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L’assegno di accompagnamento in caso di ricovero in istituto

9 Aprile 2019 | Autore:
L’assegno di accompagnamento in caso di ricovero in istituto

Requisiti per poter beneficiare dell’indennità di accompagnamento, diritto alla prestazione per i beneficiari ricoverati.

L’indennità, o assegno, di accompagnamento, è una prestazione che spetta a chi si trova in particolari condizioni di salute che, per la loro gravità, rendono necessaria una continua assistenza. In particolare, per il diritto all’assegno di accompagnamento è richiesto il riconoscimento di un’invalidità totale e permanente del 100%, accompagnata dalla impossibilità di camminare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore, o dall’impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita, che rende necessaria un’assistenza continua. Ma come ci si deve comportare nel caso in cui il disabile risulti ricoverato, quindi l’assistenza sia garantita dalla struttura sanitaria nella quale è collocato il beneficiario dell’accompagno? Spetta l’assegno di accompagnamento in caso di ricovero in istituto? La spettanza dell’assegno dipende dalle condizioni alle quali il disabile interessato è ricoverato: il ricovero, difatti, può essere a carico dello Stato, in modo totale o parziale, oppure a carico del disabile o dei suoi familiari. Inoltre, il ricovero può essere in day hospital, in lungodegenza, o legato a terapie contingenti, non collegate alla disabilità.

Solo alcune delle situazioni di ricovero descritte danno luogo all’interruzione dell’assegno di accompagnamento, mentre negli altri casi la spettanza dell’indennità è piena.

A partire dal 2018, ad ogni modo, la dichiarazione annuale relativa ai ricoveri, Icric, non deve essere più presentata dal disabile, ma è effettuata all’Inps direttamente dal ministero delle Salute, in quanto le strutture sanitarie devono comunicare telematicamente i dati rilevanti dei ricoveri. Ma procediamo per ordine.

Quali sono i requisiti per l’accompagnamento?

L’assegno di accompagnamento spetta:

  • agli invalidi civili, con invalidità riconosciuta pari al 100%;
  • impossibilitati a camminare senza l’aiuto di un accompagnatore;
  • impossibilitati a compiere gli atti quotidiani della vita, con necessità di assistenza continua;
  • per la sola esistenza della minorazione, indipendentemente dall’età e dalle condizioni reddituali;
  • che possiedono la cittadinanza italiana o la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione Europea, se risiedono sul territorio nazionale;
  • se stranieri extracomunitari, devono essere titolari di permesso di soggiorno di almeno un anno ed avere la residenza stabile ed abituale sul territorio nazionale.

Come si chiede l’accompagnamento

L’indennità di accompagnamento può essere richiesta telematicamente all’Inps, oppure tramite patronato o call center dell’istituto.

Prima della richiesta dell’indennità, è necessario richiedere il riconoscimento dell’invalidità civile e della non autosufficienza. Per approfondire: Domanda accompagnamento.

Si può chiedere l’accompagnamento dopo i 67 anni?

L’indennità di accompagnamento è concessa anche dopo il compimento dell’età pensionabile (dal 2019,67 anni).

Per quanto riguarda gli over 67, non più valutabili sul piano dell’attività lavorativa, il diritto all’indennità è subordinato alla condizione che siano riscontrate difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni dell’età: impossibilità alla deambulazione autonoma e mancanza assoluta di autosufficienza.

A quanto ammonta l’accompagnamento

L’importo mensile dell’indennità di accompagnamento ammonta a 517,84 euro, per l’anno 2019;  l’importo annuale è dunque pari a 6.214,08 euro, in quanto la prestazione spetta per 12 mensilità e non si ha diritto alla tredicesima.

L’assegno è un reddito esente da Irpef, cioè non è soggetto a tassazione: non deve pertanto essere inserito nel 730 o nel modello Redditi.

Inoltre, l’indennità può essere pienamente cumulata con altri redditi: ad esempio, è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa, o con un reddito di pensione.

L’accompagno è invece incompatibile con le indennità, con finalità analoghe (di assistenza) per invalidità contratta per causa di guerra, di lavoro o di servizio, salvo il diritto di opzione per il trattamento più favorevole (al contrario, è compatibile e cumulabile con le pensioni e le indennità di accompagnamento per i ciechi totali e con le pensioni e le indennità speciali per i ciechi parziali).

Indennità di accompagnamento per chi è ricoverato

L’indennità di accompagnamento non spetta ai disabili ricoverati gratuitamente in un istituto, cioè ricoverati ricovero in reparti di lungodegenza o riabilitativi, con retta o mantenimento a totale carico di un ente pubblico, anche se alla retta si aggiunge una contribuzione da parte di privati per ottenere un migliore trattamento.

Se invece il contributo della Pubblica Amministrazione copre soltanto una parte della retta di ricovero, l’indennità di accompagnamento spetta.

Se il ricovero è interrotto, l’accompagno è concesso, a domanda, per i periodi di documentata interruzione del ricovero, purché di durata non inferiore a un mese; è anche concesso durante i periodi di allontanamento dalla struttura di ricovero di durata non superiore al mese.

Se il disabile è ricoverato per terapie contingenti, di durata connessa al decorso della malattia, l’indennità spetta, così come spetta in caso di day hospital [1], che non è considerato ricovero.

Accompagnamento e ricovero

Ma riassumiamo le ipotesi di ricovero ed i casi in cui influiscono sulla spettanza dell’accompagnamento.

Ricovero
Spettanza dell’accompagnamentoIncompatibilità con l’accompagnamento
disabile ricoverato in reparti di lungodegenza o riabilitativi, con retta o mantenimento a parziale carico di un ente pubblicodisabile ricoverato in reparti di lungodegenza o riabilitativi, con retta o mantenimento a totale carico di un ente pubblico
disabile ricoverato in reparti di lungodegenza o riabilitativi, con retta o mantenimento a carico di privatidisabile ricoverato in reparti di lungodegenza o riabilitativi, con retta o mantenimento a totale carico di un ente pubblico, integrata da contribuzione da parte di privati per ottenere un trattamento migliore
periodi di interruzione del ricovero pari ad almeno un mese
periodi di allontanamento dalla struttura di ricovero di durata non superiore al mese
ricovero per terapie contingenti, di durata connessa al decorso della malattia
day hospital

Comunicazione Icric per ricovero

Una volta ottenuta l’indennità, gli interessati devono produrre annualmente, anche tramite Caf, una dichiarazione di responsabilità (Icric di accompagnamento) attestante gli eventuali ricoveri.

Dal 2018 non è più necessaria la presentazione dell’Icric, in quanto sono le strutture sanitarie a comunicare telematicamente i ricoveri. I dati relativi ai ricoveri vengono dunque comunicati all’Inps direttamente dal ministero della Salute.


note

[1] Messaggio Inps 18291/2011.


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