L’esperto | Articoli

Pubblicità ingannevole: ultime sentenze

2 Maggio 2019
Pubblicità ingannevole: ultime sentenze

Pubblicità ingannevole; claim; sanzioni; tutela del consumatore; messaggio promozionale; modalità di presentazione del prodotto.

In quali casi si parla di pratica commerciale scorretta? In che modo sono tutelati i consumatori? Quali sono le sanzioni a carico degli operatori economici? Cosa rileva ai fini della pubblicità ingannevole? Il messaggio che riesce a catturare l’attenzione dei consumatori sin dal primo contatto ed i relativi claims pubblicitari.

Sanzione per pubblicità ingannevole: come si stabilisce l’importo?

In tema di pubblicità ingannevole, deve rilevarsi come l’importo della sanzione prevista debba essere commisurato alla valutazione della dimensione economica e dell’importanza del professionista, in modo da garantire l’effettiva efficacia deterrente della sanzione pecuniaria, secondo i criteri di proporzionalità e adeguatezza e, allo stesso tempo, concorrere a definire la gravità della condotta, considerando che la dimensione economica del professionista, la sua notorietà e la sua posizione nel mercato rendono più efficace la pratica scorretta e ne comportano una maggiore valenza lesiva.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 21/01/2019, n.781

Pubblicità ingannevole: tutela dei consumatori

La trasparenza e correttezza delle informazioni fornite va riscontrata sin dal primo contatto con il consumatore e deve riguardare ogni aspetto del messaggio, a maggior ragione quelli salienti. La tutela offerta dal codice del consumo, in materia di pubblicità ingannevole, ha natura preventiva ed è finalizzata ad evitare che gli effetti dannosi, anche soltanto ipotetici, possano prodursi in danno della generalità dei consumatori, dotati di media accortezza e non solo nei confronti di quelli dotati di maggiore avvedutezza o di particolari cognizioni merceologiche.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 10/01/2019, n.337

Pubblicità ingannevole: cosa rileva?

In materia di pubblicità ingannevole rileva il messaggio che « prende l’attenzione » al primo contatto e i relativi claims pubblicitari devono sempre essere connotati da tutti gli elementi essenziali per un corretto ed obiettivo discernimento.

La recettività del messaggio promozionale può anche riguardare singoli aspetti dello stesso e le specifiche modalità di presentazione del prodotto al fine di agganciare l’attenzione del consumatore al primo contatto, senza che possa rilevare in senso contrario la circostanza per la quale, in altri momenti, lo stesso consumatore potesse approfondire la modalità di fruizione del prodotto stesso e le sue effettive qualità in relazione a quanto enfatizzato al primo contatto con evidenza grafica primaria.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 14/11/2018, n.10965

Recidiva dell’operatore economico

In materia di sanzioni per condotte di pubblicità ingannevole, l’entità della sanzione deve commisurarsi non ai ricavi del singolo prodotto oggetto della pubblicità, ma all’importanza e alle condizioni economiche dell’impresa, ai sensi degli artt. 27 comma 13, d.lg. n. 206/2005 e 11, l. n. 689 del 1981, e ciò nel rispetto del principio di proporzionalità e di adeguatezza della sanzione, in modo da garantirne un’efficacia deterrente.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 02/08/2018, n.8699

Pubblicità ingannevole e uso di locuzioni

Al fine di non incorrere in ipotesi di pubblicità ingannevole, qualora siano utilizzate locuzioni quali “gratis” o “gratuito”, cui è paragonabile quella “a costo zero”, deve sussistere una concreta situazione di totale assenza per il consumatore di qualsivoglia onere.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 26/07/2018, n.8470

Crema anti-età: è ingannevole il messaggio pubblicitario?

È ingannevole il messaggio pubblicitario di una crema anti-età che, in un contesto di affermazioni perentorie di efficacia, ancorché veritiere e prive di afflato iperbolico, quali “in sole 4 settimane agisce nel cuore delle cellule cutanee per riparare il DNA mitocondriale (+43%)”, “tutti i tipi di pelle – tutte le età” e “10 brevetti”, definisca il prodotto “rivoluzionario”, attribuendogli così un’efficacia innovativa e assoluta che rende il prodotto reclamizzato incomparabile con altri omologhi sul mercato, formulando la promessa di appagare il desiderio inconscio del consumatore di conseguire uno stato permanente di giovinezza.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 19/09/2017, n.32

Pubblicità: quali requisiti deve avere?

Ogni pubblicità, per non risultare ingannevole ed una pratica commerciale scorretta e/o aggressiva, sin dal primo contatto col consumatore deve fornirgli in modo completo, chiaro e trasparente tutti gli elementi essenziali dell’offerta per consentirgli di effettuare una libera e consapevole scelta commerciale.

Ciò rientra anche nei doveri di diligenza del professionista. L’uso dei suoi dati per fini commerciali è lecito se è esplicitato nell’informativa della privacy accettata dallo stesso: non è, perciò, una pratica commerciale scorretta.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 07/05/2018, n.5043

Promozione televisiva e claim

È ingannevole il claim “100% latte d’Italia” utilizzato nella promozione televisiva massiccia e ripetuta di un rinomato marchio di produttori di latte allorché riferito indistintamente all’intera linea di prodotti, compreso il latte UHT a lunga conservazione in tutto o in parte confezionato con latte di origine estera, a nulla rilevando, in un contesto siffatto, che le confezioni rechino un bollino volto a precisare tale particolarità.

(Ad avviso del Giurì, infatti, il prodotto in questione è un alimento tradizionale che viene acquistato quasi quotidianamente e in automatico, senza porre alcuna attenzione al bollino presente sulla bottiglia, peraltro non segnalato in pubblicità, il che rende la stessa ambigua e ingannevole, suggerendo al consumatore che tutto il latte associato a detto marchio sia di origine italiana).

Giurì cod. aut. pubb.ria, 06/04/2018, n.29

Qual è il provvedimento finale da adottare?

Ai sensi dell’art. 16, commi 1 e 2, del Regolamento AGCM sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche commerciali scorrette, violazione dei diritti dei consumatori nei contratti, violazione del divieto di discriminazioni e clausole vessatorie, il provvedimento finale non risulta in alcun modo vincolato alle conclusioni istruttorie, dato che l’organo collegiale decidente ben potrebbe, in virtù dei contributi delle parti mediante documenti e memorie successive a tali conclusioni, propendere per una decisione favorevole a queste ultime, non riscontrando alcuna condotta concernente pratiche commerciali scorrette.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 02/03/2018, n.2330

Pratica commerciale scorretta e ravvedimento operoso

Il comportamento meramente interruttivo di una pubblicità ingannevole non può essere ascritto ad una ipotesi di ravvedimento operoso, il quale presuppone non il semplice venir meno della pratica commerciale scorretta ma una condotta attiva tesa ad eliminare le conseguenze della precedente condotta.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 08/02/2018, n.1523

Sanzioni per pubblicità ingannevole: a cosa si fa riferimento?

Per l’applicazione di sanzioni per fattispecie di pubblicità ingannevole, è corretto il riferimento al fatturato e non all’utile, atteso che in materia di pratiche commerciali scorrette le sanzioni devono essere adeguate ed efficaci e dunque assolvere ad una concreta funzione dissuasiva.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 08/02/2018, n.1523

Colpevolezza del professionista

In materia di pratiche scorrette, l’errore non costituisce una ragione sufficiente ad escludere la colpevolezza del professionista. Deve, infatti, considerarsi che la disciplina posta a divieto della pubblicità ingannevole, nel presupporre l’attribuibilità psicologica del fatto al soggetto, non postula necessariamente la presenza del dolo (specifico o generico), sicché la configurabilità della fattispecie prescinde dalla sussistenza di un elemento volitivo costituito dal preordinato proposito di porre in essere una condotta antigiuridica.

È sufficiente la sussistenza dell’elemento psicologico della colpa, vale a dire di un difetto di diligenza rilevabile da complessivo atteggiarsi del comportamento posto in essere dall’operatore commerciale, di talché non è affatto richiesto che l’imprenditore abbia volontariamente posto in essere una condotta illecita, mentre è sufficiente che, pur sussistendo le obiettive condizioni per scongiurare il verificarsi, quest’ultimo abbia omesso di modellare il proprio comportamento ai canoni dell’ordinaria diligenza.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 31/01/2018, n.1158

note

Autore immagine: 123rf com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA