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Pubblicità ingannevole: ultime sentenze

25 Luglio 2022
Pubblicità ingannevole: ultime sentenze

Claim; sanzioni; tutela del consumatore; messaggio promozionale; modalità di presentazione del prodotto.

In quali casi si parla di pratica commerciale scorretta? In che modo sono tutelati i consumatori? Quali sono le sanzioni a carico degli operatori economici? Cosa rileva ai fini della pubblicità ingannevole? Il messaggio che riesce a catturare l’attenzione dei consumatori sin dal primo contatto ed i relativi claims pubblicitari.

Indice

Come contrastare possibili operazioni di pubblicità ingannevole

Pubblicare su pagine Facebook le esperienze negative dei clienti di un esercizio commerciale costituisce opera meritoria al fine di contrastare possibili operazioni di pubblicità ingannevole e scongiurare che altri malcapitati soggetti subiscano la medesima potenziale lesione patrimoniale. Tuttavia, tale attività deve contemperarsi con il divieto di diffamare l’attività commerciale: una possibile diffamazione non può e non deve essere semplicisticamente individuata in ogni critica, specie quando la critica ha un qualche fondamento nella realtà dai fatti.

Tribunale Torino sez. lav., 19/01/2022, n.186

Green-washing come fenomeno di pubblicità ingannevole

A fronte di un’espansione rapida del fenomeno patologico del green-washing, può ravvisarsi pubblicità ingannevole in messaggi pubblicitari che inducono nel consumatore un’immagine green dell’azienda senza dar conto di quali siano le politiche aziendali che consentono un maggior rispetto dell’ambiente e riducano fattivamente l’impatto ambientale dei prodotti. In tema di tutela dell’ambiente, infatti, il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale prevede, all’art. 12, che la comunicazione commerciale che dichiari o evochi benefici di carattere ambientale o ecologico deve basarsi su dati veritieri, pertinenti e scientificamente verificabili (nel caso di specie, risultano contestati da un lato claim pubblicitari molto generici, quali “scelta naturale, amica dell’ambiente, la prima e unica microfibra che garantisce eco – sostenibilità durante tutto il ciclo produttivo, microfibra ecologica”; dall’altro lato alcuni concetti riportati nella compagna pubblicitaria trovano smentita nella stessa composizione e derivazione del tessuto, pubblicizzato come fibra naturale ma non avente tale natura).

Tribunale Gorizia, 26/11/2021

Affermazioni pubblicitarie riportate nelle schede dei singoli integratori alimentari

Alla luce delle Linee guida ministeriali e dell’EU Register, le affermazioni pubblicitarie riportate nelle schede dei singoli integratori « Life 120 » e rese nel corso dello spot pubblicitario diffuso nel corso della rubrica « il cerca salute », nonché tramite lo stesso sito, sono da ritenere ingannevoli, in quanto, anche attraverso la loro complessiva presentazione, l’eccesso di enfasi utilizzato nella descrizione dei presunti effetti curativi e il ricorso a vanti non autorizzati determinano nei consumatori l’erroneo convincimento che l’assunzione degli integratori in questione possa comportare e/o favorire effetti benefici e/o curativi in relazione anche a gravi patologie, in alcuni casi di natura cronica, che non hanno fondamento scientifico.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 11/10/2021, n.10425

Tutela del consumatore

La vigente normativa preclude ai professionisti di attribuire agli integratori alimentari nella comunicazione pubblicitaria presunte proprietà terapeutiche e ciò indipendentemente dall’esistenza e/o produzione di qualsiasi studio e/o ricerca al riguardo.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 11/10/2021, n.10425

Atti contrari alla diligenza professionale

Allorquando una pratica commerciale utilizzata da un imprenditore costituisce, nel suo insieme e in ragione delle singole modalità di sviluppo, il presupposto idoneo a ingannare in qualsiasi modo le scelte del consumatore, ovvero fuorviarle inquinando la sua libera scelta, essa va ricondotta nella categoria degli atti contrari alla “diligenza professionale”, oltre che atti “a falsare il comportamento economico del consumatore” e per ciò stesso essa si proietta nell’orbita di tutela del Codice del consumo.

Alla luce di tale presupposto, è legittima la decisione dell’AGCM di sanzionare la pratica commerciale di un’azienda consistente nella diffusione di messaggi ingannevoli con riferimento alle caratteristiche, nonché ai risultati ottenibili con l’utilizzo di ionizzatori per l’ alcalinizzazione dell’acqua dalla stessa commercializzati (in particolare, la società diffondeva messaggi secondo i quali, grazie all’acqua ionizzata alcalina ottenuta attraverso i propri prodotti, sarebbe stato possibile prevenire malattie quali diabete, colesterolo, arteriosclerosi, disturbi cardiaci, obesità, allergie, sclerosi multipla, etc., e addirittura guarire dal tumore, definendo tale acqua come “acqua che ti dà la vita”), nonché nella diffusione di informazioni non corrispondenti al vero in merito agli impegni dell’azienda e al modo in cui è stato calcolato il prezzo dei prodotti offerti, con riferimento alla gratuità dell’offerta di alcuni dei prodotti così come presentata nelle pagine internet di riferimento.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 31/05/2021, n.6417

Messaggio pubblicitario: quando non è ingannevole?

Non è ingannevole il messaggio pubblicitario di un dispositivo medico spray indicato per il lavaggio quotidiano del naso che, a fronte di uno specifico razionale a supporto della rimozione dalle cavità nasali di virus e batteri presenti nel muco nasale, richiami, attraverso un’innocua immagine iperbolica, l’azione del prodotto nei confronti di “smog, virus e batteri”, in un contesto della pratica di igiene quotidiana e in assenza di elementi allusivi o insistenti che possano sfruttare la potenziale vulnerabilità del pubblico con riferimento all’emergenza sanitaria in corso.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 11/05/2021, n.15

Pratiche commerciali scorrette e pubblicità ingannevole

La sanzione comminabile dall’A.G.C.M. per pratiche commerciali scorrette e pubblicità ingannevole commisurata al dato del fatturato della società che ne è destinataria mira a garantire l’effettiva efficacia deterrente. Detta sanzione non ha funzione puramente reintegratoria dello status quo ante, e non segue, pertanto, la logica di attuare una matematica corrispondenza con gli effetti pratici della condotta o il vantaggio economico conseguito dal professionista, essendo la stessa finalizzata a garantire un’effettiva efficacia deterrente, generale e speciale.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 10/05/2021, n.5449

Quando è ingannevole il messaggio pubblicitario?

Si pone in contrasto con gli artt. 2 e 23 CAP ed è, pertanto, ingannevole il messaggio pubblicitario relativo a una crema antirughe che, attraverso l’utilizzo di claim quali “il fluido rosa con attivi utilizzati anche nelle iniezioni”, proponga un accostamento improprio tra il prodotto cosmetico e un filler di medicina estetica, insistendo sul fatto che lo stesso contiene una concentrazione di attivi utilizzati per il trattamento negli studi medici (nella fattispecie è stata contestata l’inottemperanza ad un precedente provvedimento che aveva censurato una comunicazione recante la medesima “idea creativa”).

Giurì cod. aut. pubb.ria, 30/03/2021, n.12

Crema mani cosmetica

È ingannevole, in quanto in contrasto con gli artt. 2 e 23 del CAP, il messaggio pubblicitario di una crema mani cosmetica presentata come “non il solito igienizzate”, utilizzando il claim “con antibatterico, antimicrobico e antivirale” associato ad un pittogramma che rappresenta in maniera iconografica l’azione di contrasto del virus Covid-19, modulo evocativo e di forte impatto, idoneo ad attribuire al prodotto un’ampia azione profilattica, disinfettante e biocida che trascende la natura cosmetica dello stesso.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 23/02/2021, n.2

Veridicità dei claim utilizzati

Si pone in contrasto con gli artt. 20 e 21, comma 1, lett. b) e c), codice del consumo ed è, pertanto, ingannevole, la pubblicità di uno spray cosmetico per la depilazione che attribuisca al prodotto la capacità di consentire una “depilazione a lungo termine” o di eliminare i peli “definitivamente”, fino al punto di rappresentare una “valida alternativa” ad altri metodi depilatori come il laser e la ceretta, con la promessa di ottenere buoni risultati “anche nei casi più complicati”, qualità asseritamente avvalorate da una “approvazione del Ministero della salute”, in totale assenza di evidenze a sostegno della veridicità dei claim utilizzati.

Garante concorr. e mercato, 19/01/2021, n.28528

Braccialetto “terapeutico” per la magnoterapia

Si pone in contrasto con gli artt. 20, 21, comma 1, lett. b), e 23, comma 1, lett. s), d.lg. n. 206/2005, ed è, pertanto, ingannevole il messaggio pubblicitario che, attribuendo ad un braccialetto “terapeutico” per la magnoterapia, in assenza di alcun consolidato e riconosciuto riscontro scientifico, svariate proprietà legate al miglioramento del flusso sanguigno (dal mantenimento del metabolismo attivo per “una sana perdita di peso”, al contrasto di insonnia, emicrania, artrite, cellulite e fratture ossee), induca/sia idonea ad indurre in errore i consumatori più vulnerabili a causa di specifiche patologie o malesseri fisici da cui sono affetti in assenza di consolidati e riconosciuti riscontri scientifici.

Garante concorr. e mercato, 12/01/2021, n.28520

Illusione” del consumatore

Ai sensi dell’art. 114, comma 2, d.lg. n. 219/2006, l’ingannevolezza del messaggio pubblicitario contestato, intesa oggettivamente quale capacità di indurre in errore, e non certo soggettivamente come volontà di illudere il consumatore, non può prescindere, come invece ha fatto il primo giudice, dal rilievo che il consumatore/paziente medio deve poter confidare sull’immediata comprensione del messaggio circa le qualità benefiche del solo prodotto, senza ricorrere a formule statistiche comparative e, nel caso di specie, riassuntive della media dei risultati dello studio randomizzato, come la formula proposta dalla ricorrente che, per quanto semplice ed obiettiva, può prestarsi ad ambiguità.

Consiglio di Stato sez. III, 18/12/2020, n.8145

Messaggi pubblicitari: formulazioni ambigue

È affetta da errore e va annullata la pronuncia del primo Giudice che, nell’escludere che il messaggio pubblicitario, nella sua ambigua formulazione, possa prestarsi ad equivocità, perché – se è vero che l’affermazione “Perdi peso fino a 5x volte di più rispetto alla sola dieta” privilegia, dal punto di vista statistico, la formula relativa ed è conforme, in termini statistici, alla media dei risultati ottenuti all’esito dello studio clinico prodotto a comprova, questa formula non è immediatamente e facilmente decodificabile per il consumatore, che non deve ricorrere ad operazioni matematiche per comprendere, in modo istantaneo, quali siano gli effetti del solo prodotto, anche non associato a dieta e movimento (perdita di 4 kg in 12 settimane), considerato altresì che ignora quale sia l’efficacia dimagrante della dieta ipocalorica, mediamente, in 12 settimane (perdita di 1 kg in 12 settimane).

Consiglio di Stato sez. III, 18/12/2020, n.8145

Campagna pubblicitaria di un integratore alimentare

Si pone in contrasto con gli artt. 20, 21, comma 1, lett. b), e 25, comma 1, lett. c), d.lg. n. 206/2005 ed è, pertanto, ingannevole, la campagna pubblicitaria di un integratore alimentare a base di Vitamina C posto in diretta correlazione con la possibilità di ”proteggersi” dal virus Covid-19 grazie al benefico effetto di rafforzamento del sistema immunitario, con riferimenti diretti alla “lotta al coronavirus” e ai mezzi cui attribuire un “vero effetto terapeutico”; messaggio ultroneo rispetto alla pur riconosciuta, al livello scientifico, efficacia della Vitamina C nell’ambito di un corretto regime alimentare utile al mantenimento dello stato di salute dell’organismo.

Garante concorr. e mercato, 01/12/2020, n.28480

Comunicazioni commerciali diffuse su un sito web

Si pongono in contrasto con gli artt. 20, 21, comma 1, lett. b), 23, comma 1, lett. s), e 25, comma 1, lett. e), d.lg. 206/2005 le comunicazioni commerciali diffuse su un sito web dirette a promuovere, in assenza di consolidati e riconosciuti riscontri scientifici, l’efficacia preventiva e curativa del Covid-19 di alcuni prodotti (nella specie dispositivi quali braccialetti e ciondoli), anche attraverso l’impiego improprio del termine ”parafarmaco”, accompagnato da una croce verde su sfondo bianco. Tale pratica risulta, infatti, contraria alla diligenza professionale e idonea a indurre il consumatore medio, particolarmente sensibile a qualsiasi comunicazione commerciale finalizzata a contrastare la pandemia, all’assunzione di decisioni commerciali che altrimenti non avrebbe preso, sfruttando una circostanza di specifica gravità che appare idonea ad alterare le relative capacità di valutazione.

Al riguardo, non rileva né il fatto che il professionista non abbia specificatamente vantato la validità medico scientifica dei risultati dei test effettuati, in quanto l’associazione dei prodotti in esame ad effetti benefici rispetto al Covid-19 è sufficiente ad alterare le decisioni del consumatore durante la pandemia.

Non vale a mitigare il carattere scorretto dei messaggi neppure il disclaimer secondo cui detti dispositivi non sono ”prodotti elettromedicali o farmaci”, in quanto l’affermazione si presenta volutamente generica e frammentaria e peraltro l’impiego del termine ”parafarmaco”, associato all’immagine della croce verde su sfondo bianco del tutto simile a quella rossa stampigliata sulle confezioni dei farmaci, contribuisce ulteriormente all’ambiguità e decettività della comunicazione. Infine, anche il fatto che il meccanismo dei prodotti sia registrato alla banca dati dei dispositivi medici presso il Ministero della salute non rileva, in quanto tale circostanza non può incidere di per sé sul contenuto illecito del messaggio diffuso.

Garante concorr. e mercato, 24/11/2020, n.28459

Alterare la capacità di valutazione del consumatore

Con riferimento ad una pratica commerciale che si pone in contrasto con gli artt. 20, 21, comma 1, lett. b), 23, comma 1, lett. s), e 25, comma 1, lett. c), d.lg. n. 206/2005 per aver diffuso comunicazioni commerciali dirette a promuovere, in assenza di consolidati e riconosciuti riscontri scientifici, l’efficacia preventiva e curativa del Covid-19 di alcuni prodotti (nella specie dispositivi quali braccialetti e ciondoli), non può essere applicata la sanzione pecuniaria prevista dal d.lg. n. 206/2005 nel minimo edittale (ossia euro 5.000), in quanto la condotta è connotata da particolare aggressività, avendo sfruttato una circostanza di specifica gravità a pandemia in corso e i timori del contagio), tale da alterare la capacità di valutazione del consumatore (nel caso di specie, tenuto conto della gravità della violazione, della durata della violazione, dell’opera svolta dal professionista per eliminare o attenuare la violazione, della personalità dell’agente, nonché delle condizioni economiche dell’impresa, è stata irrogata una sanzione pari a euro 25.000).

Garante concorr. e mercato, 24/11/2020, n.28459

Claim perentori

Si pone in contrasto con gli artt. 2 e 23 del CAP ed è, pertanto, ingannevole il messaggio pubblicitario relativo a una crema cosmetica antirughe paragonata a un prodotto recante lo stesso marchio e utilizzato come trattamento di medicina estetica, attraverso claim perentori quali “la concentrazione di attivi usata nelle mesoiniezioni”, “effetto rigenerante sulla pelle già dopo sette giorni” e “rivoluzione”, non avendo l’inserzionista assolto all’onere probatorio con l’esclusivo supporto di un test di autovalutazione privo di attualità e non risolutivo avuto riguardo all’equivalenza delle concentrazioni dell’attivo, all’esiguità del campione e all’insufficienza delle percentuali relative al grado di soddisfazione delle utenti.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 17/11/2020, n.49

Valutazione del carattere ingannevole della pratica commerciale

La mancata indicazione del ruolo ricoperto da parte del professionista si atteggia quale messaggio ingannevole, che impedisce la formazione di una volontà consapevole da parte del consumatore. Il carattere ingannevole della pratica commerciale deve essere valutato a prescindere dall’esito concretamente lesivo prodotto dalla condotta del professionista: infatti, la ratio della disciplina in materia pubblicitaria è quella di salvaguardare la libertà di autodeterminazione del destinatario di un messaggio promozionale da ogni erronea interferenza che possa, anche solo in via teorica, incidere sulle sue scelte e sui riflessi economici delle stesse fin dal primo contatto pubblicitario, imponendo, dunque, all’operatore un preciso onere di chiarezza nella redazione della propria comunicazione d’impresa.

Consiglio di Stato sez. VI, 15/10/2020, n.6233

Sanzione per pubblicità ingannevole: come si stabilisce l’importo?

In tema di pubblicità ingannevole, deve rilevarsi come l’importo della sanzione prevista debba essere commisurato alla valutazione della dimensione economica e dell’importanza del professionista, in modo da garantire l’effettiva efficacia deterrente della sanzione pecuniaria, secondo i criteri di proporzionalità e adeguatezza e, allo stesso tempo, concorrere a definire la gravità della condotta, considerando che la dimensione economica del professionista, la sua notorietà e la sua posizione nel mercato rendono più efficace la pratica scorretta e ne comportano una maggiore valenza lesiva.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 21/01/2019, n.781

Pubblicità ingannevole: tutela dei consumatori

La trasparenza e correttezza delle informazioni fornite va riscontrata sin dal primo contatto con il consumatore e deve riguardare ogni aspetto del messaggio, a maggior ragione quelli salienti. La tutela offerta dal codice del consumo, in materia di pubblicità ingannevole, ha natura preventiva ed è finalizzata ad evitare che gli effetti dannosi, anche soltanto ipotetici, possano prodursi in danno della generalità dei consumatori, dotati di media accortezza e non solo nei confronti di quelli dotati di maggiore avvedutezza o di particolari cognizioni merceologiche.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 10/01/2019, n.337

Pubblicità ingannevole: cosa rileva?

In materia di pubblicità ingannevole rileva il messaggio che « prende l’attenzione » al primo contatto e i relativi claims pubblicitari devono sempre essere connotati da tutti gli elementi essenziali per un corretto ed obiettivo discernimento.

La recettività del messaggio promozionale può anche riguardare singoli aspetti dello stesso e le specifiche modalità di presentazione del prodotto al fine di agganciare l’attenzione del consumatore al primo contatto, senza che possa rilevare in senso contrario la circostanza per la quale, in altri momenti, lo stesso consumatore potesse approfondire la modalità di fruizione del prodotto stesso e le sue effettive qualità in relazione a quanto enfatizzato al primo contatto con evidenza grafica primaria.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 14/11/2018, n.10965

Recidiva dell’operatore economico

In materia di sanzioni per condotte di pubblicità ingannevole, l’entità della sanzione deve commisurarsi non ai ricavi del singolo prodotto oggetto della pubblicità, ma all’importanza e alle condizioni economiche dell’impresa, ai sensi degli artt. 27 comma 13, d.lg. n. 206/2005 e 11, l. n. 689 del 1981, e ciò nel rispetto del principio di proporzionalità e di adeguatezza della sanzione, in modo da garantirne un’efficacia deterrente.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 02/08/2018, n.8699

Pubblicità ingannevole e uso di particolari locuzioni

Al fine di non incorrere in ipotesi di pubblicità ingannevole, qualora siano utilizzate locuzioni quali “gratis” o “gratuito”, cui è paragonabile quella “a costo zero”, deve sussistere una concreta situazione di totale assenza per il consumatore di qualsivoglia onere.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 26/07/2018, n.8470

Pubblicità: quali requisiti deve avere?

Ogni pubblicità, per non risultare ingannevole ed una pratica commerciale scorretta e/o aggressiva, sin dal primo contatto col consumatore deve fornirgli in modo completo, chiaro e trasparente tutti gli elementi essenziali dell’offerta per consentirgli di effettuare una libera e consapevole scelta commerciale.

Ciò rientra anche nei doveri di diligenza del professionista. L’uso dei suoi dati per fini commerciali è lecito se è esplicitato nell’informativa della privacy accettata dallo stesso: non è, perciò, una pratica commerciale scorretta.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 07/05/2018, n.5043

Promozione televisiva e claim

È ingannevole il claim “100% latte d’Italia” utilizzato nella promozione televisiva massiccia e ripetuta di un rinomato marchio di produttori di latte allorché riferito indistintamente all’intera linea di prodotti, compreso il latte UHT a lunga conservazione in tutto o in parte confezionato con latte di origine estera, a nulla rilevando, in un contesto siffatto, che le confezioni rechino un bollino volto a precisare tale particolarità.

(Ad avviso del Giurì, infatti, il prodotto in questione è un alimento tradizionale che viene acquistato quasi quotidianamente e in automatico, senza porre alcuna attenzione al bollino presente sulla bottiglia, peraltro non segnalato in pubblicità, il che rende la stessa ambigua e ingannevole, suggerendo al consumatore che tutto il latte associato a detto marchio sia di origine italiana).

Giurì cod. aut. pubb.ria, 06/04/2018, n.29

Qual è il provvedimento finale da adottare?

Ai sensi dell’art. 16, commi 1 e 2, del Regolamento AGCM sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche commerciali scorrette, violazione dei diritti dei consumatori nei contratti, violazione del divieto di discriminazioni e clausole vessatorie, il provvedimento finale non risulta in alcun modo vincolato alle conclusioni istruttorie, dato che l’organo collegiale decidente ben potrebbe, in virtù dei contributi delle parti mediante documenti e memorie successive a tali conclusioni, propendere per una decisione favorevole a queste ultime, non riscontrando alcuna condotta concernente pratiche commerciali scorrette.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 02/03/2018, n.2330

Pratica commerciale scorretta e ravvedimento operoso

Il comportamento meramente interruttivo di una pubblicità ingannevole non può essere ascritto ad una ipotesi di ravvedimento operoso, il quale presuppone non il semplice venir meno della pratica commerciale scorretta ma una condotta attiva tesa ad eliminare le conseguenze della precedente condotta.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 08/02/2018, n.1523

Sanzioni per pubblicità ingannevole

Per l’applicazione di sanzioni per fattispecie di pubblicità ingannevole, è corretto il riferimento al fatturato e non all’utile, atteso che in materia di pratiche commerciali scorrette le sanzioni devono essere adeguate ed efficaci e dunque assolvere ad una concreta funzione dissuasiva.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 08/02/2018, n.1523

Colpevolezza del professionista

In materia di pratiche scorrette, l’errore non costituisce una ragione sufficiente ad escludere la colpevolezza del professionista. Deve, infatti, considerarsi che la disciplina posta a divieto della pubblicità ingannevole, nel presupporre l’attribuibilità psicologica del fatto al soggetto, non postula necessariamente la presenza del dolo (specifico o generico), sicché la configurabilità della fattispecie prescinde dalla sussistenza di un elemento volitivo costituito dal preordinato proposito di porre in essere una condotta antigiuridica.

È sufficiente la sussistenza dell’elemento psicologico della colpa, vale a dire di un difetto di diligenza rilevabile da complessivo atteggiarsi del comportamento posto in essere dall’operatore commerciale, di talché non è affatto richiesto che l’imprenditore abbia volontariamente posto in essere una condotta illecita, mentre è sufficiente che, pur sussistendo le obiettive condizioni per scongiurare il verificarsi, quest’ultimo abbia omesso di modellare il proprio comportamento ai canoni dell’ordinaria diligenza.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 31/01/2018, n.1158

Crema anti-età: è ingannevole il messaggio pubblicitario?

È ingannevole il messaggio pubblicitario di una crema anti-età che, in un contesto di affermazioni perentorie di efficacia, ancorché veritiere e prive di afflato iperbolico, quali “in sole 4 settimane agisce nel cuore delle cellule cutanee per riparare il DNA mitocondriale (+43%)”, “tutti i tipi di pelle – tutte le età” e “10 brevetti”, definisca il prodotto “rivoluzionario”, attribuendogli così un’efficacia innovativa e assoluta che rende il prodotto reclamizzato incomparabile con altri omologhi sul mercato, formulando la promessa di appagare il desiderio inconscio del consumatore di conseguire uno stato permanente di giovinezza.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 19/09/2017, n.32

Prova specifica dell’inganno

L’azione ex art. 140 bis del codice del consumo si configura in termini di risarcimento danni per responsabilità extracontrattuale, con la conseguente disciplina in materia di onere della prova a carico dell’attore/consumatore, “in primis” per ciò che attiene alla prova specifica dell’inganno concreto in cui sarebbe caduto in conseguenza della denunciata pubblicità ingannevole, quale quello essenziale del nesso di causalità tra l’asserita ingannevolezza del foglietto illustrativo di un test per la rilevazione di un virus influenzale ed il danno subito in conseguenza dell’invocato acquisto del prodotto da quo secondo la sua naturale finalità, non essendo, invece, sufficiente dedurre l’acquisto del prodotto e la mera attitudine ingannatoria del documento pubblicitario.

Tribunale Milano, 13/03/2012

Risarcimento del danno da pubblicità ingannevole

Qualora il fumatore di sigarette “lights” agisca contro il produttore per il risarcimento del danno da pubblicità ingannevole, derivante dall’erroneo convincimento di ridurre il rischio di danno fumando tali sigarette, non è prospettabile la questione della volontaria assunzione del rischio da parte del danneggiato.

Cassazione civile sez. III, 17/12/2009, n.26516

Lesione di interesse costituzionalmente protetto

La pubblicità ingannevole non integra di per sé sola (in assenza di ipotesi di reato) la lesione di un valore della persona costituzionalmente protetto, dalla quale possa derivare un danno non patrimoniale, risarcibile ai sensi dell’art. 2059 c.c.

Cassazione civile sez. III, 30/04/2009, n.10120

Messaggio pubblicitario ingannevole

L’apposizione, sulla confezione di un prodotto, di un messaggio pubblicitario considerato ingannevole (nella specie il segno descrittivo «light» sul pacchetto di sigarette) può essere considerato come fatto produttivo di danno ingiusto, obbligando colui che l’ha commesso al risarcimento del danno, indipendentemente dall’esistenza di una specifica disposizione o di un provvedimento, che vieti l’espressione impiegata.

Cassazione civile sez. un., 15/01/2009, n.794

Interesse giuridicamente rilevante

L’utilizzo sulle confezioni di sigarette di un messaggio pubblicitario considerato ingannevole, come il segno descrittivo “light”, lede un interesse giuridicamente rilevante e perciò giustifica il risarcimento del danno, indipendentemente dall’esistenza di una specifica disposizione che vieti l’espressione impiegata.

Cassazione civile sez. III, 04/07/2007, n.15131

Giurisdizione del giudice ordinario

Rientra nella giurisdizione del g.o. – e non dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato – la controversia con la quale un consumatore chiede il risarcimento del danno alla salute da consumo di un prodotto (sigarette), facendo valere come elemento costitutivo dell’illecito l’asserita pubblicità ingannevole del prodotto, mediante l’indicazione sulla confezione di una espressione diretta a prospettarlo come meno nocivo, atteso che detta Autorità non è un organo giurisdizionale, ma un’autorità amministrativa, sicché non è configurabile una questione di giurisdizione in relazione ai poteri inibitori ad essa riconosciuti dalla l. n. 287 del 1990. Altrettanto vale con riferimento al potere del Prefetto di conoscere delle contravvenzioni al divieto assoluto di pubblicità dei prodotti da fumo.

Cassazione civile sez. un., 06/04/2006, n.7985

L’inibizione degli atti di pubblicità ingannevole

Spetta al giudice ordinario di conoscere la domanda con la quale una associazione dei consumatori, inserita nell’elenco di cui all’art. 5 l. 30 luglio 1998 n. 281, ha domandato l’inibizione degli atti di pubblicità ingannevole e la condanna della società che li aveva posti in essere al risarcimento del danno.

Cassazione civile sez. un., 28/03/2006, n.7036

Pubblicità ingannevole e sviamento di clientela

Ancorché un’impresa abbia posto in essere pubblicità ingannevole, riconosciuta anche dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che abbia determinato uno sviamento di clientela a danno dell’attrice, vantando qualità in realtà inesistenti, ad essa non può essere richiesto alcun risarcimento, qualora la società che abbia asseritamene subito atti di concorrenza sleale, sia in fase di liquidazione, giacché in vita solo al fine di definire i rapporti in corso e non abilitata ad intraprendere nuovi affari.

Deve ritenersi esclusa dal novero delle imprese in rapporto di concorrenza nell’ambito di un determinato settore di mercato e non può essere soggetto passivo di atti di concorrenza sleale per sviamento di clientela o sottrazione di dipendenti la società che versi in stato di liquidazione.

Tribunale Napoli Sez. Proprietà Industriale e Intellettuale, 14/02/2006

Domanda di risarcimento del danno

Il giudizio avente ad oggetto la domanda di risarcimento del danno asseritamente causato da una pubblicità ingannevole è del tutto distinto e autonomo da quello, di competenza del g.a., avente ad oggetto l’annullamento del provvedimento dell’Autorità garante che abbia inibito la medesima pubblicità.

Giudice di pace Napoli, 18/03/2005

Risultato pubblicizzato e danno

Il messaggio “lights” posto all’esterno dei pacchetti di sigarette è da considerarsi pubblicità ingannevole in quanto è idoneo a trarre in errore i consumatori in merito alle caratteristiche del prodotto ed alla minore pericolosità dello stesso rispetto ad altro tipo di sigarette, con conseguente danno per la salute dei consumatori.

Ai fini valutativi del risarcimento del danno va considerato pure il danno da impossibilità di raggiungere il risultato pubblicizzato (minor danno per la propria salute), in virtù della scelta (“chance”) operata a causa della predetta pubblicità.

Giudice di pace Napoli, 01/09/2004

Rivendicazione alla propria attività di pregi e qualità inesistenti

Costituisce un atto di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 n. 3, c.c. la rivendicazione alla propria attività di pregi e qualità inesistenti effettuate attraverso la realizzazione di una pubblicità ingannevole (nella specie tendente a convincere il consumatore di essere l’unica impresa che svolge in Italia il servizio e di essere una promanazione della Comunità europea).

Tale comportamento è illecito, obbliga al risarcimento del danno subito dal concorrente, già solo per il fatto che non sia stato eseguito l’ordine dell’Autorità Garante di cessare dal comportamento integrante gli estremi della pubblicità ingannevole.

Tribunale Arezzo, 05/09/2000


note

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