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Prescrizione Imu e Tasi

7 Aprile 2019
Prescrizione Imu e Tasi

Imposte locali: la Cassazione chiarisce dopo quanto tempo scadono le tasse, l’avviso di accertamento e la cartella esattoriale.

I Comuni riscuotono le proprie entrate in modo autonomo rispetto all’Erario: hanno cioè la possibilità di ricorrere all’ingiunzione fiscale, in alternativa alla tradizionale cartella di pagamento, oppure stringere accordi con società private di riscossione che funzionano pressappoco come Agenzia Entrate Riscossione per i crediti statali. Seguono tale regola anche Imu e Tasi che, come noto, sono imposte che finiscono al Comune. Come tutte le imposte locali la legge prevede un apposito termine di prescrizione, diverso da quello che si applica, ad esempio, ad imposte centrali come Irpef, Irap, bollo e ad imposte comunitarie come l’Iva. 

Il tema della prescrizione delle tasse è sempre stato al centro di numerose sentenze della giurisprudenza perché, come facilmente intuibile, è proprio grazie alla atavica lentezza della pubblica amministrazione – anche nel riscuotere le proprie entrate – che molti contribuenti si liberano dalla morsa dei debiti. E dunque conoscere qual è la prescrizione Imu e Tasi può servire per evitare di pagare un avviso di accertamento, una ingiunzione del Comune, una cartella esattoriale. 

C’è peraltro da dire che il tema del recupero a tassazione di Imu e Tasi è tornato di recente alla ribalta dopo che la Cassazione [1] ha spiegato che, per verificare la sussistenza dei presupposti per godere dell’esenzione dalle imposte sull’abitazione principale, il Comune può controllare i consumi delle utenze del gas. In questo modo, chi dichiara di vivere nella casa al mare solo per non pagare le tasse, soccombe dinanzi all’inoppugnabile constatazione che, durante l’anno, non sono stati registrati consumi per il riscaldamento (il caso è ancora più emblematico se si tratta della casa in montagna).

Ritornando al problema della prescrizione Imu e Tasi, una pronuncia della Cassazione del 2018 [2] ha esteso l’area di applicazione della prescrizione breve a tutti i tributi locali  – eccezion fatta solo per il bollo auto – in questo modo ampliando la tutela del contribuente. Cerchiamo dunque di capire quali sono questi termini.

Prescrizione Imu e Tasi

Partiamo da un punto netto e definito: la prescrizione di Imu e Tasi è di cinque anni. Questo significa che se il Comune ti invia un accertamento per una annualità rispetto alla quale sono trascorsi più di cinque anni non devi pagare. Allo stesso modo, se non hai mai pagato, il Comune può chiederti solo il versamento delle imposte degli ultimi cinque anni. 

Dinanzi a un’ingiunzione del Comune non ti basta, però, far finta di nulla; devi piuttosto impugnare l’accertamento. Diversamente l’atto diventa definitivo e, giusto o sbagliato che sia, sei costretto a pagare. Per l’impugnazione devi chiaramente rivolgerti al giudice entro 60 giorni dal ricevimento dell’atto illegittimo. 

Puoi tentare anche la carta del ricorso in autotutela. L’autotutela si presenta con una domanda in carta semplice indirizzata al Comune stesso in cui chiedi l’annullamento dell’accertamento per intervenuta prescrizione. La risposta dovrebbe intervenire entro massimo 30 giorni ma l’amministrazione non è tenuta a replicare. Quindi stai molto attento al decorso dei termini per ricorrere in tribunale (la Commissione Tributaria Provinciale): se questi, nel frattempo scadono, resti fregato. Ricordati infatti che il ricorso in autotutela non sospende i termini del ricorso.

Prescrizione accertamento Imu e Tasi

Con la pronuncia prima richiamata, la Cassazione ha spiegato che il termine di prescrizione per le imposte locali si applica a qualsiasi atto di accertamento amministrativo di natura accertativa, ossia all’avviso di accertamento. Questo significa che, se dopo aver ricevuto la notifica dell’accertamento, il Comune rimane inerte per cinque anni di seguito (ossia non ti invia alcun altro sollecito), si compie ugualmente la prescrizione di Imu e Tasi. 

In questo caso, però, non devi impugnare alcun atto, anche perché saresti fuori termine. Difatti, come detto, ci sono solo 60 giorni per contestare al giudice l’accertamento. A quel punto non ti rimane altro da fare che attendere la successiva mossa del Comune e impugnare quest’ultima per intervenuta prescrizione (ad esempio la notifica di una ingiunzione fiscale o di una cartella di pagamento).

Prescrizione cartella di pagamento Imu e Tasi

Una volta che ti arriva la cartella di pagamento devi verificare, anche in questo caso, che non siano decorsi cinque anni dall’avviso di accertamento. Se così fosse puoi di nuovo salvarti con la prescrizione; dovrai quindi impugnare la cartella esattoriale entro 60 giorni alla Commissione Tributaria Provinciale.

Lo stesso discorso vale nel momento in cui, dopo la notifica della cartella esattoriale, l’agente per la riscossione locale non muove un passo per cinque anni: anche qui scatta la prescrizione di Imu e Tasi. Ma attenzione: come nell’ipotesi vista sopra per la prescrizione dell’avviso di accertamento, non potrai più impugnare l’atto perché i termini per il ricorso sono decorsi; dovrai allora attendere il successivo atto (ad esempio un pignoramento, un fermo auto o un’ipoteca) e contestare quest’ultimo.

Prescrizione sentenza di rigetto ricorso contro Imu e Tasi

Se fai ricorso contro un accertamento o una cartella per Imu e Tasi e lo perdi, il giudice ti condannerà a pagare le imposte non ancora versate. Attento però: la sentenza – come tutti gli atti giudiziari – ha prescrizione di 10 anni; pertanto non conta più, in questo caso, che le imposte su cui verta abbiano una prescrizione di 5 anni come Imu e Tasi. Dunque, quando la prescrizione sta per compiersi, la carta giudiziale potrebbe essere avventata.

note

[1] Cass. ord. n. 4584/2019 del 15.02.2019. 

[2] Cass. sent. n. 30362/2018.

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Prescrizione Imu e Tasi: ultime sentenze 

Mancata impugnazione dell’atto di riscossione e conversione del termine di prescrizione breve in quello ordinario

Il principio, di carattere generale, secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi e o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non anche la cosiddetta conversione del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’articolo 2953 del Cc, si applica con riguardo a tutti gli atti – in ogni modo denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, ovvero di crediti relativi a entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Pertanto, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’articolo 2953 del Cc, tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo.

Cassazione civile sez. I, 14/03/2018, n.6255

I tributi di carattere periodico e regionale/locale (che configurano vere e proprie imposte di “posizione”: nel caso di specie i diritti camerali e le tasse di possesso automobilistiche e la tassa di smaltimento rifiuti, contributi di bonifica), il termine di prescrizione è di cinque anni (di tre anni, per la tassa automobilistica) e risulta decorso al momento della notifica dell’intimazione di pagamento, oggetto di impugnativa (essi -come ad es. la Tarsu – tassa per lo smaltimento dei rifiuti, o la tassa per l’occupazione di suolo pubblico, per concessione di passo carrabile, o i contributi di bonifica sono “elementi strutturali di un rapporto sinallagmatico, caratterizzati da una causa debendi di tipo continuativo, suscettibile di adempimento solo con decorso del tempo in relazione alla quale l’utente è tenuto ad un’erogazione periodica, dipendente dal prolungarsi, sul piano temporale della prestazione erogata dall’ente impositore o dal beneficio dallo stesso concesso”: Per ciò che concerne i tributi di carattere statale, la prescrizione è invece decennale.

Comm. trib. prov.le Benevento sez. II, 05/07/2017, n.618

La scadenza del termine perentorio stabilito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, non producendo anche l’effetto della c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve, eventualmente previsto, in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c.. Tale principio si applica con riguardo a tutti gli atti di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Con la conseguenza che, qualora per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo.

Comm. trib. prov.le Salerno sez. III, 28/06/2017, n.3397

Ai tributi erariali si applica il termine di prescrizione ordinario decennale, mentre per i tributi locali trova applicazione il termine quinquennale.

In tema di prescrizione dei crediti, occorre distinguere il termine prescrizionale a seconda che la cartella abbia a oggetto un tributo erariale o un tributo locale, atteso che solo per i tributi erariali è applicabile il termine prescrizionale decennale, mentre per i tributi locali vale il termine di prescrizione quinquennale previsto dall’art. 2948, n. 4), c.c., in quanto, per i primi, ogni periodo d’imposta fa sorgere un’obbligazione del tutto autonoma che rende inapplicabile il suddetto art. 2948, n. 4) c.c., riferito alle prestazioni periodiche connesse a un’unica obbligazione. Mentre si prescrivono in cinque anni, i tributi locali, i quali rappresentano elementi strutturali di un rapporto sinallagmatico caratterizzato da una causa debendi di tipo continuativo suscettibile di adempimento solo con decorso del tempo in relazione al quale l’utente è tenuto a una erogazione periodica, dipendente dal prolungarsi sul piano temporale della prestazione erogata dall’ente impositore, o del beneficio dallo stesso concesso. 

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. VIII, 21/01/2019, n.283

La scadenza del termine perentorio ai fini dell’impugnazione di atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito, ma non anche la c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale. L’art. 2953 c.c., si applica con riguardo a tutti gli atti – in ogni modo denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Provincie, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Pertanto, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo. 

Comm. trib. reg. Bari, (Puglia) sez. X, 11/06/2018, n.1944

La prestazione tributaria è sottoposta al termine di prescrizione decennale

In virtù del fatto che, come disposto dall’art. 18 Legge n. 580/1993, l’ammontare della prestazione tributaria è stabilito anno per anno, a seguito di una nuova ed autonoma valutazione, la relativa obbligazione di pagamento non può considerarsi una prestazione periodica sottoposta alla prescrizione quinquennale di cui all’art. 2948, n. 4, c.c., ma al termine ordinario decennale previsto dall’art. 2946 c.c., in mancanza di uno specifico termine di prescrizione indicato dal legislatore.

Commissione Trib. Reg. Napoli sent. 05/06/2018, n.5378

 


3 Commenti

  1. Di recente ho dovuto constatare il pressappochismo con cui gli esperti in materia tributaria trattano la tematica del ricorso in autotutela. Sarebbe il caso di smetterla di fare gli Avvocati copiando i ragionamenti della giurisprudenza e le notizie di questa sulle riviste specializzate. La giurisprudenza infatti la informavano le difese dell’Avvocatura e non viceversa. E veniamo al dunque. Che significato ha parlare di “autotutela” se non esiste niente da tutelare? E cioè una responsabilità di chi avrebbe il dovere dell’annullamento? Un po’ di filosofia del diritto non guasta. L’annullamento è tale se proviene dal responsabile, ma se non si tratta di annullamento bensì di illegittimità e conseguente nullità, tributaria o meno che sia la materia che regola la illegittimità della pretesa, essa determina una nullità e non una annullabilità, che resta tale solo se spontaneamente provvederà a rimuovere l’atto illegittimo il suo stesso responsabile, nel senso cioè che pone nel nulla il presupposto della illegittimità da lui stesso commessa. Se però ciò non avviene è un vero depistaggio sostenere che scaduti i termini per l’impugnazione ciò che è illegittimo diventa legittimo. Svegliatevi! Ciò che è illegittimo è nullo, costituendo frutto di un abuso di potere, il quale costituisce reato, ed investe la responsabilità diretta del funzionario, per l’atto da lui compiuto in violazione di diritti (degli amministrati) e del quale sarà responsabile ai sensi dell’articolo 28 della Costituzione. Ora, se si tratta di nullità, è noto a tutti che l’actio nullitatis, in quanto conseguente a violazione di legge, non è soggetta ad alcun termine ed è sempre esperibile, salvo il giudicato sulla sua inesistenza, che però non deriva dalla scadenza del termine per impugnare…, come qualcuno vorrebbe farci credere. Viva l’Avvocatura (quella vera!).

  2. VORREI SAPERE SE C’E’ LA RESPONSABILITA’ CEI CAF. QUANDO SBAGLIANO I CALCOLI X IMU E TASI.SE SI COME AVVALERSI SU LA LORO RESPONSABILITA’, X AVERE UN RISARCIMENTO DANNI. PAGHIAM DA UN PAIO DI ANNI X ERRORI DA PARTE DI CHI DOVREBBE AIUTARCI NELLA GIUNGLA “BUROCRAZIA”. GRAZIE ACHI MI ILLUMINA.

    1. Buonasera Salvo. Puoi trovare le risposte alle tue domande nei nostri articoli:
      -Caf: funzionamento e responsabilità. Per ricevere aiuto e assistenza in materia fiscale possiamo rivolgerci ai Caf: comodi, economici e competenti. E in caso di errore? Rispondono del loro operato. https://www.laleggepertutti.it/205681_caf-funzionamento-e-responsabilita
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      -Caf: la responsabilità verso il contribuente cliente. L’assistenza dei Caf nella dichiarazione dei redditi e negli adempimenti fiscali: il visto di conformità e la responsabilità per i dati errati. Anche per i Caf (Centri di Assistenza Fiscale) esiste una apposita disciplina in caso di responsabilità per l’attività prestata ai contribuenti, responsabilità che può comportare l’applicazione di sanzioni amministrative. https://www.laleggepertutti.it/113150_caf-la-responsabilita-verso-il-contribuente-cliente

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