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Contraffazione del marchio: ultime sentenze

1 Maggio 2019
Contraffazione del marchio: ultime sentenze

Contraffazione del marchio; reato di ricettazione; prodotti con segni falsi; contraffazione grossolana; segni distintivi del marchio.

Qual è la differenza tra il reato di contraffazione ed il reato di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi? Quando ricorre e quando è escluso il reato di ricettazione? Il reato di ricettazione è escluso se i marchi contraffatti non risultano idonei ad ingannare il consumatore medio. Per saperne di più, leggi le ultime sentenze sulla contraffazione del marchio.

Contraffazione del marchio

L’attività illecita, consistente nell’appropriazione o nella contraffazione di un marchio, mediante l’uso di segni distintivi identici o simili a quelli legittimamente usati dall’imprenditore concorrente, può essere da quest’ultimo dedotta a fondamento non soltanto di un’azione reale, a tutela dei propri diritti di esclusiva sul marchio, ma anche, e congiuntamente, di un’azione personale per concorrenza sleale, ove quel comportamento abbia creato confondibilità fra i rispettivi prodotti.

Cassazione civile sez. I, 29/01/2019, n.2473

Detenzione per la vendita di prodotti con marchio contraffatto

La detenzione per la vendita di prodotti recanti marchio contraffatto integra il delitto di cui all’art. 474 cod. pen., senza che abbia rilievo la configurabilità della contraffazione grossolana, poiché la norma indicata tutela, in via principale e diretta, non già la libera determinazione dell’acquirente, ma la fede pubblica, intesa come affidamento dei cittadini nei marchi e segni distintivi, che individuano le opere dell’ingegno e i prodotti industriali e ne garantiscono la circolazione anche a tutela del titolare del marchio; si tratta, pertanto, di un reato di pericolo, per la cui configurazione non occorre la realizzazione dell’inganno non ricorrendo quindi l’ipotesi del reato impossibile qualora la grossolanità della contraffazione e le condizioni di vendita siano tali da escludere la possibilità che gli acquirenti siano tratti in inganno.

Cassazione penale sez. II, 08/01/2019, n.8783

Contraffazione indiretta

Con riguardo alla contraffazione indiretta, la Legge 3.11.2016 n. 214 che ha modificato l’art. 66 c.p.i., pur mantenendo fermo che il contributo di contraffazione deve vertere su “un elemento indispensabile dell’invenzione brevettata” e riguardare “mezzi necessari per la sua attuazione”, non esige però che la destinazione dei “mezzi” sia univoca, tanto meno esclusiva, ma soltanto che il terzo fornitore dei mezzi abbia conoscenza, o possa averla con l’ordinaria diligenza, della destinazione dei mezzi ad attuare l’invenzione e della loro idoneità allo scopo.

Tribunale Torino sez. II, 09/11/2018

Marchio notorio

In tema di marchio notorio o che gode di rinomanza, non occorrendo accertare l’affinità tra i prodotti o i servizi di riferimento, né tantomeno il rischio di confusione o di associazione, l’utilizzo ingiustificato di un segno altrui successivo, che presenti un nesso con il marchio, vale a dire un certo grado di somiglianza, è illecito, sempre che pregiudichi, alla stregua della percezione del consumatore medio di riferimento, anche non cumulativamente: a) il carattere distintivo del marchio medesimo, c.d. diluizione, in quanto ne risulta indebolita la sua idoneità a identificare i prodotti o i servizi per i quali è stato registrato; b) la notorietà dello stesso, c.d. corrosione, in quanto ne è compromesso il suo potere di attrazione e comporti comunque un vantaggio, c.d. parassitismo, derivante dall’indebito sfruttamento del carattere distintivo o della notorietà del marchio anteriore, pur senza che questo ne sia pregiudicato.

(Nella specie, la Suprema corte ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso la contraffazione del marchio tridimensionale forte e notorio “Gancini” di Ferragamo, da parte di ganci e fibbie simili usati da un concorrente per le proprie borse, senza però valutare la sussistenza o meno delle violazioni sopra richiamate).

Cassazione civile sez. I, 17/10/2018, n.26001

Contraffazione grossolana

Integra il delitto di cui all’art. 474 c.p. la detenzione per la vendita di prodotti recanti marchio contraffatto, senza che abbia rilievo la configurabilità della contraffazione grossolana, considerato che l’art. 474 c.p. tutela, in via principale e diretta, non già la libera determinazione dell’acquirente, ma la fede pubblica, intesa come affidamento dei cittadini nei marchi e segni distintivi, che individuano le opere dell’ingegno e i prodotti industriali e ne garantiscono la circolazione anche a tutela del titolare del marchio; si tratta, pertanto, di un reato di pericolo, per la cui configurazione non occorre la realizzazione dell’inganno non ricorrendo quindi l’ipotesi del reato impossibile, qualora la grossolanità della contraffazione e le condizioni di vendita siano tali da escludere la possibilità che gli acquirenti siano tratti in inganno.

Cassazione penale sez. II, 18/12/2018, n.13549

Commercio e acquisto di prodotti con segni falsi

L’art. 474 c.p. non rileva, ai fini di esclusione della responsabilità penale, la circostanza che dalle caratteristiche evidenziate della merce non sarebbe stata possibile un’induzione in errore degli acquirenti.

Il reato di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi è volto a tutelare, non la libera determinazione dell’acquirente, ma la pubblica fede, intesa come affidamento dei consumatori nel marchio, quali segni distintivi della particolare qualità e originalità dei prodotti messi in circolazione; ne consegue che non può parlarsi di reato impossibile per il solo fatto che la grossolanità della contraffazione sia riconoscibile dall’acquirente in ragione delle modalità della vendita (prezzo eccessivamente basso rispetto a quello dei prodotti originali, vendita effettuata in mercatini rionali o ambulanti o in forma dinamica sulla pubblica via), in quanto l’attitudine della falsificazione ad ingenerare confusione deve essere valutata non con riferimento al momento dell’acquisto, ma in relazione alla visione degli oggetti nella loro successiva utilizzazione.

Tribunale Torre Annunziata, 24/09/2018, n.2041

Rotoli di stoffa con loghi di famose griffe

Nel reato previsto dall’articolo  473 c.p. di contraffazione, alterazione uso di marchio segni distintivi la condotta ha per oggetto il contrassegno mentre nel reato di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi la condotta ha per oggetto il prodotto contrassegnato. .(Nel caso di specie, all’interno di un garage erano state trovate delle macchine da cucire per ricamare rotoli di stoffa con loghi di importanti griffe).

Tribunale Torre Annunziata, 13/09/2018, n.1894

Reato di ricettazione: quando è escluso?

Non può essere accertato alcun pericolo per il bene giuridico tutelato del reato di contraffazione laddove la riproduzione delle caratteristiche del prodotto e del marcio sia talmente maldestra da rendere riconoscibile la contraffazione stessa anche in considerazione del luogo di vendita.

Tribunale Roma sez. VII, 06/08/2018, n.8894

Ricettazione e commercio di prodotti con segni falsi

Il delitto di ricettazione e quello di commercio di prodotti con segni falsi possono concorrere, posto che le fattispecie incriminatrici descrivono condotte diverse sotto il profilo strutturale e cronologico, tra le quali non può configurarsi un rapporto di specialità.

La fattispecie astratta di cui all’articolo 474 del Cp, invero, non contiene tutti gli elementi costitutivi di quella di ricettazione previsti dall’articolo 648 del Cp, ben potendo il reato essere commesso dallo stesso autore della contraffazione o dell’alterazione, ovvero da un soggetto che ha acquistato i prodotti, successivamente commercializzati, senza la consapevolezza iniziale della falsità del marchio o dei segni distintivi.

In tali ipotesi manca, infatti, un elemento costitutivo della fattispecie della ricettazione, ovvero, nel primo caso l’acquisto da terzi di cose provenienti da delitto, e nel secondo caso l’elemento soggettivo del dolo.

Nel caso di specie, il tribunale ha riconosciuto la responsabilità per entrambi i reati in capo all’imputato per aver detenuto per la vendita materiale falso, e per averlo acquistato consapevole della sua provenienza illecita.

Tribunale Frosinone, 20/07/2018, n.1009

Circolazione ed utilizzazione dei prodotti contraffatti

Ai fini della configurabilità del reato ex art. 474 c.p. la grossolanità della contraffazione non esclude la punibilità del reato in quando la potenziale lesività del marchio deve essere valutata non al momento della vendita dei beni contraffatti bensì alla loro successiva circolazione ed utilizzazione.

Tribunale Chieti, 14/05/2018, n.650

Cappelli con il marchio Gucci contraffatto

Non sussiste il concorso formale tra il reato di contraffazione del marchio e la ricettazione del bene quando vi è un’attività “derivata” nell’acquisto del bene non concorrente con la contraffazione. (Nel caso di specie si trattava di un container contenente cappelli con il marchio Gucci contraffatto, introdotto in Italia dalla Cina clandestinamente).

Tribunale Napoli sez. VII, 05/04/2018, n.3734

Tutela del marchio: quando si verifica il pregiudizio?

In tema di tutela del marchio, il pregiudizio al carattere distintivo si verifica quando risulta indebolita l’idoneità del marchio ad identificare come provenienti dal suo titolare i prodotti o i servizi per i quali è stato registrato e viene utilizzato, per il fatto che l’uso del marchio posteriore fa disperdere l’identità del marchio anteriore e la corrispondente presa nella mente del pubblico.

Nell’ipotesi di contraffazione del marchio sussiste un indebito vantaggio quando, grazie a un trasferimento dell’immagine del marchio o delle caratteristiche da questo proiettate sui prodotti designati dal segno identico o simile, sussiste un palese sfruttamento parassitario nel tentativo di infilarsi nella scia del marchio notorio.

Tribunale Firenze Sez. spec. Impresa, 12/02/2018, n.433

note

Autore immagine: 123rf com


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