Diritto e Fisco | Articoli

È considerato dipendente chi non può assentarsi dal lavoro?

7 Aprile 2019
È considerato dipendente chi non può assentarsi dal lavoro?

Gli indicatori di lavoro subordinato e la distinzione rispetto al lavoratore autonomo: il luogo ove viene svolta l’attività è determinante per parlare di un contratto di dipendenza ordinario?

Per risparmiare sui costi dei dipendenti, molte aziende assumono personale che viene inquadrato con contratti esterni. Si ricorre così alle ben note collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co.) o ai professionisti con partita Iva. In questi casi, però, il prestatore d’opera che, di fatto, svolge le stesse mansioni di un normale dipendente e che è soggetto quindi alle direttive del datore, può fare causa all’azienda per richiedere la riqualificazione del proprio rapporto di lavoro e l’equiparazione a un normale lavoratore subordinato. Di qui lo sforzo della giurisprudenza per individuare gli indicatori della condizione di subordinazione e distinguerli dal lavoratore autonomo. Come fare a capire se si è in presenza di una falsa partita Iva o di un finto contratto esterno? Ad esempio: è considerato dipendente chi non può assentarsi dal lavoro? O chi magari non può scegliere il periodo di ferie e prima di prendere un giorno di malattia deve chiedere il permesso al capo? È questo il delicato tema affrontato da una recente ordinanza della Cassazione [1].

Conta il nome del contratto?

Non è tanto il nome che le parti hanno dato al contratto a determinare la sua natura giuridica, ma il comportamento tenuto dalle parti stesse dopo la sua firma. In buona sostanza, proprio per evitare comportamenti simulatori e fraudolenti, per la giurisprudenza non conta se sull’atto di assunzione c’è scritto “contratto a progetto”, “contratto di collaborazione esterna”, “incarico professionale”, ecc.; ciò che rileva per stabilire se siamo o meno in presenza di un effettivo lavoro subordinato sono i rapporti che, di fatto, si sono instaurati col dipendente e le concrete modalità di svolgimento della prestazione da parte di questi.

Come capire di che tipo di contratto si tratta?

Il punto è poi capire, nel concreto, quale tipo di contratto sia stato concretamente realizzato, a prescindere dalla sua denominazione. E in questo il giudice deve investigare sul caso concreto, tenendo conto di una serie di circostanze.

In ogni caso, gli elementi caratteristici del lavoro dipendente sono:

  • la subordinazione del lavoratore al datore: si tratta dell’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e gerarchico del datore di lavoro che si manifesta con ordini specifici, oltre che con un’assidua vigilanza e controllo. In buona sostanza il dipendente deve avere ben pochi margini di autonomia e manovra;
  • la retribuzione periodica e prestabilita.

Anche in presenza degli elementi sopraindicati, nella pratica può risultare complesso riconoscere l’esistenza di un vincolo di subordinazione, che può assumere forme molto attenuate. Pertanto, la giurisprudenza ha individuato altri elementi che possono fungere da “spia” e segnali di un lavoro subordinato. Tra questi vi sono:

  • la presenza di direttive tecniche e di poteri di controllo e disciplinare;
  • l’inserimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale: quindi il fatto che debba sempre recarsi in azienda dove svolgere la prestazione (è tuttavia possibile che un dipendente sia chiamato a muoversi per trasferte o per attività da svolgere in altri luoghi come al domicilio dei clienti);
  • l’assenza di un’organizzazione propria in capo al lavoratore;
  • l’assoggettamento del dipendente al potere disciplinare del datore: solo su un dipendente è possibile avviare i procedimenti disciplinari di irrogazione delle sanzioni per violazione del regolamento aziendale o dei contratti collettivi. Nei rapporti esterni, tutt’al più, è possibile solo richiedere la risoluzione del contratto per inadempimento;
  • l’esecuzione del lavoro con materiali ed attrezzature del datore di lavoro; il tradizionale dipendente non acquista da sé gli strumenti di lavoro come i computer, le auto, il motorino, ecc.;
  • l’assunzione del rischio d’impresa da parte del datore di lavoro: se non arrivano commesse e clienti, il dipendente non può vedersi ridurre lo stipendio né può partecipare in percentuale agli utili prodotti. Al contrario, egli deve essere pagato in modo fisso;
  • il pagamento dello stipendio a scadenze periodiche;
  • l’obbligo di rispettare un orario di lavoro;

Nessuno di questi indici è da solo sufficiente a distinguere in modo netto il lavoro autonomo da quello subordinato. Tali criteri vanno quindi valutati nel loro complesso, tenendo conto delle concrete modalità di esecuzione della prestazione.

Chi non può assentarsi dal lavoro è considerato dipendente?

Abbiamo detto che il luogo di svolgimento della prestazione lavorativa è uno degli indici della subordinazione; di solito infatti – ma non necessariamente – il lavoratore è tenuto a eseguire le sue mansioni in azienda. Secondo la sentenza della Cassazione qui in commento, le attività da svolgere per forza nei locali aziendali, come ad esempio attingere ad archivi o gestire il deposito e i magazzini – provano la subordinazione del rapporto di lavoro. Ciò costituisce difatti una netta differenza rispetto ad altre tipologie contrattuali con cui è possibile modulare tempi e orari, prevedendo anche la possibilità di assentarsi da lavoro.

Questo significa che se a un collaboratore esterno o a un lavoratore autonomo non può essere impedito di allontanarsi o assentarsi dall’azienda, al dipendente invece sì. Ed è questa una cartina di tornasole per comprendere che siamo in presenza di una subordinazione classica. Diventa quindi del tutto irrilevante la possibilità solo formalmente accordata di assentarsi e modulare l’orario, se si tratta di una ipotesi del tutto teorica a fronte della necessità pratica e concreta che l’esecuzione avvenga unicamente  nei locali aziendali e secondo gli orari di questa (come nel caso di soggetto che lavori in un archivio).


note

[1] Cass. sent. n. 9667/19 del 5.04.2019.


1 Commento

  1. Nella sanità nessuno può assentarsi!
    Infatti basterebbe studiarsi tutte le collaborazioni esterne nelle cliniche private per capire che siamo di fronte a tutte false partite iva!

    False partite iva giustificate perchè hanno un albo?

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube