Diritto e Fisco | Articoli

I rapporti tra i conviventi

2 Maggio 2019 | Autore:
I rapporti tra i conviventi

Quali sono i diritti di chi convive? Qual è la differenza tra convivenza e coppia di fatto? I diritti dei conviventi sono gli stessi delle coppie di fatto?

Famiglia è dove c’è amore e affetto reciproco, al di là dei riti e delle celebrazioni: se due persone si vogliono bene, tanto basta perché vi sia felicità. Tuttavia, per la legge non è proprio così semplice: se è sicuramente vero che al cuor non si comanda e che i sentimenti sono sempre liberi, è altrettanto vero che le istituzioni pretendono che l’unione sia in qualche modo formalizzata, altrimenti v’è il rischio di non vedersi riconosciuti importantissimi diritti. A lungo in Italia si è discusso del diritto del mero convivente di poter assistere la persona a cui si è sentimentalmente legata pur in assenza di vincolo coniugale; lo stesso dicasi per tutta una serie di diritti, quali la facoltà di succedere dopo la morte, di poter far visita in carcere, in ospedale, ecc. Oggi, in Italia, come sono regolati i rapporti tra i conviventi?

Fino al 2016, potevamo distinguere due tipi di unioni: quella basata sul matrimonio e la coppia di fatto. La prima era frutto di regolare sposalizio, nel rispetto delle leggi e della normativa del codice civile; la seconda, invece, si limitava a convivere sotto lo stesso tetto, senza alcuna regolamentazione giuridica. Nel 2016, con l’approvazione della nota legge Cirinnà, accanto al matrimonio possiamo individuare almeno altre due istituzioni giuridicamente rilevanti: le unioni civili tra persone dello stesso sesso e la convivenza di fatto. Al di fuori di questi tre nuclei (matrimonio, unione civile e convivenza di fatto) riconosciuti dalla legge, resta la coppia di fatto, cioè la coppia che non ha aderito a nessun regime particolare. Il quadro è solo apparentemente complesso: se hai dieci minuti di tempo, prosegui nella lettura per capire come sono disciplinati i rapporti tra i conviventi.

Convivenza: cosa dice la legge?

Quando parliamo di convivenza intendiamo riferirci a due persone che vivono insieme e che sono legate da un rapporto sentimentale. Orbene, l’ordinamento giuridico italiano disciplina esplicitamente la convivenza di fatto all’interno della nota Legge Cirinnà [1]: per conviventi di fatto si intendono due persone  maggiorenni (dello stesso o di diverso sesso) unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

Conviventi di fatto: come si diventa?

Perché la legge riconosca lo status di conviventi di fatto alle persone sopra indicate, occorre che la coppia formalizzi la propria unione. La convivenza di fatto tra persone può essere attestata da un’autocertificazione, redatta in carta libera e presentata al Comune di residenza, nella quale i conviventi dichiarano di convivere allo stesso indirizzo anagrafico.

Il Comune, fatti gli opportuni accertamenti (riguardanti principalmente il requisito della stabile convivenza), rilascerà il certificato di residenza e stato di famiglia. Non vi è alcun obbligo per i conviventi di presentare la predetta autocertificazione, in quanto la convivenza può essere provata con ogni strumento, anche con dichiarazioni testimoniali.

Quanti tipi di convivenza esistono?

Alla convivenza di fatto appena descritta si affianca la mera convivenza tra persone che, pur legate da vincolo sentimentale e condividendo lo stesso tetto, hanno deciso di non comunicare nulla al proprio Comune di residenza. Per costoro è possibile utilizzare la denominazione di “coppia di fatto”, per la quale la legge non prevede nulla.

In sintesi, possiamo dire che i rapporti tra i conviventi sono regolati diversamente a seconda del tipo di situazione giuridica che si viene a creare; avremo pertanto questo schema:

  • convivenza di fatto, che è quella che si crea dopo aver formalizzato la propria convivenza presso il Comune di residenza. Essa è regolata dalla Legge Cirinnà del 2016;
  • coppia di fatto, che, pur trovandosi materialmente nella stessa condizione dei conviventi di fatto, non ha registrato la propria unione.

Alle due situazioni prospettate corrispondono due differenti trattamenti giuridici: mentre la convivenza di fatto è espressamente disciplinata dalla legge, le coppie di fatto continuano a restare al di fuori di una cornice giuridica precisa, poiché per essa c’è solo la tutela approntata nel corso degli anni dalla giurisprudenza.

In poche parole, alla coppia di fatto non può applicarsi né la disciplina dedicata alla convivenza di fatto, né tantomeno quella prevista per il matrimonio o per le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Alla luce di ciò, vediamo quali sono i rapporti tra conviventi.

I rapporti tra conviventi di fatto

Come detto, a partire dal 2016 la convivenza di fatto è un istituto giuridico pienamente riconosciuto: le coppie, indifferentemente omosessuali od eterosessuali, che convivono sotto lo stesso tetto possono decidere di recarsi presso il proprio Comune di residenza al fine di regolarizzare la propria unione.

Quali sono i rapporti tra conviventi di fatto? È la Legge Cirinnà a stabilirlo: vediamo quali sono i diritti dei conviventi che hanno formalizzato la loro unione.

Diritti nella convivenza di fatto: quali sono?

Ecco di seguito alcuni dei diritti spettanti nella convivenza di fatto:

  • ai conviventi di fatto toccano gli stessi diritti spettanti  al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario (in buona sostanza, si tratta del diritto di far visita al proprio convivente che sia detenuto);
  • in caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di  accesso alle informazioni personali (cartella clinica, ecc.);
  • ciascun convivente di fatto può designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute, ovvero in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie;
  • in caso di morte del proprietario della  casa  di  comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo  pari  alla convivenza, se superiore a due anni, e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa abitazione coabitino figli minori o  figli  disabili  del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni;
  • nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente di fatto ha facoltà di succedergli nel contratto;
  • nel caso in cui l’appartenenza ad un nucleo familiare costituisca titolo o causa di  preferenza  nelle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari, di tale titolo o causa di preferenza  possono  godere,  a  parità di condizioni,  i conviventi di fatto;
  • il convivente può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno, qualora  il partner sia dichiarato interdetto o inabilitato;
  • in caso di decesso del convivente di fatto, derivante da fatto illecito di un terzo (incidente stradale, ad esempio), nell’individuazione del danno risarcibile alla parte superstite si applicano i medesimi criteri individuati per il risarcimento del danno al coniuge superstite;
  • i conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la sottoscrizione di un contratto di convivenza.

I rapporti delle coppie di fatto

Passiamo ora alle coppie di fatto, cioè alle coppie che, pur convivendo, non hanno registrato la propria condizione presso il Comune di residenza. Per le coppie di fatto la legge non prevede nulla: si tratta di un vuoto normativo che ora, alla luce della Legge Cirinnà, si giustifica in ragione dell’istituzionalizzazione delle convivenze di fatto.

In altre parole, coloro che vivono assieme ma non vogliono essere conviventi di fatto secondo la legge, scelgono consapevolmente di continuare a vivere in un “limbo”, in una zona grigia non contemplata dall’ordinamento giuridico.

Quanto appena detto, tuttavia, non significa che le coppie di fatto siano sfornite di diritti: al contrario, la giurisprudenza ha stabilito una serie di regole applicabili anche a coloro che hanno vissuto insieme legati da vincolo sentimentale. Vediamo quali sono.

Diritti delle coppie di fatto: quali sono?

Nonostante non siano esplicitamente riconosciute dalla legge, alle coppie di fatto è riconosciuta una tutela, seppur minima, dei propri diritti. In particolare:

  • al termine della relazione, il partner non può mandare via dalla propria abitazione l’altro senza un congruo preavviso. Secondo la giurisprudenza, il possesso del convivente non proprietario va tutelato, anche se la coppia non era sposata;
  • se l’abitazione in cui vive la coppia di fatto è presa in affitto, con la morte dell’uno, il convivente ha diritto di subentrare nel contratto fino alla sua naturale scadenza;
  • il partner che maltratta l’altro risponde ugualmente del reato di maltrattamenti in famiglia;
  • i figli della coppia di fatto hanno la medesima tutela di tutti gli altri: pertanto, a loro spetta il mantenimento e ogni altro diritto previsto dalla legge;
  • se uno dei due partner muore a causa dell’illecito commesso da un terzo (pensa ad esempio a un incidente stradale o a un omicidio), il superstite ha diritto ad essere risarcito al pari di un coniuge, purché si tratti di una convivenza stabile e duratura;
  • alla fine della relazione, le somme elargite al partner per sostenere le spese della convivenza oppure come contributo al nucleo familiare di fatto creato, non possono essere restituite, in quanto esse si configurano come adempimento di un’obbligazione naturale, espressione della solidarietà tra due persone unite da un legame stabile e duraturo;
  • ai fini del rilascio del titolo di soggiorno rileva anche la convivenza stabile dello straniero che dimostri di trarre da tale tipo di rapporto mezzi leciti di sostentamento.

Coppie di fatto: quali doveri non devono rispettare?

Al di fuori di quanto illustrato nel precedente paragrafo, le coppie di fatto non hanno altri diritti né doveri reciproci. Di conseguenza, tra i partner che costituiscono una coppia di fatto non sussiste un dovere di fedeltà (proprio del matrimonio), né di contribuire al mantenimento a seguito si separazione.

Inoltre, alle coppie di fatto (ma anche ai conviventi di fatto) non spetta alcun diritto successorio (in pratica, non si diventa eredi l’uno dell’altro, come avviene tra marito e moglie), né il partner superstite può rivendicare pretese sulla pensione di reversibilità.


note

[1] Legge n. 76/2016 del 20.05.2016.

Autore immagine: Unsplash.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube