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Quando si prescrive un reato

8 Aprile 2019 | Autore:
Quando si prescrive un reato

Quanto tempo occorre perché un reato cada in prescrizione? Come si calcola la prescrizione? Sospensione, interruzione e blocco della prescrizione: cosa sono?

La prescrizione è una causa estintiva dei reati: significa che, una volta verificatasi, contro la persona accusata di un crimine non sarà più possibile fare nulla e, se un processo è in corso, dovrà terminare immediatamente. Per tanti, la prescrizione dei reati rappresenta una vera e propria scappatoia, un modo per sfuggire alle proprie responsabilità: tante (troppe) volte la strategia difensiva degli avvocati si incentra più nel cercare modi per allungare i tempi processuali, confidando così nella tanto benevola prescrizione, che nel cercare di scagionare concretamente il proprio assistito. Questo non significa, però, che la prescrizione dei reati sia una cosa necessariamente negativa: la prescrizione è posta a tutela degli indagati/imputati ogni volta che i ritardi siano imputabili alla giustizia. Non sarebbe corretto mantenere una persona in un eterno limbo in attesa che i giudici prendano provvedimenti. Ma quando si prescrive un reato? La prescrizione è legata al trascorrere del tempo: più ci si allontana dal periodo in cui l’illecito penale venne commesso, più ci si avvicina alla prescrizione. Possiamo immaginare la prescrizione come una clessidra la cui sabbia comincia a scorrere nel momento esatto in cui il reato viene commesso. Quanto tempo ci vuole perché un crimine si prescriva? Dipende dal tipo di reato: più è grave, più tempo occorre. Se questo argomento ti interessa, in quanto sei un appassionato di diritto oppure perché stai affrontando un processo penale, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando si prescrive un reato.

Cos’è la prescrizione dei reati?

Prima di spiegare quando si prescrive un reato, vediamo brevemente cos’è la prescrizione. Si tratta di una vicenda estintiva dei reati: significa che, una volta maturata la prescrizione, non si potrà più procedere nei confronti di chi ha commesso il fatto.

Di conseguenza, se la prescrizione scatta già durante le indagini preliminari, il magistrato del pubblico ministero dovrà disporre l’archiviazione; se, invece, la prescrizione interviene durante la fase processuale, il giudice dovrà pronunciare immediatamente sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato.

Prescrizione del reato: come funziona?

La prescrizione del reato è strettamente legata al trascorrere del tempo: in pratica, un reato si prescrive quando l’autore del fatto non è stato giudicato definitivamente entro un determinato periodo di tempo, variabile a seconda del crimine per il quale si procede.

La prescrizione penale, a differenza di quanto avviene nel diritto civile, non si blocca nel momento in cui l’autorità si attiva per assicurare il colpevole alla giustizia: essa comincia a decorrere dal momento esatto in cui il reato è stato commesso e va avanti fino a che non interverrà una sentenza definitiva.

Come vedremo, esistono dei casi di sospensione e di interruzione della prescrizione e, a partire dal 2020, addirittura di blocco della stessa: i primi due sono in grado di allungare i termini di prescrizione, mentre il blocco impedisce definitivamente alla prescrizione di maturare. Approfondiremo questi aspetti più avanti.

Quanto tempo ci vuole perché un reato si prescriva?

Abbiamo detto che la prescrizione estingue il reato una volta che sia decorso un determinato periodo di tempo dalla commissione del fatto illecito. Ma quanto tempo occorre di preciso perché un reato si prescriva?

Come anticipato nell’introduzione, dipende dal tipo di reato: la regola vuole che ogni crimine si prescriva decorso il tempo corrispondente al massimo della pena stabilita dalla legge, e comunque in un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria [1].

In pratica, per farti un esempio, il reato di violenza sessuale si prescrive in dieci anni, poiché il codice penale punisce questo grave delitto con la reclusione fino a dieci anni; al contrario, il furto semplice si prescrive in sei anni poiché la pena massima prevista è la reclusione fino a tre anni, ma la legge dice che nessun delitto può prescriversi prima dei sei anni.

I reati puniti con l’ergastolo sono, invece, imprescrittibili: l’omicidio aggravato, quindi, sarà sempre punibile, anche dopo trent’anni.

Prescrizione: come si calcola?

Nel paragrafo precedente abbiamo detto che la prescrizione matura nel termine equivalente alla pena detentiva massima stabilita per il reato commesso, e comunque mai in un periodo inferiore a sei anni, nel caso di delitti, e a quattro anni, nel caso di contravvenzioni. Per saperne di più sulla differenza tra delitti e contravvenzioni, ti rinvio alla lettura dell’articolo dedicato alla prescrizione delle contravvenzioni.

Vediamo ora come si calcola la prescrizione; per fare ciò, fondamentale è sapere il momento dal quale la prescrizione prende l’avvio. Come anticipato più sopra, il termine prescrizionale comincia a decorrere dal momento in cui il fatto è stato commesso, a prescindere dalla proposizione della denuncia/querela oppure dall’avvio delle indagini.

In poche parole, se hai commesso un furto il primo gennaio del 2019, il reato si prescriverà esattamente sei anni dopo, anche se la querela è stata sporta dalla vittima solamente a marzo, oppure se il processo è cominciato tre anni dopo: le lungaggini della giustizia, infatti, non possono ricadere sull’autore del crimine, il quale ha un vero e proprio diritto alla maturazione della prescrizione.

La sospensione della prescrizione

Fino a qui sembrerebbe tutto facile: per capire quando si prescrive un reato basta solamente aprire il codice penale e vedere qual è la pena massima stabilita per un determinato crimine.

In realtà, non è sempre così semplice: se, in linea di massima, vale quanto detto sinora, bisogna dire che esistono delle cause che rendono molto più complesso il calcolo della prescrizione e che, soprattutto, prolungano il tempo affinché essa maturi.

La legge dice che il corso della prescrizione rimane sospeso nei casi di:

  • richiesta di autorizzazione a procedere;
  • deferimento della questione ad altro giudizio;
  • impedimento delle parti e dei difensori, ovvero su richiesta dell’imputato o del suo difensore. Se l’impedimento addotto dall’imputato o dal suo difensore è legittimo (ad esempio, problemi di salute), la sospensione non può superare i sessanta giorni;
  • sospensione del procedimento penale nei casi di assenza dell’imputato, quando occorre disporre le notifiche per l’udienza preliminare;
  • rogatorie all’estero [2].

In questi casi, la prescrizione rimane sospesa insieme al procedimento: ciò significa che la sabbia della nostra clessidra immaginaria viene fermata, per poi cominciare nuovamente la sua corsa da dove era stata interrotta.

La sospensione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio

Per impedire che la maggior parte dei reati, passando per i diversi gradi di giudizio, vada infine prescritta, il legislatore ha introdotto alcune cause speciali di sospensione. Nello specifico, la prescrizione resta sospesa a partire dal deposito della motivazione della sentenza di condanna di primo grado sino alla pronuncia del dispositivo della sentenza che definisce il grado successivo di giudizio, per un tempo comunque non superiore a un anno e sei mesi.

Lo stesso accade tra sentenza di secondo grado e sentenza resa dalla Corte di Cassazione: la prescrizione rimane sospesa, ma mai per un periodo superiore ad un anno e mezzo.

A partire dal 2020, il corso della prescrizione rimarrà sospeso in maniera definitiva dalla pronunzia della sentenza di primo grado, senza limiti di tempo: praticamente, se la prescrizione non maturerà entro la sentenza che pone fine al primo grado, non maturerà mai più. Se ne vuoi sapere di più su questo specifico tema, ti consiglio di leggere il mio articolo sul blocco della prescrizione.

L’interruzione della prescrizione

Oltre alle cause di sospensione, in grado di “stoppare” la prescrizione, la legge prevede anche diverse ipotesi di interruzione della prescrizione. A differenza della sospensione, l’interruzione riavvolge il nastro della prescrizione per farlo decorrere nuovamente daccapo; in altre parole, l’interruzione giustifica un nuovo decorso dei termini prescrizionali.

Le cause di interruzione sono molteplici; di seguito le più frequenti:

  • l’ordinanza che applica le misure cautelari personali e quella che convalida il fermo o l’arresto;
  • l’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria;
  • il provvedimento del giudice di fissazione dell’udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione;
  • la richiesta di rinvio a giudizio;
  • il decreto di fissazione della udienza preliminare;
  • il decreto di fissazione della udienza per la decisione sulla richiesta di applicazione della pena;
  • il decreto che dispone il giudizio immediato;
  • il decreto che dispone il giudizio e il decreto di citazione a giudizio [3].

Poiché la prescrizione interrotta comincia nuovamente a decorrere dal giorno dell’interruzione, vi sarebbe il rischio concreto di vedere più che raddoppiati i termini di prescrizione ordinari; per tale ragione, la legge dice che in nessun caso l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere [4].

Ti faccio un esempio. Se hai commesso un furto, questo si prescriverà in sei anni; tuttavia, se intervengono cause di interruzione, la prescrizione si allungherà di un quarto: ciò significa che il furto si estinguerà in sette anni e mezzo (6 anni + ¼ = 7 anni ½ ).

Prescrizione: casi particolari

Ogni regola ha la sua eccezione; nel mondo del diritto, a volte, le eccezioni superano la regola. Nel caso della prescrizione, ci sono ipotesi in cui quello che abbiamo detto fino a questo momento subisce delle deroghe: in particolare, si tratta di casi in cui, a causa della gravità dei delitti commessi, la legge ritiene di dover applicare un regime più severo.

E così, il codice dice che i termini di prescrizione sono raddoppiati per i reati di omicidio stradale, in alcuni casi di frode in processo penale e depistaggio, nei delitti colposi di danno, in alcune ipotesi di omicidio colposo.

Abbiamo altresì detto che l’interruzione della prescrizione non può comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere. Anche in questo caso ci sono delle eccezioni: si tratta dei delitti di corruzione per l’esercizio della funzione, di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, di corruzione in atti giudiziari, e di diversi altri reati.

Di norma, nel computo della prescrizione non rilevano le circostanze attenuanti o aggravanti; tuttavia, ci sono delle ipotesi eccezionali in cui quanto detto non vale: è il caso delle aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria (ad esempio, l’ergastolo in luogo della reclusione) e per quelle che comportano un aumento della pena superiore ad un terzo, nel qual caso si tiene conto dell’aumento massimo di pena previsto per l’aggravante.


note

[1] Art. 157 cod. pen.

[2] Art. 159 cod. pen.

[3] Art. 160 cod. pen.

[4] Art. 161 cod. pen.

Autore immagine: Unsplash.com


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