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Cosa si rischia a spiare il cellulare del coniuge

7 Aprile 2019
Cosa si rischia a spiare il cellulare del coniuge

Spy-software sul cellulare della moglie: è reato? Per la condanna del marito, dice la Cassazione, non rileva il fatto che la moglie sia informata di essere sotto controllo. 

Immagina di avere il cellulare sotto controllo. Come? Non sai come fare? È molto semplice: puoi seguire le istruzioni indicate nell’articolo Come faccio a sapere se il mio cellulare è spiato. Non le riportiamo in questa pagina perché non è l’oggetto del presente articolo: qui piuttosto ti spiegheremo cosa si rischia a spiare il cellulare del coniuge.

Dicevamo: immagina di accorgerti che, nel tuo smartphone, tuo marito o il tuo compagno ha installato una spia, un software in grado di rivelare a chi telefoni, con chi chatti, cosa fai, dove ti trovi (non dimenticarti infatti che ogni moderno dispositivo mobile è collegato a un Gps che intercetta e geolocalizza la tua posizione). Ebbene, in una ipotesi del genere cosa potresti fare? A spiegartelo è una recente sentenza della Cassazione [1] che si è trovata a giudicare il caso – tutt’altro che raro di questi tempi – di un marito che aveva installato uno spy-software sul dispositivo della moglie per procurarsi le prove del suo tradimento. Evidentemente l’uomo voleva far valere i suoi diritti in tribunale e non corrispondere alla donna infedele l’assegno di mantenimento. Ma si è trovato dalla padella alla brace o, per dirla senza peli sulla lingua, “cornuto e mazziato”. Già, perché lei è andata a denunciarlo ai carabinieri. Com’è andata a finire il processo? Cosa ne pensano i giudici della violazione della privacy del coniuge o del partner? In altri termini cosa si rischia a spiare il cellulare del coniuge? Ecco qual è stata l’interpretazione seguita in questa vicenda.

Impossessarsi del cellulare del coniuge è reato?

Partiamo dal primo gesto che si fa per installare un software spia all’interno dello smartphone del proprio compagno o della compagna: l’impossessamento. Questo comportamento, in sé per sé – al di là cioè delle finalità per cui viene effettuato – può essere considerato come un reato? Prendere il telefonino altrui è una violazione della privacy? Tutto dipende dalle modalità con cui si agisce. Difatti, secondo la Cassazione [2], se tale gesto viene fatto con violenza, strappandolo di mano al legittimo proprietario, si commette il reato di rapina.

Viceversa, se il cellulare viene lasciato in un posto qualsiasi, accessibile al partner (come ad esempio il tavolo della cucina) non si compie alcun illecito. Questo perché, secondo una sentenza del tribunale di Roma [3], la privacy tra coniugi subisce delle naturali limitazioni per via della condivisione degli stessi spazi. Quindi se tuo marito o tua moglie si accorge di un messaggio segreto sul telefonino che hai dimenticato sul divano non puoi che prendertela con te stesso.

Spiare il cellulare del partner: cosa si rischia?

Torniamo ora al tema dominante di questa guida: cosa rischia chi spia lo smartphone del coniuge o del partner convivente? Non c’è dubbio, innanzitutto, che questo comportamento debba considerarsi reato. E ciò perché nessuna legge consente di controllare di nascosto il comportamento altrui, neanche se si tratta del marito o della moglie. Tant’è vero che, in materia di intercettazioni, se pur è possibile registrare una conversazione tra presenti, non si può invece lasciare un registratore accesso e andare via di casa, sperando che, in propria assenza, il coniuge lasci le prove della propria infedeltà [4].  

Installare un software spia nello smartphone altrui, chiunque questi sia, costituisce un illecito penale e, in particolare, il reato di interferenze illecite nella vita privata altrui [5]. Si va in carcere e la condanna può durare da 6 mesi a 4 anni.

Secondo la sentenza della Cassazione qui in commento [1], il reato scatta anche se la vittima è informata, da terze persone, della presenza dello spy-software sul proprio dispositivo e che, nonostante ciò, continui a telefonare (nel caso di specie, la moglie era pienamente consapevole di essere spiata). Impossibile, in sostanza, parlare di «consenso» da parte della vittima. Riuscire dunque a installare sul telefonino della consorte una “cimice”, capace di intercettare le comunicazioni in entrata e in uscita, è un’azione già sufficiente per una condanna.

note

[1] Cass. sent. n. 15071/19 del 5.04.2019.

[2] Cass. sent. n.  24297/2016.

[3] Trib. Roma, sent. n. 6432/16.

[4]  Cass. sent. n. 12042/2008.

[5] Art. 615 bis cod. pen.

[6] Cass. sent. n. 5510/17 del 6.03.2017.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 18 marzo – 5 aprile 2019, n. 15071

Presidente Sabeone – Relatore Scordamaglia

Ritenuto in fatto

1. Ve. An., per il tramite del difensore, ricorre avverso la sentenza della Corte di appello di Milano del 21 febbraio 2018, che ha confermato la sentenza del Tribunale di Busto Arsizio del 3 aprile 2017, emessa nei suoi confronti, in punto di declaratoria di responsabilità per il delitto di cui all’art. 617-bis cod.pen., commesso in pregiudizio della coniuge Me. Lu., con l’istallare all’interno del telefono cellulare a lei in uso uno spy-software idoneo ad intercettarne le comunicazioni telefoniche.

2. L’atto di impugnativa è affidato a due motivi – enunciati nei limiti necessari per la motivazione ai sensi dell’art. 173 disp.att. cod.proc.pen. -, che denunciano:

2.1. il vizio di violazione di legge, in relazione agli artt. 617-ò/s cod.pen. e 14 Preleggi cod.civ., e il vizio di motivazione, sul rilievo dell’applicazione analogica della norma incriminatrice in ragione dell’assimilazione all’ ‘apparato o allo strumento’ da essa contemplato del programma informatico installato all’interno del telefono cellulare della persona offesa;

2.2. il vizio di violazione di legge, in relazione agli artt. 49, 50 e 617-bis cod.pen., e il vizio di motivazione, essendo il fatto di reato scriminato dal consenso dell’avente diritto, posto che la destinataria delle intrusioni era stata informata dal figlio dell’istallazione del software sul proprio cellulare, e, perciò, non aveva, in concreto, subito alcuna lesione della propria libertà di comunicazione.

Considerato in diritto

Il ricorso è infondato.

1. Le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n. 26889 del 28/04/2016, Scurato, Rv. 266905, hanno spiegato che l’evoluzione tecnologica ha consentito di approntare strumenti informatici del tipo ‘software’, solitamente istallati in modo occulto su un telefono cellulare, un tablet o un PC, che consentono di captare tutto il traffico dei dati in arrivo o in partenza dal dispositivo e, quindi, anche le conversazioni telefoniche.

Ne viene che, al lume di tale autorevole interpretazione del diritto vivente, non è possibile dubitare dell’inclusione dei programmi informatici denominati ‘spy-software’ nella categoria degli “apparati, strumenti, parti di apparati o di strumenti” diretti all’intercettazione o all’impedimento di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche tra altre persone, di cui all’art. 617-bis, comma 1, cod.pen., venendo in rilievo una categoria aperta e dinamica, suscettibile di essere implementata per effetto delle innovazioni tecnologiche che, nel tempo, consentono di realizzare gli scopi vietati dalla legge. Da ciò deriva l’infondatezza del primo motivo.

2. Parimenti infondato è il secondo motivo. Appartiene al patrimonio condiviso di questa Corte l’enunciazione direttiva secondo la quale il reato previsto dall’art. 617-bis cod. pen. anticipa la tutela della riservatezza e della libertà delle comunicazioni mediante l’incriminazione di fatti prodromici all’effettiva lesione del bene, punendo l’installazione di apparati o di strumenti, ovvero di semplici parti di essi, per intercettare o impedire comunicazioni o conversazioni telefoniche; pertanto, ai fini della configurabilità del reato deve aversi riguardo alla sola attività di installazione e non a quella successiva dell’intercettazione o impedimento delle altrui comunicazioni, che rileva solo come fine della condotta, con la conseguenza che il reato si consuma anche se gli apparecchi installati, fuori dall’ipotesi di una loro inidoneità assoluta, non abbiano funzionato o non siano stati attivati (Sez. 2, n. 37710 del 24/09/2008, Pariota, Rv. 241456; nello stesso senso: Sez. 5, n. 37557 del 12/05/2015, Sinisi, Rv. 265789; Sez. 5, n. 3061 del 14/12/2010 – dep. 27/01/2011, Mazza, Rv. 249508). Ne viene che le deduzioni difensive in ordine all’eventuale esistenza del consenso all’intrusione, desumibile dal comportamento inerte della detentrice del telefono cellulare interessato dal software, ed in ordine all’assenza di un’effettiva lesione della libertà delle comunicazioni della destinataria delle condotte intrusive sono prive di rilievo, perché si riferiscono ad una situazione – la captazione delle comunicazioni telefoniche – che rappresenta un post-factum rispetto al momento di consumazione del reato, coincidente con l’installazione del software.

3. S’impone, dunque, il rigetto del ricorso con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché alla rifusione delle spese in favore della sola Me. Lu., che liquida in complessivi Euro 2.500,00 oltre accessori di legge.

4. Con riguardo al profilo delle statuizioni civili, è d’uopo precisare che nulla è dovuto a Ve. Amedeo, che pure ha fatto richiesta di liquidazione delle spese del presente grado di giudizio, non figurandovi come parte resistente: egli, infatti, ha assunto la veste di parte offesa, costituita parte civile, in relazione al solo delitto di cui all’art. 617-quinquies cod.pen. (capo 2 della contestazione), rispetto al quale, tuttavia, la Corte territoriale, all’esito del giudizio di appello, ha dichiarato non doversi procedere nei confronti dell’imputato per essere il reato estinto per intervenuta prescrizione

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché alla rifusione delle spese in favore della sola Me. Lu., che liquida in complessivi Euro 2.500,00 oltre accessori di legge.

 


4 Commenti

  1. Grazie mille per queste informazioni. Mio marito era diventato sospettoso, si ingelosiva di tutti quelli che mi stavano intorno. Ci siamo sposati da un anno e siamo entrambi giovanissimi. Ecco lui è sempre stato un tipo geloso, ma si dice che dopo il matrimonio la gelosia si placa. Abbiamo promesso amore per tutta la vita, non puoi essere così ansioso e geloso di tutti quelli che mi si avvicinano. Stavolta, però ci aveva preso. Mi sono invaghita di un suo collega. Ho cercato di sopprimere la cosa. Un bel giorno lui passa da casa per cercare mio marito, ma lui era uscito e allora io imbarazzatissima gli ho offerto il caffè e gli ho detto che se voleva poteva aspettarlo. Ecco, avrei dovuto cucirmi la bocca. Mi ruba un bacio, mio marito bussa alla porta e niente faccio finta di nulla. Si è accorto del feeling. Poi, sospettoso inizia a chiedermi di cosa avevamo parlato ecc. Nei giorni successivi, ripeteva sempre le stesse cose. Poi, improvvisamente si calma. pensavo gli fosse passata. Un bel giorno, facendo le pulizie, scopro che mi aveva messo un registratore in casa… Sono andata su tutte le furie. Ora, ovviamente non stiamo più insieme e ho iniziato una relazione con il suo collega. Per adesso, non siamo usciti allo scoperto.

  2. Sapevo che la mia ex fidanzata fosse gelosa, ma poi ho scoperto che era una pazza psicopatica. Un bel giorno, quando sono andato in bagno, ha preso il mio cellulare ed ha installato un programma spia. Non l’ho denunciata perché mi ha fatto davvero tanta pena, ma l’ho lasciata dicendole: tu sai perfettamente il motivo della nostra rottura, non cercarmi più, non contattarmi più né sul cellulare, né sui social, non presentarti né a casa né a lavoro, altrimenti è la volta buona che ti denuncio.

  3. Io uso una app spia per mio figlio minore di 12 anni, le ho fatto firmare il consenso, sono deltro la legalità?
    Se lo ho fatto è per un motivo ben preciso. Il genitore di un suo compagno era entrato in contatto con un perdofilo e mi ha avvisato. Senza app spia non riuscivo a trovare niente perche cancellava e cambiava account. Con la spy app ho potuto reperire materiale da depisitare nella denuncia. Se non fosse stato per la spy app probabilmente mio figlio si sarebbe pure incontrato con un pedofilo. Il mio legale mi ha detto che con il consenso del figlio minore non è reato spiare il telefono con una spy app, si sbaglia?

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