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Osteoporosi: diagnosi e cura

4 Maggio 2019 | Autore:
Osteoporosi: diagnosi e cura

Quali sono i sintomi, le cause e le terapie dell’osteoporosi? Chi soffre di osteoporosi può assentarsi da lavoro? Scopri tutto ciò che c’è da sapere su questa patologia.

Cos’è l’osteoporosi? E’ possibile salvaguardare la salute delle ossa e prevenire l’osteoporosi? Si, adottando sane abitudini alimentari e praticando regolarmente attività fisica. Una dieta ben bilanciata è fondamentale per godere di ottima salute. Spesso, non vengono soddisfatte le richieste quotidiane di calcio dell’organismo, necessarie per garantire la salute delle nostre ossa. Dove possiamo trovare il calcio? Nei seguenti alimenti: latte e prodotti lattiero caseari (come yogurt e formaggi); tofu; pesce (azzurro, calamari, polpi, gamberi); spremuta d’arancia; verdure verdi (rucola, cime di rapa, cavolo riccio, broccoli, spinaci, carciofi, cardi); frutta secca (mandorle, arachidi, pistacchi, noci, nocciole); legumi, in particolare i ceci, le lenticchie, i fagioli cannellini, borlotti. Inoltre, l’azione combinata di vitamina D e calcio riduce la perdita del tessuto osseo e diminuisce il rischio di fratture patologiche. Quali sono le persone più colpite dall’osteoporosi? Quali sono i trattamenti consigliati dal medico? Molto probabilmente vorrai saperne di più sull’osteoporosi: diagnosi e cura. Con il passare del tempo, le ossa diventano più fragili e sono esposte ad un maggiore rischio di frattura. Negli ultimi anni, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha sottolineato la necessità di promuovere politiche di prevenzione per contrastare l’insorgenza di questa patologia, riducendo così l’impatto sociale e sanitario della fragilità scheletrica. Magari sei una dipendente, ti sei ammalata di osteoporosi, hai difficoltà a svolgere alcune attività lavorative e ti stai chiedendo se puoi assentarti da lavoro per malattia. Continua a leggere il mio articolo. Ti spiegherò in quali casi chi soffre di osteoporosi ha diritto ai giorni di riposo; quali sono i consigli alimentari elaborati dal ministero della Salute; dopodiché potrai trovare l’intervista al dr. Marco Regis.

Osteoporosi: è possibile assentarsi da lavoro?

Se hai difficoltà nello svolgimento di alcune mansioni, perché a causa dell’osteoporosi hai forti dolori alle ossa oppure, a seguito di una brutta caduta, hai riportato una grave frattura ai polsi, devi recarti dal tuo medico curante.

Dopo un’attenta visita, il medico saprà dirti se i dolori o la frattura sono compatibili o meno con l’attività lavorativa e potrà assegnarti i giorni di riposo. Il medico provvederà ad inoltrare il certificato di malattia all’Inps e ad indicare il numero di protocollo da inviare al datore di lavoro.

Nei giorni di assenza da lavoro, dovrai essere reperibile in alcune fasce orarie destinate alla visita fiscale. Il medico dell’Inps potrà effettuare la visita domiciliare sin dal primo giorno di malattia e più volte nell’arco della stessa giornata nei seguenti orari:

  • dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 (per i dipendenti pubblici);
  • dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00 (per i dipendenti del settore privato).

L’assenza nelle fasce di reperibilità per la visita fiscale è consentita per terapie e/o visite specialistiche, per cui occorre avvisare l’azienda e dotarsi di un’idonea attestazione; oppure nei casi in cui sia strettamente necessaria.

Consigli da seguire a tavola

Il ministero della Salute suggerisce alcuni consigli utili da seguire a tavola per non sottrarre calcio all’organismo e contribuire alla sua assimilazione nelle ossa:

  • bevi ogni giorno 1,5 litri di acqua, preferibilmente ricca di calcio;
  • bevi ogni giorno una tazza di latte parzialmente scremato (200ml);
  • fai ogni giorno uno spuntino ricco di calcio. Ad esempio, uno yogurt naturale o alla frutta (125 gr); un frullato di frutta e latte;
  • consuma 1 porzione di formaggio alla settimana: formaggio fresco (100g) come mozzarella, crescenza, quartirolo, ecc. o formaggio stagionato (60g) come grana, parmigiano,fontina, provolone, ecc.;
  • mangia (3 volte alla settimana) pesce ricco di calcio come: alici, calamari, polpi, crostacei o molluschi;
  • evita l’assunzione di alimenti ricchi di calcio insieme ad alimenti ricchi di ossalati (come spinaci, rape, legumi, prezzemolo, pomodori, uva, caffè, tè), perché sprecheresti una parte del calcio contenuta nei latticini;
  • limita l’uso del sale da cucina e di cibi ricchi di sodio (come insaccati, dadi da brodo, alimenti in scatola o in salamoia). Il sodio in eccesso favorisce la perdita di calcio con l’urina;
  • limita il consumo di alcolici, perché riducono l’assorbimento di calcio;
  • non consumare un’eccessiva quantità di proteine, in quanto aumentano l’eliminazione di calcio con le urine;
  • mangia senza esagerare alimenti integrali o ricchi di fibre è salutare, perché possono ridurre l’assorbimento di calcio.

Per un approfondimento sull’osteoporosi abbiamo intervistato il dr. Marco Regis, specializzato in osteopatia e kinesioterapia.

Osteoporosi: cos’è?

L’osteoporosi è una condizione patologica delle ossa molto comune e caratterizzata da una degenerazione del tessuto osseo e da una diminuzione della sua densità, portata dall’assottigliamento delle trabecole e della corticale e dall’inspessimento dei canali di Havers e degli spazi midollari; di conseguenza l’osso diventa meno resistente a qualsiasi sollecitazione meccanica e quindi predisposto a fratture.

Quali sono i sintomi?

E’ una patologia priva di sintomi fisici, ancora oggi molti pazienti ne vengono a conoscenza solo in seguito a una frattura.

Quali sono i soggetti maggiormente colpiti?

Le donne sono più colpite degli uomini, e il rischio aumenta considerevolmente dopo la menopausa. Per quanto riguarda l’etnia, le più colpite sono la razza bianca e quella asiatica. E’ inoltre risaputo che individui di costituzione esile, quindi ossa e massa muscolare piccole, o individui eccessivamente magri sono i soggetti più a rischio per un indebolimento osseo. Rimane comunque la malattia ossea più diffusa.

Quali sono i fattori di rischio e le cause?

Il principale fattore di rischio è sicuramente quello genetico che può essere determinante, circa al 70%. Si è infatti notata, una somiglianza ossea tra madre e figlia e tra madre e nonna, specialmente nelle ossa quali femore e vertebre. Questo è anche dimostrato dal fatto che, la maggior parte delle volte, durante l’anamnesi si viene a conoscenza di un parente presentante la medesima patologia.

Possiamo quindi dividerli in fattori di rischio sicuri come menopausa precoce, amenorrea premenopausale, uso di corticosteroidei, immobilizzazione prolungata, lavoro in assenza di gravità e fattori di rischio possibili come abuso di alcolici, fumo, insufficiente apporto di calcio, consumo di caffè superiore alla media, elevato rapporto proteine/fosfati nell’alimentazione, mancanza di attività fisica.

Come avviene la diagnosi? Densitometria ossea (o Moc): di che si tratta?

La diagnosi parte dall’esame obbiettivo e dalla presa in considerazione dei precedenti del soggetto. Per capire se il disturbo possa essere portato da una frattura si valutano dolore, durata, intensità e modalità di comparsa dei sintomi. L’utilizzo della radiografia permette soltanto la diagnosi dell’osteoporosi avanzata. L’esame sicuramente più utilizzato è la Moc (mineralometria ossea computerizzata), esame che non risulta assolutamente invasivo e ha una durata di circa 10 minuti.

Il risultato fornito da questo esame, detto T-Score, rappresenta la differenza tra il valore medio riscontrato e il valore medio conosciuto per i soggetti sani dello stesso sesso. Quando il T-Score è minore del valore medio di uno o due punti si può parlare di osteopenia, ovvero una condizione di prima rarefazione del tessuto osseo. Quando è minore di più di due punti si è in presenza di un caso di osteoporosi.

E’ possibile prevenire l’osteoporosi?

La prevenzione è di fondamentale importanza in malattie come questa. Lo sviluppo dell’osteoporosi può essere ritardato o addirittura evitato, aumentando il valore massimo della massa ossea in età giovanile e riducendo le perdite ossee successive. Ragion per cui si dovrebbe incoraggiare l’attività fisica che è in grado di migliorare il tenore calcico osseo e la funzionalità di tutte le strutture che lo circondano.

Per di più è importante evitare, o se non altro ridurre, le abitudini che facilitano il progredire della malattia come il fumo e gli alcolici, oltre a fare attenzione nell’uso di alcuni farmaci che riducono l’apporto di calcio.

Osteoporosi giovanile: può darci maggiori informazioni?

Detta anche idiopatica, è la più rara di tutte le forme. Purtroppo, le cause sono sconosciute, ma si sa essere simile alla forma secondaria ovvero senile che è causata dal ridotto apporto di testosterone, calcio, magnesio, somatotropina, vitamina D e ridotto funzionamento dell’1α-idrossilasi che produce il calcitriolo.

Sembra per lo più dovuta a mutazione genetiche che possono comportare alterazioni nella componente connettivale dell’osso o un’alterata attività osteoblastica. La diagnosi di osteoporosi giovanile viene posta sulla base dell’anamnesi di una o più fratture vertebrali, oppure in presenza di una storia clinica caratterizzata da almeno due fratture a carico delle ossa lunghe prima dei dieci anni, oppure da tre o più fratture a carico delle ossa lunghe prima dei diciannove anni, in assenza di patologie distrettuali e di traumi.

Fratture da osteoporosi: quali sono le più frequenti? 

La frattura è il rischio più alto cui si può andare incontro in una patologia come l’osteoporosi oltre ad essere il primo vero indizio diagnostico. Ovviamente, le ossa piùcolpite sono quelle che devono dare un sostegno al corpo e sopportare un maggior peso, quindi: femore, anche, vertebre, tibie. Fratture molto comuni sono anche quelle ai polsi dovute alle cadute (tante volte portate dalla rottura del femore).

Le fratture vertebrali comunque sono le più frequenti e si possono verificare in modo abbastanza discreto. Tante volte, gli unici sintomi sono la diminuzione di statura o una curva non fisiologica della colonna portata dalla cuneizzazione delle vertebre.

Una frattura può aumentare il rischio di future fratture dello stesso tipo?

In realtà no, non è stata dimostrata nessuna correlazione. Le problematiche derivanti sono altre come quelle respiratorie, digestive e di incontinenza per le fratture vertebrali e perdita di autonomia funzionale per le fratture femorali.

Fratture da osteoporosi: quali sono i livelli di gravità?

La differenza tra le fratture da osteoporosi e le fratture normali è che nel primo caso possono verificarsi anche senza un evento scatenante, questo le rende più difficilmente evitabili. Basti pensare ai crolli vertebrali a livello dorsale e lombare, ovvero veri e propri cedimenti delle vertebre rese deboli dalla patologia.

Qual è la qualità della vita di chi soffre di osteoporosi?

La qualità della vita è comunque molto alta non essendo una patologia invalidante, a meno che non si presentino, appunto, fratture che obblighino la persona all’immobilità temporanea. Ovviamente, i soggetti affetti dovranno avere delle accortezze nelle attività quotidiane e tenere uno stile di vita adeguato. Questo vuol dire avere una dieta equilibrata, fare attività fisica, riduzione o eliminazione di fumo e alcolici e qualora dovesse servire integrare con l’apporto di farmaci.

Esercizio fisico: può agire positivamente sull’osteoporosi?

L’esercizio fisico è fondamentale nei programmi di intervento sulla salute ossea perché aumenta la massa scheletrica sia in soggetti con densità ossea normale sia in soggetti osteopenici od osteoporotici. Il periodo di tempo, stimato, per il rimodellamento è di circa 4-6 mesi quindi qualunque trattamento per prevenire la perdita ossea dovrebbe essere protratto per almeno il doppio del tempo. Il tessuto è più influenzabile in giovane età quindi l’attività fisica è maggiormente osteogenica durante la crescita.

Che tipo di attività fisica è consigliata?

L’attività fisica per essere efficace deve avere un carico meccanico superiore alla soglia minima efficace, deve essere svolta a intermittenza, deve lavorare sia in compressione che in trazione, gli esercizi devono essere eseguiti velocemente e devono avere molte ripetizioni, vi devono essere periodi di riposo onde evitare la desensibilizzazione dell’osso, deve essere localizzata sulle regioni che si vogliono rinforzare. L’attività deve essere svolta a secco, ma può essere anticipata da alcune sedute in acqua per i pazienti impauriti da una precedente caduta o particolarmente doloranti. Il lavoro in acqua non aiuta a incrementare la massa ossea però può sviluppare una considerevole forza muscolare.

Dieta e osteoporosi: cosa c’è da sapere?

Ci sono tre i fattori principali da tenere in considerazione.

Un adeguato introito di calcio che incrementa la densità della matrice ossea nei bambini e negli adolescenti, la mantiene negli adulti e ne rallenta la perdita nelle donne in post-menopausa. La principale fonte di calcio è rappresentata dal latte e dai suoi derivati, e, seppur in misura minore, dalla frutta secca (mandorle), da alcune verdure (cavolo, spinaci, rape) e dai legumi.

La vitamina D che è contenuta quasi esclusivamente nei grassi animali, pesce, fegato, latte e derivati, mentre è trascurabile la sua presenza in alcuni grassi vegetali.

L’aumento dell’apporto proteico che in soggetti con inadeguato introito ne riduce il rischio di fratture del femore in entrambi i sessi. Un adeguato apporto proteico è necessario per mantenere la funzione del sistema muscolo-scheletrico, ma anche per ridurre il rischio di complicanze dopo una frattura osteoporotica.

Altre informazioni sull’osteoporosi?

Nulla di più da dire se non il fatto che ancora oggi è patologia che molti pazienti e, ahimè, molti colleghi, tendono a sottovalutare. La prevenzione è l’arma fondamentale per poterla evitare o quantomeno ritardare e una maggiore informazione non può che aiutare.

note

Autore immagine: 123rf com


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