

Come si accede al Fondo di garanzia Inps?

Per accedere al Fondo di garanzia è necessario innanzitutto dimostrare all’Inps di essersi dimessi per giusta causa.

Per fare ciò, a seconda della ragione che ha giustificato le dimissioni, è necessario avere intrapreso un’azione legale contro l’azienda: ad esempio, in caso di mancato pagamento della retribuzione e/o del TFR avere ottenuto un decreto ingiuntivo da parte del Tribunale; in caso di mobbing o molestie avere ottenuto una sentenza favorevole di accertamento della condotta mobbizzante.

Oltre a ciò, è indispensabile dimostrare all’Inps di avere tentato in tutti i modi possibili di recuperare il credito dall’azienda senza esservi riusciti.

In questo caso, dunque, sarà indispensabile avere esperito un tentativo di pignoramento mobiliare presso la sede aziendale e presso la residenza dei soci (se vi sono soci illimitatamente responsabili per i debiti societari), avere presentato istanza di fallimento e avere ottenuto un provvedimento di accoglimento o rigetto da parte del Tribunale, avere tentato l’esecuzione immobiliare su eventuali immobili di proprietà della società e dei soci (sempre se illimitatamente responsabili)

Ciò fatto, si potrà presentare domanda di accesso al Fondo di garanzia Inps con modalità telematiche, o personalmente utilizzando il proprio pin, oppure tramite un patronato o un avvocato abilitato al deposito.

Alla domanda dovranno essere allegati:

  • il titolo(decreto ingiuntivo o sentenza);
  • il modello SR50 disponibile sul sito Inps e debitamente compilato e sottoscritto;
  • copia del proprio documento di identità e del codice fiscale;
  • copia del verbale di pignoramento;
  • copia del decreto di rigetto dell’istanza di fallimento;
  • se l’azienda è fallita, copia autentica dello stato passivo esecutivo, domanda di ammissione al passivo fallimentare e relativi allegati,  copia del modello SR52 compilato dal curatore fallimentare.

Se la domanda viene presentata da un patronato o da un avvocato dovrà ad essa allegarsi anche il mandato a valere in sede amministrativa, con cui si autorizza il patronato stesso o l’avvocato) a presentare la domanda per proprio conto.

Cosa paga il Fondo di garanzia?

Il Fondo di garanzia dell’Inps si sostituisce al datore di lavoro innanzitutto nel pagamento del TFR, qualsiasi ne sia l’importo. Il Fondo provvede a pagare sia il TFR lasciato in azienda, sia quello devoluto alla previdenza complementare e non versato dal datore.

In quest’ultimo caso alla domanda dovranno allegarsi altri due specifici moduli (sempre reperibili sul sito dell’Inps), uno compilato e sottoscritto dal lavoratore e l’altro dal legale rappresentante del Fondo di previdenza complementare.

Il termine entro il quale presentare la domanda di intervento per il pagamento del TFR è di cinque anni decorrenti dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Oltre al TFR il Fondo provvede al pagamento delle retribuzioni relative agli ultimi tre mesi di lavoro, purché il lavoratore si sia attivato per recuperare il proprio credito entro un anno dalla maturazione della retribuzione relativa al terzo mese precedente la cessazione del rapporto lavorativo.

Non vengono invece pagati dal Fondo di garanzia l’indennità di mancato preavviso e le competenze di fine rapporto maturate (ferie e rol non goduti, festività non godute, ecc…).



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