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Contratti bancari: nulli se manca la firma della banca?

5 Gennaio 2018 | Autore:
Contratti bancari: nulli se manca la firma della banca?

È valido il contratto di conto corrente o di mutuo se c’è solo la firma del cliente e non anche quella della banca?

Il problema dei contratti bancari monofirma, vale a dire firmati dal solo cliente e non anche dalla banca è da sempre molto discusso. Ci si chiede, in particolare: è valido il contratto bancario se c’è solo la firma del cliente e non anche quella della banca? La questione è finita più volte sul tavolo della Cassazione e, da ultimo, su quello del Tribunale di Pordenone [1] che si è richiamato, nel decidere, all’interpretazione maggioritaria. Vediamo, dunque, come la pensa sul punto la giurisprudenza maggioritaria e se può ritenersi nullo un contratto bancario che contenga la firma del solo cliente. 

Vale un contratto senza la firma della banca?

Come anticipato, la questione è molto controversa tanto che è stata di recente rimessa alle Sezioni Unite affinché si pronuncino sul punto [2]. Nell’attesa che la Cassazione decida a Sezioni Unite se sia necessaria o meno anche la firma dell’intermediario bancario accanto a quella del cliente, cerchiamo di comprendere cosa ne pensa attualmente la giurisprudenza maggioritaria.

Contratti bancari: la forma scritta

Cominciamo innanzitutto con il dire che i contratti bancari devono avere un requisito necessario ai fini della loro validità: la forma scritta. È impensabile, infatti, l’esistenza di un contratto di mutuo o di conto corrente stipulato a voce. La forma scritta si rende necessaria per ragioni di tutela e garanzia del cliente ed ai fini della trasparenza delle condizioni praticate dall’istituto di credito.

Contratti bancari: l’obbligo di firma 

Ciò posto, è bene sapere che l’obbligo della forma scritta implica un altro importante onere: quello della firma del contratto. Non firmare un contratto, infatti, significa non farlo venire ad esistenza. La firma, d’altronde, serve proprio a garantire non solo l’accettazione del contenuto dell’accordo, ma anche la provenienza dell’accettazione da parte dei due contraenti.

I requisiti della forma scritta e della sottoscrizione dei contratti bancari sono, dunque, previsti ad substantiam, vale a dire (tralasciando il latino), ai fini della loro validità sostanziale. A questo punto la domanda è: fermo restando l’obbligo di forma scritta e di firma, ai fini della validità di un contratto bancario, è sufficiente la sola firma del cliente o è necessaria anche la firma della banca?

È valido il contratto senza la forma della banca?

Come detto, la questione è molto controversa. Ed infatti, se è indubbio che il contratto firmato solo dalla banca ma senza la firma del cliente è certamente nullo perché non c’è prova che quest’ultimo lo abbia accettato, non è scontato il contrario, ossia che il contratto con la sola sottoscrizione del cliente senza quella della banca sia altrettanto viziato.

Dopo un iniziale contrasto tra i giudici (ancora non del tutto sopito), di recente la Cassazione ha sposato la tesi favorevole al cliente [3] stabilendo che il contratto con la banca senza la firma del funzionario è nullo. Attenzione: nulla vieta che le firme delle parti siano apposte in due documenti diversi ciascuno dei quali in possesso dei due firmatari (pertanto sulla copia del contratto in possesso del cliente ci sarà la firma del funzionario della banca e su quella della banca la firma del cliente), ma per la validità dell’accordo è comunque necessario che il contenuto degli atti separati dimostri in modo chiaro la volontà delle parti di concludere il contratto. In pratica, tra gli atti separati deve esservi «un collegamento inscindibile» che evidenzi «inequivocabilmente la formazione dell’accordo». Dunque, «il requisito della forma scritta ad substantiam» – e cioè ai fini della validità – «è soddisfatto solo ove si dia la prova che entrambe le parti abbiano manifestato per iscritto la loro volontà negoziale, prova che non può essere offerta per testi ovvero per presunzioni; né il comportamento delle parti in costanza di contratto monofirma» – vale a dire firmato solo dal cliente – «può essere considerato come valida manifestazione del consenso della banca».

Ma cosa succede se la banca dovesse, in un secondo momento, produrre il contratto firmato davanti al giudice (in una eventuale causa per il recupero del credito), con ciò implicitamente dimostrando il consenso raggiunto a suo tempo sull’accordo? Scopriamolo insieme, alla luce di quanto affermato di recente dalla Cassazione e da ultimo dal Tribunale di Pordenone.

Nullità del contratto senza la firma della banca

Un contratto privo di firma è nullo essendo questa un elemento essenziale del documento. Ciò è ancor più vero nel caso di contratti con la banca per i quali la legge [4] impone sempre la forma scritta. Pertanto sono nulli i contratti bancari sottoscritti solo dal cliente. Ora, secondo la Cassazione, chi non ha firmato il documento può sanare tale mancanza depositando la scrittura in una eventuale causa con la controparte; ciò infatti manifesta il consenso raggiunto a suo tempo sull’accordo e quindi l’intenzione del contraente di avvalersi dell’atto. Ma tale sanatoria non ha effetto retroattivo e vale solo dal momento in cui viene realizzata, e quindi dalla produzione in giudizio (in termini giuridici si parla di validità “ex nunc”, cioè “da ora” e non “ex tunc”, vale a dire “da allora”). Con il risultato che il contratto con la banca non ha alcun effetto per il periodo precedente. Pertanto nulla deve il correntista per i debiti nel frattempo maturati.

Inoltre, il visto sulla firma del cliente non ha il valore di firma del contratto nell’intesse della banca: si tratta, infatti, di un’attività che ha lo scopo di confermare l’autenticità della sottoscrizione apposta in presenza del funzionario e non anche di manifestare la volontà di concludere il contratto in nome e per conto dell’istituto di credito.

In sostanza, se un contratto con la banca presenta solo la firma del cliente questo è nullo per mancanza di forma scritta e l’istituto di credito, oltre a non poter esigere le somme eventualmente rivendicate, deve anche restituire quelle già incassate negli anni passati.

Ciò è quanto di recente chiarito dal Tribunale di Pordenone riportandosi alla giurisprudenza attualmente maggioritaria. Non si dimentichi però che la questione sta per essere affrontata dalle Sezioni Unite, dalle quali ci si attendono ulteriori e (si spera) risolutivi chiarimenti. Torneremo, pertanto, sul tema.


note

[1] Trib. Pordenone, sent. n. 621 pubbl. il 18.08.2017.

[2] Con ordinanza di rimessione n. 10447 del 27.0.2017.

[3] Cass. sent. n. 5919 del 24.03.2016, conformi: Cass. 7068/2016; Cass. 10711/2016; Cass. 6559/2017.

[4] Art. 117 del Tu bancario.


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