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A chi va la mia quota se rinuncio all’eredità?

30 Aprile 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Aprile 2019



A chi viene destinata la quota di eredità nel caso di rinuncia da parte dell’erede

E’ inevitabile che, prima o poi, si debba affrontare il doloroso momento del distacco dagli affetti più cari. La perdita del marito e della moglie, e quella dei genitori, rappresentano circostanze assai tristi, ma inevitabili. E sono anche circostanze assai delicate anche dal punto di vista della sorte del patrimonio del defunto e ciò sia che il defunto abbia lasciato un testamento sia nel caso, opposto, in cui un testamento manchi. Se manca un testamento sarà direttamente la legge [1] ad individuare a chi spetti l’eredità della persona deceduta; e questo sarà possibile perché sarà la legge a fissare le quote di eredità e le persone a cui esse spettino. Si tratta della cosiddetta successione legittima, quella cioè a cui si ricorre per stabilire a chi, ed in quale proporzione, destinare l’eredità della persona mancata che non ha potuto o voluto lasciare un testamento (o anche nel caso in cui il testamento sia nullo o contenga solo semplici raccomandazioni e non disposizioni relative al patrimonio). Se, invece, la persona deceduta ha lasciato un testamento si parlerà di successione testamentaria: in questo caso sarà il testamento a stabilire a chi ed in quale misura sarà devoluto il patrimonio del defunto (salvi i limiti delle quote di legittima che devono necessariamente essere attribuite a coniuge e figli). Fatte queste premesse, occorre anche dire che chi viene chiamato a succedere ad una persona, cioè chi per legge o per indicazione contenuta nel testamento è chiamato all’eredità, può anche rinunciare a ciò che gli viene attribuito. In questo articolo, quindi, cercheremo di capire a chi va la mia quota se rinuncio all’eredità; tenteremo, cioè, di comprendere quali siano le regole da applicare nel momento in cui una persona decida di rinunciare alla quota di eredità che la legge o il testamento gli attribuiscono.

Come si rinuncia all’eredità?

Per comprendere cosa accada se si rinuncia all’eredità, è indispensabile innanzitutto capire in che modo sia possibile rinunciare all’eredità.

Bisogna premettere che nel momento in cui una persona viene a mancare, il suo patrimonio non diventa automaticamente di proprietà degli eredi: infatti sia gli eredi designati nel testamento che quelli designarti dalla legge andrebbero più correttamente definiti chiamati all’eredità.

Infatti sia il testamento che la legge, nel momento in cui una persona muore, si limitano ad individuare, cioè a chiamare a succedere, delle persone che diventeranno proprietarie dei beni del defunto ma soltanto se accetteranno l’eredità: essi potranno, invece, anche rinunciare all’eredità e, in tal caso, non saranno mai state, nemmeno per un attimo, proprietarie dei beni ereditari.

Fino al momento in cui non ci sarà stata accettazione dell’eredità, ci saranno solo dei chiamati all’eredità che dovranno decidere se accettarla o rinunciarvi.

Detto questo, bisogna precisare che la rinuncia all’eredità:

  • si può fare solo dopo l’apertura della successione (cioè solo dopo la morte della persona della cui eredità si tratta e mai prima);
  • si fa con una dichiarazione solenne che il chiamato all’eredità fa ad un notaio o al cancelliere del tribunale del luogo dove la persona che è deceduta aveva il suo ultimo domicilio (la dichiarazione viene poi inserita nel registro delle successioni tenuto presso il medesimo tribunale) [2];
  • non può contenere né condizioni né termini (non si può dire, ad esempio, che si rinuncia a condizione che avvenga un determinato evento o che si rinuncia a partire da una specifica data) [3];
  • non può essere parziale (cioè non si può dichiarare di rinunciare solo ad una parte di eredità; si può solo rinunciare a tutta intera l’eredità) [4];
  • si può revocare fino a quando non è prescritto il diritto di accettare l’eredità (dieci anni dall’apertura della successione) a meno che, nel frattempo, essa non sia stata acquistata da altri chiamati [5].

Non si può rinunciare all’eredità solo in parte

Che effetti ha la rinuncia nella successione testamentaria?

Abbiamo appena visto come vada fatta la rinuncia e quali siano le fondamentali regole a cui l’atto di rinuncia deve sottostare.

Verifichiamo ora quali effetti produca la rinuncia all’eredità nel caso di una successione testamentaria, di una successione in cui, cioè, la persona venuta a mancare abbia lasciato un testamento.

In questo caso innanzitutto il rinunziante si considera come se non fosse stato mai chiamato all’eredità: la rinuncia ha un effetto retroattivo e retroagisce fino al momento della morte della persona della cui eredità si tratta.

In aggiunta la legge [6] stabilisce che se il testatore non ha disposto egli stesso una sostituzione (individuando cioè già nel testamento la persona a cui attribuire la quota in caso di rinuncia di un chiamato), allora si applicheranno nell’ordine le regole sulla rappresentazione e, se non sia possibile applicarle, opererà il cosiddetto accrescimento e, come ultima opzione, l’attribuzione della quota rinunciata agli eredi legittimi.

Quindi, per spiegarci meglio, se un chiamato all’eredità rinuncia in una successione con testamento:

  • innanzitutto si applicano le regole della cosiddetta sostituzione ordinaria: cioè colui che ha rinunciato viene sostituito dalla persona che il testatore stesso ha, eventualmente, designato nel testamento affinché subentri nel caso in cui un chiamato non possa o non voglia accettare l’eredità (e quindi anche nel caso di rinuncia all’eredità) [7];
  • nel caso in cui, invece, il testatore non abbia stabilito regole per la sostituzione, si applicheranno quelle della cosiddetta rappresentazione [8] che consentono nel solo caso in cui rinunci il figlio o il fratello o la sorella del defunto, che al loro posto subentrino i rispettivi discendenti (se, ad esempio, rinuncia all’eredità il figlio del defunto, subentreranno al suo posto i figli del figlio del defunto);
  • se non potranno essere applicate le regole né della sostituzione, né della rappresentazione, allora opererà il cosiddetto accrescimento [9] in base al quale nel solo caso in cui vi siano più coeredi che sono stati chiamati a succedere nello stesso testamento e in parti uguali, la quota degli altri coeredi si accresce (cioè ingloba) quella di chi ha rinunciato;
  • infine, nel caso in cui tutte le precederti regole non trovino applicazione, la quota di chi rinuncia viene attribuita agli eredi legittimi (cioè ai parenti fino al sesto grado) [10].

Chi fa testamento può designare una persona che subentri nell’eredità nel caso di rinuncia di un chiamato

Che effetti ha la rinuncia nella successione legittima?

E cosa accade, invece, se un chiamato all’eredità rinunci all’eredità nel caso di una successione regolata interamente dalla legge perché manca il testamento (successione legittima)?

Ribadito che il rinunziante si considera come se non fosse stato mai chiamato all’eredità (per cui la rinuncia ha un effetto retroattivo fino al momento della morte della persona della cui eredità si tratta), bisogna aggiungere che la legge [11] stabilisce che si applicheranno nell’ordine le regole sulla rappresentazione e, se non sia possibile applicarle, opererà il cosiddetto accrescimento e, come ultima opzione, l’attribuzione della quota ai successivi chiamati per legge.

Per quanto riguarda la rappresentazione e l’accrescimento valgono le medesime regole evidenziate nel precedente paragrafo al quale, quindi, si rinvia.

Nel caso, estremo, in cui non possano essere applicate le regole sulla rappresentazione e sull’accrescimento ed il rinunziante sia l’unico chiamato all’eredità, essa verrà devoluta ai successivi chiamati per legge (parenti fino al sesto grado e, in mancanza, allo Stato).

La rinuncia si fa con dichiarazione solenne

note

[1] Art. da  566 a 586 cod. civ.

[2] Art. 519 cod. civ.

[3] Art. 520 cod. civ.

[4] Art. 520 cod. civ.

[5] Art. 525 cod. civ.

[6] Art. 523 cod. civ.

[7] Art. 688 cod. civ.

[8] Art. 467 cod. civ.

[9] Art. 674 cod. civ.

[10] Art. 677 cod. civ.

[11] Art. 522 cod. civ.


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